Quella gente sa contentarsi. A Castro

«A notte cominciò a piovere dirottamente, ciò che bastò appena ad

allontanare dalle nostre tende la folla dei curiosi. Una famiglia

indiana, che era venuta per trafficare in una barca da Caylen,

bivaccava accanto a noi. Non avevano nulla che li riparasse dalla

pioggia. Al mattino domandai ad un giovane indiano, bagnato fino alle

ossa, come avesse passata la notte. Pareva di buonissimo umore e

rispose:--_Muy bien, señor._--

Il giorno 20 febbraio 1835, a Valdivia, mentre il Darwin s'era sdraiato

nella foresta sulla spiaggia del mare per riposarsi, sentì una scossa,

per cui balzato in piedi provò l'effetto del mal di mare in un grado

leggero, come quando il bastimento non fa che dondolarsi. Era un

terremoto che il Darwin descrive in alcune pagine che sono fra le più

dotte e belle del suo dottissimo e bellissimo libro.

Il Chilì è terra classica pei terremoti, e in tutti i libri di geologia

si citano gli effetti prodotti in quella contrada dal terremoto

del 1822. Questi effetti ebbe campo ad esplorare il Darwin nelle

sue ricerche geologiche, che lo spinsero ad attraversare le Ande

partendo da Santiago e scendendo da Mendoza, pel passo del Patille

all'andata e per quello Acomagne o Uspallate al ritorno. Egli spese

ventiquattro giorni in quelle gite e dice che non aveva mai provato

tanta soddisfazione in tale spazio di tempo. Si può soggiungere

che difficilmente il lettore può ricavare da una lettura tanto

ammaestramento quanto è quello che si ricava dalle poche pagine in cui

egli descrive la sua gita.

Nelle numerose e lunghe sue escursioni al Chilì il Darwin si occupò

pure delle miniere, anche dal punto di vista applicato. Egli parla così

di quei minatori:

«I minatori chiliani sono pei loro costumi una singolare razza di

uomini. Vivendo per alcune settimane nei luoghi più deserti, quando i

giorni di festa scendono nei villaggi, non v'ha eccesso o stravaganza

cui non si abbandonino. Talora guadagnano una grossa somma, ed allora,

come fanno i marinai del loro danaro, essi cercano il mezzo più spiccio

per poterla scialacquare. Bevono all'eccesso, comprano un numero

sterminato di vestiti, ed in pochi giorni tornano senza un soldo nei

loro miserabili tugurii, per lavorare peggio di animali da soma. Questa

spensieratezza, come quella dei marinai, è evidentemente l'effetto di

un consimile tenore di vita. Il loro cibo giornaliero è assicurato, e

non acquistano nessuna abitudine di risparmio; inoltre, la tentazione e

le occasioni per cedere sono nello stesso tempo in loro potere.»

Ciò disgraziatamente non segue solo al Chilì. Come non segue solo al

Chilì che una società di miniere che potrebbe fare buoni guadagni vada

in rovina per mala amministrazione.

Il Darwin parla di società inglesi di miniere al Chilì e dice che

malgrado i grandi vantaggi, come è ben noto, finiscono per perdere

somme immense di danaro. La prodigalità del maggior numero dei

commissarii e degli azionisti va fino alla pazzia, in certi casi si

sborsano venticinquemila franchi all'anno per pagare le autorità

chiliane; biblioteche di libri di geologia ben rilegati, minatori fatti

venire per metalli particolari, come lo stagno, che non si trova nel

Chilì, contratti per fornire di latte i minatori, in luoghi ove non

si trovano vacche; macchine ove non è possibile adoperarle, e cento

simili disposizioni che dimostrano grande assurdità e che fino ad oggi

sono argomento di risa agli indigeni. Tuttavia non v'ha dubbio, che

lo stesso capitale bene adoperato in quelle miniere avrebbe dato un

immenso profitto; un amministratore di fiducia, un minatore pratico ed

un saggiatore è tutto quello che ci sarebbe voluto.

