NOTE:

[1] Così nel Carteggio del Residente di Venezia; ved. Doc. 184, pag. 94.

[2] Ved. nel Carteggio Vicereale il Doc. 36, pag. 42.

[3] Ved. Doc. 382, pag. 395.

[4] Ved. Doc. 307, pag. 256.

[5] Ved. Doc. 373, pag. 383.

[6] Ved. Doc. 61, pag. 53.

[7] Ved. Doc. 209, pag. 109.

[8] La serie de' _Notamentorum_ che si è salvata dalle tante sciagure

dell'Archivio di Stato comincia appena col 1610, e non vi manca la

risoluzione presa quando, dopo 26 anni, il Campanella fu liberato; così

avremmo avute egualmente tutte le altre risoluzioni prese ogni volta

intorno a' principali imputati e a' diversi gruppi degl'imputati minori.

[9] Pel De Ponte come Consigliere, ved. Reg. _Sigillorum_ v. 30, a.

1594, a 17 10bre; come Deputato della pecunia, ved. Reg. _Curiae_ v.

43, fol. 11, let. del 18 giugno 1598. Intorno alla famiglia o alle

notizie biografiche ved. Santanna, Della Storia genealogica della

famiglia del Ponte, Nap. 1708, pag. 98 etc.

[10] Ved. Registri _Privilegiorum_ vol. 141, fol. 120.

[11] Ved. per tutte lo notizie sul Sances, De Lellis, Discorsi delle

famiglie nobili del Regno di Napoli, Nap. 1654-71, voi. 2.^o part.

3^a p. 390; pel parentado co' Morano ved. specialmente Della Marra

Duca della Guardia, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere, o non

comprese ne' Seggi di Napoli, Nap. 1642 p. 264.

[12] Ved. Doc. 54, pag. 51.

[13] Ved. Doc. 52, pag. 50.

[14] Ved. Doc. 365, pag. 365.

[15] Ved. Doc. 394, pag. 455 e seg.^{ti}.

[16] Ved. Doc. 62 e 65, pag. 54 e 55.

[17] Ved. Registri _Sigillorum_ vol. 31 (an. 1595) 1^o 10bre; vol. 32

(an. 1596) 9 7bre e 16 7bre. Inoltre De Lellis, Discorsi delle famiglie

nobili etc. Nap. 1654 vol. 1^o, pag. 399.

[18] Cons. Doc. 304, pag. 246.

[19] Ved. Doc. 64, pag. 54.

[20] Ved. Doc. 67, pag. 56.

[21] Ved. Doc. 37, pag. 42.

[22] Ved. Doc. 39, pag. 13.

[23] Ved. Toppi, De origine omnium tribunalium, Neap. 1655-66, vol.

2^o, pag. 187.

[24] Il Nunzio gli era anche molto amico, siccome si rileva da un'altra

sua lettera del 1^o giugno 1601, dove si legge: «Fra tutti i Ministri

che son qua di S. M.^{tà} Cattolica non ho maggiore domestichezza che

con il Consigl. Pietro di Vera d'Aragonia, che mi fu dato per Collega

da N. S.^{re} nella causa della rebellione».

[25] Ved. Doc. 38, pag. 43.

[26] Ved. Doc. 325, pag. 276.

[27] Ved. la nostra Copia ms. de' processi ecclesiast. tom. 2^o fol.

173-1/2.

[28] Un ms. posseduto dal Minieri-Riccio dà notizie delle fosse

oscure, delle iscrizioni, delle ossa «rinvenute ne' sotterranei della

torre Aragonese in occasione della fabbrica di una stufa per la nuova

fonderia, di cannoni di ferro». La qualificazione della torre è uno

sbaglio del raccoglitore delle iscrizioni, poichè la fonderia esiste

sempre ed è facile vedere dove corrispondano i suoi fornelli. Le

iscrizioni trovate leggibili rimontano solo al 1660; una del 1698 è

di un tale che da 27 giorni vi si trova per essere andato incontro al

Cardinale Principe di Savoia; spaventevole è quella di un tale, che

impreca a' suoi parenti, i quali, per salvarsi, l'hanno fatto menare in

quel posto, senza luce e tutto nudo, ove cerca la morte per finire di

penare, e residui di scheletro ivi giacenti fanno pensare che vi trovò

la morte. Ved. Catalogo de' MS. della Bibl. di Minieri-Riccio voi. 3^o

Nap. 1869, pag. 158.

[29] Ved. Doc. 421, pag. 527. Quivi specificatamente si notano tutte

queste cose, attestate da fra Pietro Ponzio; e fra Pietro, per sua

scusa, potè bene inventare che il Campanella trasmettesse i suoi

Sonetti a Maurizio, calandoli giù dalla finestra, ma non inventare

che la finestra di Maurizio si trovasse sotto quella del Campanella.

