In faccia alle pianure sterminate della Patagonia, un ufficiale del
_Beagle_ domandava al Darwin da quanti secoli quelle pianure fossero
nello stato in cui le vedevano, per quanti secoli ancora sarebbero
state per durare in tal modo. Il naturalista rispose colle parole del
poeta Shelley:
Nissuno sa. Tutto ora sembra eterno.
Parla il deserto un suo linguaggio arcano
Che insegna dubbi spaventosi....
La immobilità e il dubbio colpirono il giovane naturalista in quelle
terre desolate soprattutto nel contemplare il proprio simile, l'uomo,
in così miseranda condizione e fuori d'ogni progresso.
Quando nella Terra del Fuoco il Darwin vide per la prima volta quegli
indigeni, non poteva dar fede ai proprii occhi.
«Non potevo credere che la differenza fra l'uomo selvaggio e l'uomo
incivilito fosse tanto grande; essa è maggiore ancora di quella che
passa fra l'animale domestico e l'animale selvatico, per la ragione
che nell'uomo v'ha una più grande potenza di miglioramento. L'oratore
principale era vecchio, e pareva essere il capo della famiglia; gli
altri erano giovani robusti, alti circa un metro e ottanta centimetri.
Le donne e i bambini erano stati mandati via. Questi abitatori della
Terra del Fuoco sono una razza molto differente da quei rachitici,
meschini, miserabili che stanno più all'occidente; e sembrano più
strettamente affini ai famosi Patagoni dello stretto di Magellano.
Il loro unico vestimento consiste in un mantello fatto colla pelle
del guanaco, colla lana al di fuori; lo portano gettato sulle spalle,
lasciando le loro persone tanto coperte quanto scoperte. La loro pelle
è di color rame rosso sudicio. Il vecchio aveva una rete di piume
bianche intorno al capo, che in parte tenevano indietro la sua nera,
ruvida e arruffata capigliatura. Il suo volto era attraversato da due
larghe striscie trasversali; una tinta di un bel rosso brillante andava
da un orecchio all'altro inchiudendo il labbro superiore; l'altra,
bianca di calce, si estendeva sopra e parallelamente alla prima, per
cui anche le sue palpebre erano in tal modo colorite. Gli altri due
uomini erano adorni di righe di polvere nera fatta con carbone. Tutta
la comitiva rassomigliava molto ai demonii che vengono rappresentati in
opere come il _Freischutz_.
«Il loro aspetto era basso e triviale, e l'espressione del loro volto
era la diffidenza, la sorpresa, e lo sgomento. Dopo che noi avemmo
loro regalato qualche pezzo di panno scarlatto, che si ravvolsero
immediatamente intorno al collo, si fecero subito famigliarissimi.
Il vecchio mostrava ciò battendosi sul petto colla mano, mandando
un suono chiocciante, come fanno alcuni quando danno da mangiare ai
pulcini. M'incamminai col vecchio, e questa dimostrazione d'amicizia
fu ripetuta parecchie volte; e fu conchiusa con tre forti percosse che
mi furono date sul petto e sul dorso contemporaneamente. Egli allora
si scoperse il petto onde potessi rendergli il complimento, ciò che
feci con sua grande soddisfazione. Il linguaggio di questo popolo,
secondo le nostre nozioni, non merita quasi il nome di articolato. Il
capitano Cook lo ha paragonato al suono che fa un uomo rischiarandosi
la voce; ma certamente nessun europeo si è mai rischiarato la voce
mandando suoni così aspri, gutturali e chioccianti. Sono eccellenti
mimi; appena qualcheduno di noi tossiva o sbadigliava, o faceva un
qualche movimento strano, essi immediatamente lo imitavano. Taluno
della nostra comitiva cominciò a guardar biecamente e far smorfie;
ma uno dei giovani indigeni (il volto del quale era tinto di nero,
tranne una striscia attraverso agli occhi) riuscì a far smorfie ancor
più brutte. Ripetevano correttissimamente qualunque parola di ogni
frase che noi rivolgevamo loro, e per un certo tempo si ricordavano
quelle parole. Tuttavia noi europei sappiamo quanto sia difficile
distinguere bene i suoni di un linguaggio forestiero. Chi di noi, per
esempio, potrebbe tener dietro ad un indigeno americano in una frase
che avesse più di tre vocaboli? Tutti i selvaggi sembrano avere in
un grado non comune questa facoltà d'imitazione. Mi fu detto, quasi
colle stesse parole, che questo curioso costume esiste fra i cafri;
parimente gli australiani sono da un pezzo conosciuti per la facoltà
che hanno d'imitare e di descrivere l'andatura di taluno in modo da
farlo riconoscere. Come si può spiegare questa facoltà? È dessa una
conseguenza di maggiore acutezza nei sensi, comune a tutti gli uomini
nello stato selvaggio, paragonati con quelli degli uomini civili?»
