XII.

Questo stato di cose canino era oramai insopportabile per Pinotto, il

quale, a forza di pensarci su, finì per accettare _un’idea luminosa_,

che gli era apparita nel cervello per suggestione del suo antico

compagno di scuola Aurelio Auricola, allora sostituito procuratore non

del Re, ma del Causidico Capo Barattini.

Pinotto era maggiore di età, quindi aveva diritto di entrare nel pieno

possesso della eredità intestata morendo dismessagli dal fu suo padre,

salva la porzione legale di usufrutto materno, e salva la legittima del

sesto spettante a sua sorella secondo il Codice Albertino, sotto il cui

impero il _de cujus_ erasi reso defunto.

Aurelio s’incaricò egli stesso di consultare i notai, gli uffici di

registro e le ipoteche, e dopo queste ricerche venne a dirgli che

poteva pertoccargli subito in sua parte dispotica una ottantina di

migliaia di lire.

Fu un lecchetto irresistibile per Pinotto, interrotto da qualche

amarezza di rimorsi preventivi, a dileguare i quali il sostituito

procuratore si offerse di fare tutto lui. Infatti, mentre Pinotto andò

di nuovo in campagna dall’amico Edoardo, lasciava la sua procura ad

Auricola; e questi cominciò a scrivere una lettera gentile alla signora

Placida, poi si recò a visitarla personalmente, ma inutilmente; infine

concluse: se la signora Placida è dura, con una piccola citazione, la

faremo venir tenera.

Appena ricevute le _copie_, la signora Placida andò su tutte le furie,

poi si recò a prendere un consulto da un avvocato classico, non che

da un ex-cancelliere, suo conoscente e dal suo confessore teologo

avvocato Sturlimandi; e avuta da tutti la risposta, che pur troppo suo

figlio era assistito in diritto, sborsò ad Aurelio le ottantamila lire,

dicendo però a lui e ripetendo a tutti i conoscenti, ch’essa aveva

perduto suo figlio.

Pinotto, avuto nelle mani quel marsupio, cominciò a lasciarne un

buono strappo ad Aurelio, dichiarandogli la propria ammirazione,

assicurandolo ch’era addirittura un grand’uomo e nominandolo suo

ministro di grazia e giustizia; quindi prima di partire da Torino, per

isgombrare subito tutti gli scrupoli possibili ed immaginabili dalla

nuova strada trionfale, che gli si apriva dinanzi, cominciò con una

solenne birboneria. Invitò tutti i suoi numerosi amici e con maggior

contentezza e preferenza di cuore i nemici ad _un’orgia_, come diceva

testualmente il biglietto d’invito.

Intervennero alla medesima, oltre moltissimi giovanotti, alcuni

personaggi maturi e rispettabili, e trovarono alcune giovani persone

di sesso diverso, vestite con molto sfarzo ed eleganza, ma molto meno

rispettabili dei predetti.

Venne invitato anche Aurelio Auricola, a cui non pareva vero di dover

pigliare parte a quel finimondo di baldoria, egli che non aveva ancora

mai speso più di 15 centesimi in un colpo per i suoi minuti piaceri e

che un sigaro da un soldo lo faceva durare per un’intiera settimana,

usando spegnerlo dopo due o tre boccate e quindi avvilupparlo in

un cartoccio di gazzetta o in una scatoletta di lamiera vuota di

fiammiferi.

Aurelio intervenne con un vestito da sacrestano e con un cilindro

ammaccato da fiaccherajo, che furono il tema di parecchie risate in

tutta la notte.

Alle due del mattino, Pinotto, tenendo un mantile sulle spalle, come

fosse un manto, reggendo tragicamente un candeliere con una mano e

portando un inaffiatojo in testa, declamava il monologo di Amleto:

_Essere o non essere_.

Una di quelle signore pochissimo rispettabili si proponeva di andare al

Veglione dello Scribe a cavallo di un asino. Parecchi invitati di ambo

i sessi ballavano sotto la tavola.

Un avvocatino, supino per terra e con un imbuto in bocca, si faceva

versare dentro del vino, come lui fosse un bottale. Aurelio guardando

attorno, che nessuno lo guardasse, rimpinzava di confetti le lunghe

saccocce di dietro dal suo frac da sacrista.

Passata una settimana giusta da quella nottolata, gli invitati, senza

sapere l’uno dell’altro, si recarono poi tutti a farsi visitare da

un medico famoso e convennero tutti nel giurare che quel birbante di

Pinotto lo aveva fatto apposta.... a lasciare loro quel brutto ricordo.

Rovine · 第 19 / 82 题