D'altronde anche nella confessione ultima di Maurizio vedremo fatta

menzione di parole scambiate tra lui e il Campanella nelle carceri di

Napoli, e questo non potè accadere che dalle finestre.

[30] Ved. Doc. 376, pag. 386.

[31] Rimanga ben chiaro che il processo fu propriamente intitolato

«di tentata ribellione»; solo pel vantaggio della brevità noi diciamo

«processo della congiura», la quale maniera di esprimerci è del resto

consentanea all'altra anzidetta, e certamente preferibile a quella

che troviamo pure usata negli Atti e ne' Carteggi, cioè «processo di

ribellione».

[32] Ved. i Doc. 441 e 442, pag. 551.

[33] Abbiamo fatto avvertire altrove (vol. 1.^o p. 303) che potevano i

Giudici, pe' delitti di lesa Maestà servirsi de' più gravi tormenti,

ma non di tormenti nuovi. Qui aggiungiamo che lo stesso Farinacio cita

la _veglia_, aggravata da successive modificazioni, col precetto «non

habeatur nisi in vere atrocissimis ut laesa Majestate, assassiniis

famosis et similibus» (De indiciis et tortura Ven. 1649 p. 348).

Aggiungiamo ancora che Maurizio, malgrado fosse nobile, poteva essere

sottoposto a tortura trattandosi di lesa Maestà, ed anzi a tortura più

atroce, perchè «Nobilitas saepe auget delictum» secondo la massima del

Gigante (De crimine les. Majest. Ven. 1588 fol. 67).

[34] 1.^o Ne' Reg.^i _Curiae_, vol. 46, (an. 1599-1601) fol. 10 si

legge: «All'Audientia di Calabria ultra. Per alcune cause et degni

rispetti moventi nostra mente ce è parso provedere et ordinare che

D. Camilla morano figlia del q.^m Barone di Gagliati di questa città

di Catanzaro non sia amossa dal Mon.^{io} di S.^{ta} Chiara di

detta città, dove al presente se ritrova per ordine di quessa R.^a

Audientia.... 18 julii 1601».--2.^o Ibid. vol. 49. (an. 1599-1601) fol.

114 t.^o si legge: «All'Auditor don Sancio di miranda. Per lettera

delli 15 del passato mese de luglio havemo visto quanto per voi è stato

provisto nel particolare del matrimonio di donna Camilla Morana figlia

del barone di Gagliano havendola posta nel monasterio di S.^{ta} Chiara

di quessa città che il tutto sta molto ben fatto. et circa quello che

ci dite che donna Anna sancez matre di detta donna Camilla tiene per

sospetto il detto monasterio et per darli satisfatione l'haveti offerto

un altro, gia che le parte senne contentano, vi dicimo che debbiate dar

sodisfatione à detta donna anna circa il mutare detta donna Camilla

sua figlia in altro monasterio come vi parerà meglio, non obstante

l'ordine nostro che non si dovesse mutare da detto monasterio senza

altro ordine che tale è mia voluntà et intentione. Datum neap. die 4

augusti 1601».--Il primo figlio di Gio. Geronimo Morano, Gio. Antonio,

invece di D.^a Camilla sua cugina sposò D.^a Cornelia Ricca de' Signori

dell'Isola (ved. Duca della Guardia. Discorsi delle famiglie nobili

etc. Nap. 1641 pag. 264).

[35] Il feudo di Burgorusso, già difesa per le razze de' cavalli di

Corte sotto gli Aragonesi, concesso poi al Conte di S.^a Severina,

era passato fin dal cadere del 1400 a Geronimo de Connestavulo

subfeudatario del d.^{to} Conte, e Francesca de Connestavulo lo recò

in dote a Gio. Francesco Morano fin dal principio del 1500; era quindi

già da un secolo posseduto da' Morano, onde poi con D.^a Camilla Morano

passò al Sances sud.^{to} che divenne anche Marchese di Gagliato (ved.

