Andato a scuola, — mentre il professore di matematica, che aveva il
vizio di ripetere _per avventura_ ogni due minuti, spiegava sulla
lavagna una _formula per avventura più lucida del cristallo_ e mentre
dominava nella scolaresca il più religioso silenzio, Pinotto emise una
voce parlamentare.
— Domando la parola.
— Che cosa vuole? — gli chiese il professore, interrompendo la sua
formula, con un viso da carceriere spaventato.
E Pinotto con la placidità angelica di chi ha mille ragioni dalla sua:
— Favorisca scusarmi, signor professore, se l’ho _per avventura_
disturbato. Voleva dirle soltanto che dal mio posto non si possono
vedere le cifre che ella scrive _per avventura_ sulla lavagna.
Il professore, sentendo nelle vibrazioni sicure della voce di Pinotto
e vedendo nella faccia invetriata del medesimo risorgere l’antico e
terribile suo persecutore, per quietarlo, fu lestissimo a restringersi
in un angolo della lavagna, riducendosi tutto storto, e più sottile che
potè.
— Così ci vedrà per avventura....
— Grazie, egregio signor professore!
Intanto, profittando della nuova positura dell’egregio signor
professore, gli soffiò nella schiena da un cannoncino di penna d’oca
quattro scarafaggi. Quindi immediatamente:
— Signor professore....
— Ebbene! che cosa c’è di nuovo adesso? Io per avventura....
— Si guardi.... Ella ha _per avventura_ una bestiolina sul colletto....
— Grazie, grazie! — rispose il bersagliato professore, vieppiù
oscurandosi e spingendo via da sè l’animaletto con la punta della
penna.
— Signor professore....
— Ma.... per avventura....
— Ella ha un’altra bestia, anzi due bestie.... tre bestie, signor
professore, che si arrampicano _per avventura_ sulla sua schiena.
— Sì! sì! Grazie.
Così dicendo la povera vittima diede una scrollatina alla giubba per
liberarsi di tutto quanto il bestiame appiccicatogli, che cascò sul
piedestallo della cattedra, poi lo pestò, strisciando i piedi con
fretta rabbiosa.
— Oh, signor professore.
— Auff! mio Dio!... Mi lasci stare.... Voglia terminarla finalmente
di....
— Scusi.... Ella non ha più _per avventura_ veruna bestia....
Desideravo soltanto pregarla, che stesse pure comodo, avendo scoperto
finalmente la vera ragione, per cui dal mio banco io non posso vedere
le cifre, qualunque sia la posizione che ella si degni di prendere,
egregio signor professore, _per avventura_, alla lavagna.... Sono....
le orecchie del mio amatissimo amico Aurelio Auricola nel banco
dinanzi, quelle che mi impediscono _per avventura_ la visuale. Quindi
la prego in cortesia di voler traslocare l’onorevole (frugando con il
dito mignolo in un orecchio) Auricola dal primo banco e di mettervi
nel suo posto un altro compagno di orecchie _per avventura_ più
decenti. —
La scolaresca zittiva con una voglia frenetica di ridere.
Il professore si sentiva scappare dalla testa persino la soluzione
della sua formola, e le trottava dietro in silenzio per raggiungerla;
onde Pinotto, fatto più baldanzoso nella sua canzonatura, riprese:
— Signor professore, se ella _per avventura...,_ — strisciando con un
languore ineffabile su quel _per avventura_.
A questo punto il professore si riscosse, illuminato dalla necessità di
porre un argine a tante offese sue e del suo intercalare, e proruppe:
— Taccia, signorino, e... faccia silenzio. Mi sono accorto, sa, che
ella vuole disturbare l’ordine della scuola con i suoi motteggi....
Ella vuole compromettermi.... Ho capito.... Impertinente! Che cosa
vogliono dire tanti _per avventura_ detti a marcio sproposito? Ella
m’intende e mi capisce.... Ma io saprò far rispettar me ed i miei _per
avventura_...... Io farò chiamare il preside.... il bidello.... La farò
cacciare dal Liceo.... Così le insegnerò io ad essere per avventura
meno discolo.... Impertinente! —
Lo scolare con la solita sua calma da diplomatico:
— Non _salti_, egregio signor professore.... _Non dia ne’ lumi_....
Io impetro puramente e semplicemente l’esercizio di un diritto che
_per avventura_ mi spetta... Mia mamma paga la minervale, ed io
venendo a scuola ho diritto di vedere e di imparare ciò che ella ha
la bontà di scrivere sulla lavagna, facendo eziandio tesoro delle sue
_frasi da ritenersi_. È un diritto che io sono disposto a far valere
_per avventura_ davanti a tutte le autorità, _vuoi_ civili, _vuoi_
scolastiche, sì militari, sì politiche, deliberato eziandio a porgere
una acconcia petizione alle Camere.... Ella capirà....
— Taccia... e parli.....
— Farò così.... Ella capirà che io non posso esercitare il mio diritto
e il mio dovere di apprendere l’umano scibile, che _per avventura_
nelle scuole si imparte, se _dovunque il guardo io giro, Immenso Dio!_
veggomi davanti l’amico Auricola, che mi nasconde ogni scienza ed arte
con il padiglione delle sue orecchie. —
A questo _padiglione_ la scolaresca scoppiò in una risata, che teneva
da lungo tempo repressa: e rise _per avventura_ lo stesso professore,
il quale spinto dal desiderio di ritornare alla sua formula e di
sfogarsi sopra un facile paziente, non che di stornare da sè la parte
di ridicolo, che gli spettava, si rivolse ad Aurelio con una durezza da
croato:
— E lei si alzi, Macaruffo Lasagnone! Lasci il suo posto, sciocco!
e vada a sedersi nell’ultimo banco sotto il Crocifisso.... Così per
avventura non farà più ombra a nessuno con le sue vele, orecchiuto
asinello. —
Il povero capro espiatorio, verde come un ramarro, fece il trasporto
della capitale, fra il tumulto delle risa dei compagni, che movevano le
loro mani nella vicinanza delle orecchie, come fossero palette, dando
alla vista un effetto di conigli; tumulto che il professore fece tosto
cessare, ripigliando la spiegazione della sua formula.
Terminata la scuola, quando gli studenti uscirono fuori a respirare
l’aria libera, Pinotto quatto quatto prese d’assalto le orecchie di
Aurelio, e tirandole con grande forza si mise a ragliare come un asino
di cartello: — Ij.... à.... Ij.... à.... Ij.... à — frammettendo agli
Ij... à il fischio rantoloso dei cantori di maggio.