Ed Azo condusse un'altra moglie, e bei figli crebbero al suo fianco; ma
nessuno amabile e prode siccome colui che aveva spinto nel sepolcro: — o
pur lo furono, e crebbero sotto lo impassibile suo occhio non curati,
ovvero curati con soppresso sospiro; — nè mai lagrima gli bagnò le
guancie, nè mai sorriso gli spianò la fronte: ma su cotesta ampia fronte
rimasero incise le linee intersecate della cura, que' solchi che il
ferro infuocato del dolore innanzi tempo v'imprime, cicatrici di una
mente lacerata che si lascia in dietro la guerra dell'anima. Ogni gioia,
ogni dolore era passato: nè rimaneva più nulla, tranne notti vegliate, e
giorni gravi; un'anima morta alla vergogna e alla lode, un cuore che
fuggiva se stesso, e benchè suo malgrado, gemeva; — nè poteva obliare
ciò che quanto meno dimostrava tanto più profondamente lo travagliava, e
più intensamente sentiva. Il ghiaccio, per quanto denso egli sia, non
può riunirsi che sopra la superficie; il ruscello vivace scorre sotto
per sempre, nè può cessare di scorrere. L'anima sua era agitata da neri
pensieri, profondamente radicati. — Invano tentiamo reprimere le nostre
lagrime: queste acque del cuore si muovono sussultando, nè possono
inaridirsi. Le lagrime non piante tornano alla sorgente, e vi si posano
più pure; — non piante, ma non gelate: — più amare quanto meno
manifeste. — Azo con interni moti di affetto tornava talora a palpitare
su gli uccisi, disperato di riempire il vuoto affannoso, disperato
d'incontrarli là dove le anime unite parteciperanno la gioia! Convinto
di avere profferito un giusto decreto, ch'essi avevano meritata la
condanna, — pure la vita di Azo fu sempre misera. Se i rami dell'albero
sieno con soave cura stralciati, possono ricuperare tal forza che
diverrà poi una vita verdemente florida, e di libera salvatichezza; ma
se il fulmine percuote furiosamente i rami ondeggianti, il tronco ne
sente la ruina, nè mai più torna a mettere foglia.