VI.

Così crescendo al disamore della mamma e della sorella, Pinotto divenne

un piccolo demone beffardo. Passato al liceo, senza menzione onorevole,

egli, mantenendosi quanto agli studi in una mediocrità più bronzea che

aurea, era però riverito e temuto dai compagni e dai professori, molto

più che se fosse stato il primo della scuola.

I professori cominciavano a pensare a lui, appena usciti di casa, se

si accorgevano di aver messo in testa la tuba nuova; essi riflettevano,

ch’era miglior partito ritornare indietro a riporla nella cappelliera;

perchè niun cappello era oramai più sacro, dopo l’entrata di Pinotto

nel Liceo. Infatti si attribuiva a lui, sebbene non se ne abbiano

mai avuto le prove materiali, il terribile caso di un gatto morto

trovato dentro il _cilindro_ del Preside nella stessa anticamera della

Presidenza.

Egli era poi addirittura celebre nel far correre per le vie i cani,

i piccoli seminaristi e i ferravecchi ambulanti. Era stato egli quel

birbo che aveva tagliato la corda del pozzo al padre del suo compagno

di scuola Aurelio Auricola, e perciò li aveva fatti piangere tutti e

due e digiunare per una intiera settimana padre e figlio Auricola, di

cui l’uno era più avaro dell’altro.

Un giorno invitato in campagna dal suo compagnone Edoardo a visitare

una stuoja di bachi da seta, egli tenendo sempre irriverentemente il

sigaro in bocca, col solito cappello in testa, si mise a spandere

grosse boccate di fumo su quei poveri filugelli. Essi disturbati,

storditi e dilaniati rizzavano e scuotevano i loro capettini orbi ed

ubbriachi in mezzo a quella nebbiaccia e manifestavano un dolore muto,

ma così parlante, che la povera madre di Edoardo, la quale li allevava

essa e se ne formava la delizia, ebbe voglia di piangere e di ricusare

il desinare a quel monello.

Rovine · 第 13 / 82 题