SCENA II.

TRASIMACO capitano, GULONE.

TRASIMACO. Riniego Marte, se non t'ammazzo; ché ti son gito cercando

per tutte l'ostarie, dubitando che non fossi restato in pegno, per

riscattarti.

GULONE. M'hai interrotto un discorso che facea contro la natura.

TRASIMACO. La natura fu sempre tua nemica, e sempre le fosti

contrario.

GULONE. Come uomo di poco spirito, non posso penetrar nella grandezza

e magnificenza sua, né toccarne il fondo.

TRASIMACO. Nascesti col cervello a roverscio, però tutte le tue cose

vanno al roverso: schivi le cose straordinarie e ti servi del

snaturale. La forca che ti appicchi per la gola!

GULONE. Appicchimi per dove vole, ma non per la gola: la vo' intiera e

sana per me.

TRASIMACO. Ma dimmi s'hai ragionato con Pardo.

GULONE. Sí, bene.

TRASIMACO. L'hai detto che son un Rodomonte, un Alessandro Magno de'

nostri tempi? non rispondi, furfante?

GULONE. Non posso far ragionamenti, per la gola secca che ho.

TRASIMACO. Tu a me menti per la gola? Mira a che pericolo ti poni.

GULONE. Dico che, per la gola secca che ho, non posso formar

ragionamenti.

TRASIMACO. In somma hai conchiuso le nozze?

GULONE. Se non bevo una voltarella e inumidisco il palato e la lingua

e ristoro la virtú, vengo meno.

TRASIMACO. Non puoi dir sí o no?

GULONE. Son cosí affamato, che vedrei la fame nell'aria: il ventre sta

vòto e si bacia con la schena di maladetti baci. Ascolta come

gorgoglia.

TRASIMACO. Che sei di razza di cavalli, che, quando stai digiuno, il

ventre gorgoglia? Odi.

GULONE. Non odo, ché le budelle fanno tanto rumore che m'impediscono

l'udire.

TRASIMACO. Non mi promettesti iersera darmi la risoluzione del

matrimonio?

GULONE. È vero che l'ho promesso; ma, venendo a casa vostra, mi

incontrò un amico, mi portò a casa sua, e mi diè a ber vini tanto

grandi e fumosi, che m'empirono lo stomaco e il capo di fumi, che non

vedeva la via per tornare, e fu bisogno dormir a casa sua.

TRASIMACO. Affogaggine! Mancar della promessa non è ufficio d'infame?

GULONE. Veramente, sí; ché, se non fussi stato in fame, non sarei

andato a casa sua, ma sarei venuto alla vostra.

TRASIMACO. Dico che non è ufficio d'uomo da bene.

GULONE. Io non fui mai uomo da bene, né ci voglio essere: se ci fussi,

mi morrei di fame. Io son ladro, buggiardo, furfante e ruffiano, e

cosí sguazzo il mondo.

TRASIMACO. Cosí tratti gli amici?

GULONE. Io non ho amici altro che il principe della Trippalda, che è

il maggior amico che abbi: la trippa vacua è il maggior nemico.

TRASIMACO. Ed è possibil che tu non vogli ragionar se non di mangiare?

GULONE. E tu di donne e di amori? Non ci è differenza tra l'amor mio e

il tuo: io fo l'amor con vitelle mongane, tu con vacche: carne ami tu,

carne anco io: tu cruda e io cotta; e tanto è miglior l'amor mio del

tuo, quanto è miglior la carne cotta della cruda. La carne cotta è

saporita e odorata, la cruda puzza, è schiva e s'abborrisce; e come tu

or fai l'amor con questa e or con quella, e sfoghi quei tuoi sfrenati

desidèri: e io, contra una tavola ben abondante, come un sfrenato

innamorato, or mordo poppe di vitelle fredde, or inghiotto i tordi

grassi--che stringendoli con i denti, mi cola di qua e di lá il

grasso,--or bacio becchieri e bottiglie, piene di vini brillanti e

saltellanti, con saporitissimi baci, e sfogo l'ingordo desiderio del

mio ventre. E mentre mi trastullo con questi, fo l'amor con le

porchette, che si stanno arrostendo, pascendomi intanto di quei soavi

odori.

TRASIMACO. Io stimo che con quella gloria e animoso ardire con cui io

entrerei in un steccato, tu in una tavola ben acconcia.

GULONE. La tavola ben acconcia è il mio steccato, dove, con uno

glorioso appetito e animosissimo ventre, mi riduco assai volentieri a

scaramucciare e menar le mani.

TRASIMACO. Non piú, ché ragionando di mangiare non finiresti tutto

oggi. Hai conchiuse queste benedette nozze?

GULONE. Ed è possibile che, come si tratta di ammogliarsi, vorrebbe

ciascuno che le cose si trattassero a staffetta, e che volassero?

Poveretti! non vedete che quanto piú presto la togliete, piú presto vi

viene a fastidio, e vi pentirete?

TRASIMACO. Sei molto pigro a trattare i negozi.

GULONE. Son pigro, secondo il tuo desiderio; ma presto, secondo il

mio: a chi desia non si fa cosa con tanta prestezza, che non paia

tarda. Dice che, volendola senza dote, venghi a sposarla.

TRASIMACO. Ti ringrazio della nuova.

GULONE. Che pensi col ringraziamento avermi pagato, come se m'entrasse

in corpo e me cavasse la fame e la sete? Troppa ingiuria fai tu al mio

ventre.

TRASIMACO. Troppa ingiuria fai tu alla mia liberalitá, ché sai che non

tengo le mani chiuse, quando bisogna. Portami la risposta e vieni a

mangiar meco, ch'io fra tanto farò porre in ordine e arò protezion del

tuo ventre.

GULONE. E io fra tanto porrò in ordine l'appetito.

TRASIMACO. Vuoi che ci sia della lacrima?

GULONE. Della lacrimissima.

TRASIMACO. Del greco?

GULONE. Del grechissimo.

TRASIMACO. Ti aspetto con la buona nuova.

GULONE. Novissima buonissima. Or batto: _toc, toc_.

La sorella · 第 16 / 71 题