I dotti non badano a me.

Dunque rispondo al mio lettore ignorante, che altro è avere la

intuizione di una verità ed esprimerla, altro è avvalorare la propria

asserzione con argomenti, i quali, se non ne danno una dimostrazione,

valgono almeno a farla considerare come una ipotesi ragionevole, o

meglio come una buona teoria.

La sfericità della terra, la circolazione del sangue, la pressione

atmosferica, la costituzione dell'aria e dell'acqua, la stessa grande

attrazione universale, ebbero accenni più o meno remoti da questo o da

quel filosofo, e talora tanto espliciti da riempirci ora di meraviglia.

Ciò non toglie che siano state accolte universalmente o come verità

dimostrate o come teorie razionali solo quando venne chi, comprendendo

tutta l'importanza della cosa e applicandovisi con tutte le forze,

addusse argomenti persuasivi in favore della sua asserzione.

Carlo Darwin sentì e comprese primo tutta la grande, la somma, la

immensa importanza del principio della variabilità della specie e vide

il nesso di questo grande problema con tutti quegli altri più elevati

e sublimi che son degni di esercitare la intelligenza dell'uomo; sentì

e comprese la necessità di studiarli addentro il più possibile, e a

questo grande compito consacrò tutta la sua mente poderosa e grande,

tutta la sua vita nobile e generosa, e vinse.

Pochi sanno oggi e sapranno in avvenire chi fosse e che cosa

facesse Anassimandro, tutti sanno e sapranno finchè durerà l'uomo

nell'incivilimento chi sia Carlo Darwin e che cosa abbia fatto.

X

Quando Carlo Darwin s'imbarcò giovinetto per quel grande viaggio di

circumnavigazione, conosceva certamente le idee del suo nonno, Erasmo

Darwin. Non si può supporre che non avesse letto la _Zoonomia_ e il

_Giardino botanico_ colle note, non si può supporre che conversando in

famiglia non ne avesse frequentemente udito parlare da suo padre.

Tuttavia è certo che egli non aveva accolto quelle idee: egli stesso

dichiarò esplicitamente che quando faceva il suo viaggio credeva

alla immutabilità della specie. Il professore Henslow, secondo ogni

probabilità, non dava valore alle idee sulla specie di Erasmo Darwin.

In Inghilterra le idee di Erasmo Darwin avevano suscitato un certo

commovimento al loro apparire, erano state molto biasimate, poi erano

state lasciate in disparte; il medico filosofo era stato sepolto,

s'era conservato vivo il poeta, che il Byron giudicò non indegno dei

suoi sarcasmi, dicendo che egli era grande maestro nell'arte di mettere

insieme rime che non significassero nulla.

Carlo Darwin aveva certamente letto il Lamarck, e l'aveva letto come

egli sapeva leggere un libro di scienza. Ciò risulta dalle citazioni

che ho fatto in principio di questo volume di brani del suo viaggio.

Ma risulta però che in sostanza allora egli si atteneva al concetto

scolastico della specie, cosa la quale, ripeto, egli ebbe poi

espressamente a dichiarare.

Nei brani del viaggio che ho riferito si vede come egli qua e colà

osservando certi fatti, e osservando da quell'osservatore ch'egli era,

ne rimanesse colpito, e primieramente nascesse nell'animo suo il dubbio

intorno all'invariabilità della specie.

Molti anni dopo, addì 8 ottobre 1864, egli scriveva a Ernesto Haeckel:

«Nell'America del sud, tre classi di fenomeni fecero sopra di me

una viva impressione; primieramente, il modo in cui certe specie,

vicinissime, si succedono e si rimpiazzano a mano a mano che si va dal

nord al sud; in secondo luogo, la prossima parentela delle specie che

abitano le isole del littorale dell'America del sud e di quelle che

sono proprie di quel continente; ciò mi stupì grandemente, come la

varietà delle specie che abitano l'arcipelago delle Galapagos, vicino

alla terra ferma; in terzo luogo, i rapporti stretti che collegano i

mammiferi sdentati e i rosicanti del nostro tempo colle specie estinte

della medesima famiglia. Io non dimenticherò mai la sorpresa che

provai nel dissotterrare un avanzo di un gigantesco armadillo analogo

all'armadillo vivente.

«Riflettendo su tali fatti, comparandoli con altri dello stesso ordine,

mi parve verosimile che le specie vicine potrebbero ben essere la

posterità di una forma antenata comune....»