Egli trovò là un minatore inglese del Cornovaglia, sopraintendente

di una miniera presso Quillota, il quale aveva sposato una spagnuola

e aveva rinunziato al pensiero di ritornare in patria, pur sempre

conservando una carissima rimembranza e una grande ammirazione per le

miniere della Inghilterra.

Quel soprintendente di miniere fece al Darwin la seguente domanda:

«Ora che è morto Giorgio Rex, quanti membri della famiglia Rex

rimangono ancora?»

Il Darwin dice che questo Rex per certo deve essere parente del grande

autore FINIS, che scrisse tanti libri.

Al Perù, che si direbbe un paese condannato all'anarchia permanente,

le cose non andavano meglio di oggi quando il _Beagle_ approdò ad

Iquique e quindi al Callao. Perciò, tranne una diligente visita alle

cave di nitrato di soda di Iquique, il Darwin non potè dar guari

opera a ricerche di storia naturale. Egli fa invece assennatissime

considerazioni intorno alle febbri di quel paese e alle cause in

generale delle malattie prodotte dalla malaria, e riferisce certe sue

importantissime osservazioni intorno alle tracce che si riscontrano là

delle dimore e della vita degli abitatori antichi e antichissimi di

quella contrada, chissà quanti secoli prima che l'uomo incivilito vi

ponesse il piede.

V

Il conte Camillo di Cavour stette ascoltando con molta attenzione un

progetto che gli veniva esponendo un signore di piccola statura, di

giuste forme, del sembiante quanto mai simpatico e intelligente, pel

quale il grande ministro mostrava molto riguardo. Questo signore era il

conte Giuseppe Canevaro.

Le isole Galapagos costituiscono nell'Oceano Pacifico un arcipelago

sulla linea equatoriale, a cinquecento o seicento miglia di distanza

dalla spiaggia americana della repubblica dell'Equatore. Presentano un

singolarissimo aspetto anche all'occhio di chi non abbia l'abito di

osservare e discernere le varie foggie e la varia natura dei rilievi

della superficie terrestre; sono di origine vulcanica e si contano un

duemila crateri che in periodi remotissimi della vita del nostro globo

sono stati in eruzione. Strane piante vestono quelle isole che nelle

parti più elevate hanno una vegetazione abbastanza rigogliosa, e le

popolano i più strani animali. L'uomo non vi pose mai ferma dimora.

Vi approdarono di tratto in tratto filibustieri e balenieri, vi si

allogarono un due o trecento banditi della repubblica dell'Equatore.

Il conte Canevaro voleva fondare là una colonia italiana.

Centocinquanta famiglie genovesi ne avrebbero costituito il primo

nucleo. Egli aveva già divisato il modo della distribuzione di quelle

famiglie e i varii compiti da assegnarsi a caduno dei loro componenti.

Dai segni frequenti di viva approvazione che di tratto in tratto era

venuto dando il conte Cavour, che non ne aveva mai interrotto il

discorso, dal vivissimo sguardo con cui cercava di leggergli negli

occhi, dal frequente animarsi della sua fisonomia tanto intelligente

ed espressiva, il conte Canevaro si aspettava che il ministro avrebbe

accolto con passione il suo progetto. La sua meraviglia fu quindi

estrema quando, finito il suo parlare, si sentì rispondere:--Non ne

faremo nulla.

Il ministro ammirò il progetto del Canevaro e se ne commosse e non fu

avaro di parole ad esprimere la sua ammirazione; ma gli spiegò pure

che una colonia di quella fatta aveva bisogno di essere sostenuta e

all'uopo protetta con tutta l'efficacia da un governo abbastanza forte

per non indietreggiare in faccia a nissuna evenienza, e che egli non si

sentiva di impegnarsi in una tale impresa.

Oggi con Assab ci andiamo più alla svelta.

Dal Perù il _Beagle_ fece vela verso le isole dell'arcipelago

Galapagos, dove approdò il 15 settembre e rimase fino al 20 ottobre

dell'anno 1835, navigando poi per tremila e dugento miglia per arrivare

a Tahiti di cui fu in vista il giorno 15 di novembre.