Reg.^i delle _Significatorie de' Relevii_ vol. 4.^o fol. 112 t.^o,

e confr. Id. vol. 32.^o fol. 154 t.^o, inoltre _Quinternioni_ n.^o

175, fol. 191). Non c'è notizia che qualche porzione del feudo di

Burgorusso fosse stata concessa in subfeudo a' De Rinaldis, e si sa

che le notizie de' subfeudi si possono trovare solo accidentalmente

nell'Archivio di Stato. Eppure, secondo il cenno datone dal Campanella,

non avrebbe nemmeno dovuto trattarsi di quella specie detta _subfeudum

planum_ o _de tabula_, giacchè in altrettali suffeudi, tanto della

varietà militare quanto della varietà rustica, per le costituzioni

di Federico II succedevano anche le donne; avrebbe dovuto invece

trattarsi di quella specie detta _subfeudum quaternatum secundum quid_,

che veniva concessa col consenso anche del Re, giacchè in tal caso

veramente, per estinzione di linea maschile od anche per solo crimine,

succedeva il Barone sotto cui il feudo era tenuto. Ma rimane sempre che

Burgorusso apparteneva a D.^a Camilla, e che agli zii Gio. Geronimo,

Scipione e Pietro, secondogeniti di Gio. Battista, spettava solamente

la vita-milizia in D.^{ti} 72, come risulta dal sud.^{to} vol. 32.^o

delle _Significatorie_, fol. 154 t.^o. Piuttosto Gio. Geronimo avrebbe

potuto pretendere ed ottenere in mercede qualche feudo appartenente

a' De Rinaldis dopo la confisca fattane, ma è singolare che non si

abbiano notizie di feudi de De' Rinaldis per tutto il 1500, nè se ne

abbiano di Gio. Geronimo Morano e figli per l'anno 1600 e seguenti.

Per la fine del 1400 abbiamo trovato notizia del feudo di S. Marco in

Calabria citra (detto anche S. Maoro nell'anno 1488) «concesso per

la M.^{ta} del S.^{or} Re a Mosca de Raynaldo regio cavallarizo» e i

feudi di Prato e di Cocchiato «concessi ad Michelangelo de Ranaldo»;

ma in sèguito questi feudi si trovano tutti restituiti al Principe

di Bisignano, e i due ultimi venduti da lui ad altri. In Stilo e

Guardavalle poi verso i primi anni del 1600, oltre Burgorusso, si

trova il feudo di Ragusa appartenente a' Tomacelli, da Lucrezia 2.^a

figlia di Geronimo e d'Ippolita Ruffo portato in dote a D. Filippo

Colonna, che per morte del fratello Marcantonio divenne Duca di Paliano

e Tagliacozzo e Gran Contestabile del Regno (amico del Campanella più

tardi, e forse con l'occasione del feudo). Si trova inoltre il feudo

di Arcamone, disputato tra Salvatore Reycitano e Cesario Salerno; e

si trova infine il feudo Colicestra ed Agapito, acquistato da Berto

Presterà. Il nome di Gio. Geronimo Morano non vi s'incontra affatto.

Ciò darebbe ragione di creder vera la destinazione de' beni di Maurizio

nel modo che vedremo affermato dal Residente Veneto.

[36] Ved. Doc. 78, pag. 59.

[37] Ved. Doc. 79, pag. 59. Questa copia di biglietto Vicereale senza

data e senza indirizzo, ma inserta fra le lettere del periodo di cui

trattiamo nel Carteggio del Nunzio, ci pare appunto che rappresenti la

risposta del Vicerè alla lettera anzidetta.

[38] Così scrisse poi il Nunzio a Roma con la sua lettera del 21

gennaio 1600; ved. Doc. 83, pag. 60.

[39] Ved. Doc. 239, pag. 125. Chi conosce Napoli sa che la Chiesa di

Monserrato trovasi all'ingresso dell'attuale Strada di Porto e di

rimpetto alla torre del Castellano.

[40] Ved. Doc. 307, pag. 256.

[41] Ved. Doc. 84, pag. 61.

[42] Per ciò che è scritto nella Difesa, ved. Doc. 401, pag. 484. Per

ciò che è scritto nelle Lettere, ved. Archivio Storico Italiano an.

1866, pag. 24, 59, 68 e 90.

[43] Facevano parte della Compagnia quasi sempre il Card.^l Arcivescovo

della città, molti Vescovi, Nobili titolati, Signori, Dottori,

Sacerdoti, e per istituto un numero determinato di P.^i Gesuiti e

P.^i dell'Oratorio, non che P.^i di altri ordini. Ne faceva allora

parte anche D. Gabriele Sances Cappellano maggiore, fratello di D.

Giovanni; lo Stinca vi si era ascritto fin dal 6 gennaio 1585; più

tardi, nel 1603, vi si ascrisse lo stesso Nunzio Jacopo Aldobrandini

Vescovo di Troia. Annualmente uno de' fratelli era eletto all'ufficio

di «scrivano». Costui registrava le relazioni delle giustizie, con

la lista de' parenti del giustiziato, che la Compagnia aveva il

carico di assistere e soccorrere, e con le discolpe e ritrattazioni

se ve ne erano, oltrechè raccoglieva in altri libri i testamenti dei

giustiziati, gli originali delle Autorità che ordinavano od invitavano

la Compagnia alle giustizie etc. etc. Secondo l'attività dello scrivano

e l'importanza del caso, si ha qualche notevolissima relazione,

come quella della giustizia di fra Tommaso Pignatelli allievo del

Campanella, che fu scritta da D. Antonio d'Aytona, e che trovata

in copia nella Biblioteca Brancacciana dal chiar. prof. De Blasiis

servì di base al suo bel lavoro intitolato Una seconda congiura del

Campanella (ved. Giornale Napoletano di filos. e lett. giugno 1875).

