Muzio si avvicinò a Giulia e Clelia che non erano lontane e mettendo

innanzi la condizione, che Attilio e lui le avrebbero seguite nel

sotterraneo dove toccava loro come capi a scendere gli ultimi e non i

primi, giunse a rimoverle dal loro ostinato diniego. Così fu stabilito

che s'inoltrassero nel sotterraneo sotto la scorta del vecchio Dentato

e di John. Le altre donne seguirebbero la marcia e per ultimi i nostri

amici con quanti restavano ancora dei difensori del lanificio.

E i feriti? Se vi è una circostanza disgustosa, odiosa, terribile in

questi macelli d'uomini che si chiamano battaglie, essa è certamente

quella di dover abbandonare i propri feriti al nemico!

Poveri feriti! In un istante i volti dei vostri amici, dei vostri

fratelli che vi compiangevano e vi assistevano con tanta amorevolezza

spariranno! e al lor posto verranno i ributtanti, orridi, millantatori

ceffi dei mercenari, che secondo la lor scellerata natura, infrangendo

ogni diritto di guerra e delle genti, vorranno bagnare le

negromantiche baionette nel sangue vostro prezioso!

Codardi! loro che fuggirono davanti a voi; loro, cui concedeste

generosamente la vita(97) sorretti ora da ventimila soldati del due

Dicembre si son rifatti arditi e, perversi!, hanno dimenticato che vi

devono l'infame loro esistenza!

(97) A Monterotondo, dopo che avevano vigliaccamente fucilato il

Maggiore Testori, il quale era andato parlamentare con loro con

bandiera bianca.

In S. Antonio (America) eran pur italiani che pugnavano contra soldati

del despotismo! e molti e moltissimi furono i feriti! Là sugli omeri

dei fratelli e sui cavalli si dovevano trasportare i feriti ed uno

solo vivo(98) non rimase nelle mani dei cannibali di Rosas.

(98) È doloroso confessarlo, un ferito gravemente fu ucciso per non

lasciarlo ad essere sgozzato dall'efferato nemico.

E sono forse da meno i cannibali del prete? Nella stazione di

Monterotondo dove dopo il glorioso assalto del venticinque Ottobre

giacevano tre feriti in attesa del convoglio che li trasportasse a

Terni giunsero i soldati del papa e, degni seguaci degli inquisitori,

si divertirono a trucidare quegli infelici nostri compagni a colpi di

baionetta e col calcio dei fucili(99).

(99) Storico.

Oh! Italiani! non lasciate mai in poter del nemico i vostri feriti! È

troppo miserando spettacolo! Se non verranno macellati rimarranno

esposti per lo meno agli scherni ed alle beffe di chi sciaguratamente

è assuefatto a disprezzare l'Italia!

Attilio e Muzio, stanchi e piagati, non vollero abbandonare i feriti

all'insulto ed al ferro dei soldati pretini.

Nel sito più basso del lanificio, all'estremità d'un immenso lavatoio

per la lana scorgevasi una porta di quercia massiccia, la quale

sembrava a primo aspetto dover dare sul canale delle acque, canale che

probabilmente andava a sboccare nel Tevere parte del Tevere egli

stesso. E il canale esisteva davvero, ma la porta metteva invece in un

sotterraneo, a traverso un ponte costrutto sul canale stesso.

Per quel sotterraneo cominciò a difilare la pietosa processione di

donne, di feriti e d'assistenti quando ogni speranza, non di vincere,

ma anche di resistere, era venuta meno.

Ma nella città pretina, colla corrotta miserabile educazione della

menzogna e dell'ipocrisia, troppi sono i traditori ed un traditore vi

fu che gettando uno scritto da una finestra mentre scendevano i

popolani, avvertiva gli sgherri della ritirata dei difensori.

L'assalto allora non venne più a lungo differito. Una moltitudine

sempre crescente di mercenari e di birri s'avventò sulla barricata del

portone e lo invase mentre ben pochi eran rimasti i difensori.

Attilio e Muzio, se, più amanti della propria salvezza, dati si

fossero alla fuga, forse avrebbero potuto salvare la vita ma!... erano

troppo disdegnosi quei due veri romani e non fuggirono! ed arrestarono

per un pezzo combattendo disperatamente a corpo a corpo l'irrompente

ciurmaglia.

Dei nemici ne furono molti abbattuti, e un mucchio di morenti e di

cadaveri attestava l'eroismo della disperata difesa. Però gli eroi,

come i codardi hanno una vita sola! e troppi eran gli assalitori onde

alla fine l'uno accanto all'altro esalarono l'ultimo sospiro anche i

due valorosi campioni della libertà Romana!

