XIII.

Infatti il dì appresso brillava il sole, tanto più gradito inquantochè

ricorreva la festa d'Ognissanti e molta gente era arrivata dalla

città. Alle undici c'era folla alla stazione per aspettarvi la corsa;

alle undici e un quarto un gran movimento nel piazzale davanti alla

chiesa. Era l'ora della _messa dei signori_, e le famiglie dei

villeggianti andavano a far le loro divozioni _in pompa magna_,

portate dagli equipaggi di lusso, coi cavalli riccamente bardati, il

cocchiere in livrea, e sullo sportello della carrozza una corona

nobiliare o un monogramma dorato che visto da lontano poteva parere

uno stemma.

La Teresa Valdengo non comparve nè alla stazione, nè in chiesa; ma ci

guadagnò poco, perchè i curiosi sentirono il dovere di venir di

persona a porgerle i loro omaggi, e si riversarono nella villa. Erano

sedicenti amici, erano semplici conoscenti, erano estranei che i

conoscenti si tiravano dietro, affidati dalla gentilezza della signora

e dalla libertà campestre. Così, agli altri gusti, si aggiungeva

quello di subir la presentazione d'uomini e donne che non si sarebbero

forse incontrati più e con cui non si sapeva di che cosa discorrere.

Soltanto alle cinque i cancelli della villa si chiusero dietro gli

ultimi visitatori, e la Teresa esausta, sfinita, potè ritirarsi nella

sua camera, ordinando alla servitù di dir quella sera ch'ell'era

indisposta e che non riceveva nessuno... Ah, proprio aveva fatto una

grande sciocchezza a muoversi da Venezia... Era proprio caduta in

bocca al lupo. Figuriamoci se quella gente stupida non era capitata da

lei con un secondo fine, come si va spesso a scrutare il viso e a

contare i sospiri e le lacrime d'uno che abbia avuto una gran

disgrazia. Era, per gli uni, il bisogno di vedere s'ella conservasse,

anche dopo lo scappuccio, la sua aria sicura e disinvolta di donna

onesta non mai insozzata dalla calunnia; era, per gli altri, quelli

che non la conoscevano prima, il desiderio d'esaminare davvicino

questa matura bellezza che aveva innamorato di sè un giovine di

ventidue anni. E fra gli uomini ce n'erano senza dubbio di quelli che

avevano la segreta speranza di raccoglier l'eredità del giovinetto e

di consolar la bellezza matura.

Con la solita lucidità della sua mente, la Teresa Valdengo leggeva in

quelle anime volgari, ne penetrava le curiosità basse e indiscrete, ne

indovinava i calcoli abbietti. E le saliva una nausea a pensarvi.

Senonchè, per un fenomeno singolare, quella che sarebbe dovuta esser

soltanto una nausea morale, una ripugnanza dell'animo, assunse in lei,

la sera medesima, i caratteri d'un malessere fisico. A tavola potè

prendere appena qualche cucchiaiata di minestra; e fu costretta ad

alzarsi per lo schifo ch'ella provava alla vista delle vivande, pei

fortissimi crampi di stomaco ond'era assalita.

--Se vedesse com'è pallida--disse la Luisa, la cameriera.

--Oh, passerà.

--Desidera che si mandi a chiamare il dottore?

Ella protestò.

--Sei pazza? È cosa da nulla... Oggi ho avuto tutta quella gente, mi

son stancata a discorrere, m'è venuto il mal di capo, e il mal di capo

porta con sè i disturbi di stomaco.

Prese alcune goccie di laudano e si coricò presto. Nella notte non

ebbe sofferenze gravi; pur non si sentiva bene; aveva la bocca

cattiva, la salivazione abbondante, a due riprese si destò in sussulto

dall'assopimento prodotto dall'oppio, e si mise a sedere sul letto per

liberarsi dall'acqua che le montava alla gola. Ma che cos'aveva, Dio

buono? che cos'aveva? Sul far del giorno le parve di star meglio e

sperò di cedere a un sonno riparatore. Ma non dormiva da un quarto

d'ora che già nella sua fisonomia stravolta apparivano i segni d'uno

spasimo interno e tutta la sua persona rivelava lo sforzo di chi tenta

scuoter di dosso un incubo affannoso.

