Non meno degli animali Carlo Darwin studiava le piante. Il cenno che
egli dà intorno alla distribuzione delle piante nelle isole Galapagos,
quale gli era venuto fatto di osservare durante il suo viaggio, come
parecchi altri cenni intorno ai caratteri della vegetazione nei paesi
cui visitava, dimostrano come pure la botanica occupasse i suoi
pensieri ed egli fosse assai avanti in questa scienza. Il giorno in cui
incominciò a fare a sè stesso il quesito della variabilità delle specie
e si propose di cercare i materiali per una risposta ad esso, fece le
sue ricerche nel regno vegetale al paro che nel regno animale.
Queste ricerche lo menarono alla medesima conclusione per le piante
come per gli animali, ed anche per la via della botanica egli dimostrò
non esservi una distinzione fondamentale fra la varietà e la specie, e
dimostrò il modificarsi degli organi e il trasmettersi ereditariamente
dei caratteri e il variar delle forme. Ma lungo la via mentre andava
facendo le sue ricerche, gli venne fatto di trovare altre cose nuove, e
le sue scoperte in questo campo sono pure tanto importanti che i dotti
riconoscono che anche qui egli venne a dare un grande contributo alla
scienza.
Scolasticamente si asseriva esserci, fra le altre differenze
fondamentali che distinguono gli animali dalle piante, questa, che
le piante non hanno il potere di muoversi. Il Darwin dimostrò che
giova dire piuttosto che le piante acquistano e adoperano questo
potere soltanto quando ne possono ricavare un qualche vantaggio; e
che ciò avviene in esse meno frequentemente, perchè stan radicate nel
terreno, e l'aria e la pioggia portano loro il nutrimento. Dimostrò una
sensitività nelle piante in rapporto con certi movimenti e consacrò un
grosso volume ai movimenti delle piante, considerandoli per ogni verso
fin dai primordii del loro sviluppo; e un volume speciale alle piante
rampicanti esaminando il vario modo e i varii strumenti coi quali esse
si vanno arrampicando.
Studiò il Darwin il modo speciale di fecondazione delle piante della
famiglia delle orchidee, facendo in proposito una pubblicazione, e
un'altra ne fece sullo incrociamento e la autofecondazione nel regno
vegetale, e un'altra ancora sulle differenti forme dei fiori nelle
piante della medesima specie. Il lavoro che queste pubblicazioni hanno
costato al loro autore, lavoro di osservazione e di sperimentazione, è
veramente immenso, e tale che la mente al pensarvi rimane atterrita. Ma
tutte le credenze scolastiche sullo ibridismo, sullo ermafrodismo, sul
modo di compimento della fecondazione nei vegetali son venute a mutarsi
e nuovi orizzonti si apersero alla scienza, splendidi e forieri di luce
anche più sfavillante in un avvenire forse poco lontano.
Una differenza capitale si ammetteva pure siccome costantissima e senza
ombra di dubbio fuori di ogni e qualsiasi eccezione, fra gli animali e
le piante; questa, che gli animali si nutrono di materie organiche e i
vegetali di materie inorganiche. I vegetali, si diceva, preparano il
cibo agli animali; prendono dal terreno e dall'atmosfera i materiali
del loro accrescimento e del loro sostentamento, e compiono questa
meraviglia fra le meraviglie di trasformare la materia inorganica in
materia organica, di cui poi, direttamente o indirettamente, si nutrono
gli animali. Direttamente gli animali erbivori, indirettamente gli
animali carnivori, essendo poca fra queste due schiere di animali,
considerata dal punto di vista chimico, la differenza del cibo, sebbene
poi differiscano notevolmente fra loro gli animali erbivori dagli
animali carnivori per molti rispetti, nella struttura, nei mezzi di
offesa e di difesa, nella prolificità, nei costumi.
Si sapeva di certe piante, che quando un insettuccio si viene a posare
sopra una delle loro foglie, ci trova la morte. Ma nessuno aveva mai
sospettato che in queste piante l'insettuccio acchiappato servisse
di cibo alla pianta stessa, che si compisse dalla foglia una vera
digestione, quale è quella che si fa dai carnivori nel regno animale.
