Per un momento posso tener testa a quei ladroni. —

Dietro il muricciuolo, che avevano poco prima varcato, si udivano i

banditi della steppa a schiamazzare. Anche essi si preparavano a dare

la scalata al recinto.

Hossein strinse la fune, senza perdere tempo e si issò lestamente fino

sulla terrazza, dove un servo di Talmà lo aspettava, tenendo in mano il

moschetto già armato.

— Tu, signore! — esclamò quell'uomo. — Non ti aspettavo così presto.

— Taci e preparati a far fuoco, — rispose Hossein, togliendosi dalla

spalla il fucile.

— Vi è Tabriz che deve ancora salire. —

Due spari rintronarono in quel momento dietro la muraglia del recinto.

Due banditi subito apparvero sull'orlo, per aiutare i compagni a

salire.

— Sali, Tabriz! — Gridò Hossein.

Poi volgendosi verso il servo di Talmà, aggiunse:

— Tira!... A me quello di destra, e a te quello di sinistra. —

Due detonazioni seguirono una dietro all'altra ed i banditi, che erano

già a cavalcioni della cinta, stramazzarono dall'altra parte.

In quel momento Tabriz metteva i piedi sul terrazzo.

— Va' a vedere la tua Talmà, padrone, — disse poi.

Il giovane attraversò la terrazza, tenendosi curvo onde non esporsi ai

tiri dei banditi e scese una gradinata coperta, che metteva capo ad una

specie di veranda, dove alcuni uomini, nascosti dietro il parapetto,

facevano fuoco.

— Talmà! — gridò Hossein, vedendo fra loro biancheggiare una forma

femminile.

Un gran grido rispose:

— Il mio prode fidanzato!... Siamo salvi!... Fuoco, amici, fuoco! —

Poi la giovane si slanciò fuori dal gruppo, cadendo fra le braccia di

Hossein.

Talmà giustificava pienamente la rinomanza d'essere la più bella

fanciulla della grande steppa turchestana.

Quantunque non dovesse avere più di quindici anni, era quasi alta

come Hossein, con forme bene sviluppate, come amano quei popoli, fra

cui la magrezza nelle donne equivale a tutto ciò che può esservi di

brutto, con grandi occhi oscuri, sormontati da bellissime sopracciglia

dall'arcata perfetta e capelli neri come l'ala dei corvi, che teneva

raccolti in un gran numero di trecce adorne di gruppetti di perle.

Come già tutte le donne sarte, indossava una zimarra di seta verde,

aperta sul dinanzi per lasciar vedere parte della camicia di seta

bianca e calzoni larghi e imbottiti internamente, in modo da non

lasciar trasparire la gamba, e calzava alti stivaletti di cuoio rosso,

colla punta assai rialzata.

Attorno alle anche, aveva uno sciallo di kachemire, dalle splendide

tinte, annodato sul dinanzi coi due capi pendenti fino quasi a terra.

Malgrado l'imminenza del pericolo, non dovesse averle lasciato tempo

di occuparsi troppo della sua persona, aveva ai polsi dei ricchissimi e

pesanti braccialetti d'oro e agli orecchi dei lunghi pendenti, formati

da perle riunite con turchesi e con rubini.

— Giungi a tempo, mio valoroso Hossein, — disse la fanciulla, la cui

voce tremava. — E tuo zio? E Abei? Sei giunto colla tua scorta?

— Solo con Tabriz, ma non temere, mia dolce Talmà. Fra un'ora o due i

miei uomini saranno qui e faremo un macello delle Aquile della steppa.

È tutta asserragliata la casa?

— Tutte le porte sono barricate.

— Di quanti uomini disponi?

— Di nove: uno l'ho mandato a te. L'hai veduto?

— Sì, ed è anche morto. Vieni via di qui: le palle fioccano da tutte le

parti. Occupiamoci della difesa.