Dentato, il canuto operaio che aveva assistito a quest'ultima pugna,

vedendo ogni speranza svanita, pratico come era del sito, col favore

delle tenebre guadagnò il lavatoio, poi il sotterraneo e chiuse su

quella scena di sangue la porta di dentro e la sbarrò come poteva

meglio.

Gli assassini stipendiati dal prete altro incentivo non avendo che la

depredazione e la strage innondarono colla speranza di bottino ogni

parte del lanificio che più oggetti conteneva da rubare non curandosi

del sudicio lavatoio donde eran fuggiti i superstiti difensori della

libertà italiana. Ma il mattino vedendo che lo stabilimento altro non

conteneva che cadaveri venne loro il dubbio della sotterranea fuga.

Cercarono, frugarono e trovarono finalmente la porta salvatrice ma il

tempo trascorso, quello impiegato nell'abbattere le sbarre e il tempo

per organizzare un'entrata regolare e cauta nelle tenebre diedero agio

ai fuggitivi di mettersi in salvo dalla persecuzione.

Nei primi di Novembre 1867 scendevano alla stazione di Livorno tre

donne, un vecchio ed un garzone sul fiore degli anni.

Con quella dolente famiglia stava una di quelle figlie di Albione che,

quantunque mestissima e vestita a lutto, vi avrebbe fatto sentire la

beatitudine della vita con un solo suo sguardo.

La sua dama di compagnia, non men bella, non meno mesta, mostrava nei

lineamenti del volto quella squisitezza donnesca che Raffaello aveva

amato nella Fornarina.

La terza pure di quelle donne era bella. Ma!... la sventura le avea

troppo palesamente solcata la fronte e cert'arìa quasi di demenza si

discerneva sul suo viso.

Il canuto, che Giulia non avea voluto abbandonare alla miseria, badava

al bagaglio.

John, colla disinvoltura dei suoi tredici anni, dava mano alle donne

nello scendere dal convoglio; poi, avendo scoperto il capitano

Thompson con l'Aurelìa che erano là ad aspettarli, d'un salto fu nelle

braccia di lei che lo amava come un figlio quantunque lo giudicasse un

po' troppo biricchino.

"Li ho baciati cadaveri!" mormorò John alla matrona ed una lagrima

rigava la rosea guancia del biondo figlio della Britannia. Egli

accennava ad Orazio ed Irene che tanto lo avevano amato ed eran stati

i suoi salvatori.

L'abbracciarsi delle donne fu scena di pianto che l'una versava sul

seno dell'altra senza poter pronunziare una sola parola.

Dopo avere assistito a quella muta scena per un pezzo, lui pure

intenerito, il buon capitano Thompson, alzò il capo e dirigendosi alla

sua signora in inglese le disse:

"Lo _Yacht_ è là al molo che aspetta i vostri ordini se mai desiderate

andare a bordo".

"Sì, Thompson, a bordo, e metteremo alla vela subito per uscire

d'Italia. È una terra, come dice Alfieri, ove la pianta uomo nasce più

robusta che dovunque e gli stessi atroci delitti che vi si commettono

ne sono una prova". Non molto tempo dopo lo _Yacht_ veleggiava superbo

verso la _merry England_(100).

(100) L'allegra Inghilterra.

Giulia, tornata nella terra natale, continuò le sue affettouse cure

alla nuova famiglia alla quale non tardarono a riunirsi Manlio e

Silvia rimasti fino allora nella _Solitaria_ e giurò che non

tornerebbe tra questo popolo infelice se non quando Roma, libera dalla

peste pretina, le permetterebbe d'innalzare un monumento al diletto

del suo cuore ed ai suoi eroici compagni.

APPENDICE

GLI ULTIMI EPISODI DEI VOLONTARI

FATTI ISTORICI

ACQUAPENDENTE--MONTE LIBRETTI--VEROLA--MONTEROTONDO--MENTANA

Brevi ma sanguinosi furono gli ultimi episodi della vita militare dei

volontari italiani allo scorcio del 1867.

Fatti eroici di molti prodi lì segnalarono; ed un assalto che le

tenebre della notte coprirono, e che fu degno del più splendido sole.

Se ne ricorderanno i mercenari del prete che chiesero impauriti la

vita dopo che s'erano macchiati contro i loro vincitori con atti

infami da veri vandali quali sono e saranno sempre.

Se la mia penna troppo sovente s'intinge nel fiele e se sovente si

tempera non col gentile temperino ma coll'acuto triangolare, terribile

pugnale del carbonaro, ne ho ben donde!

