Con sua somma sorpresa udì la voce del cavaliere a gridare:
— Non abbastanza, birbanti! Balza, Kasmin! —
Il cavallo aveva fatto un altro salto di fianco, poi aveva ripresa la
sua corea sfrenata, mentre il cavaliere si teneva stretto al suo collo,
indizio sicuro che doveva aver ricevuto qualche grave ferita.
— Ci sfugge! — urlò il _mestvire_ con rabbia.
— Non preoccuparti, capo, — rispose Hadgi. — Quell'uomo non giungerà
vivo nella tenda del _beg_.
La mia palla deve avergli attraversato il capo, o fracassata la colonna
vertebrale.
— Sarà vero, tuttavia avrei desiderato vederlo cadere qui. Che cosa
fare ora?
— Correre subito alla casa di Talmà e attaccarla, capo. Se tardiamo,
perdiamo i _tomani_ di Abei Dullah.
— Hai ragione: corriamo. La cosa sarà spiccia e non troveremo molta
resistenza. —
Mentre le due Aquile della steppa si slanciavano attraverso le erbe, il
cavallo aveva continuata la sua corsa indiavolata, dirigendosi verso il
fascio luminoso che indicava la tenda del _beg_.
Ansava fortemente, sordi nitriti gli sfuggivano dalla bocca insieme a
getti di saliva che gli lordavano il lucente pelo nero.
Il cavaliere si teneva sempre stretto al collo, come se fosse ormai
impotente a reggere le briglie ed a reggersi diritto sulla sella.
Anche dalla sua bocca usciva di tratto in tratto un lungo gemito e,
quando il cavallo rallentava un istante, si portava una mano al fianco
destro, comprimendolo fortemente.
In venti minuti il destriero superò la distanza che lo separava dalla
tenda del _beg_, dinanzi alla quale s'arrestò stramazzando sulle
ginocchia anteriori.
Tabriz, il gigantesco turcomanno, che aveva già udito quel galoppo
precipitoso, era prontamente accorso, afferrando fra le possenti
braccia il cavaliere, prima che fosse sbalzato di sella.
Anche Hossein che si era munito di una torcia erasi slanciato fuori.
— Un uomo ferito! — esclamò.
— Ed un cavallo che muore, — disse Tabriz.
— Portalo subito dentro. —
Il gigante varcò la soglia della tenda e depose il cavaliere su un
largo cuscino, reggendogli il capo onde il sangue non lo soffocasse.
Tutti si erano accostati; anche il vecchio _beg_, guardava con profonda
ansietà il ferito, che sembrava fosse lì lì per spirare.
Era un giovane di ventiquattro o venticinque anni, dai lineamenti
angolosi, la pelle molto bruna, con una piccola barba rossastra ed il
naso adunco, come il becco d'un pappagallo.
Indosso aveva una lunga zimarra di panno grossolano, con una cinghia di
cuoio giallo a cui era appeso un _kangiarro_.
Da un buco aperto nel fianco destro, usciva un getto di sangue il quale
si allargava sempre più sulla zimarra.
— Questo è un Sarto, — disse Hossein, impallidendo. — Chi lo avrà
assassinato?
— Soffiagli in bocca, Tabriz, — disse il _beg_, vedendo che il ferito
non si decideva aprire le labbra.
Il gigante ubbidì e si vide subito il ferito riaprire gli occhi
azzurrastri e fissarli su Hossein, poi la sua bocca si socchiuse
dicendo con voce rantolosa:
— Talmà... alla casa... le Aquile... della steppa... presto... —
Hossein mandò un grido.
— Che cosa dici tu? È in pericolo Talmà?... Parla, prima che la morte
ti colga. —
Il ferito fece col capo un segno affermativo, poi dopo d'aver fatto
uno sforzo supremo, burbugliò con un accento così debole che parve un
soffio:
— Aquile... agguato... intorno casa... accorrete!.. —
Poi si rizzò a sedere, mantenendosi per qualche istante in quella posa,
stralunò gli occhi, ebbe un sussulto che si ripercosse in tutte le sue
membra, quindi ricadde pesantemente sul cuscino.
— Morto! — esclamò il vecchio _beg_.
— Ma io lo vendicherò, — disse Hossein, i cui occhi avevano lampi
vividi. — Le Aquile sono sbucate dalle steppe!... Ah!... Non sanno
ancora quanto pesi il mio _kangiarro_. Tabriz! Il mio cavallo, il mio
fucile e le mie pistole.
— Dove vuoi andare, cugino? — chiese Abei.
— A salvare Talmà o morire con essa, — rispose il prode guerriero con
impeto.
— Tu sei un valoroso, Hossein, — disse il _beg_, guardandolo con
orgoglio, — e sei degno figlio di colui che con un solo gesto faceva
tremare i predoni della steppa ghirghisa. Ma tu stai per commettere una
imprudenza. Aspettiamo che giunga la nostra scorta, o meglio mandiamo
Tabriz a richiamarla. In un'ora e mezzo i nostri uomini possono essere
qui.
— M'incarico io di andarla a raccogliere, — disse Abei con sottile
sorriso ironico. — Io, al pari di te, cugino, non ho paura delle Aquile
della steppa.
— E tu, padre? — chiese Hossein. — Vorresti rimanere qui solo? —
Il vecchio si era alzato col viso contratto e gli occhi fiammeggianti.
— Si provino ad assalirmi entro la mia tenda quei rettili, — disse.
— Va', Hossein, va' a difendere la tua bella Talmà; tu, Abei, corri a
radunare la scorta e prendi alle spalle le Aquile della steppa e sopra
tutto non risparmiarle.
— I nostri cavalli sono pronti, partiamo, — disse in quel momento
Tabriz, comparendo sulla soglia della tenda.
— Parti, Hossein e non risparmiare i colpi di punta, — disse il
vecchio. — Io ti seguirò col mio pensiero. —
Abbracciò il valoroso giovine e lo condusse fino fuori.
— In sella, padrone, — disse Tabriz, gettandosi ad armacollo due lunghi
archibugi. — Sfonderemo le linee di quei bricconi e passeremo fra loro
come due proiettili.