— Hossein, non esporti ai loro fucili! — gridò Talmà, vedendo che stava

per precipitarsi verso il parapetto della galleria.

— Non temo — rispose il giovane, liberandosi con dolce violenza dalle

braccia di Talmà.

— Rifugiati nella tua stanza: non corriamo alcun pericolo per

ora. —

La fanciulla fece un energico gesto di diniego.

— Sono la figlia d'un _beg_, — disse. — Ho anch'io nelle mie vene il

sangue d'un guerriero.

Voglio sfidare le palle di quei miserabili al tuo fianco, mio valoroso

Hossein. —

Il giovane guardò la fidanzata con orgoglio, poi disse:

— Come sei la più bella fanciulla della nostra steppa, sei anche la più

ardita. Vieni, mia dolce Talmà, noi mostreremo alle Aquile come sanno

combattere gli uomini del Caspio e le fanciulle dell'Aral. —

La prese per una mano e la trasse verso il muricciuolo dove i servi,

inginocchiati, l'un presso l'altro, mantenevano un fuoco vivissimo

contro i predoni, che tentavano di farsi sotto per dare la scalata alla

casa.

La lotta si era impegnata vivissima. Gli assedianti, che erano in

grosso numero, erano sbucati dalle alte erbe, in mezzo alle quali

si erano tenuti fino allora nascosti per non esporsi al tiro degli

assediati e strisciavano sulla terra sgombra, spingendo innanzi a loro

una scala lunga e massiccia.

Parecchi si erano però tenuti indietro e, mezzo celati sul margine

della steppa erbosa, sparavano sulla galleria per cercare di

allontanare i difensori.

Hossein e Talmà, riparati da uno dei massicci pilastri che reggevano

l'orlo del terrazzo sovrastante, avevano a loro volta aperto il fuoco,

mentre un servo, inginocchiato dietro di loro, ricaricava i fucili di

ricambio.

La fanciulla, abituata alle scorrerie dei banditi della steppa, che

più volte avevano già assaliti i villaggi sarti, non manifestava

alcun timore e sparava tranquillamente, orgogliosa di mostrare il suo

coraggio al nipote del fiero _beg_.

Solo, di quando in quando, volgeva la testa verso il fidanzato

scambiando con lui un sorriso.

La fucilata diventava di momento in momento più intensa. I banditi

irritati di essere tenuti in iscacco da un così piccolo numero di

difensori, che credevano di spazzare via con tutta facilità, si

spingevano audacemente innanzi, quantunque molti di loro giacessero a

terra morti o feriti.

Hadgi li spingeva all'attacco, urlando ferocemente e promettendo ai

suoi uomini le teste dei servi di Talmà. Forse fra i banditi vi era

anche il _mestvires_, che era il vero capo di quell'accozzaglia di

ladri, però il furfante si guardava bene dal mostrarsi.

Hossein non si scoraggiava però e fucilava i più furibondi, senza mai

mancarli una sola volta.

— Che cosa fa dunque mio cugino? — si chiese ad un certo momento. — A

quest'ora dovrebbe essere qui.

— Sei inquieto per loro è vero, Hossein? — chiese la bella Talmà, che

col viso animato da una viva collera non risparmiava i predoni. — Che

sia accaduta qualche disgrazia al beg?

— A lui, no!... Egli quantunque vecchio è troppo temuto dalle Aquile e

nessuno oserebbe assalirlo.

È per mio cugino che sono piuttosto inquieto. Non comprendo come non si

veda ancora.

— Che i banditi ci prendano prima che egli arrivi? Sono spaventata per

te, mio Hossein. Tu lotterai fino alla fine, per cadere sotto i colpi

di quei miserabili, — disse Talmà, con un singhiozzo.

— Taci, luce dei miei occhi, — disse Hossein, quasi con rabbia. — Non

angosciare il guerriero che combatte.

Le Aquile della Steppa: Romanzo · 第 14 / 81 题