* * * * *

Ritornato dal suo viaggio, il Darwin si trovava in cattive condizioni

di salute per le grandi fatiche patite e soprattutto pel mal di mare

che sempre aveva sofferto in modo straziante. Le conseguenze di quel

viaggio rispetto alla sua salute gli si fecero sentire per tutta la

vita. Ebbe sempre una certa difficoltà nel digerire e, se potè campare

a lungo e lavorar tanto, ciò fu dovuto alla vita regolata che egli

seppe menare, cercando ogni suo conforto là dove sempre si trova, nel

lavoro intellettuale e nell'esercizio del bene.

A Londra prese, appena ritornato, ad occuparsi delle sue collezioni.

Nel 1837 andò a Cambridge, dove aveva ottenuto soltanto il grado di

baccelliere, e prese quello di maestro nelle arti, che, siccome ho già

detto, è a un dipresso equivalente alla laurea in filosofia che si dà

in Germania. Poi andò da un suo zio, nello Straffordshire, e sposò sua

cugina Emma Wegdwood, che gli diede una degna figliuolanza e gli fu

degna compagna.

Dico che Emma Wegdwood fu degna compagna a Carlo Darwin, e dico ciò

non per modo di dire, ma come cosa positiva e meritevole di essere

riferita. Emma Wegdwood, donna veramente rara per altezza d'animo,

per verecondia, per bontà, fu degna di Carlo Darwin, del quale seppe

comprender tutta la grandezza non soltanto intellettuale ma anche

morale, e a cui si pose in faccia come un diamante limpidissimo in

faccia a un raggio di sole.

Il Balfour, che doveva morire così poco tempo dopo il Darwin e in così

giovane età, in modo tanto inaspettato e doloroso e con tanto grave

danno della scienza, quando morì Carlo Darwin esclamò:

--Si è spezzata la meglio unita famiglia di tutta l'Inghilterra!

* * * * *

Nell'anno 1842 Carlo Darwin pose la sua dimora nel piccolo villaggio

di Down, presso Beckenam, nella contea di Kent, e vi passò tutto il

rimanente della sua vita, quarant'anni, di cui non so se nella storia

dell'umanità si possano annoverare altri più degnamente vissuti.

Facciamogli una visita.

Il professore Nicolaus Kleinenberg, della Università di Messina,

invitato dai suoi scolari, appena il Darwin fu morto, ne fece una

commemorazione, che veniva pubblicata col titolo: _Carlo Darwin e

l'opera sua_. È una delle più belle cose che io mi abbia letto nella

mia vita; son trenta pagine, trenta perle in un filo d'oro.

Visitiamo, col Kleinenberg, Carlo Darwin a Down:

«Aprite il cancello e vi ricevono le fresche ombre di esculi altissimi

e folti. Un po' in là c'è la casa, una di quelle solide costruzioni

del secolo passato, tanto caratteristiche per la campagna inglese,

non molto bella, nè grande, ma spaziosa e comoda; poi il giardino con

delle stufe per la coltivazione di piante esotiche, abbastanza vasto

per un privato; e poi entrate nel parco, nella silenziosa campagna;

estesi prati di quella freschezza, di quella verzura smagliante, che

il mezzodì non conosce, alberi così sani e così alti, qua e là piccoli

gruppi di bei cavalli e di vacche che quando passate alzano lentamente

la testa a guardare il forestiero coi loro occhi limpidi e scuri, e poi

tornano tranquilli a pascere; e nell'aria quella leggiera vaporosità,

che ammorbidisce ogni contorno del paesaggio, come un velo sul volto

di una donna. Nella casa quel _comfort_ che a noi pare lusso, mentre

in Inghilterra non significa se non che un uomo colto si trova in

regolate condizioni finanziarie; un'amabilissima famiglia; libri,

strumenti, ecco l'insieme pacifico dal fondo di cui staccasi l'alta e

serena figura di Darwin. Soltanto chi ha avuto la fortuna di conoscerlo

personalmente può intendere il fascino che esalava la sua anima pura e

semplice. C'era qualche cosa della gentilezza e dell'ingenuità di un

fanciullo in quell'uomo forte, che gli dava una grazia inesprimibile.

Intorno a lui era un'atmosfera piena di rispetto e di simpatia.

«Darwin era liberale, non solamente nel significato abbastanza

meschino a cui l'uso politico ha ridotto questa parola, ma era liberale

in quel magnifico senso che intendevano i trecentisti: un uomo largo di

mente, largo di cuore e largo di mano.