Nella Biblioteca dell'Abate Cuomo, ora Municipale, si hanno parecchie

relazioni di giustizie, segnatamente de' tempi di Masaniello, che

trascrisse da' Registri della Compagnia lo stesso compianto Abate.

[44] I suddetti ordini di Spagna rappresentano senza dubbio una delle

voci diffuse allora ad arte; abbiamo altrove riferita la lettera del

Re, che mostra gli ordini veri e ben diversi. Rappresenta del pari

una voce diffusa ad arte quella che il Residente avea già trasmessa

in un dispaccio anteriore (ved. Doc. 185, pag. 94) e che fornì al

Mutinelli l'occasione di una nota sul tono di un idillio. Da' Registri

_Sigillorum_ di quel tempo si può vedere come S. M.^{tà} di Spagna

avesse pietà della borsa de' napoletani, facendo diluviare le grazie

co' diversi titoli, di pensioni, avantagii, intertenimienti, piazze

morte, sempre nell'interesse degli spagnuoli; e il fatto è illustrato

assai bene da un'affannosa lettera del Vicerè che noi pubblichiamo

(ved. Doc. 41, pag. 45). Si comprende poi che non si può fare alcuno

assegnamento su quanto il Residente dice che Maurizio avrebbe

confessato, trattandosi di un atto processuale del tutto segreto; e

non abbiamo veramente notizia che fossero «cominciati» allora altri

processi e catture dietro le confessioni di Maurizio.

[45] Ved. Doc. 40, pag. 44.

[46] Ved. Doc. 244 pag. 141-142-143; D. 247 pag. 159; D. 248 p.

160-161; D. 250 p. 163; D. 252 p. 166; D. 263 p. 175; D. 265 p. 182; D.

266 p. 184.

[47] Ved. Doc. 40, pag. 44.

[48] Ved. la Lett. al Card.^l Farnese e quella latina al Papa e

Cardinali, Arch. Storico Italiano 1866 p. 59 e 82.

[49] Ved. Copia ms. de' processi eccles. tom. 1.^o fol. 132.

[50] Ved. Doc. 217, pag. 115.

[51] Ved. Doc. 218, pag. 115.

[52] Nella Numerazione de' fuochi di Tropea per l'anno 1595, vol.

1398 della collezione, si legge: «n.^o 60. M. Jacovo Giovanne Tranfo

a. 65; M. Ipolita Barone moglie a. 56; (*) M. Alessandro f.^o a. 15;

Isabella f.^a a. 18; Cassandra f.^a a. 11; Caterina schiava a. 30;

Pietro schiavo an. 35; Giovanne schiavo a. 10; Fabritio schiavo a. 5.

Barone de la terra de crepacore (_sic_) et del Casale de sant'Agata»

etc.--Per la successione di Alessandro Tranfo al padre ved. i Rog.

delle _Significatorie de' Relevii_.--Un altro documento intorno a lui

troverà posto nel sèguito della narrazione.

[53] Ved. D'Amato, Memorie historiche dell'illustr.^{ma} famos.^{ma} e

fedel.^{ma} città di Catanzaro, Nap. 1670.

[54] Ved. i nostri Doc. 83, 86, 89, pag. 61, 63, 64; e le notizie date

nella nota a pag. 127 del vol. 1^o di questa narrazione.

[55] Ved. Doc. 81, pag. 59.

[56] Ved. Doc. 306, pag. 248.

[57] Ved. Doc. 238, pag. 124.

[58] Ved. nell'Arch. Mediceo, filz. 4087, Let.^{ra} del Battaglino del

18 gennaio 1600: «Horrendo spettacolo hebbi hieri nella mia loggia col

veder perire inesorabilmente sette navi con quantità di marinari, fra

esse è il galeone di Giorgio d'ulista carico di grani di Puglia come

le altre cinque navi; il settimo fu un vascello Brettone chiamato da'

nostri Vecchietti c'havea cominciato a caricar alberi et remi per andar

in Spagna» etc. Un'altra del Turamini, ibid. stessa data, lo ripete.

Inoltre ved. la Lett. dello Scaramelli, stessa data; Doc. 188, pag. 96.

[59] Ved. la nostra Copia ms. de' processi eccles. tom. 2.^o fol. 236.

[60] Ved. il Doc. anzid.^{to}

[61] Ved. Doc. 85 pag. 62, e Doc. 88 pag. 63.

[62] Ved. il Breve e gli altri Atti suddetti ne' Doc. 242 e 243 pag.

129; le Lett. del Nunzio degli 11 e 21 gennaio, Doc. 81 e 83, pag, 60 e

61; la Let. Vicereale de' 18 gennaio, Doc. 40 pag. 44; e l'altra Let.

scritta d'ordine del Vicerè egualmente il 18 gennaio, Doc. 216 pag. 115.

