Alt!... Ecco la porta! —

Tabriz si era fermato di colpo.

Le sue mani scorsero su una superficie metallica, poi, trovata la

maniglia, spinse con forza.

Tosto un fascio di luce illuminò il corridoio.

— Una porta di ferro? chiese Hossein sottovoce.

— Sì mio signore.

— Dove mette?

— Non saresti capace d'indovinarlo.

— Non farmi perdere la pazienza.

— Vieni. —

Attraversarono la porta e si trovarono in una specie di magazzino che

era ingombro di casse e di botti e che riceveva la luce da due strette

feritoie.

— Dove siamo dunque? — ripetè Hossein, impazientito.

— In una polveriera. Queste botti e queste casse sono piene di

munizioni. Me ne sono assicurato prima.

— Tabriz, mi hai condotto nel ridotto che abbiamo veduto quando siamo

sbarcati?

— Sì, mio signore.

— Siamo entrati nella tana dei lupi di Bukara. Non ci faranno a pezzi

ora?...

— Non lo credo. Intanto chiudiamo la porta e spranghiamola, giacchè

vedo qui delle sbarre di ferro.

È solida e non cederà facilmente ed i bukari, che ci assediavano, non

potranno entrare nel corridoio prima di parecchie ore.

— Sei certo che non ci sia nessuno nel ridotto?

— Prima non ho udito alcun rumore e non ho veduto nessuno. Tutti i

bukari devono trovarsi sulla riva del fiume in attesa di vederci uscir

dalla taverna.

Le Aquile della Steppa: Romanzo · 第 68 / 81 题