VII

I primi navigatori che percorsero le sterminate distese dell'oceano

Pacifico e anche dell'oceano Indiano lungo la zona equatoriale

provarono un'immensa meraviglia nel vedere certe isole di una foggia

al tutto inaspettata e singolarissima. L'isola è come un grande anello

rotto in una qualche parte in modo che rimane una comunicazione fra

l'interno e il difuori. Sul cercine è una vegetazione in cui campeggia

l'albero del cocco; l'interno della laguna è di un'acqua tranquilla

e limpidissima, mentre urtano fuori i cavalloni furiosi contro la

spiaggia e splende su tutto la volta azzurra del cielo. Gli uccelli

volanti e le correnti marine portano a quelle spiaggie varie sorta

di semi, talora un tronco d'albero o un viluppo di tronchi natanti

sulla corrente vi approdano portando vivi animaletti terragnoli che

vi si propagano, e anche una qualche grossa pietra silicea, prezioso

materiale all'uomo che vive su quella sorta d'isole singolari e non ha

che una materia minerale friabile e poco resistente nel materiale che

la costituisce.

Fin dal 1605 Francesco Pyrard, di Laval, in faccia a quelle singolari

isole cui venne dato il nome di atolli, esclamava:

«C'est une merveille de voir chacun de ces atolles, environnés d'un

grand banc de pierre tout autour, n'y ayant point d'artifice humain.»

Talvolta si ha, invece dell'atollo, una scogliera, cioè una grande

striscia del materiale medesimo che costituisce l'atollo, la quale

sta al davanti di una spiaggia, sovente per un lunghissimo tratto,

limitando fra la spiaggia e il mare aperto una laguna coll'acqua

limpida e tranquilla al riparo delle onde dell'aperto mare.

Sono altre volte banchi a fior d'acqua, o poco sotto il livello della

superficie, pericolosissimi ai naviganti, della stessa natura degli

atolli e delle scogliere, vale a dire fatti da animaletti della

famiglia di quelli che producono il corallo, onde il nome di polipi

coralligeni che venne loro dato. Furono poi chiamati in particolare

madrepore certi polipi che costituiscono la maggior parte di quelle

formazioni, che perciò furono chiamate formazioni madreporiche in

generale, isole e scogliere madreporiche e banchi madreporici.

Fin dal 1702 un viaggiatore inglese, del resto poco conosciuto, il

signor Strachan, aveva osservato come i coralli riescano a formare

grandi masse di rocce. Giovanni Rinaldo Forster, l'ingegnoso compagno

di Cook, nel 1780 dimostrò positivamente che un grande numero di isole

del mare del sud devono la loro esistenza a grandi agglomeramenti di

coralli. Poco dopo questa dimostrazione fu confermata e sviluppata da

Flinders e da Peron.

Due errori si produssero contemporaneamente a quella dimostrazione di

un fatto vero.

Quei primi osservatori credettero e fecero credere che le formazioni

madreporiche si incominciassero a produrre a grandi profondità

sottomarine salendo poi a mano a mano fino alla superficie e abbastanza

rapidamente. Questa credenza diede luogo a strani timori. Si calcolò

che in un dato tempo una grande parte dello spazio occupato dalle

acque marine avrebbe finito per essere riempita dalle formazioni

madreporiche, e che le acque avrebbero quindi dovuto riversarsi e

sommergere isole e continenti producendo modificazioni profonde sulla

superficie della terra e nella vita delle piante, degli animali e

dell'uomo. Ciò ora è dimostrato falso. Gli scandagli praticati dagli

ufficiali del _Beagle_ e riferiti dal Darwin, che ne fu testimone

oculare, dimostrano che la profondità consueta al disotto della

superficie dove i polipi coralligeni cominciano le loro costruzioni è a

diciotto metri. A trentasei metri se ne trova appena traccia, non se ne

trova più traccia al disotto di cinquantaquattro metri.