[63] Ved. in Baldacchini la Lett. a Cassiano del Pozzo del 25 giugno

1624.

[64] Ved. Doc. 244, pag. 143.

[65] Ved. Doc. 84, pag. 61.

[66] Loc. cit. Doc. 244, pag. 143.

[67] Ved. Doc. 247, pag. 160.

[68] Ved. Doc. 376, pag. 387.

[69] Ved. Doc. 401, pag. 485.

[70] Ved. Doc. 378, pag. 389.

[71] Ved. Doc. 379, pag. 390.

[72] Ved. Doc. 380, pag. 391.

[73] Ved. Doc. 252, pag. 167.

[74] È questo uno de' punti della Narrazione che gioverebbe rivedere.

Il Capialbi lesse _niglio_, ed aggiunse in nota «niglio, coccodrillo»,

citando l'Afflitto (Scrittori del Regno di Napoli, pag. 46, art.

Acquaviva) che avrebbe forse alluso alla medesima fossa. Ma non ci

è noto che la parola plebea niglio corrisponda a coccodrillo, bensì

sappiamo che corrisponde a nibbio, sparviero; e l'Afflitto dice

fossa del _miglio_, ed egualmente dice il Confratello de' Bianchi di

giustizia che ci lasciò il ricordo degli ultimi momenti di fra Tommaso

Pignatelli.

[75] Ved. Doc. 254, pag. 170.

[76] Ved. Doc. 256, pag. 172.

[77] Ved. Registri _Curiae_ vol. 38.^o (an. 1595-99) fol. 13, Let.

Vicereale del 23 febbr. 1596.

[78] Ved. Doc. 307, pag. 254.

[79] Ved. Doc. 247, pag. 160.

[80] Ved. Doc. 87, pag. 62; ma bisogna notare che la data del 24

gennaio, quivi assegnata alla lettera in quistione, potrebb'essere

errata, poichè il 4 febbraio essa era ancora attesa.

[81] Ved. Doc. 381, pag. 394.

[82] Sarno (Anelli de) Novissima praxis civilis et criminalis, cura

observationibus... ac singulari tractatu inscripto Il Medico fiscale

pro optima cognitione delictorum in genere, videlicet cadaveris

venenati, virginis defloratae, pueri constuprati et aliorum consimilium

Doctoris Horatii Graeci Medici phisici Regiae Curiae etc. Neap. 1717.

[83] Ecco il fac-simile del disegno del polledro datoci dal Greco (op.

cit. pag. 499). Non rifuggano i lettori dal contemplarlo, specialmente

quelli, che per caso menassero vanto di principii repubblicani;

vedranno cosa costava a' padri nostri il professarli, e rileveranno

bene la differenza:

[Illustrazione]

[84] Ved. Doc. cit. 381, pag. 394.

[85] Ved. Doc. 250, pag. 163.

[86] Ved. Doc. 87 e 88, pag. 62 e 63.

[87] Ved. Doc. 245, pag. 145-46; Doc. 247, pag. 160; Doc. 248, pag.

161; Doc. 253, pag. 169; Doc. 250, pag. 163; Doc. 251, pag. 165; Doc.

252, pag. 167; Doc. 265, pag. 183; Doc. 263, pag. 175, e Doc. 264, pag.

176.

[88] Ved. Doc. 192, pag. 97.

[89] Ved. Doc. 241, pag. 127, e Doc. 244, pag. 143.

[90] Alludiamo a' Doc. 244-266, pag. 129-183. Il Notamentum (Doc.

241, pag. 127) dovè essergli trasmesso o nell'inizio del processo, o

piuttosto nel periodo di cui trattiamo, essendovi poi stato aggiunte

a lato di ciascun nome le annotazioni relative all'esito del giudizio

mano mano che questo si compiva per ciascuno inquisito.

[91] Ved. Doc. 394, pag. 456.

[92] Il Toppi (De Origine omnium tribunalium etc. Neap. 1655-66, vol.

2.^o pag. 319), nel dare le notizie del Leonardis, non riesce esatto

intorno alla data della nomina di lui ad Avvocato de' poveri, indicando

per essa il 30 luglio 1601, che urta con la cronologia del processo

del Campanella, nel quale si sa avere il Leonardis funzionato. Invece

abbiamo trovato ne' Registri _Privilegiorum_ le date sopraindicate

pel Privilegio di nomina ad _Avvocato de' Poveri_ (Ved. _Privileg_.

vol. 120, an. 1599-600 fol. 188), e ne' Reg.^i _Sigillorum_ la data 30

luglio 1601 come quella del pagamento per l'esecutoria del Privilegio

col quale venne poi nominato _Avvocato fiscale della Vicaria_ (Ved.

