XII

Il moltiplicarsi di una data specie di viventi in una data località

è sovente in rapporto colla esistenza di altri viventi, talora assai

lontani e diversi dai primi e tali che non si crederebbe mai, quando

la cosa non fosse dimostrata dalla osservazione, che possano gli uni

giovare o nuocere agli altri.

Una sorta di gambero marino chiamato _Paguro_ dai naturalisti, comune

lungo le spiagge italiane, e notissimo ai pescatori che lo cercano per

inescarne i loro ami, presenta questa singolare conformazione, che

quella parte che volgarmente nel gambero si chiama la coda, ma che

invero è il ventre, invece di avere la copertura di scaglie che hanno

gli altri gamberi, si trova in esso al tutto nuda e con una pellicina

sottile. Con un ventre di tal fatta allo scoperto il paguro non

potrebbe vivere; oltrechè la pellicina sottile si lacererebbe contro

gli spigoli delle pietruzze e delle arene, ogni sorta di pesciolini di

scoglio la morderebbero e ne farebbero pasto. Singolare forma questa

del paguro, che mentre ha il capo e il petto saldati insieme e protetti

da una salda corazza, ha il ventre molle e indifeso. A ogni costo

bisogna che il paguro faccia una difesa a quel suo ventre nudo; la fa

in singolarissimo modo. Dove esso vive fra gli scogli, sulle ghiaie

e nelle fanghiglie sottomarine lungo la spiaggia, vivono parecchie

sorta di chiocciole di mare, le quali siccome vivono muoiono. La parte

molle dell'animale si disfà tutta dopo la morte e rimane la conchiglia

vuota. Il paguro prende questa conchiglia e ci alloga dentro il suo

molle ventre e se la trascina dietro camminando. Se le conchiglie

vuote son molte e i paguri pochi, tutto va bene; ma se i paguri son

molti e poche le conchiglie vuote, tutto va male. Seguono fra i paguri

fiere battaglie pel possesso di una conchiglia. Avviene talora che un

paguro, annoiato di trascinarsi sempre la conchiglia dietro, la lascia

per darsi un po' di sollazzo e fare una passeggiatina. Un altro paguro

subito se ne impadronisce e quando ritorna il primo proprietario se

ne trova espropriato. I combattimenti fra i paguri pel possesso delle

conchiglie sono tanto frequenti che quegli animaletti si son fatto un

certo abito del combattere e quando due s'incontrano s'azzuffano per

tenersi in esercizio. Qui adunque si ha un crostaceo di cui la vita

dipende dalla vita, o piuttosto dalla morte, di un mollusco; ma lo

scarseggiare o lo abbondare del mollusco è in rapporto colla quantità

dei suoi varii predatori, colla quantità e colla qualità delle alghe

di cui esso si pasce, le quali sono in rapporto colla qualità della

roccia, colla condizione di movimento e di purezza dell'acqua, e via

dicendo.

In alcune vallate presso Genova, dice il professore Arturo Issel

(_Varietà di Storia naturale_, Milano, Treves, 1866) scarseggiano le

chiocciole, perchè esse sono avidamente divorate dai topi, che quivi

molto abbondano; una sola specie vi è comunissima (_Helix cespitum_)

e, a quanto pare, essa sfugge alla regola, perchè vive sul cespite dei

cardi spinosi, i quali coi loro pungenti aculei le fanno schermo contro

gli attacchi dei suoi nemici.

Una mosca, chiamata dai naturalisti _cecidomia_, depone le uova sugli

stami di una scrofularia, e secerne un veleno producente una galla, di

cui si nutre la larva; un altro insetto, chiamato _misocampo_, depone

le uova entro quella galla nel corpo stesso della larva della mosca,

e così si nutre della sua preda vivente. Ne risulta che un imenottero

dipende da un dittero, il quale dipende a sua volta dalla proprietà che

possiede di produrre una secrezione mostruosa in un organo particolare

di una certa pianta.

