Il gigante, che sparava sempre sul terrazzo, non ostante il fragore
della fucilata, aveva udito il grido del suo padrone.
— Che due di voi vadano a sostituirlo, — continuò Hossein, volgendosi
verso i servi che facevano fuoco in mezzo ad una fitta nuvola di fumo.
Tabriz in quel momento comparve, tenendo in mano il suo lungo fucile
che fumava ancora.
— Che cosa vuoi, padrone? — chiese, curvandosi dietro uno dei
pilastri per evitare le palle che sibilavano attraverso la veranda,
conficcandosi nella parete.
— Sono entrate nel recinto le Aquile? — chiese Hossein.
— No, mio signore. Sono ancora a cavalcione del muricciuolo e non pare
che abbiano fretta di spingersi sotto la casa.
— Ho bisogno della tua forza.
— Sono pronto a tutto.
— Indietro, Talmà.
— Ah!... Tu, signora! — esclamò il gigante, che non l'aveva ancora
veduta. — Non è questo il tuo posto.
— Lasciami sparare ancora un colpo, Tabriz. —
Alcune grida mandate dai servi, li avvertirono che qualche cosa di
grave stava per accadere.
Hossein gettò un rapido sguardo al di sopra del parapetto.
— Hanno alzata la scala! — gridò.
— Lascia che salgano padrone, — disse Tabriz, rimboccandosi le ampie
maniche e mostrando due braccia grosse, quanto quelle d'un gorilla e
irte di enormi sporgenze. —
Hossein spinse la fanciulla verso una delle stanze che avevano le porte
sulla galleria.
— Là, amica, — disse con voce alterata. — Questo è il momento terribile
e bisogna che tu non ti trovi presso di me.
Il mio cuore tremerebbe troppo per te.
— No, Hossein. Se dobbiamo morire, voglio cadere al tuo fianco, mio
prode! — gridò la fanciulla con esaltazione.
— È il guerriero che comanda, non l'uomo che ama, — rispose il fiero
nipote del terribile _beg_. — Obbedisci! —
Si strappò bruscamente dalle braccia di Talmà, che lo avevano
avvinghiato e si slanciò attraverso il fumo, levandosi dalla cintura le
pistole.
— Eccomi, Tabriz, — disse. — Salgono!
— Sì e li aspetto, — rispose il gigante con voce tranquilla.
Dieci o dodici banditi si erano subito inerpicati sulla scala, tenendo
i kangiarri stretti fra i denti, mentre altri facevano un fuoco
infernale, mandando le palle contro il soffitto della galleria.
— A te, Tabriz! — gridò Hossein, dominando, colla sua voce squillante,
i clamori assordanti dei banditi.
Il gigante, che stava rannicchiato dietro al parapetto, s'alzò di
colpo, afferrò le due estremità della scala e, facendo appello a tutte
le sue forze, la spinse innanzi.
Resa pesantissima pel numero degli assalitori i quali s'innalzavano
rapidamente, dapprima resistette, poi si rovesciò all'indietro, cadendo
fra le erbe della steppa.
Tutti quelli che la montavano capitombolarono fra un immenso urlo di
spavento, rompendosi chi la testa, chi le braccia, chi le gambe.
— Ecco fatto, — disse Tabriz, ridendo. — Spero che quei bricconi non
torneranno nella steppa della fame in troppo buona salute. —
In quel punto si udì uno dei servi di Talmà ad urlare:
— Vedo dei cavalieri che accorrono!... I Sarti! I Sarti!... —
Hossein si era precipitato verso il parapetto, mentre Tabriz, che
pareva fosse diventato improvvisamente furioso, con un colpo di spalla
faceva crollare uno dei pilastri della veranda, a rischio di far cadere
una parte del terrazzo sovrastante, coprendo di macerie le Aquile che
stavano per rialzare la scala.
Quattro o cinque drappelli di cavalieri giungevano a briglia sciolta,
attraversando la steppa come un uragano. Ai primi chiarori dell'alba si
poteva distinguere un bel vecchio dalla lunga barba bianca, cavalcare
alla loro testa su un destriero nero come un corvo e che spiccava dei
salti straordinari.
— Mio zio! — esclamò Hossein. — Amici, Tabriz, siamo salvi. —
Un grido che parve un colpo di tuono, uscì dalle labbra del vecchio.
— Agha _beg_ vi uccide, miserabili!... È il terrore delle
Aquile!... Fuoco e caricate col _kangiarro_!... Spazziamo queste
canaglie!... —
I banditi, accortisi dell'arrivo di quei drappelli che erano
numerosissimi e ansiosi di prendere parte alla lotta, si ripiegarono
disordinatamente verso la steppa.
— In sella! — comandò Hadgi, il luogotenente del _mestvires_. —
Riprenderemo al momento opportuno la partita. —
Una tromba squillò sonoramente. Era il segnale della fuga.
I banditi che si trovavano dietro la casa di Talmà e che sparavano sul
terrazzo, udendo quel segnale, abbandonarono precipitosamente la cinta,
raggiungendo i loro camerati che saltavano in sella, sotto il fuoco
vivissimo degli assediati.
— Al galoppo! — ordinò Hadgi — La partita è perduta. —
Le Aquile allentarono le briglie e s'allontanarono in due lunghe
file, scomparendo verso occidente, prima che il vecchio beg ed i
suoi drappelli avessero avuto il tempo di chiudere loro la ritirata e
d'impegnare la lotta.