Della parte occidentale della Terra del Fuoco era anche più miserando
lo spettacolo che gl'indigeni presentavano al navigante.
«Un giorno, dice il Darwin, mentre andavamo a terra presso l'isola
Wollaston, passammo vicino a una barchetta con sei indigeni. Queste
erano le creature più abbiette e miserabili che io avessi mai vedute.
Sulla costa orientale, gli indigeni, come abbiamo detto, hanno
vestimenta di guanaco, e sulla costa occidentale posseggono pelli di
foca. Fra queste tribù centrali gli uomini generalmente hanno una pelle
di lontra, o qualche simile cencio largo appena come un fazzoletto,
che non basta quasi a coprir loro le spalle fino ai lombi. È tenuto
con cordicelle che attraversano il petto, e secondo la parte d'onde
soffia il vento è fatto girare da un lato all'altro. Gli indigeni
della barchetta erano al tutto nudi, e anche nuda era una donna che
si trovava con essi. Pioveva dirottamente, e l'acqua dolce unita alla
salata loro sgocciolava sul capo. In un altro porto non molto lontano,
una donna, che allattava un bambino nato da poco tempo, venne un giorno
vicino alla nave e vi rimase un certo tempo per semplice curiosità,
mentre il nevischio cadeva e s'induriva sul suo petto nudo e sulla
pelle del suo nudo bambino! Questa povera gente appariva stentata nel
crescere, i suoi orridi volti erano imbrattati di pitture bianche, la
pelle sucida e untuosa, i capelli arruffati, la voce discorde e i gesti
violenti. Guardando quella sorta di uomini non si poteva quasi credere
che fossero nostri simili e abitanti dello stesso mondo. È argomento
comune di congettura pensare quale piacere possano godere nella vita
gli animali inferiori: quanto più ragionevolmente si potrebbe fare
la stessa domanda rispetto a questi barbari! La notte, cinque o sei
esseri umani, nudi e appena protetti dal vento e dalla pioggia di
questo tempestoso clima, dormono sul terreno umido raggomitolati come
bestie. Quando l'acqua è bassa, d'inverno o di estate, di notte o di
giorno essi debbono alzarsi per staccare le conchiglie dalle rocce; e
le donne allora si tuffano per raccogliere ricci di mare, oppure stanno
pazientemente nelle loro barche e con una lenza adescata senz'amo,
fanno saltar fuori i pesciolini con una sferzata. Se una foca viene
uccisa, o il carcame galleggiante di una balena putrefatta viene
scoperto, allora si fa festa; a questo miserabile cibo vengono aggiunte
alcune insipide bacche e funghi.
«Sovente soffrono la fame; ho udito il signor Low, navigatore maestro,
il quale conosce intimamente gl'indigeni di questo paese, dare una
curiosa relazione dello stato di cento cinquanta indigeni della costa
occidentale, i quali erano magrissimi e in grande miseria. Una serie di
uragani aveva impedito alle donne di raccogliere molluschi sulle rocce,
ed essi non potevano uscire colle barche per prender foche. Una piccola
brigata di questi uomini partì per un viaggio, e gli altri indigeni gli
dissero che erano andati per un viaggio di quattro giorni in cerca di
cibo; al loro ritorno Low andò a incontrarli, e li trovò eccessivamente
stanchi; ogni uomo portava un gran pezzo quadro di balena imputridita
con un buco nel mezzo, pel quale avevano passato la loro testa, come
fanno i gauchos nei loro mantelli. Quando il pezzo di balena era in
un wigwam, un vecchio lo tagliava in fette sottili, e brontolandovi
sopra le faceva arrostire per un minuto, e le distribuiva alla famelica
brigata, che durante questo tempo conservava un profondo silenzio. Il
signor Low crede che quando una balena vien gettata sulla sponda, gli
indigeni ne seppelliscono grossi pezzi nella sabbia per adoperarli poi
in tempo di carestia; e un fanciullo indigeno che egli aveva a bordo
trovò una di queste provviste sepolte. Le differenti tribù quando
fanno guerra sono cannibali. Secondo concorrente testimonianza del
fanciullo preso dal signor Low e di Jemmy Button, è certamente vero che
quando in inverno sono stretti dalla fame, uccidono e divorano le loro
vecchie donne prima di uccidere i loro cani; il fanciullo al quale il
signor Low domandò perchè facessero questo, rispose:--I cani prendono
le lontre; le vecchie no.--Questo fanciullo descriveva il modo in cui
sono uccise, essendo tenute sopra il fumo e in tal modo soffocate; egli
imitava per scherzo le loro grida, e descriveva le parti del corpo che
sono considerate migliori da mangiare. Per quanto orribile debba essere
la morte ricevuta dalle mani degli amici e dei parenti, i terrori
delle vecchie quando la fame comincia a farsi sentire sono ancora più
dolorosi da immaginare; ci fu detto che sovente esse fuggono via nei
monti, ma che sono inseguite dagli uomini e ricondotte indietro per
essere macellate nelle loro proprie case!