Sigil. vol. 38, an. 1601, introiti del 21 novembre). A complemento

della rettificazione aggiungiamo che negli stessi Reg.^i _Sigillorum_

abbiamo trovato l'esecutoria del Privilegio di Avvocato de' poveri pel

Catalano in data 16 febbraio 1594 (vol. 29), poi la nomina provvisoria

di Jo. Vincenzo Cavaliero «mentre sua M.^{tà} e sua Ecc.^a provederà»

in data 25 gennaio 1599 (vol. 35), infine l'esecutoria del Privilegio

pel Leonardis in data 29 febbraio 1600 (vol. 37). Indubitatamente

questo modo di successione, ed inoltre la data stessa del Privilegio

del Leonardis «Metimnae coeli 30 7bris 1599», mostrano che il Leonardis

non dovè essere nominato a bella posta nell'occasione di questo

processo: sarebbe stato necessario un periodo di tempo molto maggiore

per far giungere in Ispagna la proposta ed avere la decretazione di

essa nella data suddetta.

[93] Naturalmente furono i Giudici quelli che ordinarono la consegna

degli Atti al Campanella e gli assegnarono anche l'Avvocato; ma il

Campanella parimente qui si studia di mettere nell'ombra i Giudici e di

far comparire il Sances.

[94] Ved. Doc. 247 pag. 160; e risc. l'Illustr.^{ne} II, pag. 619, per

tutti gl'inquisiti che seguono.

[95] Ved. la nostra Copia ms. de' processi eccles. tom. 1.^o, fol. 377.

[96] Il dottor Orazio Greco, che abbiamo citato a proposito del

polledro, ci fa conoscere a proposito delle funicelle che se ne

applicavano quattro, due ai carpi con uno o più nodi, le quali sempre

recavano un'incisione della cute più o meno superficiale, e due alle

braccia, a quattro dita sotto i capi degli omeri: preparato in tal

guisa il paziente era poi elevato in alto con la corda, e finiva per

rimanervi in uno stato orribile, che il Greco descrive minutamente.

[97] Ved. Doc. 93, pag. 65.

[98] Ved. Doc. 241, pag. 127.

[99] Ved. Doc. 264, pag. 175.

[100] Si avverta questa osservazione fatta dall'Avvocato, che si

accorda con quanto avea già detto il Nunzio (ved. pag. 66) e che

vedremo poi accordarsi anche con le affermazioni del Fiscale e infine

con le affermazioni del Campanella medesimo nella sua Difesa; quattro

affermazioni parallele emerse co' processi di Napoli. Nè si creda

un'esagerazione curialesca il _notatus infamia_ con le sue conseguenze.

Era massima del S.^{to} Officio che la sola carcerazione per delitto

di eresia apportasse «notabile infamia» al carcerato, e i confessori,

i medici, i maestri di scuola, i quali avessero abiurato come

veementemente sospetti d'eresia, non solevano restituirsi o abilitarsi

a' loro primitivi ufficii se non di espresso ordine e grazia del sommo

Pontefice (Ved. Masini, Sacro Arsenale overo Pratica della S.^{ta}

Inquisitione, Roma 1639, pag. 309). La condanna poi in eresia formale

colpiva d'infamia, di privazione di ufficio ed anche di successione i

discendenti, e il potere civile in Napoli lo riconosceva. Ecco un breve

documento in proposito, molto significativo e appunto del tempo del

quale trattiamo: esso leggesi ne' Registri _Sigillorum_ vol. 34, an.

1598, sotto la data 26 settembre: «Lettera per la quale se reintegra

hercole miglionico a la dignità del dottorato et altri honori e officii

publici e successione per lo delitto del eresia de suo avo»!

[101] Ved. Doc. 245, pag. 144.

[102] Ved. Doc. 246, pag. 149. Le parole, dalle quali risulta

che questa Allegazione sia stata scritta in risposta a quella

dell'Avvocato, si leggono a pag. 151:--«nos non instamus puniri eum,

quod iam ejecerit Regem a Regno, Rempublicam fecerit, quod dicit se

facturum procurasse, et hoc sub conditione et spe futuri eventus, _ut

advocatus partis fatetur_» etc.

[103] È bello conoscere l'atteggiamento de' giuristi napoletani e del

Consiglio Collaterale, fin dalla prima notizia di questo passo della

Corona di Spagna verso Roma: ce l'insegnano due brani di dispacci del

Residente Veneto scritto il 14 7bre e 26 8bre 1599.--1.^o «Intorno alla

investitura del Reame persistono tuttavia quelli che nelle materie

feudali sono stimati più intendenti, che non dovesse la M.^{tà}

Cattolica condescender mai a dimandarla, poichè il Re suo padre,

nell'atto che allhora era necessario per la rinuncia fatta vivendo

dall'Imperator Carlo, fù investito da Papa Giulio terzo per sè et

legitimi heredi, et discendenti secondo l'obligo et uso delle antiche

et moderne infeudationi».--2.^o «Il Consiglio non può accomodarsi che

sia la persona sua (_int._ del Vicerè) che faccia l'atto di prestar

l'obedientia al Papa, facendo in ciò molte considerationi, et movendo

consequenze importanti per gli interessi di questo Regno con la Sede

Apostolica, le quali tutte sono state con esso corriero rappresentate

alla M.^{tà} Cattolica».--Ma le rimostranze furono vane, e al Vicerè fu

rinnovato l'ordine di recarsi a Roma.

