La scomparsa di Abei Dullah.
Il vecchio _beg_, rimasto solo a guardia dell'immensa tenda, dopo la
partenza precipitosa di Hossein e di Tabriz pel nord e di Abei Dullah
per l'occidente trovandosi la scorta in quella direzione, aveva fatto
subito i suoi preparativi di difesa, non essendo improbabile che
qualche manipolo di banditi cercasse di approfittare dell'assenza dei
due giovani e del servo, per tentare un colpo di mano.
La notizia dell'imminente matrimonio di Hossein con Talmà la bella,
doveva essersi sparsa a grande distanza nella steppa, essendo il
vecchio beg conosciuto da tutte le tribù e, siccome i regali di nozze
dei ricchi sono sempre costosissimi, non era difficile supporre che
quell'attacco fosse diretto più contro quei regali, che contro i
fidanzati, almeno così la pensava il _beg_.
Giah Agha era però un tale uomo da far tremare anche da solo parecchie
Aquile della steppa. Nella sua gioventù era stato un guerriero indomito
e gli anni non avevano calmati ancora i suoi istinti battaglieri, nè
scemata la fama di coraggiosissimo, che si era guadagnata.
Non appena i tre cavalieri scomparvero fra le tenebre, staccò i suoi
archibugi che erano appesi ai pali della tenda, una mezza dozzina circa
e tutti splendidi e di lunga portata, avendoli acquistati dai persiani
che godevano allora fama di abilissimi armaiuoli; si cacciò nella
cintura le sue due pistole ed il _kangiarro_, che aveva l'impugnatura
d'oro con turchesi e rubini e andò a sedersi sulla soglia della tenda,
mettendosi accanto il _narghilè_.
— Se i ladroni verranno poi a farmi visita li riceverò come si meritano
— disse, riaccendendo la pipa, che nel frattempo si era spenta.
— D'altronde la scorta non tarderà a giungere. Il cavallo di Abei nulla
ha da invidiare per velocità e per resistenza a quello di Hossein ed al
mio.
Il mio!... Sarà meglio che lo metta al sicuro e che me lo tenga presso.