Dice il Darwin di Tahiti che essa è un'isola che deve rimaner per

sempre classica pel viaggiatore del mare meridionale; ne descrive le

bellezze e le particolarità più notevoli e dice:

«Quello che mi piacque maggiormente furono gli abitanti. La dolcezza

dell'espressione delle loro fisonomie bandisce ad un tratto l'idea di

un selvaggio; e l'intelligenza che vi brilla mostra che progrediscono

in civiltà. I popolani quando lavorano tengono la parte superiore

del corpo al tutto nuda, ed è allora che i tahitiani fanno più

bella figura. Sono molto alti, colle spalle larghe, atletici, e

bene proporzionati. È stato osservato, che basta un po' d'abitudine

per rendere all'occhio di un europeo una pelle nera più piacevole e

più naturale che non il suo proprio colore. Un bianco che si bagna

accanto ad un tahitiano, somiglia ad una pianta imbiancata dall'arte

del giardiniere comparata con un bell'albero verde oscuro che cresce

vigoroso in mezzo ai campi. La maggior parte degli uomini sono ornati

di tatuaggi, e questi ornamenti seguono le curve del corpo tanto

graziosamente, che producono un effetto elegantissimo. Un disegno

comune, che varia solo nei particolari, è alcunchè simile al capitello

di una palma. Esce fuori dalla linea centrale del dorso, e gira con

grazia intorno ai lati. La similitudine può parere fantastica, ma io

pensai che il corpo di un uomo cosifattamente adorno fosse simile al

tronco di un albero maestoso, stretto da una delicatissima rampicante.

«Molte fra le persone attempate hanno i piedi coperti di figurine,

messe per modo da sembrare uno zoccolo. Tuttavia, questa moda è in

parte scomparsa ed altre le si sono sostituite. Qui, sebbene la moda

sia tutt'altro che immutevole, ognuno è tenuto a seguire quella che

prevaleva nella sua gioventù. In tal modo un vecchio ha la sua età

stampata sul corpo, e non può atteggiarsi a giovanotto. Anche le donne

hanno tatuaggi come gli uomini, e comunissimamente li hanno sulle dita.

Una moda è ora quasi universale che non istà guari bene, cioè quella

di radersi i capelli della parte superiore del capo, circolarmente,

tanto da lasciare solo un anello esterno. I missionarii hanno cercato

di persuadere la popolazione a mutare questo costume; ma è la moda, e

questa risposta vale tanto a Tahiti quanto a Parigi.

«L'aspetto delle donne produsse in me un vero disinganno; per ogni

rispetto sono molto inferiori agli uomini. L'uso di portare un fiore

bianco o scarlatto sul di dietro del capo, o attraverso ad un forellino

dell'orecchio, è molto grazioso. Portano pure una corona di foglie di

cocco intrecciate per fare ombra agli occhi. Le donne sembrano aver

maggior bisogno degli uomini di qualche moda che vada loro bene.

«Quasi tutti gli indigeni capiscono un po' l'inglese; cioè, sanno il

nome delle cose comuni, e con questo e con l'aiuto di qualche segno si

può fare con essi una scarsa conversazione. Tornati a sera alla barca,

ci fermammo per osservare una scena graziosissima. Un gran numero di

bambini si trastullavano sulla spiaggia, ed avevano acceso fuochi

che illuminavano il placido mare e gli alberi circostanti; altri in

cerchio cantavano versi tahitiani. Ci sedemmo anche noi sulla sabbia,

e ci unimmo alla brigatella. Le canzoni erano improvvisate, ed avevano

rapporto, credo, col nostro arrivo: una fanciullina cantava un verso,

che il resto ripeteva in parte, formando così un coro molto piacevole.

Tutta la scena ci dimostrava con evidenza che eravamo seduti sulla

spiaggia di una isola del rinomato mare del sud.»

