Stretti in concerto con Gaeta, colla Spagna e coll'Austriaco, deliberati
di rovesciare ogni segno di libertà repubblicana in Roma, e dopo avere
lungamente cospirato tanto da illudervi a credere che la riazione
retrograda avrebbe tra noi secondato le vostre mire, voi mendicaste i
sussidî all'Assemblea, ingannandola--e risulta irrepugnabilmente dalle
discussioni posteriori--sull'intento della spedizione. E ingannaste la
commissione incaricata d'interrogarvi, i soldati ai quali persuadeste in
Tolone che li guidavate a battersi contro gli Austriaci; gli abitanti di
Civitavecchia fra i quali scendeste, come ladro mascherato, con due
proclami, uno dei quali distruggeva l'altro; poi, quando la giornata del
30 commosse gli animi a sdegno, di bel nuovo l'Assemblea, mandando
Lesseps a eseguire il decreto del 7 e scrivendo lo stesso giorno al
generale Oudinot che tenesse fermo e avrebbe rinforzi; poi il vostro
inviato medesimo, dandogli istruzioni che lo autorizzavano a fare
secondo il concetto dell'Assemblea e ingiungendogli nondimeno di
mantenersi in accordo con Rayneval che aveva istruzioni direttamente
contrarie; poi noi; poi tutti--oggi forse ingannate il Papa, al quale
prometteste ridare, senza condizioni, l'autorità e che ora, non sapendo
come farvi perdonare dalla Francia d'averla disonorata, vorreste ridurre
a proconsole costituzionale dipendente dalla vostra politica. Pur
nondimeno non avete saputo architettare così bene le vostre menzogne che
non esca dalle vostre stesse parole diritto perenne in noi di rivolta e
condanna assoluta di nullità per quanto avete operato, per quanto
opererete, senza consultar legalmente la volontà del popolo da voi
manomesso.
Il preambolo della vostra Costituzione, nell'art. 5, vi grida: LA
FRANCIA RISPETTA LE NAZIONALITÀ STRANIERE.... ESSA NON IMPIEGA MAI LE
SUE FORZE CONTRO LA LIBERTÀ D'ALCUN POPOLO. E strozzati da
quell'articolo che vorreste, ma non osate ancor lacerare, mancanti a un
tempo di coscienza della virtù e dell'energia della colpa, avete
balbettato parole che l'Europa ha raccolto e ch'oggi sono tortura
all'anima vostra.
Odillon Barrot, l'uomo che aveva, il 31 gennajo 1848, affermato
il diritto assoluto d'ogni Stato italiano alla libertà e
all'indipendenza[102]--dichiarava alla commissione dell'assemblea
_che il pensiero del governo non era di far concorrere la Francia
alla distruzione della repubblica in Roma... e ch'esso opererebbe
libero d'ogni solidarietà con altre potenze_. E quando il relatore
della commissione riferiva il 16 aprile all'Assemblea queste
dichiarazioni, il presidente del Consiglio diceva: _Io non rinnego
una sola delle parole da me pronunziate davanti alla commissione e
riferite a quest'Assemblea_. E insisteva: _Noi non andremo in
Italia per imporre un governo, nè quello della repubblica, nè
altro... Noi non vogliamo usare delle forze della Francia per
difendere in Roma una o altra forma di governo: no! L'intento
nostro è quello d'essere presenti agli eventi che possono
compiersi nel doppio interesse della nostra influenza e della
libertà che può correre rischio_.
La dichiarazione del corpo d'occupazione francese al preside di
Civitavecchia, in data del 24 aprile, affermava che il governo francese
_rispetterebbe il voto della maggiorità delle popolazioni romane... e
non imporrebbe mai ad esse forma alcuna di governo_.
Il 26, il generale Oudinot ripeteva che _lo scopo dei Francesi non era
quello d'esercitare una influenza opprimente nè d'imporre ai Romani un
governo contrario al loro voto_.
Il 7 maggio, il presidente del Consiglio dichiarava all'Assemblea che
_quei proclami, lavoro del ministro degli esteri, racchiudevano tutto
quanto il concetto della spedizione_.
