resta nel lettore l’impressione che l’Amore al pari della Gloria gli
apparve solo nel miraggio della fantasia. Ben più sanguinanti di vera
ferita sono questi altri due versi:
Comme deux fiancés que l’amour vient d’unir
La souffrance et mon coeur ont marché dans la vie.
La sofferenza! Ecco la fida compagna di Étienne Eggis. Di tutto egli
doveva soffrire, e più che tutto del suo carattere in disaccordo colle
realtà dell’esistenza che faceva di lui uno spostato, un ribelle.
Nei versi _Aspirations insensées_, egli interroga tutto il creato,
dalle cupe immensità dell’oceano agli abissi inesplorati dove guizza
appena il bagliore tortuoso del fulmine e dice che vorrebbe arrivare a
stringere tutti gli esseri che piangono e
Tout ce que sous les cieux
En soi porte une ulcère,
Qui’ incessamment lacère
Quelque deuil anxieux;
Tout coeur qui se retire
Pour pleurer en secret
Et dont nul ne connaît
L’invisible martyre.
Credendo di cantare i dolori dell’universo è il grido del suo proprio
dolore che egli lancia al vento ed alle selve. Sostando per un momento
nella sua corsa errabonda ritorna col pensiero ai giorni dell’infanzia,
alla vecchia cattedrale di S. Nicola; dove egli era così dolce
raccogliersi nell’ombra di un altare quando l’organo suonava le divine
melodie di Beethoven, e restarci anche quando l’ultima eco dei suoni
aveva cessato di ripercuotersi sotto le ampie arcate, restarvi colla
fronte china nelle mani bagnate di lagrime...
Non è mia intenzione di fare qui una disanima delle opere poetiche di
Étienne Eggis. Altri vi ha già pensato e da lungo tempo. L’eminente
scrittore svizzero Philippe Godet, fin dal mille ottocento sessantasei,
raccolse in un volume le migliori poesie delle due raccolte: _En
causant avec la lune_ e _Voyages aux pays du coeur_ pubblicandolo
a proprie spese (con magnanimo altruismo di confratello) presso
il libraio Berthoud a Neuchâtel. L’opera è preceduta da uno studio
biografico-letterario fatto con acume e premiato al Concorso di Storia
letteraria dall’Istituto nazionale ginevrino. Chi vuole conoscere
direttamente i versi del disgraziato bardo cerchi questo volume che
porta il titolo: _Poésies d’Étienne Eggis_.
Io mi accontenterò di chiudere il breve cenno colle ultime notizie
sulla sua fine. Verso il 1865 alcuni svizzeri che studiavano a Berlino
vi incontrarono l’Eggis e così lo descrivono:
«Un giovine molto alto, pallido, magro, con lunghi capelli, l’occhio
sognatore... Si capiva subito che era _qualcuno_, benchè vivesse
nella più profonda miseria, suonando nelle birrerie sotterranee della
grande città. Improvvisava per ore ed ore dicendo che quando era
seduto davanti al piano dimenticava di aver fame. Buon ragazzo del
resto, dolce, quasi timido, generoso. Se per caso aveva del denaro
lo divideva subito con altri più poveri di lui. Tutti lo amavano e lo
compiangevano».
Egli era in quel tempo già attaccato dalla tisi che aveva consunta la
sua povera madre a ventisei anni, la madre che gli era sempre presente,
la quale cantò in dolcissimi versi più volte, sopratutto nel _Souvenir
d’enfance_:
C’était une nuit froide et sombre....
Ma non posso citare tutto il volume. Basta. Venne il giorno in cui
Étienne Eggis non potè più abbandonare la squallida stanzetta che gli
serviva di alloggio — squallida e triste colla finestra che dava sopra
un cortile tetro privo d’aria e di luce — a lui, povero Eggis, a lui
che sospirava i ghiacciai e le foreste della patria, la canzone dei
pastori sui monti, il bel cielo azzurro così vicino a Dio!... Morì
nella notte dal 12 al 13 febbraio 1867. Chi lo assistè negli ultimi
momenti lo udì ripetere:
«Vi è qualcuno che sia più da compiangere di me?»