La burana.
La _burana_ che soffia nelle steppe turchestane si può paragonare al
simun che sconvolge le sabbie dell'immenso deserto di Sahara, e forse
è più pericolosa ancora, perchè sovente la _burana_ è così ardente
da soffocare le persone, che vengono sorprese senza il riparo di una
tenda.
Ordinariamente quegli uragani si scatenano dopo le prime piogge, vere
piogge fangose, perchè il menomo soffio di vento, solleva sempre,
come abbiamo detto, delle immense cortine di sabbia, sicchè l'acqua
si mescola a tutto quel polverone e lo trascina alla superficie della
terra formando dovunque una fanghiglia alta parecchi centimetri.
Il cielo si copre di nuvole gialle, il vento si scatena e tutta la
steppa si copre di colonne di sabbia roteanti e di cortine, oscurando
ogni cosa.
La violenza di quei venti è tale da trasportare le sabbie perfino
nell'India, dove la burana viene invece chiamata _hot-winds_ ed il
suo calore è tale da far appassire in pochi istanti le piante e da
spogliare gli alberi del loro fogliame.
Il turchestano e anche il persiano o l'indiano possono resistere;
l'europeo invece cade asfissiato, se non si trova ben ricoverato.
Gli abitanti delle città sono anche essi costretti a prendere delle
precauzioni, non bastando le muraglie delle loro case a difenderli dai
soffi asfissianti del _simun_ asiatico.
Tutte le aperture che servono da finestre vengono turate con
pagliericci, formati da stuoie strettamente intrecciate e
abbondantemente bagnate, sicchè il vento passando in mezzo a
quell'umidità, perde una parte del suo calore, permettendo così gli
abitanti di respirare.
Nella steppa vi è anche la _burana_ fredda che soffia d'inverno, e
anche quella non è meno pericolosa. Invece di sabbia è la neve che
turbina e copre sovente le carovane, assiderando uomini ed animali.
Come abbiamo detto, al grido del rappresentante dell'Emiro, la colonna
si era subito fermata alzando rapidamente le tende e disponendo cavalli
e cammelli su una doppia linea, dalla parte ove soffiava il vento,
onde potessero servire come da trincea e scavando la sabbia in modo da
formare, dietro le tele spiegate, delle profonde buche.
Quelle precauzioni indispensabili erano state appena ultimate,
quando la burana che marciava con velocità straordinaria, piombò
sull'accampamento con un frastuono indiavolato.
L'aria si era ottenebrata come se il sole fosse improvvisamente
tramontato, ed in alto ed in basso si udivano ruggiti, urla e fischi
stridenti, come se tutti i demoni dell'inferno fossero stati vomitati
sulla steppa, e si abbandonassero ad una gazzarra strepitosa.
Cortine e cortine di sabbia s'abbattevano senza posa sull'accampamento
con un strano stridìo, accumulandosi qua e là e coprendo volta a volta
i cavalli, i quali nitrivano dolorosamente, mentre i cammelli gridavano
in modo lugubre, dimenando disperatamente le teste.
Tabriz, tenendo per mano Hossein, si era gettato entro una buca di
difesa, dalla parte dove il vento soffiava, da una piccola tenda che
s'appoggiava addosso a due cammelli.
Due usbeki che vi si trovavano dentro, avevano cercato dapprima di
respingerli, gridando che i prigionieri dovevano pensare per loro conto
a salvarsi, ma vedendo quel gigante coi pugni alzati e libero della
catena che senza troppi sforzi aveva strappata, si erano affrettati a
fare a loro un po' di posto.
Era quello il momento in cui la _burana_ si rovesciava, spingendo
innanzi a sè centinaia e centinaia di trombe di sabbia, che giravano
vertiginosamente salendo verso il cielo.
Tabriz accostò le labbra ad un orecchio di Hossein, sussurrandogli.
— Ecco il momento: approfittiamo. —
Poi, senza aggiungere altro, si alzò come per meglio accomodarsi entro
la buca che era piuttosto stretta anche per soli quattro uomini, e,
colla rapidità del lampo, fulminò i due soldati dell'Emiro con due
pugni terribili, due veri colpi di mazza piombati in mezzo ai loro
crani pelati.
I disgraziati non ebbero nemmeno il tempo di mandare un grido ed erano
piombati in fondo alla buca, raggomitolandosi su loro stessi.
— Le armi, signore! — gridò il gigante, cercando di dominare colla sua
possente voce i ruggiti della burana.
Hossein si era gettato sull'usbeko più vicino, strappandogli dalla
cintura le sue due lunghe pistole, a doppia canna ed il _kangiarro_;
Tabriz aveva fatto altrettanto coll'altro.
— Seguimi, signore, — disse il gigante, prendendo per una mano
il nipote del _beg_. — Copriti la testa, chiudi bene la bocca e
possibilmente anche gli occhi.