«La vita pubblica gli ripugnava; non ha bramato nè accettato alcun

posto nel governo dello Stato. Lesse parecchi suoi scritti nella

Società Reale e nella Società Linneana, ma non parlava pubblicamente,

e rare volte scrisse sui giornali. Ma quando sentiva il dovere di

pronunziare la sua opinione, allora la disse, modesto sì, ma franco e

fermo, senza badare nè alla persona degli avversari, nè alla propria

popolarità. Insomma, l'uomo più grande dei nostri tempi era un semplice

gentiluomo di campagna.

«E da quella pacifica casa di campagna partì l'impulso che propagavasi

con velocità inaudita attraverso l'intero mondo intellettuale,

scuotendolo nelle sue fondamenta più salde. Qual contrasto tra la vita

privata di Darwin e la gigantesca lotta sostenuta dai suoi libri! Per

certo Darwin non era un agitatore, non era affatto nelle sue intenzioni

il commuovere le masse, ma il pensiero, si sa, una volta sprigionato

dal cervello, ha vita propria e non bada nè punto nè poco ai desiderii

del suo creatore.»

* * * * *

Il pensiero di Carlo Darwin, appena egli ebbe posto definitivamente

dimora in Down, il suo pensiero dominante, fu lo studio del grande

argomento della variabilità della specie. Ma tuttavia, mentre

incominciava le sue ricerche intorno a questo argomento, dava pure

opera ad altri lavori, di cui alcuni erano in rapporto col viaggio

fatto, altri si riferivano a ricerche originali. Tra i primi conviene

menzionare il volume intorno alle isole del corallo di cui ho parlato

sopra, e altre pubblicazioni geologiche relative al viaggio, e anche

di geologia delle isole britanniche. Qui pure prende posto il volume

nel quale egli racconta il suo viaggio, quello intorno a cui mi son

tanto dilungato in principio. Fra i lavori zoologici originali del

Darwin, pubblicati in quel tratto di tempo, ha un grande valore la

sua _Monografia dei Cirripedi_. Sono due volumi di un migliaio di

pagine, con quaranta tavole. Molti fatti nuovi si vennero a rivelare

per quel lavoro, e di grande importanza. Differenze sessuali enormi,

l'unisessualismo, l'ermafrodismo, la condizione complementare di alcuni

maschi, tutto nella medesima specie, onde il Darwin stesso diceva non

trovarsi nulla di somigliante a ciò che egli era venuto riconoscendo in

tutto il resto del regno animale, ma trovarsi bensì in alcune piante;

e conchiudeva soggiungendo, che nella serie dei fatti che egli era

venuto investigando, appariva una singolare illustrazione di più di una

cosa da lungo tempo nota, che la natura, cioè, muta gradatamente da

una condizione all'altra, e nel caso di cui egli stava parlando, dalla

bisessualità alla unisessualità....

Per tutte le vie il Darwin si trovava ad arrivare alla stessa

conclusione; la verità di cui si era consacrato alla ricerca lo veniva

stringendo da tutte le parti.

Ma la via principale per cui Darwin venne ad investigare il fatto della

variabilità della specie e a rintracciarne le cause, la via che, appena

vi ebbe posto il piede, gli si appalesò tale da menarlo ad una grande

meta, fu una via la quale era stata sempre aperta a tutti, patente,

amplissima, in cui tutti avevano sempre camminato senza saper quello

che facevano, come il borghese gentiluomo del Molière aveva sempre

fatto della prosa senza saperlo.

Fu la osservazione degli animali domestici e delle piante coltivate.

Nessuno prova meraviglia di quelle cose che ha quotidianamente

sottocchio. Perciò non ci meravigliamo delle modificazioni che l'uomo

induce negli animali domestici, per quanto esse siano meravigliose.

L'uomo modifica a sua posta, direi quasi si aggiusta a suo piacimento

gli animali domestici, secondo i suoi bisogni, i suoi gusti e i suoi

capricci. Ne muta il colore e la qualità dello integumento, la mole, la

forma, le proporzioni, le viscere, gli organi dei sensi, tutto.

Se un naturalista, approdando ad un'isola non ancora visitata

dall'uomo, trovasse forme come il cane di Terranova, il veltro, il

bracco, il botolo, non avrebbe neppure per un momento l'idea che

potesse trattarsi di animali della medesima specie.

Il cavallo da corsa inglese, allungatissimo, fino, sottile, tutto

muscoli, meravigliosamente atto a percorrere un grande spazio in

brevissimo tempo, comparato col poney piccolissimo e tarchiatello,

e col macchinoso e pesante cavallo da tiro, sembrerebbero, a chi li

vedesse per la prima volta, animali ben diversi.

