XXVI.

Il povero giovane rientrato nell’orbita umana della famiglia, sentiva

di voler bene a tutti coloro che passavano e di amare anche qualche

fanciulla. Quale fanciulla? Non lo sapeva neppure egli.... Forse quella

stellina vaporosa, quella biondina che aveva attraversato sulla punta

dei piedi lo studio del notajo, mentre si sentiva il _cric crac_ di

quella penna diabolica?... Forse qualche altra? Egli fino allora era

stato bensì un famoso straziafanciulle, ne aveva _contato loro più

che Bertoldo_, e se lo era sentito rinfacciare: ma non ne aveva mai

amata nessuna di vero cuore, nessuna; anzi soleva dire che nella nostra

società non vi era cosa più imbecille di una signorina da marito.

Ma ora, che amava la mamma e la sorella, sentiva altresì il bisogno

di amare proprio una signorina da marito.... E l’avrebbe sposata,

sì! e a preferenza la signorina del notajo.... Avrebbero aggiustato

tutto, perchè il notajo Raffa ne sa un punto più del diavolo.... E

quella ragazza ha tutto l’ingegno del babbo, e più tanto di cuore ben

fatto.... La violetta ama quasi sempre di nascere sotto le spine....

Sì! Egli ne è sicuro: la damigella Raffa è un’ottima ragazza e

bella.... bella poi come il più bello degli angeli. Che felicità! Come

sarà contenta la mamma Placida! Al primo bamboccio si metterà il suo

nome; sarà una Placidina, e se invece sarà un maschio, allora il nome

del povero babbo.... Che delirio di felicità! —

Egli richiamava in testa i tipi di mamme che aveva conosciuto, e

prima di tutte, la mamma più caratteristica delle altre, la mamma

del deputato X, quella che ama i figliuoli, come la cagna i suoi

cucciolini, e ringhia continuamente intorno a loro e contro a tutti,

per paura che glieli portino via. Questa mamma, abbia pure il figliuolo

già ministro, mettetela in un pranzo: ella strepiterà continuamente

dal fondo della tavola, e nojerà tutti con certi occhi che fucilano

la gente, per paura che a quel buon uomo di suo figlio ministro si

facciano dei torti, e non si dia tutta la torta e tutto il fritto o la

quaglia che gli si conviene.

Pinotto pensava all’ottima mamma che aveva conosciuto nella signora

madre di Edoardo, alla mamma la cui vita virtuosa e santa, dalle

preghiere che recita sull’inginocchiatojo al mattino e alla sera, fino

ai lavori di calza e di trapunto fatti dalle sue mani benedette, è

tutta una sola cospirazione, perchè suo figlio sia sempre bello, ben

vestito, sano, contento, onorato ed onesto.

Egli pensava alle mamme storiche, alle mamme raccontate dal Tommaseo,

alla mamma esemplare dell’abate Jacopo Bernardi, alla mamma, di cui

Edmondo De Amicis ha fatto innamorare tutto il suo paese.

E conchiudeva: — Ah, le mamme sono uniche al mondo per saper amare i

figliuoli!... Sono tutte compagne.... Basta che i poveri figliuoli se

lo meritino o sappiano pigliarle per il loro verso!

Rovine · 第 33 / 82 题