L'assassinio.
La notte era così oscura che il _mestvire_, quantunque dovesse
conoscere a menadito la steppa dei Sarti, stentava a dirigersi.
Nessuna stella brillava nel cielo tenebroso ed il vento scompigliava
incessantemente le alte erbe, curvandole fino al suolo, mentre in
lontananza, di quando in quando, rullava sordamente il tuono senza che
alcun lampo lo accompagnasse.
— Ecco una notte propizia per le Aquile della steppa, — disse il
suonatore, ridendo. — Piomberanno più rapide dei falchi di Abei Dullah
sulla preda, e la bella Talmà domani non avrà più lo sposo.
Abei sa condurre bene i suoi affari, ma è generoso più del Khan di
Bukara. Povero _beg!_ La tua barba bianca vale meno di quella d'un
giovane di vent'anni. —
Alzò la testa e guardò le nuvole che passavano sospinte dalle raffiche,
che si susseguivano sempre più frequenti.
— Apriamo bene gli occhi, — disse.
Si rialzò la lunga zimarra e si tolse due lunghe pistole che teneva
nascoste sotto, passandosele nella cintura di pelle che reggeva
l'_jatagan_, poi riprese la marcia, canticchiando fra i denti:
— Uno beve il vino come berrebbe l'acqua e resta dolce come un agnello;
un altro beve e canta come un usignuolo; un terzo beve e diventa simile
ad un bue, s'agita e monta in furore; un quarto, beve e diventa feroce
come una tigre e incarna l'anima del diavolo; un quinto beve e fa le
smorfie come una scimmia; il sesto beve e non diventa felice se non si
avvoltola nel fango come un maiale; un settimo.... —
Il cantore si era bruscamente interrotto, scrutando attentamente le
tenebre dinanzi a sè.
Tese gli orecchi, curvandosi innanzi per meglio ascoltare, e fra il
sussurrìo delle erbe raccolse un fischio.
— Hadgi, — mormorò. — Poteva attendermi più lontano. Se quel
gigantesco turcomanno mi avesse accompagnato, mi troverei ora in un
bell'imbarazzo. —
In lontananza si scorgeva la tenda del _beg_, sempre illuminata.
Dall'apertura un'onda di luce usciva, riflettendosi, come una lunga
striscia sulle erbe.
— Nessuno si occupa di me, — disse, — fuorchè Abei Dullah, ma quello si
guarderà bene dal tradirsi. —
Accostò due dita alla bocca e mandò un lungo fischio. Un altro rispose
a breve distanza, poi fra le alte erbe sorse, a pochi passi dal
_mestvire_, un'ombra umana.
— Aquila? — chiese il suonatore, mettendo una mano sul calcio d'una
delle sue pistole.
— Sono Hadgi, capo, — rispose l'uomo che era sorto fra le erbe.
— Non credevo d'incontrarti a così breve distanza dalla tenda del
_beg_, — disse il suonatore di _guzla_.
— Era necessario che ti vedessi presto.
— Perchè? — chiese il _mestvire_.
— Pare che qualche Sarto si sia accorto della nostra presenza perchè la
casa di Talmà si è chiusa, questa sera, più presto del solito e si sono
uditi dei rumori come se barricassero le porte.
— I tuoi uomini hanno commessa l'imprudenza di mostrarsi in quei
dintorni?
— No, capo, — rispose Hadgi.
— Nemmeno nel villaggio dei Sarti?
— Sono rimasti tutto il giorno nascosti sotto le alte erbe.
— Chi può averci traditi? Eppure è necessario fare il colpo questa
notte, finchè Hossein è lontano. Io l'ho solennemente promesso a suo
cugino.
— Noi siamo pronti.
— Capirai che io non voglio perdere i cinquemila tomani che mi ha
promessi. Nemmeno il Khan di Chiva pagherebbe tanto per una fanciulla,
fosse la più bella del Turchestan, del Belucistan e della steppa
ghirghisa.
— E nemmeno noi desideriamo perdere la nostra parte, — disse Hadgi,
accarezzandosi la lunga barba nera.
— Sono a posto i miei uomini?
— La casa di Talmà è ormai circondata a debita distanza e le Aquile
della steppa non aspettano che il loro capo per cominciare l'attacco.
Non sarà affare lungo, se Hossein non interviene. Quel giovane è più
terribile del _beg_ e non è un pauroso come suo cugino.
— Lo so meglio di te, ma egli non vedrà nulla. La tenda è lontana e
gli spari non giungeranno fino agli orecchi di quel giovane. D'altronde
cercheremo di non far uso delle armi da fuoco.
Ti sei informato di quali forze dispone Talmà?
— Non ha che otto servi ed un paio di donne.
— Va bene: andiamo, Hadgi. La mezzanotte non deve essere lontana. —