VI

Ripensando al suo viaggio e ai vantaggi e agli svantaggi, ai piaceri e

alle pene che può dare una circumnavigazione, Carlo Darwin parla nel

modo seguente:

«Se taluno mi chiedesse il mio parere, prima di imprendere un lungo

viaggio, la mia risposta dipenderebbe dal suo possedere un gusto deciso

per qualche ramo di sapere, che con questo mezzo potrebbe progredire.

Senza dubbio è una grande soddisfazione vedere vari paesi e le varie

razze umane, ma i piaceri che si hanno allora non bilanciano i mali.

Bisogna sperare dall'avvenire la messe per quanto lontana possa essere,

quando un po' di frutto abbia maturato, qualche bene si sia compiuto.

«Molte delle perdite che si debbono provare sono evidenti, come la

società di ogni vecchio amico, e la vista di quei luoghi ai quali si

rannodano le nostre più care rimembranze. Queste perdite, però, sono

in parte riparate dalla inesauribile delizia di anticipare il giorno

lungamente desiderato del ritorno. Se, come dicono i poeti, la vita

è un sogno, son certo che in un viaggio sono le visioni che servono

meglio a far passare la lunga notte. Altre privazioni, quantunque non

si sentano dapprima, pesano molto dopo un certo tempo; queste sono

la mancanza di spazio, di reclusione, di riposo; il senso divorante

di una continua fretta, la privazione d'ogni piccolo comodo, la

mancanza di società domestica, anche di musica e di altri piaceri

dell'immaginazione. Quando si è fatto menzione di queste inezie, è

evidente che i veri mali, tranne quelli cagionati da accidenti della

vita di mare, sono terminati. Il breve periodo di sessant'anni ha fatto

una meravigliosa differenza nell'agevolare una lunga navigazione. Anche

al tempo di Cook, un uomo che lasciava la sua casa per imprendere

cosiffatte spedizioni, andava incontro a privazioni talvolta durissime.

Oggi un YACHT, con ogni comodo della vita, può fare il giro del

mondo. Oltre i grandi miglioramenti nelle navi e nella natura, tutte

le spiaggie occidentali dell'America sono aperte, e l'Australia è

divenuta la capitale di un nascente continente. Quanto sono diverse le

circostanze di un uomo che naufraga oggi nel Pacifico da quello che

erano al tempo di Cook! Dal tempo del suo viaggio un emisfero è stato

aggiunto al mondo civile.

«Se una persona soffre molto del mal di mare, questo è un inconveniente

che deve essere molto considerato. Parlo per esperienza: non è un

male di poco rilievo da curarsi in una settimana. Se, d'altra parte,

egli trova piacere nella tattica navale, certamente allora otterrà

piena soddisfazione pel suo gusto. Ma bisogna tener bene a mente la

grande proporzione di tempo che, durante un lungo viaggio, si passa

sull'acqua, in paragone dei giorni che si passano in porto. E che cosa

sono le vantate meraviglie di uno sterminato oceano? Una monotona

distesa, un deserto d'acqua, come lo chiamano gli Arabi. Senza dubbio

vi sono spettacoli deliziosi. Una notte di luna, col cielo sereno ed

il mare scintillante; e le bianche vele gonfie dalla dolce brezza di

un vento regolare; una calma perfetta, colla gonfia superficie, liscia

come uno specchio, e tutto silenzioso tranne talora lo sbattere delle

vele contro gli alberi. Per una volta è bello vedere una burrasca

mentre irrompe colla sua furia sempre crescente, o un forte vento

che fa alzare come monti le onde. Confesso, tuttavia, che la mia

immaginazione si era figurato qualche cosa di più maestoso, di più

terribile in una grande burrasca. È uno spettacolo infinitamente più

bello quando è veduto sulla terra, ove l'ondeggiare degli alberi,

il volo spaventato degli uccelli, le cupe ombre, i lampi repentini,

l'irrompere dei torrenti, tutto narra la lotta degli elementi

scatenati. In mare l'albatrosso e la piccola procellaria volano come

se la tempesta fosse il loro proprio elemento, l'acqua si solleva e si

abbassa come se compisse il suo consueto compito, solo la nave e i

suoi abitanti sembrano lo scopo di tutta quella furia. Sopra una costa

battuta dal tempo e desolata, lo spettacolo è invero differente, ma i

sentimenti che si provano partecipano piuttosto dell'orrore che non di

un selvaggio piacere.

