TRASIMACO capitano, GULONE.
TRASIMACO. Riniego Marte, se non t'ammazzo; ché ti son gito cercando
per tutte l'ostarie, dubitando che non fossi restato in pegno, per
riscattarti.
GULONE. M'hai interrotto un discorso che facea contro la natura.
TRASIMACO. La natura fu sempre tua nemica, e sempre le fosti
contrario.
GULONE. Come uomo di poco spirito, non posso penetrar nella grandezza
e magnificenza sua, né toccarne il fondo.
TRASIMACO. Nascesti col cervello a roverscio, però tutte le tue cose
vanno al roverso: schivi le cose straordinarie e ti servi del
snaturale. La forca che ti appicchi per la gola!
GULONE. Appicchimi per dove vole, ma non per la gola: la vo' intiera e
sana per me.
TRASIMACO. Ma dimmi s'hai ragionato con Pardo.
GULONE. Sí, bene.
TRASIMACO. L'hai detto che son un Rodomonte, un Alessandro Magno de'
nostri tempi? non rispondi, furfante?
GULONE. Non posso far ragionamenti, per la gola secca che ho.
TRASIMACO. Tu a me menti per la gola? Mira a che pericolo ti poni.
GULONE. Dico che, per la gola secca che ho, non posso formar
ragionamenti.
TRASIMACO. In somma hai conchiuso le nozze?
GULONE. Se non bevo una voltarella e inumidisco il palato e la lingua
e ristoro la virtú, vengo meno.
TRASIMACO. Non puoi dir sí o no?
GULONE. Son cosí affamato, che vedrei la fame nell'aria: il ventre sta
vòto e si bacia con la schena di maladetti baci. Ascolta come
gorgoglia.
TRASIMACO. Che sei di razza di cavalli, che, quando stai digiuno, il
ventre gorgoglia? Odi.
GULONE. Non odo, ché le budelle fanno tanto rumore che m'impediscono
l'udire.
TRASIMACO. Non mi promettesti iersera darmi la risoluzione del
matrimonio?
GULONE. È vero che l'ho promesso; ma, venendo a casa vostra, mi
incontrò un amico, mi portò a casa sua, e mi diè a ber vini tanto
grandi e fumosi, che m'empirono lo stomaco e il capo di fumi, che non
vedeva la via per tornare, e fu bisogno dormir a casa sua.
TRASIMACO. Affogaggine! Mancar della promessa non è ufficio d'infame?
GULONE. Veramente, sí; ché, se non fussi stato in fame, non sarei
andato a casa sua, ma sarei venuto alla vostra.
TRASIMACO. Dico che non è ufficio d'uomo da bene.
GULONE. Io non fui mai uomo da bene, né ci voglio essere: se ci fussi,
mi morrei di fame. Io son ladro, buggiardo, furfante e ruffiano, e
cosí sguazzo il mondo.
TRASIMACO. Cosí tratti gli amici?
GULONE. Io non ho amici altro che il principe della Trippalda, che è
il maggior amico che abbi: la trippa vacua è il maggior nemico.
TRASIMACO. Ed è possibil che tu non vogli ragionar se non di mangiare?
GULONE. E tu di donne e di amori? Non ci è differenza tra l'amor mio e
il tuo: io fo l'amor con vitelle mongane, tu con vacche: carne ami tu,
carne anco io: tu cruda e io cotta; e tanto è miglior l'amor mio del
tuo, quanto è miglior la carne cotta della cruda. La carne cotta è
saporita e odorata, la cruda puzza, è schiva e s'abborrisce; e come tu
or fai l'amor con questa e or con quella, e sfoghi quei tuoi sfrenati
desidèri: e io, contra una tavola ben abondante, come un sfrenato
innamorato, or mordo poppe di vitelle fredde, or inghiotto i tordi
grassi--che stringendoli con i denti, mi cola di qua e di lá il
grasso,--or bacio becchieri e bottiglie, piene di vini brillanti e
saltellanti, con saporitissimi baci, e sfogo l'ingordo desiderio del
mio ventre. E mentre mi trastullo con questi, fo l'amor con le
porchette, che si stanno arrostendo, pascendomi intanto di quei soavi
odori.
TRASIMACO. Io stimo che con quella gloria e animoso ardire con cui io
entrerei in un steccato, tu in una tavola ben acconcia.
GULONE. La tavola ben acconcia è il mio steccato, dove, con uno
glorioso appetito e animosissimo ventre, mi riduco assai volentieri a
scaramucciare e menar le mani.
TRASIMACO. Non piú, ché ragionando di mangiare non finiresti tutto
oggi. Hai conchiuse queste benedette nozze?
GULONE. Ed è possibile che, come si tratta di ammogliarsi, vorrebbe
ciascuno che le cose si trattassero a staffetta, e che volassero?
Poveretti! non vedete che quanto piú presto la togliete, piú presto vi
viene a fastidio, e vi pentirete?
TRASIMACO. Sei molto pigro a trattare i negozi.
GULONE. Son pigro, secondo il tuo desiderio; ma presto, secondo il
mio: a chi desia non si fa cosa con tanta prestezza, che non paia
tarda. Dice che, volendola senza dote, venghi a sposarla.
TRASIMACO. Ti ringrazio della nuova.
GULONE. Che pensi col ringraziamento avermi pagato, come se m'entrasse
in corpo e me cavasse la fame e la sete? Troppa ingiuria fai tu al mio
ventre.
TRASIMACO. Troppa ingiuria fai tu alla mia liberalitá, ché sai che non
tengo le mani chiuse, quando bisogna. Portami la risposta e vieni a
mangiar meco, ch'io fra tanto farò porre in ordine e arò protezion del
tuo ventre.
GULONE. E io fra tanto porrò in ordine l'appetito.
TRASIMACO. Vuoi che ci sia della lacrima?
GULONE. Della lacrimissima.
TRASIMACO. Del greco?
GULONE. Del grechissimo.
TRASIMACO. Ti aspetto con la buona nuova.
GULONE. Novissima buonissima. Or batto: _toc, toc_.