VII.

Nel principio dell’inverno seguente il cavaliere Alfredo, già fatto

deputato, si sentì stomacato della vita. Gli pareva che l’umanità

in generale e l’Italia in particolare fossero carcasse fruste, e

che i nostri scrittori e artisti più adulati d’adesso, succeduti

immediatamente alle olimpiche, pelasgiche, e basilicali intelligenze

di Canova, di Leopardi, di Gioberti e di Rossini fossero scarafaggi

ischeletriti, mancanti dei due sacramenti fondamentali dell’arte, lo

studio o l’intuizione dell’antico e l’osservazione o l’intuizione

moderna, sbalzati dal polo della realtà, sbalzati dal polo della

tradizione, — che uno di essi non avesse nerbo più appropriato di

quello che ci vuole per dare la biacca a un centurino e un altro

non avesse maggior cervello di quello che si richiede per combinare

un giuoco di pazienza infantile; — che il resto del prossimo fosse

bestiame di Sallustio; — e che intorno alla sua persona non si

aggirasse più un solo cervello integro. E sentiva una smania prepotente

di dare una presa di somaro a tutti, compreso il signor sè stesso.

Per lenire quel fastidio disperato, egli pensò di ricoverarsi nella

solitudine della sua villa e di passarvi tutto l’inverno. Quivi giunto,

venne assediato dalla neve che salì così alta da toccare le ginocchia a

Giorgio Antenna, il più grandonaccio svivagnato di Villarbona.

Guardando dalla finestra, Alfredo vedeva soltanto guanciali, tumuli,

baratri e basterne di bianco; nella corte, sul legname da ardere vedeva

cinghiali squartati nel marmo.

In mezzo a quel silenzio, a quel freddo e a quegli albori scintillanti,

il nobile artista sentì emergere nella sua fantasia l’immagine di una

vergine borghese, di Elena Floresin. E si disse: — degna di morire,

essa doveva vivere per la mia vita; solo il picchio vivido del suo

sangue potrebbe snidarmi questo gelo scettico dalle ossa: farmi riamare

il mio paese, il mio mondo e forse anche gli scrittori e gli artisti

contemporanei. Come sarebbe bella questa neve immensa per noi due;

trovarci prigionieri insieme, volerci bene tutto il giorno, rincorrerci

con la scopa per la fuga delle stanze, baciarci dietro un uscio e poi

scendere in cucina a fare le cialde! —

Rovine · 第 69 / 82 题