Infatti una certa agitazione si era improvvisamente manifestata fra i
bukari e gli usbeki.
Erano usciti tutti dalle loro tende ed interrogavano ansiosamente,
cogli occhi dilatati, l'orizzonte che a poco a poco andava oscurandosi,
quantunque il cielo fosse sgombro da qualsiasi nube.
— _Burana!... Burana!..._ — si udivano a mormorare con inquietudine.
Levarono prestamente le tende e diedero il segnale della partenza.
— Perchè non vi fermate qui, stupidi? — chiese Tabriz ad uno degli
usbeki che gli passava accanto. — Qui siamo al riparo degli alberi.
— Più avanti saremo al riparo delle colline, — rispose il cavaliere.
— Presto, camminate più rapidamente che potete, se volete salvare la
vita, non avendo noi tende bastanti per ripararvi tutti. —
La colonna si era messa nuovamente in marcia, quasi correndo. I bukari
e gli usbeki, che cavalcavano sui fianchi, incitavano i prigionieri a
raddoppiare il passo, sagrando e facendo scoppiettare, le loro fruste
con gesti minacciosi.
— Avanti!... Avanti!... — gridavano tutti.
Cammelli e cavalli cominciavano a dar segni d'inquietudine. I primi
nitrivano sordamente e tremavano; i secondi allungavano più che
potevano il collo e dondolavano nervosamente la testa.
La _burana_ s'avvicinava. Il cielo cominciava ad oscurarsi e folate
di vento, vere raffiche, cariche di polvere, giungevano una dietro
l'altra, rendendo difficilissima la respirazione, sia agli uomini che
agli animali.
Qua e là immense trombe di sabbia si formavano come per incanto,
s'alzavano a prodigiosa altezza e si slanciavano a corsa furiosa
turbinando su sè stesse con mille stridori.
Qualcuna, incontrando sul suo passaggio la carovana, si spezzava
bruscamente, rovesciando addosso ai disgraziati prigionieri una tale
massa di sabbia da seppellirli fino alle ànche.
Quella corsa, che era diventata sfrenata, durò un quarto d'ora, poi il
rappresentante dell'Emiro, che cavalcava in testa a tutti, fece suonare
l'alt.
Le colline non erano ancora visibili e la burana stava per spazzarli
via.
— Salvatevi come potete! — lo si udì a gridare fra i ruggiti del vento.
— Tutti a terra dietro ai cavalli.
— Non dubitare che ci salveremo, — disse Tabriz. — Padrone, sta' pronto
a tutto.
Fra poco saremo avvolti tra le sabbie e più nessuno vedrà il suo vicino.
Non preoccuparti della catena. Al momento opportuno saprò spezzarla.
— Non morremo soffocati, Tabriz? — chiese il giovane, che guardava con
un certo timore le colonne di sabbia.
— Confidiamo in Allah, — rispose il gigante. — Stammi ben vicino, e
aspettiamo. —