Nel mettere insieme i materiali pel suo libro intorno alla origine
dell'uomo il Darwin fu tratto a fare uno studio sul modo con cui l'uomo
e gli animali sottostanti esprimono le varie emozioni, e ad esaminare
a qual punto le emozioni siano espresse nello stesso modo dalle
varie razze umane. Egli si proponeva di esporre nel volume stesso i
risultamenti cui, mercè lo studio fatto, era venuto. Ma, da una parte,
la mole già considerevole del volume in questione, da un'altra parte la
grande copia dei materiali raccolti, furon causa che egli abbandonasse
quel pensiero e si deliberasse a pubblicare più tardi un volume
speciale sulla _Espressione dei sentimenti nell'uomo e negli animali_.
Questo volume fu pubblicato in Inghilterra nell'anno 1871, e venne
tradotto dal professore Giovanni Canestrini e pubblicato in Torino coi
tipi della Unione tipografico-editrice.
L'autore non trascurò, secondo il consueto, di consultare, anzi di
leggere colla massima attenzione, tutto ciò che era scritto prima di
lui intorno all'argomento; ma trovò un materiale assai scarso, e dovè
pure riconoscere che quegli scienziati e quegli artisti che avevano
pubblicato qualche cosa intorno alla espressione dei sentimenti non
avevano fatto che poco o nulla nella via che egli credeva quella che
dovesse essere percorsa in questo campo di investigazioni. Dovette far
tutto da sè, e fece con quella sua solita diligenza di ricerche e acume
e potenza di deduzioni che sono fra i dati più caratteristici della
sua mente. Scrisse una serie di quesiti intorno alla espressione dei
sentimenti nelle varie razze umane e li mandò in tutte le parti del
mondo a quelle persone direttamente o indirettamente di sua conoscenza
da cui poteva ragionevolmente aspettarsi soddisfacenti risposte. E le
risposte vennero invero, soddisfacenti e numerose.
La comparazione del modo di esprimere i sentimenti fra gli animali
e l'uomo, egli la dovette sostanzialmente far tutta da sè, perchè,
sebbene gli accenni in proposito nelle varie letterature siano
tutt'altro che infrequenti, una investigazione regolare dell'argomento
non era mai stata fatta.
Tre principii fondamentali, secondo il Darwin, rendono conto della
maggior parte delle espressioni e dei gesti involontarii nell'uomo e
negli animali, come si producono sotto l'impero delle emozioni e delle
diverse sensazioni. Questi tre principii sono i seguenti:
«I. _Principio dell'associazione delle abitudini utili_.--In date
condizioni dell'animo, per rispondere o per soddisfare a date
sensazioni, a dati desiderii, ecc., certe azioni complesse sono di una
utilità diretta; e tutte le volte che si rinnovella il medesimo stato
di spirito, sia pure a un debole grado, la forza dell'abitudine e
dell'associazione tende a produrre gli stessi movimenti, benchè d'uso
veruno. Può nascere che atti ordinariamente associati per l'abitudine
a certi stati di animo siano in parte repressi dalla volontà; in tali
casi, i muscoli, sopratutto quelli meno soggetti alla diretta influenza
della volontà, possono tuttavia contrarre e produrre movimenti che ci
paiono espressivi. Altra volta, per reprimere un movimento abituale,
altri leggeri movimenti si compiono, e pur essi sono espressivi.
«II. _Principio dell'antitesi_.--Talune condizioni di spirito
determinano certi atti abituali che sono utili, come lo stabilisce
il nostro primo principio. Dappoi, allorchè si produce uno stato
dell'animo direttamente inverso, siamo fortemente e involontariamente
tentati di compiere movimenti del tutto opposti, per quanto inutili, e
in alcuni casi questi movimenti sono molto espressivi.
«III. _Principio degli atti dovuti alla costituzione del sistema
nervoso, affatto indipendenti dalla volontà e, fino a un certo punto,
anche dall'abitudine_.--Quando il cervello è fortemente eccitato, la
forza nervosa si produce in eccesso e si trasmette in certe determinate
direzioni, dipendenti dalle connessioni delle cellule nervose, e in
parte dall'abitudine; oppure può avvenire che l'afflusso della forza
nervosa sia, in apparenza, interrotto. Ne risultano effetti che noi
troviamo espressivi. Questo terzo principio potrebbe per maggior
brevità dirsi quello dell'azione diretta del sistema nervoso.»
I primi tre capitoli dell'opera sono consacrati alla spiegazione di
questi tre principii fondamentali. Il capitolo seguente tratta dei
mezzi di espressione negli animali, la emissione di varie sorta di
suoni e i suoni vocali, il sollevamento, per terrore, dei peli e
delle piume, i movimenti delle orecchie, e via dicendo. Il capitolo
quinto è consacrato alle espressioni speciali di certi animali,
movimenti diversi nel cane, nel cavallo, nei ruminanti, nelle scimmie,
espressioni di gioia, di affetto, di dolore, di collera, di stupore, di
spavento.
Un capitolo è consacrato alle espressioni speciali all'uomo, dolore,
pianto nelle varie età della vita, effetti della repressione del
pianto, singulto. Poi si passano in rassegna le espressioni molteplici
di affanno, sconforto, disperazione, gioia, amore, devozione,
riflessione, meditazione, ira, odio, orgoglio, sorpresa, stupore,
paura, orrore, modestia, vergogna, e via dicendo.
In tutto ciò l'autore dimostra come l'eredità abbia una amplissima
parte; per la qual cosa il libro si chiude colle seguenti parole, che
dimostrano il legame suo colla quistione principale che tenne la mente
dell'autore per tutta quanta la vita:
«Noi abbiamo veduto che lo studio della teoria dell'espressione,
conferma fino a un certo punto l'idea, che l'uomo abbia avuto la
sua origine da una bassa forma animale, e appoggia l'opinione della
specifica o subspecifica identità delle diverse razze umane; ma, a
mio giudizio, ciò abbisogna appena di una tale conferma. Noi abbiamo
anche visto che l'espressione in sè o il linguaggio del sentimento,
come fu anche talvolta denominata, è certamente importante per il
benessere dell'umanità. L'imparar a conoscere, per quanto è possibile,
la fonte e l'origine delle diverse espressioni, che ad ogni momento ci
è dato osservare sulla faccia degli uomini (per non parlare affatto
degli animali domestici), dovrebbe avere un grande interesse per
noi. Per questi motivi noi possiamo conchiudere che la filosofia del
nostro soggetto è degna di tutta l'attenzione che le fu già concessa
da parecchi distinti osservatori e che essa merita uno studio sempre
maggiore da parte di tutti i distinti fisiologi.»