Il moltiplicarsi di una data specie di viventi in una data località
è sovente in rapporto colla esistenza di altri viventi, talora assai
lontani e diversi dai primi e tali che non si crederebbe mai, quando
la cosa non fosse dimostrata dalla osservazione, che possano gli uni
giovare o nuocere agli altri.
Una sorta di gambero marino chiamato _Paguro_ dai naturalisti, comune
lungo le spiagge italiane, e notissimo ai pescatori che lo cercano per
inescarne i loro ami, presenta questa singolare conformazione, che
quella parte che volgarmente nel gambero si chiama la coda, ma che
invero è il ventre, invece di avere la copertura di scaglie che hanno
gli altri gamberi, si trova in esso al tutto nuda e con una pellicina
sottile. Con un ventre di tal fatta allo scoperto il paguro non
potrebbe vivere; oltrechè la pellicina sottile si lacererebbe contro
gli spigoli delle pietruzze e delle arene, ogni sorta di pesciolini di
scoglio la morderebbero e ne farebbero pasto. Singolare forma questa
del paguro, che mentre ha il capo e il petto saldati insieme e protetti
da una salda corazza, ha il ventre molle e indifeso. A ogni costo
bisogna che il paguro faccia una difesa a quel suo ventre nudo; la fa
in singolarissimo modo. Dove esso vive fra gli scogli, sulle ghiaie
e nelle fanghiglie sottomarine lungo la spiaggia, vivono parecchie
sorta di chiocciole di mare, le quali siccome vivono muoiono. La parte
molle dell'animale si disfà tutta dopo la morte e rimane la conchiglia
vuota. Il paguro prende questa conchiglia e ci alloga dentro il suo
molle ventre e se la trascina dietro camminando. Se le conchiglie
vuote son molte e i paguri pochi, tutto va bene; ma se i paguri son
molti e poche le conchiglie vuote, tutto va male. Seguono fra i paguri
fiere battaglie pel possesso di una conchiglia. Avviene talora che un
paguro, annoiato di trascinarsi sempre la conchiglia dietro, la lascia
per darsi un po' di sollazzo e fare una passeggiatina. Un altro paguro
subito se ne impadronisce e quando ritorna il primo proprietario se
ne trova espropriato. I combattimenti fra i paguri pel possesso delle
conchiglie sono tanto frequenti che quegli animaletti si son fatto un
certo abito del combattere e quando due s'incontrano s'azzuffano per
tenersi in esercizio. Qui adunque si ha un crostaceo di cui la vita
dipende dalla vita, o piuttosto dalla morte, di un mollusco; ma lo
scarseggiare o lo abbondare del mollusco è in rapporto colla quantità
dei suoi varii predatori, colla quantità e colla qualità delle alghe
di cui esso si pasce, le quali sono in rapporto colla qualità della
roccia, colla condizione di movimento e di purezza dell'acqua, e via
dicendo.
In alcune vallate presso Genova, dice il professore Arturo Issel
(_Varietà di Storia naturale_, Milano, Treves, 1866) scarseggiano le
chiocciole, perchè esse sono avidamente divorate dai topi, che quivi
molto abbondano; una sola specie vi è comunissima (_Helix cespitum_)
e, a quanto pare, essa sfugge alla regola, perchè vive sul cespite dei
cardi spinosi, i quali coi loro pungenti aculei le fanno schermo contro
gli attacchi dei suoi nemici.
Una mosca, chiamata dai naturalisti _cecidomia_, depone le uova sugli
stami di una scrofularia, e secerne un veleno producente una galla, di
cui si nutre la larva; un altro insetto, chiamato _misocampo_, depone
le uova entro quella galla nel corpo stesso della larva della mosca,
e così si nutre della sua preda vivente. Ne risulta che un imenottero
dipende da un dittero, il quale dipende a sua volta dalla proprietà che
possiede di produrre una secrezione mostruosa in un organo particolare
di una certa pianta.