L'altro errore fu la credenza che i polipi facciano le loro costruzioni

per mettersi al riparo dei marosi e campar quetamente dalla parte di

dentro dell'atollo, mentre appunto è vero l'opposto.

Per spiegare il modo della formazione degli atolli si suppose che essi

fossero venuti su sopra i crateri di monti vulcanici sottomarini.

La forma cerciniforme dei crateri, costituiti appunto da un anello

incompiuto, o, come si disse, in foggia di ferro di cavallo, e la forma

somigliante degli atolli, spiegano come siasi potuto fare una tale

supposizione, che si trova anche nelle prime edizioni dei principii di

geologia di Carlo Lyell.

Questa supposizione, siccome ha dimostrato il Darwin, non regge quando

si consideri la forma e la mole di alcuni atolli, il numero, la

vicinanza, la posizione relativa di altri; così:

«L'atollo Svadiva ha il diametro di 44 miglia geografiche in una linea

e 34 in un'altra; Rimacko è lungo 54 miglia con 20 di larghezza, e ha

un margine stranamente foggiato; l'atollo Bon è lungo trenta miglia e

in media è largo solo sei miglia, l'atollo Munchiroff è fatto di tre

atolli uniti o attaccati insieme. Questa teoria, inoltre, è al tutto

inapplicabile agli atolli settentrionali Maldiva nell'oceano indiano

(uno dei quali ha 88 miglia di lunghezza e 10 a 20 di larghezza),

perchè non sono circondati come gli atolli soliti da strette scogliere,

ma da moltissimi e piccoli atolli separati fra loro; altri piccoli

atolli sporgono dalle grandi lagune centrali.»

Nessuno aveva cercato poi, mentre tutti si occupavano degli atolli, di

spiegare la formazione delle scogliere madreporiche e dei banchi.

Il Darwin studiò diligentissimamente le formazioni madreporiche così

numerosamente sparse lungo la via tenuta dal _Beagle_, e cercò dopo

il suo ritorno tutti i possibili documenti intorno a quelle che egli

non aveva vedute, ma che altri aveva visitato e descritto; dall'esame

diligente e profondo fatto, venne nella conclusione che sostanzialmente

la causa principale di tutte le formazioni madreporiche, atolli,

scogliere, banchi, fosse un lento abbassamento del suolo per modo che,

mentre il suolo andava scendendo, i coralli si andassero elevando.

Questa sua teoria egli corredò di tante dimostrazioni e di tante prove

che quando nel 1842 pubblicò in proposito il suo volume intitolato

_Coral reefs_, avvenne un fatto veramente raro, questo cioè, che subito

i geologi accettarono la sua spiegazione la quale, salvo piccole e non

sostanziali modificazioni, corre anche oggi.

Questa, certo, è la cognizione nuova geologica, derivata dal viaggio

di Carlo Darwin, la più importante e capitale. Ma è tutt'altro che la

sola. Al Brasile, nei Pampas, sulle Cordigliere, dappertutto, il Darwin

fece osservazioni geologiche importanti e nuove, dappertutto lasciò una

traccia della sua grande abilità nello spiegare le cose osservate in

questo come in tutti gli altri rami delle scienze naturali.

Bisognerebbe riportare tutto quanto il volume del Darwin per fare un

po' di rassegna delle sue osservazioni in botanica e in zoologia.

Dalle conferve microscopiche dell'oceano Indiano ai giganti vegetali

delle foreste vergini del Brasile, dagli infusorii alle balene,

lungo la sua via egli osserva tutto, e da tutto trae argomento ad

osservazioni nuove, singolari, curiose, importanti e profonde.

Ma invero, ripeto, qui non è possibile una scelta; bisognerebbe

riportar tutto e io non so far altro che raccomandare ancora al lettore

la lettura di questo bellissimo libro.

Carlo Darwin · 第 16 / 40 题