GULONE parasito, solo.
GULONE. Sempre ch'odo sputar filosofia da questi savioni, odo dir che
la natura è stata a noi benignissima madre. O che mai nascessero piú
filosofi, e che si perdesse, in tutto, il collegio e la razza loro!
perché, quando discorro fra me, trovo tutto il contrario: che la
natura ci è stata capitalissima nimica nel farci del modo che ci ha
fatto. A che proposito far duo occhi, due orecchie, due faccie, due
mani, due piedi, duo spalle, ed una bocca, dove sta tutta
l'importanza? ché l'uomo vive per la bocca, e non per gli occhi né per
l'orecchie. A che proposito far le budella cinquanta palmi lunghe,
accioché peniamo tutto un giorno fin che il cibo si rassetti, si
prepari e si smaltisca, e il gargarozzo, per lo quale sentiamo il
gusto e l'esquisitezza de' cibi saporiti, di tre diti? ch'appena
mangiato un boccone, cala giú, sparisce subito, come si mangiato non
l'avesti? Doveva far il gargarozzo lungo un miglio, ché, calando giú
per quello il cibo, durasse il diletto tutto un giorno; e le budelle
far tre diti, dalla gola al buco di sotto, largo, aperto, che, subito
inghiottito, uscisse fuori, e fusse l'introito uguale all'esito. A che
proposito consumar tutto il corpo in gambe, in braccia e testa, e il
ventre farlo picciolo? or non potea farlo come un sacco, per poter
insaccar robbe assai? Che dispiacer si trova uguale a quello che di
trovarsi in una tavola abondante e ben fornita di vivande e di vini
eccellentissimi, poi aver un corpo picciolo e non poter divorare? ché
tanta è la rabbia e la disperazione, che vorrei allora con un coltello
forarmi la pancia per poterlo cavar fuori e tornare a riempirlo.
Almeno ci avesse una apertura nel ventre, che si aprisse e serrasse
con bottoni come le vesti, ché, dolendoci il ventre o essendo troppo
pieno, potessimo guardar che cosa sia dentro, e poi tornar ad
affibbiarlo. A me par che sia stata benignissima madre agli animali,
perché ha fatto al bue, alla capra e agli uccelli una saccoccia alla
gola, ché il cibo ingoiato si riceve in quella, e dopo mangiato
ruminano quel cibo, e mangiano di nuovo, e si trattengono tutta la
notte. Or non potea farne un'altra all'uomo? accioché, trovandosi a
mangiar ne' tinelli, dove per la fretta bisogna tranguggiare i bocconi
senza masticargli, poi quando fussimo a casa, li potessimo ruminar di
nuovo? Ha fatto al Gulone un budello largo e breve, che, quando è ben
satollato, passando per mezo a dui arbori stretti, scarica il cibo da
dietro, e poi torna a satollarsi di nuovo? Non poteva la natura farmi
una bestia come queste? darmi fame di lupo, bocca di rana, pancia di
rospo, collo di grue, denti di cane, due lingue di serpe, stomaco di
sturzo, che bevesse come cavallo, dormisse come ghiro e cacasse come
una vacca?