E chi potrebbe contemplare impassibile, questa terra benedetta da Dio,

così maledetta dagli uomini?

Chi potrebbe mirare indifferente gli sforzi d'una nazione infelice, ma

generosa, annientati da una caterva di epuloni traditori che con

inaudite nefande scelleraggini vendono per il loro personale

interesse, la terra ove nacquero, il popolo che li sorregge de' suoi

averi e del suo sangue, a spregevole tiranno straniero?

Il papato! Quel cancro del corpo italiano è all'agonia. L'Italia

intiera ha compreso che non c'è vita, non prosperità possibile con

quell'inferno di vivi(101). Da tutti gli angoli della penisola si alza

una voce di entusiasmo, di giubilo, per il prossimo esterminio del

mostro. Privati, Municipi, stranieri, amici contribuiscono con ogni

mezzo a sovvenire la schiera dei liberatori. Finalmente! la terra

italiana sarà lavata da tanta lordura!

(101) Petrarca.

La gioventù coraggiosa si accalca nelle file degli iniziatori per aver

parte nella gloria. Acquapendente, Monte Libretti, Monterotondo

echeggiano dell'inno della vittoria che i valorosi italiani

riportarono sui mercenari stranieri. L'Agro Romano è sgombro

dall'infesta loro presenza. I ponti che conducono alla città eterna

saltano in aria allo scoppio delle mine e preti e mercenari e birri

dopo avere barricate le porte si rintanano impauriti e tremanti dentro

Roma.

Era finita! Il mondo intiero salutava festante i giovani redentori

dell'umanità oppressa, ingannata, tradita per tanti secoli! Ma...

Ma!... a Parigi e a Firenze congiuravano i fautori delle sciagure de'

popoli, i sostenitori della ingiustizia, della menzogna. Gli uni

apparecchiavano le navi e le soldatesche, gli altri più perversi e più

codardi, gettavano tra il popolo tradito la paura, la diffidenza e,

nelle file dei vincitori degli sgherri, la corruzione e lo sconforto.

Mentana fu il risultato di tante mene scellerate!

Dopo avere gettato Io sconforto nelle schiere dei volontari, impedito

che soccorsi loro giungessero, disarmato coloro che potevano esserlo

senza pericolo, (perché ognuno di questi tradimenti si fece colla

viltà che caratterizza sempre il gesuitismo governativo), dopo avere

ingannato il paese e l'esercito coll'occupazione di _alcuni punti_ del

territorio romano, col mentito pretesto di arrestare l'invasione

francese; privato i volontari delle poche munizioni che si

fabbricavano per loro nei generosi paesi di confine, eccitato alla

diserzione molte migliaia di loro, dopo tutto ciò, si preparava

Mentana.

E Mentana poteva riuscire un secondo Trenta aprile(102) ad onta di

tante circostanze a noi sfavorevoli. A Mentana, io ho veduto i

mercenari fuggire colle baionette alle reni dai nostri catenacci(103),

senza munizione, fuggire davanti ai nostri giovani militi. A Mentana,

per un'ora, i volontari hanno potuto passeggiare padroni del campo di

battaglia sopra mucchi di cadaveri nemici.

(102) Roma 1849.

(103) Cattivissimi fucili.

Ma a Mentana dopo l'eroismo di tanti prodi caduti e mutilati sul campo

si udì risuonare in mezzo ad una folla di traditori codardi la voce

"duemila francesi hanno attaccato la retroguardia!" e quella voce

divenne persistente, e quella voce ebbe colore di un fatto positivo

talché a me stesso fu assicurato da gente che veritiera mi sembrava,

coll'aggiungervi: "gli ho veduti".

Maledizione! Fino a che punto può giungere la perversità umana! e

quale lezione per l'italiana gioventù!

Quei vittoriosi militi piegano in ritirata!... né odono più la rauca

mia voce e quella dei prodi miei ufficiali!...

Ricordiamola questa recente storia: poi ditemi come si fa a non

intingere la penna nel fiele, a non temperarla col pugnale!

RIEPILOGO

IL PANDEMONIO

Chi potrà negare: essere questa Italia un pandemonio?

Eppure! ove si trova un paese più favorito dalla natura: con un cielo

unico, un clima stupendo, produzioni variatissime ed eccellenti,

popolazioni vivaci e d'intelligenza non superata da altri popoli,

soldati che sarebbero senza dubbio i primi del mondo, se fossero ben

diretti, marinari non secondi a nessuno?

E tutti questi vantaggi, tutti questi favori della natura sono

annientati dalla connivenza, dal mutuo accordo de' preti con un

pessimo governo.

