all’Università; guardò più fissamente e vide nell’ombra dietro il
lume che un uomo gli faceva de’ segni. Egli non poteva riconoscere
l’uomo nè capire i segni; ma anche in confuso gli parevano i gesti dei
_carbonari_. Finalmente udì un’altra volta lo strido della civetta, e
si persuase che strido, lume e segni partivano tutti dallo stesso luogo
e dalla stessa persona.
Raddoppiò di curiosità e di attenzione.
Quando Giorgio si fu accertato che Carrera l’aveva veduto, si diede ad
un’altra operazione. Inutile il dire che agiva colla massima velocità e
destrezza: era un marinaio alla manovra nell’ora dell’uragano.
Prese Muschietti, lo avvolse entro un tappeto di lana che copriva uno
dei tavoloni del laboratorio; legò tutti i capi del tappeto con una
fune, e posò l’involto vicino alla finestra e disse a Muschietti di
tenersi preparato.
Prese Ernesto già risensato, lo avvolse in una gran tela celeste
tolta alla vetrina dei preparati, vi annodò collo stesso metodo
un’altra fune e lo portò vicino al primo involto facendogli la stessa
raccomandazione.
Fatto ciò, riguardò in istrada. La sentinella in quel momento era
immobile proprio a perpendicolo sotto la finestra, e in posizione tale
che non poteva veder nulla di quello che si faceva sopra il capo.
Allora Giorgio corse alla vetrina fracassata, prese la bottiglia
dell’acido prussico, la sturò con precauzione tenendola ben lontana
dalle narici, e allungò il braccio fuori della finestra, mirò la testa
della sentinella e gli versò tutta la bottiglia sul capo.
La sentinella non potè nemmeno dire «o Dio!» e cadde stecchita, fredda,
sull’istessa pietra dove si trovava.
— Povero diavolo — disse Giorgio... — ma era necessario!... e senza
perdere un attimo afferrò le funi dei due involti, le aggruppò in una
sola, e facendo punto d’appoggio sul davanzale della finestra li calò
dolcemente sulla strada. Quando vide che avevano toccato il suolo, con
un’altra corda che aveva assicurata ai piedi di una gran tavola scivolò
anch’esso nella strada.
Carrera aveva tutto osservato, e quando vide cascar morta la sentinella
restò a bocca aperta, e senza fiato e senza sensi in faccia a
quell’inaspettato spettacolo. Così stette a guardare la calata dei due
misteriosi involti e sol quando vide balzare a terra un artigliere a
lui noto, cominciò a travedere un barlume in quel mistero.
Giorgio s’accostò alla finestra degli _animali parlanti_ dove origliava
Carrera e lo chiamò per nome.
Carrera sporse il capo.
— Vieni subito ad aprire — sono i nostri due più cari amici....
Carrera scese a precipizio le scale; volle dire, chiedere, sapere....
Ma Giorgio gli chiuse la bocca e non volle perdere un minuto. I due
giovani furono introdotti nella casa, accolti fra esclamazioni di
gioia, deposti sopra due buoni letti e circondati da tutte le cure di
cui erano capaci la devozione del vecchio sergente e l’ubbidienza delle
fedele Caterina.
Dieci minuti dopo, Giorgio passava in mezzo ai posti dei granatieri
accampati per le vie; e alle sentinelle che gli davano il _chi va là_
rispondeva:
— Artigliere d’ordinanza, — e rientrava franco da ogni sospetto nel suo
quartiere.
FINE DEL VOLUME SECONDO.
INDICE
PARTE PRIMA: IL PADRE (Continuazione)
XXI. Sopra una tomba. Pag. 3
PARTE SECONDA: IL FIGLIO
I. È il dì dei coscritti. 13
II. È una madre. 19
III. Discussione al buio. 25
IV. Napoleone. 35
V. Il testamento di Battista. 47
VI. I giovani son presto amici. 57
VII. Il più tinto dei carbonari. 68
VIII. Delusione. 77
IX. Gli «animali parlanti». 87
X. Soldati e studenti. 95
XI. Confidenze. 106
XII. La conversione. 111
XIII. La partenza del coscritto. 118
XIV. Il senatore Tacchini. 125
XV. La situazione. 134
XVI. Il _D’Angennes_. 139
XVII. L’acido prussico. 152
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è
stato inserito un indice a fine volume.