LA BELLA ATTEMPATA.

«Florida è sempre e fresca e vaga e bella,

A nissun’altra, a se medesma eguale:

E, quel che strugge ogni cosa mortale,

Il tempo, sue bellezze rinnovella.

Tal ebbe il crine nell’età novella.

Tale la bocca, ebbe la guancia tale:

Sporgon gli occhi splendor almo immortale,

E men fiammeggia l’amorosa stella.

Se quel bel sole col fulgor celeste

In su ’l cader più dolce e meno ardente

Gli occhi m’abbaglia e mi consuma il core.

O fortunati voi, voi che ’l vedeste

A mezzogiorno e lucido e cocente

Qual fu l’abbaglio e quanto fu l’ardore!»

Il salotto azzurro così chiamata per i ricchi addobbi di velluto

azzurro ricamato in argento, prima che da inabili imitatrici

degenerasse nelle leziose smancerie che Molière flagellò sotto il

titolo di _Precieuses ridicules_ fu un nobile palladio di elevazione

nel gusto e nel senso morale. I costumi, sull’esempio della marchesa vi

erano onesti e la conversazione castigata; l’amore considerato premio

alla virtù e non soddisfacimento materiale dell’istinto, innalzava la

donna alla più delicata idealità della sua missione. Questi meriti

della Signora di Rambouillet nelle cui vene scorreva tanto sangue

italiano sono poco noti a noi italiani e mi piacque insistervi

abbinando la considerazione che circondò in Francia questa donna di

valore all’altra contemporanea influenza italiana esercitatavi da Maria

dei Medici con intelletto forse minore, ma coll’innegabile prestigio

di una regina giovane, avvenente e per eredità di famiglia avida di

dominazione.

Pare tuttavia che il temperamento di questa Medici non sia sempre

stato in proporzione di forza colla tendenza dominatrice perchè

lasciò che su di lei prendessero soverchio ascendente un libertino

qual era Concino Concini e una intrigante come Eleonora Galigai.

Troppo lontano ci porterebbe l’indagare fino a qual punto Concino

meritò di essere chiamato il favorito della regina, se fu veramente

lei a crearlo maresciallo d’Ancre e lei a fargli sposare la Galigai

che era bruttissima per mettersi al riparo della gelosia. La cronaca

scandalosa del tempo la accusa anche di tardivi amori col cardinale di

Richelieu, ma si può credere alle cronache scandalose? L’ultima parola

degli storici più coscienziosi è che Maria dei Medici fu donna onesta

e moglie irreprensibile. Possiamo dunque essere sicuri che le seimila

messe da lei lasciate a suffragio dell’anima sua saranno state più che

sufficienti per assolverla dai peccati veniali.

È giustizia aggiungere all’opera di italianità da lei esercitata

a Parigi l’avervi attirato Gian Battista Marino, poeta noto ai

nostri giorni solo per le sue immagini strampalate, ma che ebbe

allora grandissima voga, che trovò a Parigi colla moda dominante del

preziosismo il terreno propizio a’ suoi voli pindarici e fama, onori,

ricchezza. Ricordiamo che insieme al salotto della Rambouillet dove

l’elevazione dello spirito e delle belle maniere era sorvegliato da una

donna di seri intendimenti, fioriva il salotto della Scudery autrice di

quella ridicolaggine che era la carta geografica del paese _di Tendre_

sulla quale il perfetto innamorato doveva studiare le strade e i fiumi

per giungere attraverso _Jolis vers_ e _Billet Galant_ a ciò che si

trova anche senza la carta geografica.

Un tale ambiente era quello che ci voleva per gustare i versi del

cavalier Marino:

«Sudate o fuochi a preparar metalli»,

e l’altro:

«Zappo l’onda, aro il sasso e mieto il vento.»

poesia di decadenza, imputabile più che ad un solo uomo alla corrente

dissolvitrice di un periodo di transazione.

Naturalmente la musa del cavalier Marino sollevò il turibolo dei

suoi incensi alle più ardite iperboli per ingraziarsi sempre più la

benevolenza della regina. Migliaia di versi contano le sue bellezze una

ad una: gli occhi di luce così possente che: «_ammolliscono la durezza

degli scogli_» il labbro «_chiude in poco spazio un paradiso_» il seno

«_valle di gigli ove passeggia aprile_» e quando parla del naso dice:

«_sorge nel mezzo del viso un edificio bianco._»

L’assassinio di Enrico IV compiuto dalla mano di Ravaillac pone fine

ai madrigali galanti, ma non rende ingrato il cavalier Marino che alla

tragica vedova sua benefattrice dedica ancora in elogi e rimpianti i

frutti migliori del suo poetare.

Maria, proclamata reggente fino alla maggiore età del figlio, mostrò

avvedutezza e prudenza, quella avvedutezza e quella prudenza che appena

sposa seppe spiegare in mezzo agli intrighi dei cortigiani e delle

amanti del re, che la sostenne più tardi quando Margherita di Valois

(prima moglie divorziata di Enrico IV) tornò a Parigi e le due regine

incontrandosi dovevano pur fare _à mauvais jeu bon visage_, dignitose e

corrette per non far ridere la platea.

La nobile condotta della principessa medicea come non l’aveva salvata

dalla maldicenza al tempo di Concino Concini, non la risparmiò neppure

quando apparve alla corte Armando Duplessis più tardi cardinale di

Richelieu che tornava allora dai successi di Roma, giovane, bello

elegante e scaltro. La storia però riconduce anche qui ogni fatto al

suo posto e se Maria fu allontanata da quello che, per una trentina

d’anni, era stato il suo regno non è già perchè Richelieu volesse

sbarazzarsi di una donna gelosa, come insinuarono i maligni, ma perchè

il nuovo, ambiziosissimo cardinale, avido di dominare da solo l’animo

del giovane re, lo persuase con abili raggiri a tenere lontano la

madre.

Maria emigrò a Bruxelles poi a Londra, infine a Colonia dove

tranquillamente finì i suoi giorni.

Profili, impressioni e ricordi · 第 27 / 53 题