Karaval e Dinar, vedendo la barca affondare, si erano gettati
risolutamente in acqua costringendo i cavalli ad imitarli.
Trovandosi in quel momento a poche diecine di passi dalla riva ed in
un luogo ove l'acqua era bassa, avevano attraversata rapidamente la
distanza, mettendosi in salvo sotto gli alberi.
— Ah! Signore! — esclamò, vedendoli scomparire. — Perchè non mi hai
permesso di ammazzarli.
Hossein non ebbe il tempo di rispondergli. Urla feroci erano scoppiate
alla base della collinetta, accompagnate da parecchi colpi di fucile.
I bukari avevano compreso con chi avevano da fare, e chi erano gli
uomini che li cannoneggiavano, e forti del numero si preparavano alla
riscossa.
— Padrone, — disse Tabriz, la cui fronte si era annuvolata, — scarica
gli altri due pezzi, mentre io vado a far provvista di munizioni.
— Porta anche dei fucili e conduci due cavalli dietro la porta, —
rispose Hossein. — Teniamoci pronti a fuggire. —
Mentre Tabriz s'allontanava correndo, il coraggioso giovane sporse il
capo fra due merli per meglio osservare dove si trovavano i nemici.
Tenendosi nascosti dietro le rocce, erano già giunti alla base del
sentiero e si spingevano animosamente innanzi, incoraggiati dai sagrati
tuonanti del loro capo.
— Li prenderò d'infilata, — mormorò Hossein. — Si presentano in linea
profonda e due palle faranno un bel vuoto se ben dirette. —
Senza occuparsi dei colpi d'archibugio, che non potevano offenderlo,
essendo riparato dalle grosse merlature del ridotto, mise in batteria
i due falconetti ancora carichi, in modo che le palle infilassero il
sentiero, e uno dopo l'altro, li scaricò!
Il primo colpo portò via la testa al comandante che precedeva la
truppa; il secondo mandò a gambe all'aria una mezza dozzina d'usbeki.
Gli altri s'arrestarono un momento, come se indecisi fra il continuare
la marcia o darsela a gambe. La morte del loro capo li decise. Volsero
le spalle e discesero a corsa sfrenata il sentiero, dirigendosi verso
il fiume, dove si trovavano parecchie barche ancorate sulla riva.
Quando Tabriz giunse colle munizioni per le due bocche da fuoco,
si erano già imbarcati tutti e aiutati dai pescatori scendevano,
arrancando disperatamente l'Amu-Darja.
— Giungi tardi, — gli disse Hossein. — Ormai siamo padroni del
villaggio.
— Fuggiti? — chiese il gigante.
— Non si scorgono quasi più.
— Che siano andati in cerca di rinforzi?
— È probabile, Tabriz, e noi non saremo così sciocchi d'aspettarli.
— Lo credo, padrone.
— I cavalli?
— Sono pronti: ho scelto i due migliori.
— I fucili?
— Ne ho appesi due a ciascuna sella. Non vi era da scegliere nel
magazzino.
— A cavallo prima che tornino e guadiamo subito il fiume. —
Scesero di corsa lo spalto del ridotto e corsero verso la porta dietro
la quale si trovavano i cavalli, i più belli dei quattro, che erano
nella scuderia.
Traversarono quella specie di saracinesca gettata su un profondo
fossato, balzarono in sella e scesero di galoppo il sentiero.
Il villaggio era stato completamente abbandonato. Usbeki e pescatori,
temendo di venire mitragliati dai quattro falconetti, che si trovavano
sul ridotto, si erano messi frettolosamente in salvo.
— Se non salviamo la pelle questa volta, non la salveremo più, — disse
Tabriz. — Alì e Maometto hanno giurato di proteggerci.
— Sì, e per punire il miserabile che ha ingannato mio zio, che ha
cercato di assassinarci e che mi ha rubato Talmà! — rispose Hossein
con intraducibile accento d'odio. — Ecco la vendetta che comincia. La
steppa turanica sta dinanzi a noi!.. Al guado, Tabriz!...
— Questi cavalli non avranno paura dell'acqua, — rispose il gigante.
I cavalli non opposero alcuna resistenza e balzarono nel fiume
sollevando due altissime ondate. Il fondo esisteva a qualche metro al
di sotto, sicchè i due animali poterono avanzarsi senza correre alcun
pericolo di sprofondare.
I due turchestani in meno di dieci minuti attraversarono il fiume,
salendo la riva che in quel luogo non era molto ripida.
— Sulle tracce del loutis e del suo compagno, Tabriz, — disse Hossein.
— Hanno già lasciato come un varco fra queste erbe, — rispose il
gigante. — Non faticheremo molto a seguirli.
Saranno già lontani, tuttavia un'ora di vantaggio non sarà gran cosa.
— Batti i fianchi dei cavalli. —
Si erano appena lanciati sotto le piante, quando un colpo di fucile
rimbombò accompagnato dal grido:
— Alt!.. Siete presi!...
— L'archibugio, Tabriz! — urlò Hossein.
— È pronto — rispose il gigante.
— Ventre a terra!
— E carichiamo, — aggiunse Tabriz.
Quella minaccia fortunatamente non ebbe altro seguito, sicchè i due
turchestani, con non poca sorpresa, poterono oltrepassare indisturbati
la zona alberata e raggiungere l'immensa steppa degli Illiati,
confinante con quella dei Sarti.
— Ecco la libertà! — gridò Tabriz.
— E la vendetta, — aggiunse Hossein i cui occhi si erano accesi d'una
terribile fiamma. — Siamo sempre sulla traccia del loutis?
— Sì, padrone, non la perderò più. Ecco dove sono passati i due
cavalli. Le erbe non si sono ancora raddrizzate.
— Che gli usbechi si siano rassegnati?
— Lo credo, signore. —
La steppa verdeggiante, quella superba pianura che pareva un oceano di
erbe, quasi sempre in movimento come le onde instabili, quantunque non
ne possedesse il muggito sinistro ed impressionante, s'apriva dinanzi a
loro.
In mezzo si vedeva netto il solco aperto dai due cavalli montati
dal _loutis_ e dal suo compagno, non avendo avuto il tempo, le erbe,
calpestate dai robusti zoccoli dei due corridori, di rialzarsi.
Il sole volgeva ormai al tramonto e si tuffava in un nimbo d'oro
porpureo, ma la luna non doveva tardare ad alzarsi e piena di
splendore.
Sull'immensa pianura non si scorgeva nulla, affatto nulla: nè tende
d'Illiati, nè gruppi di cammelli o di cavalli pascolanti, nè i due
fuggiaschi. Tuttavia nè Tabriz, nè Hossein disperavano di raggiungere
l'uomo che li aveva così vilmente traditi e che per poco non era stata
la causa della loro morte o per lo meno della loro prigionìa.
— Prima che raggiungano le rive del mar Nero o le frontiere della
Persia, piomberemo loro addosso, — diceva Tabriz. — È impossibile che
abbiano potuto trovare cavalli più rapidi dei nostri.
— Dove credi che fuggano?
— Verso la frontiera persiana piuttosto che verso il mar Nero.
— In tal caso saranno costretti a passare per la steppa dei Sarti.
— Certo, padrone.
— Quell'uomo mi occorre, Tabriz. Sarà un testimonio prezioso.
— Che io vorrei uccidere prima di tradurlo dinanzi a tuo zio.
— E avresti torto.
— Può darsi, signore. Eh!...
— Cos'hai!
— Due punti neri all'orizzonte.
— I fuggiaschi?
— Potrebbero essere anche lepri, signore. Il sole sparisce e la luce
fugge rapidamente.