--No, non è vero--ella diceva agitando le braccia--non è possibile.

No... no.

Alla fine aperse gli occhi, si rizzò con mezza la persona

puntellandosi sui gomiti, e si guardò attorno, bianca in viso più del

suo lenzuolo, con un sudor freddo che le gocciolava giù per la fronte.

Era nella camera, sola, nessun medico era accanto a lei, nessuna voce

aveva pronunziato la sentenza ch'ell'aveva creduto d'udire...

Ell'aveva sognato... Ma l'impressione del sogno non svaniva per

questo... se di tutti i particolari, di tutte le circostanze esteriori

che i sensi allucinati avevano finto a sè stessi non restava più

nulla, restava il fatto persistente della sua inquietudine fisica di

cui la Teresa non sapeva trovare una spiegazione plausibile... poichè

non voleva accettar quella che il sogno le aveva suggerita.--No,

no--ella ripeteva fra sè in preda a uno spavento senza nome--non è,

non dev'essere.--Il suo labbro non osava dire:--_Non può essere_.--Pur

troppo _poteva essere_... E se fosse?... Le si drizzavano i capelli in

testa a pensarvi... Se fosse?... Sarebbe stata la sua condanna di

morte, perch'ella non avrebbe sopravvissuto all'onta, allo scandalo.

Quando le parve di poter fermarsi senza terrore all'idea della morte

(ella non s'indugiava a considerare nè il come nè il quando) la Teresa

ebbe un po' di requie. Si alzò, rivide i conti della cuoca, uscì in

giardino, diede da mangiare alle sue galline, si chinò a carezzar Moro

venuto a stropicciarsele intorno al vestito, rispose amichevolmente ai

saluti di Piero, di Andrea e del cocchiere, che in ozio tutti e tre,

se la contavano al sole.

I sui dipendenti l'adoravano, ma non convien pretendere una gran

discrezione dalla servitù, e prima ancora che la Teresa fosse a

Mogliano il giardiniere, ch'era in buoni termini con la Luisa, aveva

saputo che la padrona perdeva la testa dietro un ufficialetto di

marina e ne aveva discorso alla villa. Non era dunque un argomento

nuovo quello di cui s'intrattenevano adesso i tre oziosi.

--È stata poco bene iersera.

--Si vede.

--È molto patita.

--Il primo giorno pareva tutt'altra, ma da ieri in poi ha fatto un tal

cambiamento!...

--È la passione... Si capisce, poverina!

--Chi se lo sarebbe immaginato? Lei ch'era la casta Susanna?

--Eh, vien l'ora topica per tutte quante:--notò il cocchiere da uomo

d'esperienza.

--Sì, ma poteva sceglier meglio.

--Oh, per questo, è un gran bel pezzo di ragazzo.

--Uno che non tornerà più e che quando tornasse avrebbe ben altro pel

capo...

--Si sa che non può sposarla... Ma neanche lei vuol saperne del

matrimonio!... Se avesse voluto!

--C'è il conte Vergalli che sospira da tanti anni...

--Quello è un vecchio, e con un vecchio c'è poco gusto.

--Per me--disse il giardiniere che aveva una morale di manica

larga--se fossi stato nei panni della signora, intanto sposavo il

vecchio che ha un bel nome, ch'è ricco, ch'è innamorato cotto, e poi,

se mi saltava l'estro, mi divertivo coi giovani.

Gli altri si misero a ridere.

La Teresa aveva percorso il viale dei tigli ove le foglie secche

scricchiolavano sotto i suoi piedi, e prendendo un sentiero coperto di

ghiaia minuta s'era spinta fino al piccolo lago ingrossato dalla

pioggia recente. Voltò a destra, salì una viottola serpeggiante

intorno a una collinetta, ridiscese dal lato opposto, e giunse ad un

punto ove le due sponde del laghetto si restringevano e l'acqua

frenata da una doppia fila di sassi si frangeva rumorosamente e

rimbalzava dall'altra parte fuggendo via in sottile rigagnolo e

lambendo i rami di un gruppo di salici. Lì presso, in un'insenatura

della riva, a due o tre metri sul livello dell'acqua era un rustico

sedile di legno, e dietro al sedile, sopra un piedestallo, una

statuina di Diana alla quale da tempo immemorabile mancava un braccio.