_Noi non dovevamo marciar su Roma_--diceva il relatore della
commissione--_che per proteggerla contro un intervento straniero e
contro gli eccessi d'una controrivoluzione.... come protettori_--e
citava l'espressione usata dal presidente del Consiglio in seno alla
commissione--_o com'arbitri richiesti_.
_L'Assemblea non voleva_--ripeteva lo stesso giorno Odillon
Barrot--_che sotto la pressione diretta dell'Austria l'influenza
contro-rivoluzionaria conquistasse Roma_.
E il ministro degli esteri confermava: _lo scopo della spedizione_--ei
diceva--_era quello d'assicurare alle popolazioni romane le condizioni
d'un buon governo, d'una buona libertà, condizioni che sarebbero state
compromesse dalla riazione o dall'intervento straniero_. E negava che si
fosse dato ordine al generale Oudinot d'assalire la repubblica romana;
negava che il generale avesse intimato al governo romano d'abbandonare
il potere.
Allora interveniva il voto solenne dell'Assemblea: l'ASSEMBLEA NAZIONALE
INVITA IL GOVERNO A FAR SENZA INDUGIO GLI ATTI NECESSARI PERCHÈ LA
SPEDIZIONE D'ITALIA NON SIA PIÙ OLTRE SVIATA DALLO SCOPO ASSEGNATOLE.
E d'allora in poi, ministri di Francia, ad ogni istante, attraverso i
passi che movevate verso il vostro intento segreto--nelle parole da voi
prescritte al vostro inviato, la cui scelta doveva essere all'Assemblea
prova delle vostre liberali intenzioni--in tutte le conferenze con noi
tenute dai vostri agenti--nei progetti d'accordo[103] architettati fra
il signor Lesseps o il generale Oudinot, il 16 e il 18 maggio--nel
linguaggio del signor de Corcelles: _La Francia non ha che uno scopo; la
libertà del pontefice, la libertà degli Stati romani e la pace del
mondo_ (lettera del 13 giugno)--sempre il vostro governo, esplicitamente
o implicitamente, accennò, come a sorgente d'ogni diritto, alla volontà
delle nostre popolazioni e promise il libero voto.
A voi solo, signor Falloux, spetta il tristissimo onore d'aver primo,
nel vostro discorso del 7 agosto, dichiarato all'Europa che la Francia
avea fino a quel giorno mentito. La vittima era allora stesa a terra e
col pugnale alla gola.
Pur le vostre tarde dichiarazioni del _vero_ intento della spedizione,
non cancellano, signori, le ripetute promesse del vostro governo. Il
popolo di Roma ha diritto di gridarvi: _Attenetelo!_ E noi che vi
conosciamo d'antico, noi consapevoli dei vostri disegni e della
necessità che si chiariscano interi perchè i buoni tuttora illusi
v'abbandonino e cerchino salute altrove, abbiamo debito di gridarvi e vi
grideremo, checchè facciate, ogni giorno: «Attenetele! quale pretesto
può rimanervi a non attenerle? Roma è libera in oggi d'ogni _straniero_,
d'ogni _fazioso_. Gli uni son morti sotto le palle delle vostre carabine
di Vincennes, sul campo: gli altri errano nell'esilio. Gli _onesti_ sono
riconfortati, riordinati: essi sanno che tutti i gabinetti, anche il
gabinetto repubblicano di Francia, sono pronti a operare in loro difesa,
e il popolo sa quanti pericoli importi nell'avvenire l'espressione del
suo intimo voto. Osate or dunque, rifate la prova. Date al popolo il suo
libero voto. Ritraetevi: fate che l'armi dei vostri alleati, compita in
provincia la missione assegnatavi nella capitale, si ritraggano
anch'esse; e chiamate per mezzo d'un governo provvisorio, i cittadini a
dichiarare l'animo intorno al potere temporale del papa e alle
instituzioni che devono reggere la nazione. Noi lontani, profughi per
opera vostra, accettiamo l'esperimento. Accettatelo voi pure--o, anche
una volta, rassegnatevi al marchio dei mentitori.»