Il bue, il cavallo, il cane, non sono ritornati allo stato selvaggio
nel Paraguay, mentre ciò avvenne di questi animali un po' più al nord
e un po' più al sud di quella contrada. Due naturalisti benemeriti pel
grande studio che hanno fatto della zoologia dell'America meridionale,
Azara e Rengger, hanno trovato la ragione di questo fatto. È comune al
Paraguay una sorta di mosca, la quale depone le sue uova nell'ombellico
dei cani, dei buoi e dei cavalli appena nati, e li fa morire. Questa
mosca ha per nemici gli uccelli insettivori e i suoi parassiti, e il
più o il meno di questi viene così ad operare sui bovi, sui cavalli e
sui cani.
Giova riferire le seguenti parole del Darwin:
«....La visita delle farfalle è assolutamente necessaria a molte
nostre orchidee per spandere il loro polline e fecondarle. Abbiamo
esperienze che ci convincono che i pecchioni sono quasi indispensabili
alla fecondazione della viola del pensiero (_viola tricolor_), perchè
le altre api non vi si arrestano. Ho anche scoperto che parecchie
specie di trifoglio richieggono la visita delle api per divenire
feconde: per esempio 20 capi di trifoglio olandese (_trifolium
repens_) diedero 2290 semi, mentre 20 altri individui di questa
specie, inaccessibili alle api, non ne diedero uno solo. Così 100
piante di trifoglio rosso (_trifolium pratense_) produssero 2700 semi,
ma altrettante pianticelle difese dalle api non diedero semente di
sorta. I soli pecchioni visitano il trifoglio rosso; le altre api non
ne possono suggere il nettare. Si è sostenuta l'idea che le falene
potessero cooperare alla fecondazione dei trifogli; ma io dubito che
ciò sia possibile pel trifoglio rosso, giacchè il loro peso non
basta a deprimere i petali della corolla. D'onde può inferirsi che se
l'intero genere dei pecchioni divenisse molto raro o si estinguesse in
Inghilterra, probabilmente la viola del pensiero ed il trifoglio rosso
diminuirebbero assai o scomparirebbero interamente.
«Il numero dei pecchioni in qualsiasi regione dipende in gran parte
dal numero dei topi campagnuoli che distruggono i loro favi e i
loro nidi; e M. H. Newman, che osservò lungamente le abitudini dei
pecchioni, crede che «più di due terzi di questi sono così distrutti
in Inghilterra.» Ora, il numero dei topi dipende principalmente, come
tutti sanno, dal numero dei gatti; e il signor Newman dice che presso i
villaggi e le borgate egli ha trovato i nidi dei pecchioni in maggior
copia che altrove, il che egli attribuisce al gran numero dei gatti che
distruggono i topi campagnuoli. È dunque credibilissimo che la presenza
di un gran numero di animali felini in un distretto, determini,
mediante l'intervento dei sorci e delle api, la quantità di certi fiori
nel distretto stesso.
«La moltiplicazione di ogni specie è dunque sempre inceppata da diverse
cause, che agiscono in varii periodi della vita e nelle differenti
stagioni dell'anno; alcune sono più efficaci, ma tutte concorrono
a determinare il numero medio degli individui od anche l'esistenza
delle specie. In alcuni casi si può dimostrare che in diverse regioni
agiscono cause diverse sopra le medesime specie. Quando si considerano
le piante e gli arbusti che coprono un terreno incolto, siamo indotti
ad attribuire il loro numero proporzionale e le loro specie a ciò
che chiamiamo il caso. Ma quanto falsa è questa opinione! Quando si
atterra una foresta americana sappiamo che sorge una vegetazione
diversissima; pure si è notato che le antiche rovine indiane del
mezzogiorno degli Stati Uniti, che un tempo erano state spogliate dei
loro alberi, spiegano al presente la medesima meravigliosa diversità
e proporzione di razze, quale è quella delle vergini boscaglie
vicine. Quale tenzone deve essersi continuata per lunghi secoli fra
le differenti specie di alberi, quando ciascuna spande annualmente i
proprii semi a migliaia! Quale guerra degli insetti contro gl'insetti;
degli insetti, lumache e altri animali contro gli uccelli e gli animali
rapaci! Tutti sforzandosi di moltiplicare e tutti nutrendosi gli uni
degli altri o cibandosi a spese degli alberi, dei loro semi, dei loro
pollini o d'altre piante che prima coprivano la terra e impedivano
conseguentemente lo sviluppo degli alberi! Che si getti in aria un
pugno di penne e ognuna ricadrà al suolo secondo leggi definite; ma
quanto è semplice il problema della loro caduta in confronto di quello
delle azioni e reazioni delle piante ed animali innumerevoli che nel
corso dei secoli determinarono i numeri proporzionali e le specie degli
alberi, che ora crescono sulle rovine indiane!» (_Sulla origine delle
specie_, traduzione di GIOVANNI CANESTRINI. Torino, Unione tipografica
editrice, 1875).
