I due banditi si misero in cammino attraverso le alte erbe.

Hadgi, che aveva forse migliori occhi del suo compagno o maggior

istinto d'orientazione, si era messo dinanzi e s'avanzava curvo perchè

il vento continuava a far cadere sulla steppa granelli di sabbia in

gran numero.

Le steppe turchestane, al pari delle pianure belucistane, sono famose

per le loro piogge di sabbia. Basta che il vento s'alzi e le sabbie

dei vicini deserti si levano ed in così grande quantità da intercettare

talvolta perfino i raggi solari.

Anche le trombe di sabbia sono molto comuni in quei paesi e non occorre

il vento per sollevarle. Durante le giornate belle, quando non si

sente il menomo soffio, si vedono delle grandi colonne elevarsi dal

suolo, girare su sè stesse e sfilare maestosamente attraverso a quelle

sconfinate pianure.

Se ne vedono anzi talvolta parecchie allo stesso orizzonte, avente

ciascuna una origine propria.

Gl'indigeni, che le temono assai perchè impediscono loro, in certi

giorni, di lasciare le tende, le chiamano _Shaitans_, ossia diavoli.

Il _mestvire_ ed Hadgi continuavano la loro marcia un dietro all'altro,

coi loro alti cappelli di lana nera, ben cacciati sulla fronte, onde

ripararsi gli occhi da quelle ondate di sabbia, quando il primo si

fermò bruscamente, dicendo:

— Non odi nulla tu, Hadgi?

— Sì, il vento che rugge attraverso le erbe, — rispose l'altro.

— No; ascolta bene. Questo è il galoppo di un cavallo.

Che qualche servo di Talmà sia riuscito a uscire inosservato dalla casa

e che si rechi ad avvertire il _beg_? —

Arma il tuo archibugio. Sei sicuro dei tuoi colpi?

— Non sbaglio mai, capo.

— Affrettati. —

I due banditi si appiattarono fra le erbe, che in quel luogo erano

alte più d'un metro e mezzo, l'uno alzando il cane del suo lunghissimo

moschetto e l'altro armando una pistola.

— A te, l'uomo; a me, il cavallo, — disse il _mestvire_.

Malgrado il vento, si udiva distintamente il galoppo d'un cavallo

slanciato a corsa sfrenata. Essendo il suolo della steppa argilloso,

i ferri del destriero battevano forte, quantunque fosse coperto di

vegetali.

Ben presto sulla fosca linea dell'orizzonte si delineò confusamente un

cavaliere.

— Peccato non poterlo guardare in viso, prima di mandarlo all'altro

mondo, — disse Hadgi.

— Tu sei certo che nessuno dei nostri si è mosso.

— Ho dato loro ordine che qualunque cosa avvenisse, non lasciassero

i dintorni della casa e tu sai, capo, come i nostri uomini ci

obbediscono.

— Allora non preoccuparti d'altro e uccidi il cavaliere, — disse il

_mestvires_ freddamente. — Uno più, uno meno, la nostra coscienza non

si turberà.

Prendilo di mira: ci passerà a meno di cinquanta passi.

Hadgi puntò l'archibugio appoggiando il gomito sinistro sul ginocchio,

per poter meglio tirare, mentre il _mestvire_ alzava la pistola al di

sopra delle erbe.

Il cavaliere passava appunto allora, a quaranta o cinquanta passi,

aizzando l'animale con fischi.

Due lampi illuminarono la notte, seguiti da due detonazioni che le urla

stridenti delle raffiche subito soffocarono.

Il cavaliere s'abbattè sul collo del cavallo mentre questi faceva uno

scarto improvviso, mandando un lungo nitrito di dolore.

— Toccati! — gridò il _mestvire_ con un sorriso feroce. — Le Aquile

della steppa non sbagliano mai.

Le Aquile della Steppa: Romanzo · 第 9 / 81 题