Ripensando al suo viaggio e ai vantaggi e agli svantaggi, ai piaceri e
alle pene che può dare una circumnavigazione, Carlo Darwin parla nel
modo seguente:
«Se taluno mi chiedesse il mio parere, prima di imprendere un lungo
viaggio, la mia risposta dipenderebbe dal suo possedere un gusto deciso
per qualche ramo di sapere, che con questo mezzo potrebbe progredire.
Senza dubbio è una grande soddisfazione vedere vari paesi e le varie
razze umane, ma i piaceri che si hanno allora non bilanciano i mali.
Bisogna sperare dall'avvenire la messe per quanto lontana possa essere,
quando un po' di frutto abbia maturato, qualche bene si sia compiuto.
«Molte delle perdite che si debbono provare sono evidenti, come la
società di ogni vecchio amico, e la vista di quei luoghi ai quali si
rannodano le nostre più care rimembranze. Queste perdite, però, sono
in parte riparate dalla inesauribile delizia di anticipare il giorno
lungamente desiderato del ritorno. Se, come dicono i poeti, la vita
è un sogno, son certo che in un viaggio sono le visioni che servono
meglio a far passare la lunga notte. Altre privazioni, quantunque non
si sentano dapprima, pesano molto dopo un certo tempo; queste sono
la mancanza di spazio, di reclusione, di riposo; il senso divorante
di una continua fretta, la privazione d'ogni piccolo comodo, la
mancanza di società domestica, anche di musica e di altri piaceri
dell'immaginazione. Quando si è fatto menzione di queste inezie, è
evidente che i veri mali, tranne quelli cagionati da accidenti della
vita di mare, sono terminati. Il breve periodo di sessant'anni ha fatto
una meravigliosa differenza nell'agevolare una lunga navigazione. Anche
al tempo di Cook, un uomo che lasciava la sua casa per imprendere
cosiffatte spedizioni, andava incontro a privazioni talvolta durissime.
Oggi un YACHT, con ogni comodo della vita, può fare il giro del
mondo. Oltre i grandi miglioramenti nelle navi e nella natura, tutte
le spiaggie occidentali dell'America sono aperte, e l'Australia è
divenuta la capitale di un nascente continente. Quanto sono diverse le
circostanze di un uomo che naufraga oggi nel Pacifico da quello che
erano al tempo di Cook! Dal tempo del suo viaggio un emisfero è stato
aggiunto al mondo civile.
«Se una persona soffre molto del mal di mare, questo è un inconveniente
che deve essere molto considerato. Parlo per esperienza: non è un
male di poco rilievo da curarsi in una settimana. Se, d'altra parte,
egli trova piacere nella tattica navale, certamente allora otterrà
piena soddisfazione pel suo gusto. Ma bisogna tener bene a mente la
grande proporzione di tempo che, durante un lungo viaggio, si passa
sull'acqua, in paragone dei giorni che si passano in porto. E che cosa
sono le vantate meraviglie di uno sterminato oceano? Una monotona
distesa, un deserto d'acqua, come lo chiamano gli Arabi. Senza dubbio
vi sono spettacoli deliziosi. Una notte di luna, col cielo sereno ed
il mare scintillante; e le bianche vele gonfie dalla dolce brezza di
un vento regolare; una calma perfetta, colla gonfia superficie, liscia
come uno specchio, e tutto silenzioso tranne talora lo sbattere delle
vele contro gli alberi. Per una volta è bello vedere una burrasca
mentre irrompe colla sua furia sempre crescente, o un forte vento
che fa alzare come monti le onde. Confesso, tuttavia, che la mia
immaginazione si era figurato qualche cosa di più maestoso, di più
terribile in una grande burrasca. È uno spettacolo infinitamente più
bello quando è veduto sulla terra, ove l'ondeggiare degli alberi,
il volo spaventato degli uccelli, le cupe ombre, i lampi repentini,
l'irrompere dei torrenti, tutto narra la lotta degli elementi
scatenati. In mare l'albatrosso e la piccola procellaria volano come
se la tempesta fosse il loro proprio elemento, l'acqua si solleva e si
abbassa come se compisse il suo consueto compito, solo la nave e i
suoi abitanti sembrano lo scopo di tutta quella furia. Sopra una costa
battuta dal tempo e desolata, lo spettacolo è invero differente, ma i
sentimenti che si provano partecipano piuttosto dell'orrore che non di
un selvaggio piacere.