[104] Confr. vol. I.^o pag. 70.

[105] Ved. nell'Archivio Storico Italiano an. 1866 la Lett. latina al

Papa, a pag. 82, e la Lett. al Re di Spagna a pag. 91.

[106] Ved. le Poesie ediz. d'Ancona p. 100. Anche nelle Lettere più

volte accenna a riconoscere che la pazzia fosse simulata.

[107] Ved. il Carteggio del Nunzio filz. 231, Lett. del 13 aprile, 25

maggio e 15 giugno.

[108] Ved. Doc. 392, pag. 416.

[109] Ved. la nostra Copia ms. de' processi eccles. tom. 1.^o fol.

362-1/2. Dal brano della lettera del Vescovo risulterebbe che il Nunzio

avesse fatto molti giorni prima osservare il Campanella, e gli fosse

stato riferito che in segreto egli parlava assennatamente: ma fu questa

senza dubbio una piccola vanteria del Nunzio, mentre l'osservazione del

Campanella venne ordinata dal Sances, il quale dovè poi discorrerne al

Nunzio; difatti le relazioni avute dal Sances si raccolsero in sèguito

nel processo di eresia, non le relazioni avute dal Nunzio, il quale si

curava ben poco del Campanella e de' frati.

[110] Ved. Doc. 350, pag. 327.

[111] Ved. Doc. 361, pag. 356. Ma non è sicuro che questo d'Assaro

fosse carcerato per la congiura: un Cesare d'Assaro, clerico, trovasi

nominato qual prigione nel Carteggio del Nunzio; egli era incriminato

di assassinio, con la tortura avea purgato gl'indizii, e non vedendosi

liberato fuggì di Castello in compagnia del cav.^r Capece ma fu

ripigliato. Ved. Lett. da Roma, filz. 210 e 211, let. del 18 8bre 1597,

13 marzo 1598 etc. etc.

[112] Si dia uno sguardo all'indice delle poesie che pubblichiamo. E

ci si permetta di aggiungere che quando fra Pietro fu poi interrogato

circa le poesie, tra le diverse provenienze, indicò «per la maggior

parte che sono più di 25» quella da altri carcerati, i quali dicevano

averle avute da Maurizio, cui sarebbero state date direttamente dal

Campanella etc. Non ci fermiamo su questa scusa di fra Pietro che cita

il morto, scusa manifestamente inventata anche perchè sarebbe difficile

riferire tante poesie al breve periodo in cui Maurizio rimase nelle

grazie del Campanella, vale a dire dal 9 9bre al 19 10bre, o poi gli

argomenti di molte fra esse alludono fuori ogni dubbio a circostanze

posteriori a tale periodo; ma notiamo la distinzione di questo numero

di «più di 25» poesie, che rappresenterebbero un gruppo speciale più

antico.

[113] Ved. Doc. 436, pag. 549, e i seguenti.

[114] Ved. Doc. 441, pag. 551, e i seguenti.

[115] Ved. Doc. 459, pag. 558.

[116] Le favole da una parte, gli scismi dall'altra. Vedi Doc. 456,

pag. 556.

[117] Ved. Doc. 452, 453 e 457, pag. 555 e 557.

[118] Ved. Doc. 489, pag. 569.

[119] Ved. Doc. 447, pag. 553.

[120] Ved. Doc. 451, pag. 554.

[121] Ved. Doc. 439, pag. 550.

[122] Ved. Doc. 440, ib.

[123] Ved. Doc. 449 e 450, pag. 554; dippiù gli anteriori 444-46, e

448, pag. 552-53.

[124] Ved. Doc. 464, pag. 559.

[125] Ved. Doc. 455, pag. 556.

[126] Ved. Doc. 400, pag. 475.

[127] Ved. Doc. 268, pag. 188.

[128] Anche nella stampa di questi documenti ci siamo ingegnati di

riprodurre le postille e le aggiunte in modo da poterle distinguere

dallo scritto primitivo impiegandovi altro carattere: preghiamo i

lettori di guardarli, in riscontro a quanto stiamo per dire; ved. Doc.

401, pag. 478.

[129] Allude manifestamente alla perdita delle navi che si ebbe al

tempo in cui si fece morire il clerico Cesare Pisano.

[130] Intendi Niccolò Tedeschi, Benedettino Catanese, Arcivescovo di

Palermo, poi Cardinale, detto anche l'Abate Palermitano. Di lui si

hanno molte opere; morì nel 1445.