Il Darwin dimostrò colla maggiore evidenza questo fatto; diede a queste
meravigliose piante il nome di piante insettivore, e pubblicò intorno
ad esse un grande volume, che pur esso solo basterebbe larghissimamente
a dare al suo autore un posto immortale nella scienza. Egli non si
contentò di dimostrare la cosa, ma la investigò sapientissimamente
con molte sorta di sperimenti, esaminando gli effetti prodotti sulle
foglie da varie sorta di sostanze alimentari animali, da veleni, da
anestetici, e via dicendo.
Come sempre, egli applica quel suo mirabile metodo critico con cui
passa in rassegna diligentemente ad una ad una tutte le spiegazioni
possibili di un fatto, e a mano a mano elimina sempre con saldissimi
argomenti quelle che non si possono ammettere. Era vicino ai
settant'anni quel sommo uomo, quando si mostrava così profondamente
versato nella fisiologia vegetale e nella chimica fisiologica e porgeva
una incomparabile guida a chi voglia cimentarsi nella via sperimentale
con quella varietà di procedimenti e con quella severità di critica che
sono necessarie alla buona riuscita.
* * * * *
Non fu tuttavia quello l'ultimo lavoro di Carlo Darwin. L'ultimo
suo lavoro, non meno caratteristico della sua tempra, non meno
ben condotto, non meno ricco di osservazioni, di sperimenti e di
deduzioni, non meno fondato sui fatti, quei fatti che appaiono
insignificanti agli altri e che per lui sono fecondi di conclusioni
tanto grandiose, è un lavoro sulla formazione della terra vegetale
per l'azione dei lombrici, di cui appunto in questi giorni la Unione
tipografico-editrice pubblica una mia traduzione. Nel 1837 il Darwin si
occupava già del modo di formazione della terra vegetale. In quell'anno
egli pubblicava, nelle memorie della Società geologica di Londra,
un lavoro intorno a questo argomento. Per quarant'anni, in mezzo a
tante altre ricerche, egli condusse avanti anche queste, e le espose
alla perfine in un volume destinato non meno degli altri a destare la
più viva ammirazione per l'autore e arricchire di nuove conquiste il
patrimonio della scienza.
In tutti i suoi libri il Darwin dà in poche parole un sunto di ciò che
ha esposto, nel primo o nell'ultimo capitolo, riassumendo limpidamente
le cose principali del libro. Così fa anche qui nell'ultimo capitolo,
il quale, siccome assai breve, credo utile riferire.
«I lombrici hanno avuto nella storia del mondo una parte molto più
importante di quello che molti possano pensare. In quasi tutti i paesi
umidi essi sono numerosissimi, e per la loro mole posseggono una
grande forza muscolare. In molte parti d'Inghilterra ogni anno una
quantità di terra asciutta del peso di oltre a dieci tonnellate (10,516
chilogrammi) passa pei loro corpi ed è portata alla superficie per
ogni acro di terra; cosicchè tutto lo strato superficiale di terra
vegetale passa pei loro corpi nello spazio di pochi anni. Pel crollare
delle buche più antiche dei lombrici, il terreno vegetale è in continuo
sebbene lento movimento, e le particelle che lo compongono vengono
così sfregate assieme. In tal modo nuove superfici sono continuamente
esposte all'azione dell'acido carbonico nel suolo, e degli acidi
dell'humus che sembrano essere ancor più efficaci nel decomporre le
rocce. La produzione degli acidi umici viene probabilmente affrettata
durante la digestione delle numerose foglie semi-infracidite che
i lombrici consumano. Così le particelle della terra, che formano
lo strato della superfice, vanno soggette a condizioni sommamente
favorevoli alla loro decomposizione e alla loro disintegrazione.
Inoltre, le particelle delle rocce più molli sopportano un certo grado
di trituramento meccanico nel ventriglio muscoloso dei lombrici, nei
quali le pietruzze fanno ufficio di pietre da macina.
«I rigetti finamente levigati, quando sono portati alla superfice in
condizione umida, scivolano durante la pioggia sopra un pendio moderato
qualunque; e le particelle più piccole sono trascinate molto più in giù
anche sopra a una superfice poco inclinata. I rigetti asciutti spesso
si sbriciolano in pallottoline, le quali possono rotolare lungo una
superfice in pendenza qualsiasi. Ove la terra è interamente piana e
coperta d'erba, e ove il clima è umido tanto che la polvere non può
essere portata via dal vento, sembra a prima vista impossibile che vi
possa essere una quantità apprezzabile di denudamento subaereo; ma i
rigetti dei lombrici sono portati via, specialmente mentre sono umidi
e vischiosi, in una direzione uniforme dai venti dominanti che sono
accompagnati da pioggia. Con questi varii mezzi il terreno vegetale
della superfice non può accumularsi ad un grande spessore; e uno strato
denso di terra vegetale arresta in molti punti lo sgretolamento delle
rocce sottostanti e dei frammenti della roccia.