Quante volte la Teresa aveva cercato questo tranquillo recesso! Quante

volte, a metà del giro del giardino, vi aveva fatto una breve sosta in

compagnia dei suoi ospiti! Anche oggi il romito asilo le piacque. Ella

sedette e pensò. Pensò alla sua vita onesta di cui tanta parte s'era

svolta in quei luoghi. Da bambina veniva ogni autunno con la madre a

passare un mesetto nella villa non sua ma dei genitori di colui che

doveva diventar suo marito e che allora, maggiore di lei di ben

quindic'anni, le badava appena. Ella faceva il chiasso con altri

fanciulli della sua età, ormai dispersi pel mondo, saliva

sull'altalena, s'arrampicava sugli alberi, ruzzolava giù per le

collinette, scendeva nel canotto e tragittava il lago minuscolo. Più

tardi, uscita d'infanzia, appassionata della lettura e dello studio

ella preferiva la solitudine, e a passi taciti e quasi furtivi

s'avviava alla statuina di Diana, portando seco qualche suo libro

favorito. Però, accadeva assai di rado che non la disturbassero. E il

disturbatore perenne era Tullio Valdengo, un uomo maturo al paragone

di lei, che da un po' di tempo non si sapeva che gusto potesse trovare

a discorrere con una ragazzina. Eppure egli ne trovava tanto che un

bel giorno, proprio sotto gli occhi di Diana, egli le domandò a

bruciapelo se voleva esser sua moglie.

--Le nostre due famiglie--egli le disse--sarebbero così contente di

questo matrimonio!--Côlta alla sprovveduta, ella si sbigottì e fuggì

via senza rispondere, correndo in traccia della sua mamma. E la sua

mamma e il suo babbo, che si era recato apposta a Mogliano, e il babbo

e la mamma di Tullio Valdengo l'assediarono con tante sollecitazioni,

le magnificarono con sì vivi colori la felicità che l'aspettava,

ch'ella, sebbene non innamorata di Tullio, si lasciò strappare il sì

desiderato. E del resto, perchè avrebbe detto di no? Se non era

innamorata di Tullio, non era innamorata di nessun altro. Nessuno fra

i giovani ch'ella aveva visto, neanche tra quelli che le avevano dati

segni manifesti di simpatia, era riuscito a guadagnarsi il suo cuore.

Tullio Valdengo almeno ella lo conosceva (le famiglie erano legate da

una lontana parentela e da una strettissima intimità), lo sapeva

buono, intelligente, leale, e s'egli aveva trentaquattr'anni

quand'ella non ne aveva che diciannove, l'era forza convenire che non

era lecito chiamarlo un vecchio. Le ragioni economiche che avevano

avuto tanta parte nell'assenso entusiastico dei suoi genitori, avevano

minor valore per lei. Tuttavia, cresciuta fra gli agi, benchè non

avesse che una piccolissima dote, ella capiva che, senza un grande

amore, non si sarebbe acconciata volentieri a nozze troppo modeste.