Dal maiale l'uomo non vuole che carne e grasso, ed è arrivato a

ottenere una razza in cui nell'adulto il corpo non appare più che

un otre enorme rimpinzato di grasso e di carne. Le zampe sono tanto

piccole che l'animale non ci si può reggere, non si muove, non opera,

non sente; ingoia, grugnisce, procombente a terra aspetta la morte.

L'uomo ha voluto conigli con le orecchie giù penzolanti e li ha avuti,

ha voluto anche conigli con un orecchio su e l'altro giù e li ha avuti

pure; galline grosse come tacchini e galline grosse come quaglie, con

ogni maniera di ciuffi e di creste e perfino col piumaggio al rovescio,

pecore, capre, bovine senza corna, cani senza coda, piccioni con coda

di pavone, piccioni con becco di falco, piccioni capitombolanti, pesci

con duplici e triplici pinne, filugelli con bozzoli di una data forma,

di un dato colore, di una data qualità di seta, e via dicendo.

Come uno scultore si modella l'argilla, a poco a poco l'uomo si modella

la forma animale e se la foggia a suo piacimento.

Come fa ciò l'uomo?

Anche il contadino sa rispondere a questa domanda, sa che ciò si fa con

un mezzo tanto facile e semplice quanto efficace e sicuro.

La scelta dei riproduttori.

Vien su accidentalmente in una greggia un capro senza corna; dico

accidentalmente per dire che non so come la cosa sia avvenuta; se

questo capro avrà una figliuolanza, è molto probabile che tra i

suoi figli qualcuno riesca pure senza corna. Quando per avventura

in quella greggia si fossero trovati accidentalmente un capro senza

corna e anche una capra senza corna e questo maschio e questa femmina

fossero stati messi insieme a dare opera alla riproduzione, anche più

probabilmente qualcuno dei loro figli sarebbe venuto su senza corna.

Dico qualcuno, non tutti; o fors'anche nessuno, ma, poi, un figlio di

questi figli. Comunque, se l'allevatore prende questi nati senza corna

e fa in modo che fra loro producano figliuolanza, i nati della seconda

generazione senza corna saranno più numerosi di quelli della prima.

Così più che non quelli della seconda saranno numerosi senza corna

i nati della terza generazione, e più ancora quelli della quarta, e

via dicendo. Scegliendo sempre gli individui senza corna e facendoli

riprodurre insieme, si finirà per avere una razza di individui tutti

e sempre senza corna. Tutti e sempre, salvo forse una volta o l'altra

un qualche raro individuo che nascerà colle corna per ricordare

ancora il carattere dei suoi antenati, al quale fatto venne dato il

nome di _atavismo_, che è sempre più raro quanto più son numerose le

generazioni discese dai primi progenitori senza corna, vale a dire

quanto più è antica la razza.

Ora è un secolo da che nacque nel Massachussett un montone che aveva

il corpo allungato e le gambe corte e torte come il cane bassotto. Il

proprietario della greggia che ebbe quel montone pensò che sarebbe

stato vantaggioso per lui avere molti montoni di quella sorta, perchè

non avrebbero potuto saltar fuori dal ricinto e gli sarebbe stato più

facile custodirli. Fece adunque riprodurre quel montone di cui i figli

vennero pure col corpo lungo e colle gambe torte, e ne ebbe in breve

tutta quanta una razza.

Il dottor Gaspare Pacchierotti di Padova regalò al professore

Canestrini un cane da caccia nato colla coda corta, figlio di due

genitori che avevano avuto tagliata la coda. (Vedi _La teoria di

Darwin_ criticamente esposta da GIOVANNI CANESTRINI, Milano, Dumolard,

1880).

In Piemonte nel principio del secolo, quando erano esclusivamente

adoperati per la caccia delle quaglie i cani bracchi a cui si soleva

tagliare la coda, il nascere dei cagnolini bracchi senza coda era un

fatto frequente, e mi ricordo bene di averne veduti, e soprattutto di

aver inteso parlare della cosa siccome veduta da molti, e frequente

tanto da non destare nessuna meraviglia. Ho anzi intorno a ciò una

ricordanza al tutto speciale. Mio padre mi fece vedere un giorno uno di

quei cagnolini senza coda, ancora poppante, e me ne parlò come di un

esempio molto evidente della ereditarietà dei caratteri negli animali

domestici.

A Roma, nell'orto botanico a Panisperna, v'è un bel cane da guardia che

si chiama Orso, ed è in questo momento ben lontano dallo aspettarsi che

venga stampato il suo nome. Orso non ha coda e nacque senza coda. Il

professore Pedicino, che lo ebbe poppante, attesta il fatto, il qual

fatto è comune fra i pastori della campagna romana ed era già noto fin

dal secolo passato.

