Aspettiamo la luna. —

Hossein con una strappata improvvisa arrestò il suo cavallo e guardò

attentamente la sterminata pianura, che si estendeva a perdita di vista

dinanzi a lui.

— Sì, due punti neri — disse poi. — Lupi no, mi sembrano cavalli.

— Ragione di più per affrettarci, signore. —

I due cavalli, che valevano i farsistani del vecchio _beg_, ripartirono

ventre a terra, aspirando rumorosamente l'aria.

In quel momento il sole scomparve e l'oscurità piombò sulla steppa,

dopo un brevissimo crepuscolo.

— Signore, — disse Tabriz. — Rallentiamo e aspettiamo la luna. Non

tarderà a mostrarsi.

— Allora li raggiungeremo di notte.

— È quello che desidererei. In qualche luogo si fermeranno, signore.

I loro cavalli non sono già di ferro e avranno bisogno di un po' di

riposo. —

Misero i due corridori al passo, attendendo pazientemente il sorgere

dell'astro notturno. Una pallida luce, che accompagnava quella

delle stelle prossime all'orizzonte, annunciava già la sua imminente

comparsa.

Tabriz teneva gli occhi fissi sul sentiero aperto dai fuggiaschi,

temendo di smarrirlo, quantunque quel solco fosse così largo e così

marcato fra le altissime erbe, da non potersi ingannare sulla sua

direzione.

Non era trascorso un quarto d'ora, quando un grande disco, simile ad

una lastra di rame infuocato, sorse quasi improvvisamente all'estremità

dell'immensa pianura erbosa, proiettando per alcuni minuti, un immenso

fascio di luce rossa che diventava rapidamente azzurrognola.

— Ecco la luna che viene in nostro aiuto, — disse Tabriz. —

Ci vedremo come in pieno giorno e scopriremo ben presto i fuggiaschi.

Su questo mare di verzura i loro cavalli si distingueranno senza alcuna

fatica.

To', non vedo più le due macchie nere. Che si siano fermati in qualche

luogo?

— O che accorgendosi di essere seguiti abbiano forzate le loro

cavalcature e che abbiano guadagnato su di noi qualche altro miglio?

— È impossibile signore che i loro cavalli possano competere con

questi. Devono essersi fermati in qualche luogo e ti consiglierei di

procedere con cautela.

Sono in due e noi pure siamo in due e potrebbero essere buoni

bersaglieri, quantunque non abbia mai udito che un loutis ed un

taverniere siano diventati di punto in bianco guerrieri.

— Ti ho detto che io sospetto invece che quel falso ammaestratore di

scimmie fosse un bandito della steppa.

— Ah!... La cosa sarebbe ben diversa. Ragione di più per diventare

prudenti.

— Mettiamo allora i cavalli al trotto.

— E armiamo gli archibugi, padrone. Possiamo essere costretti a

rispondere da un momento all'altro. —

Strinsero le briglie e le ginocchia, obbligando i due persiani

a moderare il loro slancio impetuoso e si rizzarono sulle staffe

per abbracciare maggior orizzonte. Cercavano un punto luminoso che

indicasse l'accampamento dei due fuggiaschi.

— Nulla, — continuava a brontolare Tabriz. — È un agguato che ci

preparano. Io lo sento o meglio lo fiuto come i lupi che sentono la

preda.

Ecco il momento di stare in guardia e di sorprendere invece loro,

giacchè il padrone vuole averli in mano vivi. —

Continuarono a galoppare per una quindicina di minuti, poi Tabriz,

che precedeva Hossein per difenderlo da qualche improvvisa scarica,

rattenne violentemente il proprio cavallo, dicendo rapidamente:

— Alt, padrone!...

— Siamo giunti?

— Inalbera il cavallo! —

Un lampo illuminò la steppa a dieci o dodici passi dinanzi a loro,

seguito dal rombo d'un grosso moschetto.

Il cavallo di Tabriz che sotto un vigoroso colpo di tallone si era

alzato sulle zampe deretane, cadde di quarto trascinando il cavaliere.

Hossein afferrò uno dei due archibugi che gli pendevano dalla sella e

sparò a casaccio a fior di terra.

Un grido echeggiò fra le erbe.

— Karaval!... Son morto!...

— Ed io invece sono vivo, — urlò Tabriz, alzandosi.

Da abilissimo cavaliere, nel momento in cui il suo persiano riceveva

la scarica in mezzo al ventre, aveva allargate le gambe e abbandonate

le staffe, sicchè era caduto molto più lontano senza rimanere sotto

l'animale.

Intanto un uomo si era alzato fra le erbe e si era dato a fuga

precipitosa. Era Karaval.

Il bandito non aveva avuto il tempo di montare a cavallo e contando

sulla propria agilità e credendo di sfuggire meglio ai colpi dei suoi

nemici e di nascondersi, al momento opportuno, fra le erbe, aveva

preferito giuocare di gambe.

Tabriz lo aveva però scorto e quantunque non avesse preso con sè nessun

archibugio, si era slanciato risolutamente sulle sue tracce, contando

sul proprio _kangiarro_.

Hossein si era provato a sua volta ad inseguirlo, però non aveva

percorsi dieci passi che si era sentito scaraventare in aria.

Il suo cavallo aveva urtato in qualche ostacolo, probabilmente contro

qualche fune tesa fra le erbe, ed era caduto sbalzando di sella il

cavaliere.

Quel capitombolo non poteva avere tristi conseguenze fra quelle masse

erbose alte un paio di metri.

Tabriz intanto continuava ad inseguire accanitamente Karaval, urlando

senza posa:

— Fermati, birbante, o ti spaccherò il cranio! È Tabriz che ti dà la

caccia, il gigante!...

Le Aquile della Steppa: Romanzo · 第 72 / 81 题