Più sotto, dopo d'aver parlato dei pareri discordi di Ellis e di

Beechey e Kotzebue intorno allo stato di quelle genti e all'opera dei

missionari, il Darwin soggiunge:

«Nel complesso mi sembra che la moralità e la religione degli abitanti

siano molto rispettabili. Vi sono molti che censurano, anche più

acerbamente che non Kotzebue, tanto i missionari, quanto il loro

sistema e gli effetti da esso prodotti. Quei ragionatori non comparano

omai lo stato attuale dell'isola con quello di soli vent'anni fa; nè

anche con quello dell'Europa d'oggi, ma lo comparano con quello della

più alta perfezione evangelica. Vorrebbero che i missionari compiessero

ciò, in cui non riuscirono neppure gli Apostoli. In qualunque parte

dove la condizione delle genti si scosta da quell'alto punto di

perfezione, si getta il biasimo al missionario, invece di lodarlo per

quello che ha fatto. Essi dimenticano, o non ricordano, che i sacrifizi

umani e la potestà dei preti idolatri--un sistema di scelleraggine che

non aveva riscontro in nessuna altra parte del mondo--l'infanticidio,

conseguenza di quel sistema; le guerre sanguinose nelle quali i

vincitori non risparmiavano nè donne, nè bambini, sono stati aboliti;

e che la disonestà, l'intemperanza, e la svergognatezza sono molto

diminuite dopo l'introduzione del Cristianesimo. In un viaggiatore,

dimenticare queste cose è una bassa ingratitudine; perchè se egli per

disgrazia naufragasse sopra qualche ignota costa, alzerebbe al cielo

una ben divota preghiera, perchè le lezioni dei missionari si fossero

estese fino a quella regione.

«In quanto alla moralità è stato detto che la virtù delle donne sia

una vera eccezione. Ma prima di biasimarle troppo severamente, bisogna

tener ben presenti alla mente le scene descritte dal capitano Cook

e dal signor Banks, in cui le nonne e le madri della razza presente

avevano molta parte. Coloro i quali sono i più severi, debbono

considerare come la moralità delle donne in Europa sia dovuta alla

educazione data di buon'ora dalle madri alle loro figliuole, e in ogni

caso individuale ai precetti della religione. Ma è inutile discutere

intorno a cosiffatti ragionatori; credo che delusi per non aver trovato

un campo di licenziosità tanto vasto quanto era prima, essi non

prestano fede ad una moralità che non desiderano praticare, o ad una

religione che non apprezzano, se pur non disprezzano.»

Un effetto opposto a quello di Tahiti producono nel nostro viaggiatore

le isole e le genti della Nuova Zelanda per modo che, partendone addì

30 dicembre 1835, egli esclama:

«Credo che fummo tutti ben contenti di lasciare la Nuova Zelanda. Non

è un bel luogo. Fra gli indigeni non vi è quella graziosa semplicità

che si trova a Tahiti e la maggior parte degli inglesi sono il rifiuto

della società. Neppure il paesaggio ha molte attrattive.»

Due mesi dopo lasciando l'Australia così esclama:

«Addio, Australia. Sei una fanciulla che cresce, e senza dubbio un

giorno regnerai come regina del sud, ma sei troppo ambiziosa per

ispirare affetto.»

Il 1º aprile 1836 il _Beagle_ veleggiava nell'Oceano Indiano a un

seicento miglia di distanza dalla costa di Sumatra e aveva alla vista

le isole Keeling, che diedero campo a Carlo Darwin a studiare e

riconoscere il modo di originarsi delle formazioni coralligene, isole

madreporiche, atolli, banchi, scogliere.

Il _Beagle_ proseguendo la sua via toccò l'isola Maurizio, il Capo di

Buona Speranza, S. Elena e nuovamente il Brasile per compiere la misura

cronometrica del mondo. Il giorno 2 ottobre 1836 Darwin rivide la costa

dell'Inghilterra e lasciò a Falmouth il _Beagle_ su cui aveva navigato

quasi cinque anni.

Carlo Darwin · 第 14 / 40 题