«Vediamo ora la parte bella del tempo trascorso. Il piacere derivato
dal vedere il paesaggio e l'aspetto generale dei varii paesi da
noi visitati è stato invero la sorgente più grande e costante di
sodisfazione. È probabile che la bellezza pittoresca di molte parti
d'Europa superi ogni cosa da noi veduta. Ma vi è sempre un piacere
maggiore nel comparare il carattere del paesaggio delle varie regioni,
piacere che, fino ad un certo punto, è distinto da quello di ammirarne
solo la bellezza. Dipende principalmente dal conoscere le singole
parti di un dato panorama; sono fortemente indotto a credere che, come
nella musica, la persona la quale comprenderà ogni nota se è dotata di
un certo gusto, sentirà maggior piacere nel complesso, così colui il
quale esamina ogni parte di un bel panorama, può parimente comprenderne
l'effetto pieno e complesso. Quindi, un viaggiatore dovrebbe essere
botanico, perchè in tutti i paesaggi le piante formano l'abbellimento
principale. I massi ammucchiati di roccie nude anche se sono nelle
forme più selvaggie, possono per un certo tempo porgere uno spettacolo
sublime, ma in breve diverrà monotono; dipingetele di colori svariati
e brillanti, come nel Chilì settentrionale, diverranno fantastiche;
rivestitele di vegetazione, formeranno un quadro passabile se non
bello.
«Quando ho detto che il paesaggio di certe parti d'Europa è forse
superiore a qualunque cosa che abbiamo veduto, faccio una eccezione,
come di una classe a parte, di quello delle zone intertropicali. Le
due classi non possono essere paragonate assieme; ma mi sono di già
spesso dilungato intorno alla grandiosità di quelle regioni. Siccome
la forza delle impressioni dipende generalmente da idee preconcette,
posso aggiungere che le mie erano prese dalle brillanti descrizioni di
Humboldt nella _Personal Narrative_, che supera qualunque altra cosa
che io abbia letto. Tuttavia, con queste altissime idee, il sentimento
da me provato non ebbe neppure una tinta di disinganno quando sbarcai
per la prima e per l'ultima volta al Brasile.
«Fra le scene che si sono più fortemente impresse nella mia mente,
nessuna supera in grandezza le foreste primitive, non ancora tocche
dalla mano dell'uomo; tanto quelle del Brasile, ove predominano le
forze vitali, come quella della Terra del Fuoco, ove prevalgono la
morte e la distruzione.
«Entrambe sono templi pieni degli svariati prodotti del Dio della
natura; nessuno può trovarsi senza emozione in quelle solitudini, e
non sentire che nell'uomo vi è qualche cosa di più che non il solo
soffio del suo corpo. Richiamando alla mente le immagini del passato,
trovo che le pianure della Patagonia spesso mi ripassano sotto gli
occhi, eppure quelle pianure son dette da tutti desolate ed inutili.
Non si possono descrivere che con caratteri negativi, senza abitazioni,
senza acqua, senz'alberi, senza monti, allevano solo alcune piante
nane. Perchè, dunque, e questo fatto non è speciale a me solo, quelle
aride pianure si sono impresse con tanta forza nella mia mente?
Perchè i verdi, fertili, e ancor più piani Pampas, utili all'uomo,
non hanno prodotto una simile impressione? Non posso guari analizzare
questi sentimenti; ma debbono derivare in parte dal libero volo
dall'immaginazione. Le pianure della Patagonia sono sterminate, perchè
non sono guari valicabili, e quindi sono ignote; portano l'impronta
d'avere durato, nel loro stato attuale, per lunghi secoli, e non sembra
esservi alcun limite nel durare pel futuro. Se, come supponevano gli
antichi, la terra piana fosse circondata da un'invalicabile distesa
d'acqua, o da deserti scaldati all'eccesso, chi non guarderebbe quegli
ultimi limiti dalle cognizioni umane con sensi profondi e mal definiti?
«Infine, fra i paesaggi naturali, quelli veduti dalle alte montagne,
sebbene certamente non belli in un senso, sono molto memorabili. Quando
guardavamo giù dall'altissima cresta delle Cordigliere, la mente,
non disturbata da minuti particolari, era compresa dalle stupende
dimensioni dei massi circostanti.
«Fra gli oggetti individuali, nulla forse sveglia più certamente la
meraviglia del primo vedere un barbaro nel suo tugurio nativo, l'uomo
nel suo stato più abbietto e più selvaggio. La mente ritorna indietro
allora ai secoli passati, e si domanda se i nostri progenitori fossero
uomini come quelli; uomini, di cui i moti e l'espressione sono per noi
meno intelligibili di quelli degli animali domestici; uomini che non
hanno gli istinti di quegli animali, e non sembrano vantare la ragione
dell'uomo, o almeno le arti che derivano da questa ragione. Non credo
che sia possibile descrivere o dipingere la differenza che passa fra un
uomo selvaggio ed un uomo incivilito. È la differenza che esiste fra
un animale domestico ed uno selvaggio; e una parte dell'interesse che
si prova guardando un selvaggio è lo stesso che spingerebbe taluno a
desiderare di vedere il leone nel suo deserto, la tigre mentre dilania
la preda nella giungla, o il rinoceronte mentre si aggira pei piani
selvaggi dell'Africa.
