Seguimi, signore. —

Attraversarono il magazzino e si trovarono in una specie di scuderia,

dove quattro bellissimi cavalli persiani stavano riempiendosi di erbe

profumate.

— Ecco, per guadare il fiume e correre attraverso la nostra steppa, —

disse Tabriz.

— E superbi, — aggiunse Hossein.

— Taci, padrone.

— Che cos'hai udito?

— Una porta scricchiolare.

— Che i bukari vengano a rifornirsi di munizioni?

— Non ci mancherebbe altro! —

Vedendo in un angolo un mucchio di fieno abbastanza alto da celarli

entrambi, vi si gettarono dietro armando precipitosamente le pistole.

Un passo pesante e cadenzato s'avanzava risuonando entro una specie

di corridoio, che poteva anche essere un'opera coperta conducente al

ridotto, avendo Tabriz scorto delle feritoie.

Poco dopo un vecchio bukaro, armato d'archibugio, entrava nella

scuderia dirigendosi verso il magazzino delle munizioni.

Tabriz aveva fatto atto d'alzarsi, ma Hossein l'aveva subito

trattenuto, sussurrandogli:

— Lascialo andare: potrebbe dare l'allarme. Quando si sarà rifornito di

palle e di polvere tornerà sulle rive del fiume.

Così infatti accadde. Il bukaro uscì dal magazzino, portando due

sacchetti che dovevano essere pieni di munizioni e se ne andò come era

venuto, senza essersi accorto di nulla.

Quando non udirono più i passi, i due turchestani balzarono in piedi

nel medesimo tempo.

— Presto, padrone — disse Tabriz.

Attraversarono rapidamente l'opera coperta e sbucarono finalmente

all'aperto, dinanzi alla batteria che era composta di quattro

falconetti installati su un terrapieno.

Nessuna sentinella vegliava. A quanto pareva, il capo, sicuro di non

venir assalito da nessuno, aveva fatto scendere tutti i suoi uomini per

dare l'attacco alla casupola.

Tabriz fece una rapida esplorazione e trovata la porta che, dal

sentiero fiancheggiante la collinetta, metteva nel ridotto, la chiuse

con fragore, sbarrandola con una grossa trave.

— Ed ora, padrone, rideremo, — disse il gigante.

Le Aquile della Steppa: Romanzo · 第 69 / 81 题