[131] Ved. per Ferrante la Numerazione de' fuochi riportata nella

nota alla pag. 10 del vol. 1.^o; per fra Pietro ved. la sua prima

deposizione innanzi al Vescovo di Gerace (Doc. 294, pag. 226).

[132] Ved. Capaccio, Il Forastiero, Nap. 1634, pag. 503.

[133] Ved. Doc. 229 pag. 120. Il poter «nominare» delinquenti, per

farli indultare, era uno de' diversi modi di compensi _pro meritis_:

nel caso del Lauro la nominazione fatta non è espressa, ma s'intende,

mentre in altri casi è espressa. Ne citiamo uno relativo ad un soggetto

del quale anche si è parlato in questa narrazione: «a 17 de marzo 1594

indulto et gratia facta à Prospero morales de peczolo per l'homicidio

commesso in persona de mutio costantino stante lo servitio facto per

battista de amicis d'havere dato in mano dela corte Marco sciarra e

nominatione facta in persona de decto prospero». Ma generalmente era

questa una delle concessioni minori, che si accompagnavano ad altre di

maggiore entità.

[134] Ved. i Reg. _Sigillorum_ vol. 40 e 42.--1.^o «3 Gennaro 1602.

Licentia de arme in persona de Fabio de Lauro, pietro de lauro,

mauritio spina et ferrante de lauro».--2.^o «3 de aprile 1604. Licentia

de arme in persona de fabio de lauro, pietro de lauro, mutio spina

(sic) et ferrante de lauro».

[135] Ved. i Reg. _Sigillorum_ vol. 31 (an. 1595) e vol. 37 (an.

1600); in quest'ultimo si legge: «A dì 16 xbro, Privilegio del off.^o

di perceptore della seta della città di Catanzaro in persona de Gio.

Battista Biblia».

[136] Ved. Doc. 231, pag. 120.

[137] Ved. i _Reg. Litterarum S. M.^{tis}_ vol. 12, (an. 1602-1610)

fol. 545. Re Filippo dice al Vicerè che approva la transazione proposta

dal Principe, ed aggiunge: «y por obligar le mas, he tenido por bien

de le honrrar y hazer merced de una plaça del Conseio Collateral de

que se le embiara su Titulo como se lo dereis de mi parte, y que en

lo de la Compania de gente de armas que pide, en las ocasiones que se

offroscieren se tenra con su persona y meritos la cuenta que es razon

para hazer le la merced que huviere lugar». La lettera è in data del 12

luglio 1606.

[138] Ved. Doc. 232, pag. 121.

[139] Ved. i Reg. _Privilegiorum_ vol. 125 (an. 1602) fol. 13. t.^o; e

confr. i Reg. _Officiorum Suae Maj.^{tis}_ vol. 1.^o fol. 202.

[140] Reg. _Privilegiorum_ vol. 123 (an. 1602-1603) fol. 128.

[141] Ved. Doc. 233, pag. 122.

[142] Ved. Doc. 235, pag. 123. Il suo viaggio a Madrid è ricordato in

una delle sue lettere al Gran Duca di Toscana, che abbiamo già citata

altrove; ved. vol. 1.^o pag. 127 in nota.

[143] Ved. i Reg. _Mercedum_, vol. 2^o, fol. 203. La pensione dicesi

data pe' «multa grataque obsequia... per spacium triginta quatuor

annorum singulari fide, vigilantia et integritate tam in dicto Consilio

quam in officio Advocati fiscalis nostri Provintiae Calabriae ac

interim in rebus magni ponderis nobis praestita».

[144] Ved. nell'Arch. di Stato in Torino _Lettere Ministri Due

Sicilie_, maz. 2.^o, let. del 4 e del 14 giugno 1613, dell'8 novembre

1616 e 6 gennaio 1617; inoltre _Lettere Ministri Roma_ maz. 27, fasc.

2^o, let. del 26 novembre 1616.

[145] Per le esecutorie di entrambi i Privilegi successivamente avuti,

ved. i Registri _Sigillorum_ vol. 38 e 39 alle date suddette. Pel

Privilegio della nomina a Consigliere, ved. i Reg.^i _Privilegiorum_

vol. 123 fol. 168: quivi i meriti della sua persona sono espressi ne'

seguenti termini, «cuius nobis et eruditio ac diligentia, et quidem

probitas atque prudentia probantur, quandiu hactenus officium Advocati

fiscalis nostrae Magnae Curiae Vicariae et alia munia cum laude

exercuisti». Per la comunicazione fattane al Consiglio, ved. i Reg.^i

_Notamentorum_ _S. R. C._ ab anno 1599 usque et per totum annum 1609,

data suddetta.

Fra Tommaso Campanella, Vol. 2 la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia · 第 8 / 24 题