«Vediamo ora la parte bella del tempo trascorso. Il piacere derivato

dal vedere il paesaggio e l'aspetto generale dei varii paesi da

noi visitati è stato invero la sorgente più grande e costante di

sodisfazione. È probabile che la bellezza pittoresca di molte parti

d'Europa superi ogni cosa da noi veduta. Ma vi è sempre un piacere

maggiore nel comparare il carattere del paesaggio delle varie regioni,

piacere che, fino ad un certo punto, è distinto da quello di ammirarne

solo la bellezza. Dipende principalmente dal conoscere le singole

parti di un dato panorama; sono fortemente indotto a credere che, come

nella musica, la persona la quale comprenderà ogni nota se è dotata di

un certo gusto, sentirà maggior piacere nel complesso, così colui il

quale esamina ogni parte di un bel panorama, può parimente comprenderne

l'effetto pieno e complesso. Quindi, un viaggiatore dovrebbe essere

botanico, perchè in tutti i paesaggi le piante formano l'abbellimento

principale. I massi ammucchiati di roccie nude anche se sono nelle

forme più selvaggie, possono per un certo tempo porgere uno spettacolo

sublime, ma in breve diverrà monotono; dipingetele di colori svariati

e brillanti, come nel Chilì settentrionale, diverranno fantastiche;

rivestitele di vegetazione, formeranno un quadro passabile se non

bello.

«Quando ho detto che il paesaggio di certe parti d'Europa è forse

superiore a qualunque cosa che abbiamo veduto, faccio una eccezione,

come di una classe a parte, di quello delle zone intertropicali. Le

due classi non possono essere paragonate assieme; ma mi sono di già

spesso dilungato intorno alla grandiosità di quelle regioni. Siccome

la forza delle impressioni dipende generalmente da idee preconcette,

posso aggiungere che le mie erano prese dalle brillanti descrizioni di

Humboldt nella _Personal Narrative_, che supera qualunque altra cosa

che io abbia letto. Tuttavia, con queste altissime idee, il sentimento

da me provato non ebbe neppure una tinta di disinganno quando sbarcai

per la prima e per l'ultima volta al Brasile.

«Fra le scene che si sono più fortemente impresse nella mia mente,

nessuna supera in grandezza le foreste primitive, non ancora tocche

dalla mano dell'uomo; tanto quelle del Brasile, ove predominano le

forze vitali, come quella della Terra del Fuoco, ove prevalgono la

morte e la distruzione.

«Entrambe sono templi pieni degli svariati prodotti del Dio della

natura; nessuno può trovarsi senza emozione in quelle solitudini, e

non sentire che nell'uomo vi è qualche cosa di più che non il solo

soffio del suo corpo. Richiamando alla mente le immagini del passato,

trovo che le pianure della Patagonia spesso mi ripassano sotto gli

occhi, eppure quelle pianure son dette da tutti desolate ed inutili.

Non si possono descrivere che con caratteri negativi, senza abitazioni,

senza acqua, senz'alberi, senza monti, allevano solo alcune piante

nane. Perchè, dunque, e questo fatto non è speciale a me solo, quelle

aride pianure si sono impresse con tanta forza nella mia mente?

Perchè i verdi, fertili, e ancor più piani Pampas, utili all'uomo,

non hanno prodotto una simile impressione? Non posso guari analizzare

questi sentimenti; ma debbono derivare in parte dal libero volo

dall'immaginazione. Le pianure della Patagonia sono sterminate, perchè

non sono guari valicabili, e quindi sono ignote; portano l'impronta

d'avere durato, nel loro stato attuale, per lunghi secoli, e non sembra

esservi alcun limite nel durare pel futuro. Se, come supponevano gli

antichi, la terra piana fosse circondata da un'invalicabile distesa

d'acqua, o da deserti scaldati all'eccesso, chi non guarderebbe quegli

ultimi limiti dalle cognizioni umane con sensi profondi e mal definiti?

«Infine, fra i paesaggi naturali, quelli veduti dalle alte montagne,

sebbene certamente non belli in un senso, sono molto memorabili. Quando

guardavamo giù dall'altissima cresta delle Cordigliere, la mente,

non disturbata da minuti particolari, era compresa dalle stupende

dimensioni dei massi circostanti.

«Fra gli oggetti individuali, nulla forse sveglia più certamente la

meraviglia del primo vedere un barbaro nel suo tugurio nativo, l'uomo

nel suo stato più abbietto e più selvaggio. La mente ritorna indietro

allora ai secoli passati, e si domanda se i nostri progenitori fossero

uomini come quelli; uomini, di cui i moti e l'espressione sono per noi

meno intelligibili di quelli degli animali domestici; uomini che non

hanno gli istinti di quegli animali, e non sembrano vantare la ragione

dell'uomo, o almeno le arti che derivano da questa ragione. Non credo

che sia possibile descrivere o dipingere la differenza che passa fra un

uomo selvaggio ed un uomo incivilito. È la differenza che esiste fra

un animale domestico ed uno selvaggio; e una parte dell'interesse che

si prova guardando un selvaggio è lo stesso che spingerebbe taluno a

desiderare di vedere il leone nel suo deserto, la tigre mentre dilania

la preda nella giungla, o il rinoceronte mentre si aggira pei piani

selvaggi dell'Africa.