«Il mutar di luogo dei rigetti dei lombrici per le cause sopra indicate
produce dei risultamenti che sono tutt'altro che insignificanti. È
stato dimostrato che uno strato di terra dello spessore di 5 millimetri
viene annualmente in molti punti portato alla superficie per ogni
acro; e se una piccola parte di questa quantità scorre, o rotola, o
è trascinata dall'acqua, anche per un breve tratto, lungo un pendio
qualsiasi, o viene portata via dal vento in una direzione, nel corso
dei secoli tutto ciò deve produrre un grande effetto. Colle misure
prese e coi calcoli fatti si è trovato che sopra una superficie di una
inclinazione media di 9° 26', 37,5 centimetri cubi di terra emessa dai
lombrici, formano, nel corso di un anno, una linea orizzontale lunga
90 centim., cosicchè in 100 anni 3750 centimetri cubi formerebbero una
linea lunga 90 metri. Questa quantità allo stato umido peserebbe chil.
4,29.
Così un peso notevole di terra viene continuamente movendosi lungo
ogni fianco di ogni valle, e col tempo deve giungere al letto di essa.
Finalmente questa terra sarà trasportata dai corsi d'acqua che scorrono
nelle valli fino nel mare, grande ricettacolo di tutta la materia del
denudamento della terra. Si sa, per la quantità di sedimento che ogni
anno viene portato al mare dal Mississippi, che questa enorme area di
drenaggio deve in media diminuire ogni anno di millimetri 0,6575; e
questo basterebbe in quattro milioni e mezzo di anni ad abbassare tutta
l'area di drenaggio a livello della spiaggia del mare. Cosicchè, se
una piccola frazione dello strato di terra fine, dello spessore di 5
millimetri, che viene ogni anno riportata alla superficie dai lombrici,
viene portata via, non può mancare di prodursi un grande effetto in un
periodo che nessun geologo considera come estremamente lungo.
«Gli archeologi debbono essere grati ai lombrici, dell'avere essi
protetto e conservato per un periodo indefinitamente lungo ogni
oggetto non soggetto a decomporsi, caduto sulla superficie della
terra, sotterrandolo sotto ai loro rigetti. Così pure, molti pavimenti
quadrellati eleganti e curiosi e altri avanzi vennero conservati;
sebbene senza dubbio i lombrici furono in questi casi grandemente
aiutati dalla terra trascinata dall'acqua e dal vento dal terreno
contiguo, specialmente quando questo è coltivato. I pavimenti a mosaico
antichi hanno, tuttavia, sofferto sovente per essersi abbassati
disugualmente, per essere stati disugualmente minati dai lombrici.
Anche gli antichi muri massicci possono venire minati e abbassarsi, e
nessun fabbricato ne va immune per questo rispetto, a meno di avere
dei fondamenti profondi m. 1,80 a 2 metri sotto alla superficie, a una
profondità ove i lombrici non possono lavorare. È probabile che molti
monoliti e certi muri antichi siano crollati per essere stati minati
dai lombrici.
«I lombrici preparano il terreno in modo eccellente pel crescere
delle piante dalle radici fibrose e per i seminati di ogni sorta.
Essi espongono all'aria periodicamente il terreno vegetale, e lo
stiacciano per modo che nessun sasso più grosso delle particelle che
possono inghiottire rimane in esso. Mescolano tutto intimamente, come
fa il giardiniere quando prepara la sua terra fina per le sue piante
più scelte. In questo stato esso è bene acconcio tanto per trattenere
l'umidità e assorbire tutte le sostanze solubili, quanto pel processo
della nitrificazione. Le ossa degli animali morti, le parti più
dure degli insetti, i nicchi dei molluschi terrestri, le foglie, i
ramoscelli, ecc., vengono in un tempo non molto lungo sepolti sotto
a rigetti accumulati dei lombrici, e sono così messi in uno stato di
decomposizione ancora più grande a portata delle radici delle piante. I
lombrici tirano un numero infinito di foglie nelle loro buche, in parte
per turarne l'apertura e in parte per nutrirsi.