«Fra gli altri più notevoli spettacoli che abbiamo veduto, si può
citare la Croce del Sud, la nube di Magellano, ed altre costellazioni
dell'emisfero meridionale; le trombe marine; il ghiacciaio che porta
la sua corrente azzurra di ghiaccio fino al mare cui sovrasta come uno
scosceso precipizio; un'isola dalla laguna che sorge per opera degli
animali del corallo; un vulcano attivo, e gli effetti disastrosi di
un terribile terremoto. Quest'ultimo fenomeno, forse, aveva per me
un interesse speciale per la sua intima connessione colla struttura
geologica del mondo. Tuttavia il terremoto deve essere per ognuno
un avvertimento che fa impressione; la terra, che fino dalla nostra
infanzia abbiamo considerata come tipo di solidità, ha oscillato come
una crosta sottile sotto i nostri piedi; e vedendo le opere fatte
dall'uomo rovesciate in un istante, abbiamo sentito la piccolezza della
sua tanto vantata potenza.
«È stato detto che l'amore della caccia è una gioia inerente all'uomo,
un avanzo di una passione istintiva. Se ciò è vero, son certo che il
piacere di vivere all'aria aperta, col cielo per tetto e il terreno per
mensa, è parte dello stesso sentimento, è il selvaggio che ritorna ai
suoi usi nativi e barbari. Io torno sempre con somma gioia colla mente
alle nostre escursioni in barca, ed ai miei viaggi per terra in regioni
non frequentate, che nessun paesaggio in paese civile avrebbe potuto
destare. Non dubito che ogni viaggiatore debba ricordarsi il senso di
piena felicità da esso provato, quando per la prima volta si è trovato
in un paese forestiero, ove l'uomo incivilito ha di rado o non mai
posato il piede.
«Vi sono parecchie altre sorgenti di piacere in un lungo viaggio che
sono di una natura più ragionevole. La carta del mondo cessa di essere
ignota; diviene un quadro pieno di figure svariatissime ed animate.
Ogni parte assume proprie dimensioni, i continenti non si considerano
collo stesso occhio come le isole, o le isole non si guardano come
macchiette, mentre in verità sono più grandi di molti regni d'Europa.
L'Africa e l'America del nord e del sud sono nomi ben sonanti, e
facilmente pronunziati, ma, solo quando si viaggiò lungo piccole
porzioni delle loro spiaggie, si è interamente convinti del grande
spazio che occupano questi nomi nel nostro immenso mondo.
«Considerando lo stato attuale è impossibile non prevedere con grandi
aspettazioni il futuro progresso di quasi tutto l'emisfero. La via del
miglioramento, in conseguenza dell'introduzione del Cristianesimo in
tutto il mare del sud, starà da sola nelle memorie della storia. È cosa
ancor più notevole pensare che solo sessant'anni fa, Cook, cui nessuno
negherà il retto giudizio delle cose, non poteva prevedere nessuna
speranza di mutamento. Tuttavia questi mutamenti sono stati compiti
dallo spirito di filantropia della nazione inglese.
«Nella stessa parte del globo l'Australia sorge, o meglio si può dire è
sorta, in un grande centro d'incivilimento, che, in qualche remotissimo
periodo, dominerà come regina l'emisfero meridionale. È impossibile ad
un inglese di vedere quelle lontane colonie senza provare un senso di
sommo orgoglio e di grande sodisfazione. La bandiera inglese sembra
portar seco, come certa conseguenza, la ricchezza, la prosperità e
l'incivilimento.
«In conclusione mi sembra che nulla può essere più utile ad un giovine
naturalista di un viaggio in paesi lontani. Esso rende più acuto e
mitiga in parte quel bisogno e quel desiderio, che, come osserva sir
J. Herschel, sente un uomo, quantunque ogni bisogno del suo corpo sia
pienamente sodisfatto. L'eccitamento per la novità degli oggetti e la
probabilità di riuscita, lo stimolarono ad una crescente attività.
Inoltre, siccome un numero di fatti isolati perde in breve il suo
interesse, l'abito di far comparazioni conduce a generalizzare. D'altra
parte, siccome il viaggiatore rimane solo un breve tempo in ogni luogo,
le sue descrizioni debbono essere in generale semplici abbozzi, invece
di essere osservazioni particolareggiate. Quindi ne viene, come ho
provato a mie spese, una costante tendenza a riempire i larghi vani del
sapere, con ipotesi trascurate e superficiali.
«Ma io ho provato un piacere troppo profondo in questo viaggio, per
raccomandare a qualunque naturalista, sebbene non debba aspettarsi di
essere tanto fortunato nei suoi compagni come lo sono stato io, di
approfittare di ogni occasione ed imprendere viaggi se è possibile per
terra, se non con una lunga navigazione. Può esser certo che incontrerà
difficoltà o pericoli, tranne qualche caso raro, non tanto cattivi
quanto se lo era immaginato. Da un punto di vista morale l'effetto sarà
quello di insegnargli una gioconda pazienza, lo libererà dall'egoismo,
gli darà l'abito di operare de sè, e fare il meglio possibile in ogni
circostanza. In breve, deve partecipare delle qualità caratteristiche
della maggior parte dei naviganti. Il viaggiare gli insegnerà la
diffidenza, ma nello stesso tempo gli dimostrerà, quante persone
veramente di cuore vi sono, colle quali egli non ebbe mai, o non avrà
mai più comunicazione, le quali tuttavia sono pronte a prestargli il
più disinteressato aiuto.»