PARDO. Che buona nuova, balia mia?
BALIA. Vengo con buona intenzione di farvi bene.
PARDO. Ed io vi ricevo con miglior volontá.
BALIA. Vi priego per l'antica amicizia che è stata fra noi, per la
vicinanza e per l'etá vostra veneranda, che piacciavi darmi udienza
per poco tempo.
PARDO. Balia mia, ho gran piacere che me si porga occasione
d'impiegarmi ne' tuoi comandi, per aver tanto tempo conversato fra noi
domesticamente, come buoni vicini.
BALIA. Vengo a scoprirvi alcuni secreti di Orgio, che v'importano,
poiché egli per i suoi mali trattamenti non mi dá cagione che gli
abbia a nascondere.
PARDO. Mala cosa è porsi fra dua che son stati gran tempo amici; che,
raffreddatosi quell'impeto della colera, si riconciliano insieme e
restano poi nemici i mezani.
BALIA. Non ci è luogo di riconciliazione piú, né che speri mai piú
entrar in casa sua, poiché egli mi ha dato delle bastonate cosí
sconciamente.
PARDO. Se ben v'ha trattato male per ira, giá non ne morrai per
questo.
BALIA. Orgio, dopo la servitú di trent'anni, mi paga con prezzo di
tanta ingratitudine.
PARDO. Ma che sète per dirmi?
BALIA. Sappiate che Cleria, che vi fu rapita da turchi, e vi costò
tanti dinari a riscattarla, non è vostra figlia, ma è Sulpizia, figlia
di Filogono; e quella Sulpizia, che è in casa nostra, è Cleria vostra
figliuola.
PARDO. Come dite voi questo? e come lo sapete?
BALIA. Lo dico, che niuno lo può saper meglio di me, ed è cosí. Quando
voi generaste la vostra Cleria, la deste alla moglie di Filogono, che
la lattasse, perché egli era allor poverello ed era vostro vicino:
ella si lattò la sua Sulpizia, che ora è in casa vostra, e a me diede
a lattare la vostra Cleria, sotto nome di Sulpizia.
PARDO. E perché tanto assassinamento?
BALIA. Perché voi eravate in quel tempo, come ora sète, oltra modo
ricchissimo, ed egli poverissimo: ché, dando a voi la sua figliuola,
l'avreste maritata nobilissimamente, e la vostra figliuola, essendo
egli poverissimo, l'arebbe umilmente collocata, con speranza che, dopo
la vostra morte, si fussero scoverti a lei per veri padre e madre, e
ch'ella fusse costretta poi darli onorevol vitto, e da sua pari.
Eccovi la cagione.
PARDO. E può cader in cuor di uomo un cosí nefando pensiero?
BALIA. Ma la morte privò l'uno e l'altra di tanta speranza, e Idio ne
ha fatto la vendetta per voi, ch'essendo eglino venuti poi in miglior
fortuna, arebbono voluto manifestarvi l'inganno e riaver indietro la
loro figliuola; ma vi fu rapita da turchi: e allora piansero
amaramente il peccato e il gastigo di Dio, e se ne moriro ambiduoi di
disperazione e di doglia. Ma Filogono lasciò la robba ad Orgio suo
fratello, con condizione che, riavendosi la loro Sulpizia, cioè la da
voi stimata Cleria, se li consignassero diecimila ducati di dote, e,
non ricuperandosi, si dessero alla vera vostra Cleria, cioè la stimata
loro Sulpizia, duemila ducati per lo suo casamento, e il restante
ereditasse Orgio suo fratello. Or, scoprendosi che la vostra Cleria è
figlia vera di Filogono, sará forzato questo furfante darle diecimila
ducati di dote: e cosí io li vengo a far questo danno e le mie
vendette.
PARDO. Ma che certezza arò io, che la vostra Sulpizia sia la mia vera
Cleria?
BALIA. Sulpizia vostra è di pel rosso, come voi sète; gli occhi
azurri, come i vostri; e il volto simile al vostro: e, se ben vi
ricordate, ha una macchia rossa nel braccio sinistro, come goccia di
vin rosso.
PARDO. O Dio, veramente mi ricordo di quella macchia rossa, e parmi or
di vederla; e nella vostra Cleria mai piú ve l'ho vista. Ma io non
conseguisca mai desiderio in mia vita, se, sempre che ho vista
Sulpizia, non mi sentiva un certo movimento di sangue per la persona,
tra carne e pelle, e non potea imaginarmene la cagione. La natura
veramente facea l'ufficio suo, e per una certa occulta affezione l'ho
sempre richiesta ad Orgio per darla per moglie ad Attilio, e ancor
senza dote. O Dio, in che peccato era io per incorrere! Ma ben fece
Orgio, che non lo volea mai consentire. E da che Attilio mi ha
condotta la vostra Sulpizia in casa, non mi ha avuto mai grazia, né
l'ho mirata mai di buon occhio. O vecchio per tanti anni deluso! Ma
sai tu chi ha fatto il testamento di Filogono?
BALIA. È quel notaio che sta appresso la casa vostra.
PARDO. Lo conosco benissimo. Voi potrete trattenervi in casa mia,
finché vi torni commodo, se non volete tornar nella vostra: e
trattarete con Costanza mia moglie, che oggi è gionta da Turchia, e
ragionate de' signali, finché vada al notaio e veda il testamento di
Filogono; ché ritrovandosi vero quanto dici, come so che è ben vero,
ne arai tal mancia, che ne restarai sodisfatta.
BALIA. Non ricerco altrimente mancia di ciò: mi gravava la conscienza
sopra questo, e mi vendico di quel scostumato vecchiaccio che mi ha
cosí bestialmente mal concia.