«Fra gli altri più notevoli spettacoli che abbiamo veduto, si può

citare la Croce del Sud, la nube di Magellano, ed altre costellazioni

dell'emisfero meridionale; le trombe marine; il ghiacciaio che porta

la sua corrente azzurra di ghiaccio fino al mare cui sovrasta come uno

scosceso precipizio; un'isola dalla laguna che sorge per opera degli

animali del corallo; un vulcano attivo, e gli effetti disastrosi di

un terribile terremoto. Quest'ultimo fenomeno, forse, aveva per me

un interesse speciale per la sua intima connessione colla struttura

geologica del mondo. Tuttavia il terremoto deve essere per ognuno

un avvertimento che fa impressione; la terra, che fino dalla nostra

infanzia abbiamo considerata come tipo di solidità, ha oscillato come

una crosta sottile sotto i nostri piedi; e vedendo le opere fatte

dall'uomo rovesciate in un istante, abbiamo sentito la piccolezza della

sua tanto vantata potenza.

«È stato detto che l'amore della caccia è una gioia inerente all'uomo,

un avanzo di una passione istintiva. Se ciò è vero, son certo che il

piacere di vivere all'aria aperta, col cielo per tetto e il terreno per

mensa, è parte dello stesso sentimento, è il selvaggio che ritorna ai

suoi usi nativi e barbari. Io torno sempre con somma gioia colla mente

alle nostre escursioni in barca, ed ai miei viaggi per terra in regioni

non frequentate, che nessun paesaggio in paese civile avrebbe potuto

destare. Non dubito che ogni viaggiatore debba ricordarsi il senso di

piena felicità da esso provato, quando per la prima volta si è trovato

in un paese forestiero, ove l'uomo incivilito ha di rado o non mai

posato il piede.

«Vi sono parecchie altre sorgenti di piacere in un lungo viaggio che

sono di una natura più ragionevole. La carta del mondo cessa di essere

ignota; diviene un quadro pieno di figure svariatissime ed animate.

Ogni parte assume proprie dimensioni, i continenti non si considerano

collo stesso occhio come le isole, o le isole non si guardano come

macchiette, mentre in verità sono più grandi di molti regni d'Europa.

L'Africa e l'America del nord e del sud sono nomi ben sonanti, e

facilmente pronunziati, ma, solo quando si viaggiò lungo piccole

porzioni delle loro spiaggie, si è interamente convinti del grande

spazio che occupano questi nomi nel nostro immenso mondo.

«Considerando lo stato attuale è impossibile non prevedere con grandi

aspettazioni il futuro progresso di quasi tutto l'emisfero. La via del

miglioramento, in conseguenza dell'introduzione del Cristianesimo in

tutto il mare del sud, starà da sola nelle memorie della storia. È cosa

ancor più notevole pensare che solo sessant'anni fa, Cook, cui nessuno

negherà il retto giudizio delle cose, non poteva prevedere nessuna

speranza di mutamento. Tuttavia questi mutamenti sono stati compiti

dallo spirito di filantropia della nazione inglese.

«Nella stessa parte del globo l'Australia sorge, o meglio si può dire è

sorta, in un grande centro d'incivilimento, che, in qualche remotissimo

periodo, dominerà come regina l'emisfero meridionale. È impossibile ad

un inglese di vedere quelle lontane colonie senza provare un senso di

sommo orgoglio e di grande sodisfazione. La bandiera inglese sembra

portar seco, come certa conseguenza, la ricchezza, la prosperità e

l'incivilimento.

«In conclusione mi sembra che nulla può essere più utile ad un giovine

naturalista di un viaggio in paesi lontani. Esso rende più acuto e

mitiga in parte quel bisogno e quel desiderio, che, come osserva sir

J. Herschel, sente un uomo, quantunque ogni bisogno del suo corpo sia

pienamente sodisfatto. L'eccitamento per la novità degli oggetti e la

probabilità di riuscita, lo stimolarono ad una crescente attività.

Inoltre, siccome un numero di fatti isolati perde in breve il suo

interesse, l'abito di far comparazioni conduce a generalizzare. D'altra

parte, siccome il viaggiatore rimane solo un breve tempo in ogni luogo,

le sue descrizioni debbono essere in generale semplici abbozzi, invece

di essere osservazioni particolareggiate. Quindi ne viene, come ho

provato a mie spese, una costante tendenza a riempire i larghi vani del

sapere, con ipotesi trascurate e superficiali.

«Ma io ho provato un piacere troppo profondo in questo viaggio, per

raccomandare a qualunque naturalista, sebbene non debba aspettarsi di

essere tanto fortunato nei suoi compagni come lo sono stato io, di

approfittare di ogni occasione ed imprendere viaggi se è possibile per

terra, se non con una lunga navigazione. Può esser certo che incontrerà

difficoltà o pericoli, tranne qualche caso raro, non tanto cattivi

quanto se lo era immaginato. Da un punto di vista morale l'effetto sarà

quello di insegnargli una gioconda pazienza, lo libererà dall'egoismo,

gli darà l'abito di operare de sè, e fare il meglio possibile in ogni

circostanza. In breve, deve partecipare delle qualità caratteristiche

della maggior parte dei naviganti. Il viaggiare gli insegnerà la

diffidenza, ma nello stesso tempo gli dimostrerà, quante persone

veramente di cuore vi sono, colle quali egli non ebbe mai, o non avrà

mai più comunicazione, le quali tuttavia sono pronte a prestargli il

più disinteressato aiuto.»

Carlo Darwin · 第 15 / 40 题