Il bue, il cavallo, il cane, non sono ritornati allo stato selvaggio

nel Paraguay, mentre ciò avvenne di questi animali un po' più al nord

e un po' più al sud di quella contrada. Due naturalisti benemeriti pel

grande studio che hanno fatto della zoologia dell'America meridionale,

Azara e Rengger, hanno trovato la ragione di questo fatto. È comune al

Paraguay una sorta di mosca, la quale depone le sue uova nell'ombellico

dei cani, dei buoi e dei cavalli appena nati, e li fa morire. Questa

mosca ha per nemici gli uccelli insettivori e i suoi parassiti, e il

più o il meno di questi viene così ad operare sui bovi, sui cavalli e

sui cani.

Giova riferire le seguenti parole del Darwin:

«....La visita delle farfalle è assolutamente necessaria a molte

nostre orchidee per spandere il loro polline e fecondarle. Abbiamo

esperienze che ci convincono che i pecchioni sono quasi indispensabili

alla fecondazione della viola del pensiero (_viola tricolor_), perchè

le altre api non vi si arrestano. Ho anche scoperto che parecchie

specie di trifoglio richieggono la visita delle api per divenire

feconde: per esempio 20 capi di trifoglio olandese (_trifolium

repens_) diedero 2290 semi, mentre 20 altri individui di questa

specie, inaccessibili alle api, non ne diedero uno solo. Così 100

piante di trifoglio rosso (_trifolium pratense_) produssero 2700 semi,

ma altrettante pianticelle difese dalle api non diedero semente di

sorta. I soli pecchioni visitano il trifoglio rosso; le altre api non

ne possono suggere il nettare. Si è sostenuta l'idea che le falene

potessero cooperare alla fecondazione dei trifogli; ma io dubito che

ciò sia possibile pel trifoglio rosso, giacchè il loro peso non

basta a deprimere i petali della corolla. D'onde può inferirsi che se

l'intero genere dei pecchioni divenisse molto raro o si estinguesse in

Inghilterra, probabilmente la viola del pensiero ed il trifoglio rosso

diminuirebbero assai o scomparirebbero interamente.

«Il numero dei pecchioni in qualsiasi regione dipende in gran parte

dal numero dei topi campagnuoli che distruggono i loro favi e i

loro nidi; e M. H. Newman, che osservò lungamente le abitudini dei

pecchioni, crede che «più di due terzi di questi sono così distrutti

in Inghilterra.» Ora, il numero dei topi dipende principalmente, come

tutti sanno, dal numero dei gatti; e il signor Newman dice che presso i

villaggi e le borgate egli ha trovato i nidi dei pecchioni in maggior

copia che altrove, il che egli attribuisce al gran numero dei gatti che

distruggono i topi campagnuoli. È dunque credibilissimo che la presenza

di un gran numero di animali felini in un distretto, determini,

mediante l'intervento dei sorci e delle api, la quantità di certi fiori

nel distretto stesso.

«La moltiplicazione di ogni specie è dunque sempre inceppata da diverse

cause, che agiscono in varii periodi della vita e nelle differenti

stagioni dell'anno; alcune sono più efficaci, ma tutte concorrono

a determinare il numero medio degli individui od anche l'esistenza

delle specie. In alcuni casi si può dimostrare che in diverse regioni

agiscono cause diverse sopra le medesime specie. Quando si considerano

le piante e gli arbusti che coprono un terreno incolto, siamo indotti

ad attribuire il loro numero proporzionale e le loro specie a ciò

che chiamiamo il caso. Ma quanto falsa è questa opinione! Quando si

atterra una foresta americana sappiamo che sorge una vegetazione

diversissima; pure si è notato che le antiche rovine indiane del

mezzogiorno degli Stati Uniti, che un tempo erano state spogliate dei

loro alberi, spiegano al presente la medesima meravigliosa diversità

e proporzione di razze, quale è quella delle vergini boscaglie

vicine. Quale tenzone deve essersi continuata per lunghi secoli fra

le differenti specie di alberi, quando ciascuna spande annualmente i

proprii semi a migliaia! Quale guerra degli insetti contro gl'insetti;