Presso Iena, alcuni anni or sono, un toro al quale, pel chiudersi

repentino della porta della stalla, s'era strappata la coda, fu padre

di vitelli senza coda.

Un toro nato senza corna da genitori cornuti, al Paraguay, nell'anno

1770, accoppiato con una vacca provveduta di corna, produsse vitelli

senza corna, i quali si propagarono sempre collo stesso carattere

negativo, per modo che, mercè la scelta degli allevatori, oggi al

Paraguay i bovi cornuti sono rarissimi ed è invece al tutto dominante

la razza delle bovine senza corna.

Le pecore merinos degli spagnuoli furono perfezionate in Inghilterra e

in Germania. Si pratica una scelta a tre riprese degli individui che si

vogliono destinare alla riproduzione; si collocano i più belli sopra

una tavola, se ne esamina attentissimamente la lana, e si tirano fuori

quelli che l'hanno più fina; poi si mettono sulla tavola questi soli, e

fra essi ancora se ne separano i migliori; poi si fa una terza scelta,

di alcuni pochissimi, ottimi fra tutti. Questo lavoro, per lunghi anni

compiuto nello Elettorato di Sassonia, ha prodotto una razza di cui

ciascuna pecora è di una rara perfezione.

Appunto per essersi fatta nell'Elettorato di Sassonia questa razza, la

pecora che le spetta ebbe il nome, popolarissimo fra gli allevatori, di

_Pecora elettorale_, nome che mi produce un certo effetto ora che lo

scrivo, perchè lo scrivo appunto mentre bolle il lavoro elettorale con

suffragio allargato e scrutinio di lista.

La scelta dei riproduttori è adunque il mezzo capitale che l'uomo

adopera per farsi le razze degli animali domestici, e a questo poi,

naturalmente, aggiunge quei mezzi accessorii che ottiene col porre

l'animale, che vuole sviluppare in un dato senso, nelle condizioni

meglio acconce allo intento; la quantità e la qualità del nutrimento,

le abitazioni, gli esercizi, l'aria, la luce, l'uomo regola intorno

all'animale secondo i casi. Così esercita nella corsa il puledro,

mentre tiene nell'immobilità il maiale, e avvezza i piccioni

viaggiatori al ritorno portandoli un po' discosto e abbandonandoli

appena sanno volare, e a poco a poco allungando sempre le distanze.

La stessa cosa come per gli animali domestici avviene, mercè l'opera

dell'uomo, per le piante coltivate, e non è d'uopo dire quanta sia la

varietà dei frutti, dei fiori, delle forme stesse delle piante che

l'uomo coltiva; le esposizioni che si fanno ora tanto frequentemente

hanno messo ognuno in condizioni di verificare la cosa. La via per

ottenere tante e tante singolari varietà costanti è la stessa, la

scelta dei semi di quelli individui che hanno in maggior grado il

carattere che si ricerca e lo adattamento delle condizioni esterne,

quanto più si possa, allo scopo che si vuole ottenere.

* * * * *

Questo argomento delle modificazioni che l'uomo induce negli animali

domestici e nelle piante coltivate, della via che tiene e dei

risultamenti cui giunge, fu, come ho detto, lo studio principale fatto

da Carlo Darwin negli anni che tennero dietro a quello in cui fermò

in Down la sua dimora. Studiò tutto, ma si applicò segnatamente allo

studio delle razze dei piccioni. Questi uccelli domestici sono stati

profondissimamente modificati e svariati in numerose e differentissime

razze dall'uomo, e danno certezza allo studioso (ciò che non si può

dire sempre degli altri animali domestici) di provenire tutti da una

sola specie selvatica, il comune piccione terraiolo. Carlo Darwin si

fece membro di società inglesi che danno opera allo allevamento dei

piccioni, scrisse in ogni parte del mondo, ebbe esemplari in pelle

di tutte le razze e ragguagli di ogni sorta da persone intelligenti

e capaci di comprendere bene e di rispondere acconciamente alle sue

domande.

Così egli si compenetrò scientificamente e riuscì a comprendere tutta

la importanza della verità volgare che l'uomo ottiene tanto differenti

le razze degli animali domestici e le varietà delle piante coltivate

mercè la scelta dei riproduttori, o come egli disse, la scelta

artificiale, contrapponendo questo nome a quello della scelta naturale

che egli riconobbe essere il grande fattore della modificazione e della

trasformazione delle specie dei viventi, animali e piante, in natura.

Carlo Darwin · 第 19 / 40 题