Sposò dunque Tullio Valdengo e gli fu moglie savia e fedele, com'egli

le fu affettuoso e fedele marito. Con lui ella ignorò l'ebbrezze della

passione, ignorò le gioie soavissime dell'assoluto consentimento di

due anime; troppo gli era superiore per forza d'ingegno, per vivacità

di fantasia, per raffinatezza di gusti. Pur non era e non si credeva

infelice. Era convinta che ad altre donne la vita desse di più di quel

che non dava a lei, ma le pareva che, tranne forse per poche

privilegiate dalla fortuna, quel di più dovesse portar seco il rischio

di amari disinganni e di crudeli inquietudini. Difesa dal rispetto di

sè, dal rispetto del nome di suo marito, ell'era passata vincitrice

attraverso alle insidie. Nè si vantava di aver superato grandi

pericoli. Ell'aveva ben compreso che appena una volta su mille le

dichiarazioni galanti esprimono un sentimento vero e profondo, e

provava un disprezzo incommensurabile pei libertini, pei seduttori di

professione. Ella fulminava con la sua ironia tutti questi don

Giovanni proteiformi; gli audaci e i timidi, i piagnucolosi e i

gioviali; li fulminava e se li levava d'attorno in un batter d'occhio,

con grande meraviglia di qualche conoscente sua altrettanto virtuosa

ma meno risoluta, che non riusciva a liberarsi dagl'importuni. In un

solo caso, e non si trattava d'un don Giovanni, la Teresa s'accorse

d'aver destato in un uomo un affetto degno di lei; nel caso del conte

Mario Vergalli. Ah, quello sì che le voleva bene; quello sì che

meritava d'essere amato. Ma era anche più innanzi negli anni di Tullio

Valdengo; gli mancava il fascino, l'impeto della gioventù, e a lei non

fu difficile di moderarne i trasporti, pur conservandoselo amico. Solo

alle donne illibatamente oneste è dato operar il miracolo di

trasformare in amicizia l'amore che inspirano. E un'amicizia nata in

tal modo ha una poesia, una fragranza che le solite amicizie non

hanno. Certo si è che quella di Mario Vergalli aveva finito di

riconciliare la Teresa Valdengo con la propria sorte; l'intimità con

un cuore così nobile, con uno spirito così elevato la compensava a

dovizia della scarsa idealità del marito... E talora ella diceva a sè

stessa che se il cielo le avesse accordato le dolcezze della maternità

ella non avrebbe avuto più nulla a desiderare... Invece ell'era

rimasta vedova, giovine ancora... e non era passata a seconde nozze.

Perchè? Era un mistero anche per lei. Sebbene ell'avesse assistito con

mirabile abnegazione il suo fedele compagno di oltre quindici anni,

ell'era troppo schietta da dire che Tullio Valdengo, morendo, aveva

aperto nel suo cuore una di quelle ferite che non si rimarginano. O

perchè dunque non aveva ella voluto ricominciar la vita con l'uomo

che, nell'intimo suo, ella preferiva a ogni altro, perchè non aveva

voluto premiare un così raro disinteresse, una costanza sì rara? Era

lì, nel giardino, era presso al lago ch'egli l'aveva pregata di

accettare il suo nome; era lì che, stendendogli la destra, ella gli

aveva risposto:--Perdonatemi, amico mio, non intendo rimaritarmi. Ove

mutassi idea, sarei orgogliosa d'appartenervi... Ma ricordatevi che

non dovete incatenare la vostra libertà, sacrificare il vostro

avvenire a me... che lo merito così poco... Se un'altra...

Egli l'aveva interrotta.--Non parlatemi _d'un'altra_... Qualunque cosa

vi piaccia essere, sposa od amica--(amante non disse perchè troppo la

rispettava)--ci siete voi sola per me.

La Teresa sentiva ancora negli orecchi il suono di quelle dolci

parole, aveva ancora davanti agli occhi l'atto cavalleresco con cui il

conte Mario le accompagnava, chinandosi alquanto verso di lei e

baciandole rispettosamente la mano.

Ah sciocca, sciocca, che avrebbe potuto posar la fronte su quel petto

leale e trovare un asilo sicuro fra quelle braccia di soldato e di

gentiluomo!

Non più ora, non più... Quand'anche egli le avesse perdonato il suo

fallo, ella non sarebbe stata mai la contessa Vergalli... Un momento

d'oblio aveva distrutto tutta l'opera laboriosa del suo passato, aveva

distrutto ogni speranza dell'avvenire.

Nè in questo completo naufragio della sua vita la Teresa pensava che

un soccorso qualsiasi potesse venirle da Guido di Reana. In nessun

caso sarebbe ricorsa a lui, in nessuno... nemmeno se l'orribile dubbio

che l'angosciava si fosse tramutato in realtà. Aveva creduto d'amarlo;

glielo aveva detto, glielo aveva provato con quel dono di sè che gli

uomini, a torto o a ragione, reputano la sola valida prova d'amore; e

adesso, tre giorni dopo ch'egli era partito, adesso, col terrore d'una

catastrofe ond'egli sarebbe stato la causa, adesso il suo cuore era

già insensibile e muto per lui. Non lo amava e non l'odiava. Solo non

era spento nel suo animo quel senso di pietà femminile, quasi materna,

ch'egli aveva inspirato sin dal primo vederlo. Lo considerava come un

fanciullo cieco ed irresponsabile al quale non si può domandar conto

del male che ha fatto.

Il fallo d'una donna onesta · 第 23 / 48 题