Voi trovate miseria, ignoranza e debolezza, umiliazione allo straniero

ove dovreste trovare abbondanza, sapienza, forza e fronte alta contro

ai prepotenti.

Un governo avvilito, impopolare, invece di organizzare un esercito

nazionale che potrebbe stare a fronte dei primi eserciti del mondo si

contenta, agglomerando carabinieri, a guardie di sicurezza e di

finanza di ridurre l'arte di governo a sprecare il denaro della

nazione in spaventose spese segrete.

Una marina che potrebbe gareggiare colle più floride è ridotta al

punto da far compassione per non volerla mettere in mano a gente

onesta e capace.

E Marina ed Esercito se ne udite gli ufficiali: non sono capaci a far

la guerra a chicchessia e solo si adoprano a reprimere le aspirazioni

nazionali, ad appoggiare gli atti repressivi e liberticidi del

governo.

I DUE TRADIMENTI

Due tradimenti abbominevoli furono perpetrati da questo

inqualificabile governo nel breve periodo che corse da ottobre a

novembre 1867, circa alla questione Romana.

Profittando della mia relegazione a Caprera ed ingannando come sempre

tutto il mondo, il governo fece assicurare dai nostri stessi amici i

Romani che bastava tirassero _poche fucilate anche all'aria_ peché

l'esercito italiano marciasse immediatamente su Roma.

Ed i Romani, poveretti, fecero le fucilate, mandarono all'aria una

caserma di zuavi e combatterono senz'armi nelle vie delle città, e

fuori, come poteva combattere un popolo in quelle tristissime

condizioni.

Ma questo Governo ingannatore pensò forse a far muovere un solo

soldato italiano alla volta di Roma?

Così furono sacrificati gli eroici Cairoli e i loro compagni, così un

numero grande di cittadini romani cadeva sotto le baionette dei

mercenari stranieri o riempiva le orride prigioni del prete.

Non meno abbominevole fu il tradimento operato contro i volontari.

Mentre si prometteva: che allo sbarco del primo soldato francese

l'esercito marcerebbe su Roma, il Governo per ingannare il paese

occupò _alcuni punti_ (!) del territorio Romano e guarnì la frontiera

d'un numero considerevole di truppa, ma per disarmare i volontari come

successe ad alcune compagnie e per chiudere loro tutte le vie

acciocché nessun sussidio potesse più giungere dai loro fratelli e dai

comitati di soccorso. Così isolati, i volontari e privi d'ogni

soccorso, massime dell'essenziale, le munizioni, che si sapeva che

mancavano; avendo il Governo ed i preti coi mezzi gesuitici che loro

soli conoscono gettato lo sconforto e la demoralizzazione tra quei

giovani militi ne seguì poi l'esecuzione dell'infame e diabolico

divisamento di distruggerli.

Occupata Roma dai francesi e parte del territorio romano dalle truppe

del Governo, l'esercito pontificio in massa potè liberamente operare

contro i volontari. Ma siccome i mercenari pontifici erano impauriti

dalle recenti sconfitte non osavano da soli affrontare i nudi e male

armati militi della libertà. Si decise di far sostenere i soldati del

papa dall'esercito francese.

Il Governo di Firenze, non credette necessario di aver la sua parte di

gloria nel combattimento di Mentana, aggiungendo le sue truppe agli

alleati, oppure credè con ragione che il popolo italiano non avrebbe

tollerato tanto cumulo di scelleragginì che così _brutto governo_

avrebbe certo consumato senza rimorso. Per questo s'accontentò di

privare i volontari dei loro naturali soccorsi, gettare la diffidenza

e lo sconforto nell'animo dei nostri giovani ed impressionabili

militi, e coll'arma al braccio fece assistere l'esercito nostro, il

fiore della nazione italiana, all'eccidio di italiani.

Ben tornò ai soldati del papa l'esser sostenuti da quelli di

Bonaparte, poiché essendo cominciato il combattimento di Mentana alla

una p. m. del giorno tre novembre tra papalini e volontari dopo due

ore di accanito combattimento i mercenari avevan piegato su tutta la

linea ed i nostri marciavano sui loro cadaveri inseguendo i fuggenti.

Ma la nuova linea degli imperiali, sopraggiungendo e trovando le

nostre giovani milizie in quel disordine, ben naturale a gente poco

disciplinata, in tale circostanza le obbligarono a retrocedere.....

...................................................................

Così si compivano due osceni ed esecrandi tradimenti, ai quali

riscontro non può offrire alcuna pagina della storia del mondo.

Clelia: Il governo dei preti - Romanzo storico politico · 第 19 / 19 段