«Le foglie che sono portate nelle buche per cibo, dopo d'essere
state sbriciolate in pezzettini, in parte digerite, e saturate dalle
secrezioni intestinali e urinarie, vengono mescolate con molta terra.
Questa terra forma quell'_humus_ ricco, di color bruno, che copre quasi
in ogni parte la superfice della terra di un manto bene definito.
Von Hensen mise due lombrici in un recipiente del diametro di 45
centimetri, pieno di sabbia su cui erano sparse delle foglie; e queste
furono in breve tratte entro alle loro buche ad una profondità di 7
centimetri e mezzo. Dopo 6 settimane circa uno strato quasi uniforme di
sabbia, dello spessore di un centimetro, era convertito in _humus_ per
avere attraversato il canale alimentare di quei due lombrici. Alcune
persone credono che le buche dei lombrici, le quali sovente penetrano
nel terreno quasi perpendicolarmente ad una profondità di 1 m. 50 a
1 m. 80, agevolino materialmente il suo drenaggio, sebbene i rigetti
viscidi ammucchiati sulle aperture delle buche impediscano o arrestino
l'acqua dal penetrare profondamente entro alla terra. Esse agevolano
pure molto il passaggio dello scendere a delle radici di piccola mole;
e queste vengono nutrite dall'_humus_ con cui sono spalmate le buche.
Molti semi vanno debitori del loro germogliamento allo essere stati
coperti dai rigetti; e altri sepolti a una profondità notevole sotto a
rigetti accumulati giacciono inerti, finchè in un tempo avvenire siano
scoperti per accidente e possano germogliare.
«I lombrici sono meschinamente provveduti di organi di senso; perchè
non si può dire che abbiano la vista, quantunque possano distinguere
tra la luce e l'oscurità; sono interamente sordi, e hanno poco odorato;
solo il senso del tatto è bene sviluppato. Possono quindi conoscere
poco di ciò che sta loro attorno nel mondo esterno, e fa meraviglia
come possano mostrare una certa abilità nello spalmare le loro buche
coi loro rigetti e colle foglie, e, nel caso di alcune specie,
ammucchiare i loro rigetti a mo' di edifizi torreggianti. Ma è ancor
più sorprendente che possano mostrare un certo grado d'intelligenza
invece di un semplice impulso dell'istinto nel modo di turare le bocche
delle loro buche. Operano quasi nel modo stesso come farebbe un uomo il
quale avesse da chiudere un tubo cilindrico con varie sorta di foglie,
di picciuoli, di triangolini di carta, ecc., perchè ordinariamente
ghermiscono questi oggetti per la parte più aguzza. Ma gli oggetti più
sottili sono tirati dentro per lo più per le estremità più larghe. Essi
non operano nello stesso modo in tutti i casi, come fanno molti animali
inferiori; per esempio, non tirano dentro le foglie pel loro picciuolo,
a meno che il gambo sia tanto sottile quanto l'apice, o più stretto di
questo.
«Quando noi stiamo a guardare una distesa larga coperta d'erba,
dobbiamo ricordarci che la sua levigatezza, dalla quale tanto dipende
la sua bellezza, è dovuta in parte all'opera dei lombrici che hanno
lentamente spianato tutte le sue scabrosità. È stupendo pensare che
tutto il terreno vegetale della superfice di una distesa erbosa
qualsiasi è passato e passerà di nuovo ogni tanti anni pel corpo dei
lombrici.
«L'aratro è una delle più antiche e più utili invenzioni dell'uomo; ma
molto prima che esso esistesse la terra era infatti regolarmente arata,
e continua ad essere arata dai lombrici o vermi della terra. Si può
mettere in dubbio se vi siano molti altri animali i quali abbiano avuto
una parte tanto importante nella storia del mondo quanto quella avuta
da questi esseri dall'organismo tanto basso. Tuttavia vi sono altri
animali, di una organizzazione ancora più bassa, vale a dire i coralli,
che hanno compiuto un'opera ancor più cospicua, avendo costrutto un
numero sterminato di scogliere e di isole nei vasti oceani; ma questi
sono quasi tutti limitati nelle zone dei tropici.»