Questo grande principio della scelta naturale è come un sole splendido
e fiammeggiante che illumina e rende in ogni parte riconoscibili una
infinità di fatti intorno ai quali prima era buio. Non tutto a ogni
modo, nel regno dei viventi, si spiega con questo principio. Non si
spiega, o almeno non si spiega sempre la differenza, talora molto
grande, che si scorge negli animali fra le femmine e i maschi.
Dico che nella scelta naturale non si spiega sempre la differenza
fra le femmine e i maschi, perchè in qualche caso veramente si può
spiegare. I fagiani presentano grandissime differenze nei due sessi,
come tutti sanno. I maschi hanno un piumaggio bellissimo variopinto,
mentre le femmine hanno un modesto colorito uniforme; ma le femmine dei
fagiani covano sul suolo, non protette da fronde o fogliame od altro, e
quando avessero vivacemente colorito il piumaggio, facilmente sarebbero
scorte dagli uccelli rapaci e predate. Il modesto piumaggio in armonia
col colore circostante protegge queste femmine dei fagiani; si può
adunque credere che qui si sia fatta una scelta naturale sopravvivendo
le femmine più brune e soccombendo quelle meglio colorite, e che questo
carattere ereditariamente si sia andato trasmettendo sempre alle
femmine di generazione in generazione tanto da diventare costante.
Ma questa spiegazione che sta pel fagiano non sta nella maggioranza dei
casi, che sono numerosissimi, di differenze fra i maschi e le femmine
in tante sorta di animali.
Generalmente il maschio è quello che si modifica di più e varia di
più nelle sue modificazioni. Il maschio ha maggior bellezza, maggior
vigore, indole più battagliera, organi dei sensi più fini, maestria
di canto, ghiandole odorose, certi caratteri qualche volta che non
gli servono nella vita ordinaria e non si possono intendere che come
ornamenti fatti per meglio piacere alle femmine. Talora il maschio
si fa bello al tempo degli amori e si tramuta per modo da non essere
più riconoscibile e sfoggia la nuova bellezza e fa strani atti ed
inconsueti davanti alla femmina, e combatte furiosamente e uccide i
rivali.
I maschi più gagliardi e più belli in ogni tempo hanno dovuto avere
maggior facilità di debellare i rivali e piacere alle femmine; la
gagliardia e la bellezza dei padri ha dovuto trasmettersi ai figli, e
così nuovi caratteri differenziali fra il maschio e la femmina a poco
a poco hanno dovuto apparire e trasmettersi e costituirsi. Per tal
modo s'intendono queste differenze sessuali e s'intende come i giovani
somiglino alle femmine e i caratteri differenziali non appariscano che
più tardi.
A questa maniera di scelta per la quale si vengono differenziando i
sessi e che è diversa dalla scelta naturale, perchè i maschi hanno
acquistato la loro attuale struttura non già per essere meglio atti
a sopravvivere nella lotta per l'esistenza, ma per avere acquistato
un vantaggio sopra altri maschi e per averlo trasmesso ai loro figli
maschi, a questa maniera di scelta il Darwin diede il nome di scelta
sessuale, e con essa spiegò buon numero di fatti inesplicabili
altrimenti.