Si sedette; estrasse il pane di tasca; — tossì.
Aveva una fame che gli rodeva le viscere. Quel panetto lo fumerà in un
flato. Si provò ad addentarlo, — Dio mio! Non ne aveva nè la forza,
nè il coraggio. Ne esibì al cane: — Fido, prendi; anche tu avrai
fame. —
E il cane aveva fame davvero; imperocchè, preoccupato in tutto quel
giorno a tener d’occhio il padrone per l’inquietudine che gli destava
il suo aspetto — esso aveva trascurato di fare la solita provvista
delle ossa; pure temendo di recare il minimo torto a lui, rifiutò
l’offerta.
Pinotto volle ficcargli forzatamente un boccone fra i denti; ma non
riuscì ad aprire quella rastrelliera sprangata.
Allora estenuato lasciò andare le mani spossate; chiuse gli occhi,
tossi più forte e si senti nella bocca il sapore plumbeo del sangue
caldo, mentre gli girava addosso il senso di un freddo marmoreo.
Credeva di avere sulle ginocchia il muso di Fido, il quale invece
dimorava là lontano, tutto turbato per lo stato di lui; ogni po’
usciva sul ripiano, per vedere, se c’era qualcheduno da avvertire, e
poi rientrava e stava lì con quei suoi occhioni aperti, quasi volesse
medicare il padrone con le guardate amorose.
Questi sognava, e credendo di palpare le orecchie a Fido, borbottava: —
Grazie, Fido!.... Eccellenza... —
Egli scorgeva luminosamente ed ampiamente l’apparizione che lo aveva
seguitato da più giorni. Era la Madonna, e la Madonna era sempre sua
madre. Era tutta santa, tutta augusta, tutta fulgida di stelle.... Lo
riceveva e lo irradiava d’oro, d’amore e di sole....
Ed era stato Fido il parlamentario, che lo aveva presentato e fatto
ricevere. Aveva cominciato a parlare con Glafir, e si erano scambiate
alcune note. Glafir da principio era stato un po’ sostenuto e aveva
risposto con certe frasi acidule e sardoniche sullo stile del cardinale
Antonelli; ma poi la argomentazione ampia, cavurriana di Fido aveva
vinto.... Ora Glafir stava presentando a Fido uno per uno tutti i
membri della sua corte di cani.... Il monte Pincio era nel cortile
dell’Università di Torino, dove lussureggiavano meravigliosi eucalipti
con ciocche lunghe e splendide di foglie salutari.... la signora
Placida incoronava suo figlio.... Lo felicitavano tutte le persone
felici uscenti dai cartoni dell’Elenco spietato.... L’erbajuola
Ortensia, riconciliata, rideva largamente dalla consolazione e ridendo
faceva ballare la sua ciccia rossa....
Edoardo applaudiva freneticamente. Teodoro beveva, beveva pel legittimo
contento.... Aurelio scappava come una spia.... Fido aveva un lungo
colloquio sugli affari d’Oriente con l’onorevole Depretis, Presidente
del Consiglio dei Ministri, e tutti i giornali politici di qualche
importanza avevano un articolo di fondo intitolato: _L’Intervista di
Fido_.... C’erano moltissime signore, c’erano mille faccini da figurini
della moda che volevano ballare con Pinotto; fra tutte primeggiava la
signorina del notajo Raffa. Poi Madonna.... Pincio.... Ortensia....
Università di Torino.... giornali.... signore.... signori....
signorine.... sparivano.... Restava Pinotto attaccato al collo di sua
mamma, tutto irrigato di lagrime calde; mentre Fido e Glafir mangiavano
nella stessa scodella.