SCENA V.

BALIA sola.

BALIA. O mondo immondo, o mondo tutto pieno di fallacie e d'inganni,

or chi può vivere in te, che sia sicuro dalle tue insidie? O etá

maladetta, o crudeltá, o barbarie, che a pena può adeguarsi col

pensiero! O Erotico infidele e disleale! O Sulpizia troppo sincera e

amorevole, per non dir troppo semplice e troppo sciocca! Dove è la

fede che con tanti giuramenti fu data, e che tu osservata l'hai con

tanta costanza dell'amor tuo? Taccino, come indegni di conversar fra

gli uomini, coloro che incolpano le donne di volubilitá e

d'inconstanza. Ite voi, donne, fidatevi de' giovani del tempo d'oggi,

e massime di costoro di prima barba, larghi di promesse e ricchi di

giuramenti, che in un punto amano e disamano, come li va il cervello:

sono come i sparvieri, avidi sempre di nuove prede, che, se bene han

un uccello preso nell'unghie, se ne veggono un altro, lasciano quello

che hanno, per acquistar quello che va volando. Ecco perché Erotico mi

scacciava da sé: e che trattava cosa buona per lei, e che molto

l'importava. Misera Sulpizia! come restarai, poveretta, rinchiusa in

una camera, mentre durerá la tua vita, a pianger la colpa della tua

sciocchezza, d'aver creduto ad un uomo, con freggio d'infamia da non

risanarsi piú mai. E come duo occhi suoi soli potranno piangere tanta

sciagura? Ma ella volgerá la colpa sovra di me, come che del tutto sia

stata cagione: si dolerá di me, mi biestemmará, come consigliera e

adiutrice. Ma chi non arebbono ingannata tante lacrime, tanti suspiri

e tanta ostinazione di star i mesi e gli anni intieri, di giorno al

sol dell'estate, e le notti intiere al freddo, alle pioggie e a' tuoni

dell'inverno? Non ho cuore di darle tal nuova: so che gridará,

tramortirá, spiritará, diverrá forsennata. O Iddio, aiutaci tu, che

puoi.

La sorella · 第 21 / 71 题