degli insetti, lumache e altri animali contro gli uccelli e gli animali

rapaci! Tutti sforzandosi di moltiplicare e tutti nutrendosi gli uni

degli altri o cibandosi a spese degli alberi, dei loro semi, dei loro

pollini o d'altre piante che prima coprivano la terra e impedivano

conseguentemente lo sviluppo degli alberi! Che si getti in aria un

pugno di penne e ognuna ricadrà al suolo secondo leggi definite; ma

quanto è semplice il problema della loro caduta in confronto di quello

delle azioni e reazioni delle piante ed animali innumerevoli che nel

corso dei secoli determinarono i numeri proporzionali e le specie degli

alberi, che ora crescono sulle rovine indiane!» (_Sulla origine delle

specie_, traduzione di GIOVANNI CANESTRINI. Torino, Unione tipografica

editrice, 1875).

Questo grande principio della scelta naturale è come un sole splendido

e fiammeggiante che illumina e rende in ogni parte riconoscibili una

infinità di fatti intorno ai quali prima era buio. Non tutto a ogni

modo, nel regno dei viventi, si spiega con questo principio. Non si

spiega, o almeno non si spiega sempre la differenza, talora molto

grande, che si scorge negli animali fra le femmine e i maschi.

Dico che nella scelta naturale non si spiega sempre la differenza

fra le femmine e i maschi, perchè in qualche caso veramente si può

spiegare. I fagiani presentano grandissime differenze nei due sessi,

come tutti sanno. I maschi hanno un piumaggio bellissimo variopinto,

mentre le femmine hanno un modesto colorito uniforme; ma le femmine dei

fagiani covano sul suolo, non protette da fronde o fogliame od altro, e

quando avessero vivacemente colorito il piumaggio, facilmente sarebbero

scorte dagli uccelli rapaci e predate. Il modesto piumaggio in armonia

col colore circostante protegge queste femmine dei fagiani; si può

adunque credere che qui si sia fatta una scelta naturale sopravvivendo

le femmine più brune e soccombendo quelle meglio colorite, e che questo

carattere ereditariamente si sia andato trasmettendo sempre alle

femmine di generazione in generazione tanto da diventare costante.

Ma questa spiegazione che sta pel fagiano non sta nella maggioranza dei

casi, che sono numerosissimi, di differenze fra i maschi e le femmine

in tante sorta di animali.

Generalmente il maschio è quello che si modifica di più e varia di

più nelle sue modificazioni. Il maschio ha maggior bellezza, maggior

vigore, indole più battagliera, organi dei sensi più fini, maestria

di canto, ghiandole odorose, certi caratteri qualche volta che non

gli servono nella vita ordinaria e non si possono intendere che come

ornamenti fatti per meglio piacere alle femmine. Talora il maschio

si fa bello al tempo degli amori e si tramuta per modo da non essere

più riconoscibile e sfoggia la nuova bellezza e fa strani atti ed

inconsueti davanti alla femmina, e combatte furiosamente e uccide i

rivali.

I maschi più gagliardi e più belli in ogni tempo hanno dovuto avere

maggior facilità di debellare i rivali e piacere alle femmine; la

gagliardia e la bellezza dei padri ha dovuto trasmettersi ai figli, e

così nuovi caratteri differenziali fra il maschio e la femmina a poco

a poco hanno dovuto apparire e trasmettersi e costituirsi. Per tal

modo s'intendono queste differenze sessuali e s'intende come i giovani

somiglino alle femmine e i caratteri differenziali non appariscano che

più tardi.

A questa maniera di scelta per la quale si vengono differenziando i

sessi e che è diversa dalla scelta naturale, perchè i maschi hanno

acquistato la loro attuale struttura non già per essere meglio atti

a sopravvivere nella lotta per l'esistenza, ma per avere acquistato

un vantaggio sopra altri maschi e per averlo trasmesso ai loro figli

maschi, a questa maniera di scelta il Darwin diede il nome di scelta

sessuale, e con essa spiegò buon numero di fatti inesplicabili

altrimenti.

Carlo Darwin · 第 21 / 40 题