I.

Non era più in Roma sovrano. Il papa s'era fatto disertore a Gaeta. Una

commissione governativa instituita da lui avea ricusato d'assumer

l'ufficio. Due deputazioni, inviate successivamente da Roma a supplicar

Pio IX, perchè tornasse, s'erano vedute respinte. E condizione siffatta

di cose trascinava inevitabili l'anarchia e la guerra civile. Urgeva un

rimedio.

Il 9 febbrajo, a un'ora del mattino, si proclamavano il decadimento del

potere temporale del papa, e conseguenza logica, la repubblica. Da chi?

Dall'Assemblea costituente degli Stati romani. D'onde esciva la

Costituente? Dal voto universale. Ebbe luogo, non dirò terrore, ma

agitazione, influenza illegalmente esercitata nelle elezioni? No; tutto

si fece pacificamente, tranquillamente, senza corruttele e senza

minaccia. La minorità fu considerevole? Su _cento cinquantaquattro_

membri presenti, _undici_, per motivi d'opportunità, si dichiararono

avversi alla repubblica, soli _cinque_ al decadimento. Quanti fra quei

ch'oggi voi chiamate sprezzando _stranieri_, quanti Italiani nati al di

là del confine romano, avevano seggio in quell'Assemblea? _Due_ forse;

Garibaldi e il generale Ferrari; e Garibaldi era partito per Rieti. Noi,

Saliceti, Cernuschi, Cannonieri, Dall'Ongaro e io, fummo eletti più

tardi.

E come accolsero le popolazioni il doppio decreto dell'Assemblea?

Insorse, per tutta quanta l'estensione del territorio romano, un solo

tentativo di resistenza, un solo indizio di parere discorde, una sola

voce che protestasse in favore della potestà decaduta? Non una. Alcuni

carabinieri, collocati sulla frontiera napoletana, si fecero disertori;

forse temevano, a torto, tristi conseguenze degli imprigionamenti

eseguiti sotto Gregorio. Ma fu fatto isolato. Città, campagne,

salutarono con gioja sentita l'èra repubblicana. I vecchî municipî,

eletti sotto il governo papale, mandarono la loro adesione come la

mandarono più dopo i nuovi eletti per voto universale l'undici marzo.

Rimaneva a Pio IX qualche individuo amico, non uno al governo del papa.

E dopo la giornata del 30, quando il governo repubblicano, imminente la

quadruplice invasione, e concentrate le truppe in Roma, non serbava

influenza se non morale sulla provincia--fra i terrori della crisi

finanziaria e gli sforzi dei pochi retrogradi--l'elemento conservatore

dello Stato rinnovò spontaneo l'adesione alla forma repubblicana.

Bologna, Ancona, Perugia, Civitavecchia, Ferrara, Ascoli, Cesena, Fano,

Faenza, Forlì, Foligno, Macerata, Narni, Pesaro, Orvieto, Ravenna,

Rieti, Viterbo, Spoleto, Urbino, Terni, duecento sessantatrè municipî

mandarono a Roma indirizzi, dichiarando in nome dei popoli che

l'abolizione del potere temporale e la repubblica erano condizioni di

vita allo Stato.

L'Assemblea costituente, numerosa di 150 membri e se non per intelletto,

per core almeno, parte eletta della nazione, sedeva permanente, fino al

giorno in cui la forza brutale, violando doveri e promesse di Francia,

veniva a discioglierla. Essa dettava o approvava quanto fu fatto dal 9

febbrajo sino al 2 luglio.

E chi governava in suo nome? furono elementi indigeni o forestieri?

Prima un Comitato esecutivo: due romani, Armellini e Montecchi; un

napoletano, Saliceti; poi, il Triumvirato: proporzione identica di

elementi. Ma inferiormente al potere, quanti applicano e vivificano il

concetto primo, quanti amministrando, sciogliendo le questioni

individuali, operando ad ogni ora, esprimono e modificano il paese,

furono romani. Il presidente del Consiglio sotto il comitato esecutivo,

Muzzarelli;--il ministro di grazia e giustizia, Lazzarini;--quello degli

esteri, Rusconi;--i ministri dell'interno, Saffi e Mayr;--delle finanze,

Guiccioli e Manzoni;--dei lavori pubblici, Sterbini e Montecchi;--della

guerra, Campello e Calandrelli, appartenevano tutti agli Stati romani.

La sicurezza pubblica fu successivamente affidata a Mariani, Meucci,

Meloni, Galvagni, romani. Un romano, Sturbinetti, tenne la pubblica

istruzione; un romano, la direzione del debito pubblico;--quella dei

lavori statistici,--la presidenza della Corte suprema,--il segretariato

del governo,--la direzione degli ospedali,--la zecca. A una commissione

composta di sette membri, Sturbinetti, Piacentini, Salvati, Meucci,

Allocatelli, Spada, Castellani, romani tutti, fu commessa la

sovraintendenza sulle domande d'impieghi. Non un preside, non un solo

impiegato in provincia, che non fosse suddito nato dello Stato. In tutta

la serie degli impiegati superiori, io non trovo dal primo all'ultimo

giorno della repubblica che due soli stranieri, Avezzana, ministro di

guerra, e Brambilla, membro della commissione di finanze; e romani erano

i due colleghi di quest'ultimo, Costabili e Valentini.

E l'esercito?

Il piccolo esercito repubblicano, concentrato ai tempi dell'assedio in

Roma contava: il primo reggimento di linea, colonnello de Pasqualis:--il

secondo, colonnello Caucci-Molara;--il terzo, colonnello Marchetti,

romani tutti ufficiali e soldati;--due reggimenti leggieri, il primo

comandato da Masi, lo stesso che il signor de Corcelles, nel suo

dispaccio del 12 giugno, tenta far credere forestiero; il secondo

condotto da Pasi; ed ambi romani.--la legione romana--i bersaglieri

comandati da Mellara, morto per molte ferite, romani--i pochi reduci

romani--il battaglione Bignami, romano--il reggimento dell'Unione,

romano--i carabinieri, romani--i dragoni, romani--il Genio,

romano--l'artiglieria, romana.

E romani erano non solamente i capi nominati finora, ma i due Galletti,

Bartolucci, i colonnelli Pinna, Amedei, Berti Pichat, il generale in

capo Roselli, i capi dell'intendenza Gaggiotti e Salvati, i principali

impiegati nel ministero dell'armi.

Quali dunque erano gli _stranieri_?

Garibaldi e la sua legione: 800 uomini.

Arcioni e la sua legione degli emigrati: 300 uomini.

Manara--morto per la libertà--e i suoi bersaglieri lombardi, 500 uomini.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 73 / 227 题