«Le varie tribù non hanno nessun governo e nessun capo; tuttavia ognuna
è circondata da altre tribù nemiche che parlano differenti dialetti, e
sono separate fra loro soltanto da una landa deserta o da un territorio
neutrale: la causa della loro guerra sembra essere il modo di
sostentamento. Il loro paese è una massa rotta da aspre rocce, da alte
colline e da intatte foreste, e queste si vedono in mezzo alle nebbie
e alle infinite burrasche. La terra abitabile è ridotta ai ciottoli
della spiaggia; per cercarsi il cibo essi sono obbligati a girare
continuamente da un luogo all'altro, e la costa è così scoscesa che non
possono muoversi se non nelle loro miserabili barchette. Non possono
conoscere il piacere di avere una casa ed ancor meno quello degli
affetti domestici; perchè il marito è per la moglie padrone brutale di
una laboriosa schiava. Si vide mai un fatto più mostruoso di quello che
vide Bynoe, di una povera madre che raccolse il suo bambino morente e
coperto di sangue, che il marito aveva spietatamente slanciato contro
le rocce per aver lasciato cadere un cestino di ricci di mare! Quanto
poco possono le più alte facoltà della mente venir poste in giuoco!
che cosa vi è qui perchè l'immaginazione possa dipingere, perchè la
ragione possa comparare, perchè il giudizio possa decidere? Staccare
una conchiglia dalla roccia non richiede la più piccola maestria, il
più piccolo lavoro mentale. La loro abilità può essere per alcuni
rispetti comparata agli istinti degli animali; perchè non è migliorata
dalla esperienza; la barchetta, l'opera loro più ingegnosa, per
quanto povera, è rimasta la stessa, come vediamo da Drake, durante
questi ultimi duecento cinquanta anni. Osservando questi selvaggi si
può domandare: d'onde sono venuti? Che cosa può aver tentato, o qual
mutamento può avere obbligato una tribù di uomini ad abbandonare le
belle regioni del nord, a scendere le Cordigliere, la spina dorsale
dell'America, a inventare e fabbricare barche che non sono adoperate
dalle tribù del Chilì, del Perù e del Brasile, e poi entrare in una
delle più inospitali contrade del mondo? Quantunque queste riflessioni
debbano a prima vista occupare la mente, possiamo esser certi che sono
in parte erronee. Non vi è ragione per credere che gli abitatori della
Terra del Fuoco diminuiscano di numero; perciò dobbiamo supporre che
godano di una certa tal quale felicità, qualunque essa possa essere,
che rende loro cara la vita. La natura facendo l'abitudine onnipotente,
e i suoi effetti ereditarii, ha reso l'abitatore della Terra del Fuoco
acconcio al clima e alle produzioni del suo miserabile paese.»
Tre indigeni della Terra del Fuoco, un uomo adulto, un giovinetto e una
giovinetta, s'erano imbarcati sul _Beagle_ in Inghilterra. Il capitano
Fitz-Roy era già stato una volta, nel 1826, in quelle regioni, aveva
portato con sè quelle persone, le aveva fatte ammaestrare e quanto
meglio fosse possibile incivilire, e le riportava ora a casa loro.
Lo studio fisico e morale che fa il Darwin di quei fuegiani a bordo
insieme agli inglesi, e i fatti che racconta seguiti dopochè essi
furono riportati a casa loro, costituiscono uno dei brani più piacevoli
e ammaestrativi di questo suo libro che io non so ripetere abbastanza
quanto per ogni verso sia ammaestrativo e piacevole.
Prima di lasciare l'Oceano Atlantico per passare nel Pacifico, per due
volte il _Beagle_ approdò alle isole Falkland, e il Darwin, secondo
il suo consueto, fece lunghe e fruttuose escursioni nell'interno, e la
parte del suo viaggio che si riferisce a questo arcipelago non è meno
delle altre ricca di cognizioni importanti e di giusti apprezzamenti
sull'uomo e sulla natura.