--Vuoi?--disse Guido all'amica.
L'orologio della Torre suonò le cinque.
La Teresa accennò di sì col capo.--Per un'ora... Non più. Alle sei o
sei e un quarto vorrei essere a casa.
--Comandano due remi?--chiese uno dei barcaiuoli, aiutandoli a
montare.
L'ufficiale stava per rispondere affermativamente, ma la Teresa che,
veneziana, intendeva meglio la voluttà della gondola, fu pronta a
dire:--No, un remo solo.--E ordinò:--Nel canale della Giudecca.
--Brava!--esclamò Guido.--Così non vediamo il _Colombo_.
--E poi--ella soggiunse con un sorriso fuggevole--accompagniamo il
sole.
L'accompagnarono per poco. Per poco la Teresa dovette con l'ombrellino
difendersi dai raggi che venivano a batterle in viso; poi il disco
luminoso si nascose dietro la linea dell'orizzonte, lasciando dietro
di sè un rosso più intenso che digradava via via nel roseo,
nell'arancio, nel bianco, nel verdognolo, nel violetto. L'acqua, piena
di fosforescenze, beveva avidamente il gran chiarore diffuso; spinta
da un braccio invisibile la gondola sembrava cullarsi in un mondo di
sogni. Era uno di quei momenti in cui meglio si svela l'armonia del
creato, in cui ogni luce ed ogni ombra, ogni suono ed ogni silenzio
paiono cospirare ad un fine. E l'uomo sente i vincoli segreti che
l'uniscono a tutte le cose, alle più umili come alle più superbe, alle
inanimate come a quelle ove più visibilmente palpita e freme la vita.
Con la testa arrovesciata sulla spalliera del sedile di cuoio, con gli
occhi socchiusi, la Teresa aspirava da tutti i pori la dolcezza
ineffabile di quell'ora.
Guido le prese la mano.--Se si potesse addormentarsi e morire così!
Ella diede un sussulto. Mai egli non l'aveva indovinata come oggi. A
questo appunto ella pensava: Se si potesse morire così!
--Tu hai l'avvenire dinanzi a te--ella disse.--Io, vedi, se potessi
morire oggi...
--Cattiva!... E di me che sarebbe?
--Oh!--fec'ella. E soggiunse:--Non è lo stesso?
--Non lo dire.
E rinnovò la promessa di esserle fedele anche lontano, di esserle
fedele sempre.
Ella tentennò il capo.--No, Guido... Voglio essere un soave ricordo
per te, non una pesante catena.
--Ma io...
--Zitto... Non rompere l'incanto.
Quando furono davanti al Cotonificio, un vaporino che veniva da Fusina
passò a breve distanza davanti a loro fischiando e sollevando un po'
di maretta.
--Ecco, l'incanto è rotto--sospirò la Teresa. E girandosi con mezza la
persona verso il gondoliere, disse:--Voltiamo.
--Che fretta hai?--chiese Guido.
--È tardi--ella rispose.
In fatti scendeva il crepuscolo smorzando le tinte, raddolcendo le
linee. All'Oriente, rossa ancora degli ultimi riflessi del sole,
appariva la luna. Per diminuir la forza della corrente contraria, il
barcaiuolo piegò alquanto verso sinistra, avvicinandosi di più alle
Zattere. La gondola rasentava i legni ancorati lungo la banchina,
piccoli legni per la massima parte di bandiera austriaca, provenienti
dalla Dalmazia e dall'Istria. Qua e là un cane, correndo lungo la
coperta del bastimento e sporgendosi dalla murata, abbaiava ringhioso,
qua e là s'issava sull'antenna il fanale, e il lumicino appena
visibile in quell'ora dubbia tra il giorno e la sera, alzandosi in
silenzio lungo il canape, dava l'idea di una di quelle fiammelle con
cui l'arte ingenua del medio evo raffigurava le anime del Purgatorio.
Una foglia si staccò dalla rosa che la Teresa teneva sul petto e venne
a posarsele sul dorso della mano.
--Ah!--diss'ella tirando indietro la mano con un moto
istintivo.--Credevo fosse un insetto.
E soffiò via il petalo disperso.
--Anche la mia rosa si sfoglia--notò tristamente Guido.
Chinando il capo ella mormorò:--È così la vita.
Tacquero entrambi.
Di Reana ruppe primo il silenzio.--Dunque ti decidi ad andar dalla mia
mamma a Napoli?
Ella fece segno di no.
--Perchè?
--Ho bisogno di quiete, amico mio. Passerò qualche giorno nella mia
villa. Il giardiniere mi scrive che i lavori sono quasi terminati.
--Mi sarebbe così caro saperti ospite nostra--riprese Guido.--Ti
farebbero tanta festa... non solo la mamma, che ti vuol bene da un
pezzo, ma le mie sorelle, i miei fratelli che non ti conoscono...
Ecco, adesso, senza volerlo, egli feriva i suoi sentimenti più intimi.
Come non capiva che, dopo quanto era avvenuto, la Teresa si sarebbe
trovata a disagio nella casa di lui? Che se avesse tradito il suo
segreto sarebbe stata un'impudente, se l'avesse dissimulato sarebbe
stata un'ipocrita?
--Scriverò io alla tua mamma, domani o dopo domani--ella soggiunse. E
mutò discorso.
La gondola era sboccata nel bacino di San Marco.
--Al Molo--ordinò la Teresa.
E discesero al Molo, dalla parte del ponte della Paglia.
Di Reana, smontato pel primo, pagò il barcaiuolo e offerse la mano
alla Valdengo, che sfiorandola appena con la punta delle dita saltò a
terra con una mossa svelta ed elegante.
--A fra poco--diss'ella tendendogli la destra.
Egli fece un gesto di meraviglia.--Come? Non vengo da te?
--Verrai--ella rispose--di qui a un'ora, di qui a tre quarti d'ora...
Ho da dar parecchi ordini, anche pel nostro pranzo... Non vedendo
capitar più la padrona chi sa la mia cuoca quel che avrà fatto?...
Anche tu dovrai sbrigare qualche faccenda... Arrivederci, alle sette o
sette un quarto al più tardi.
E si diresse verso il ponte della Paglia.
Evidentemente ella non voleva essere accompagnata ed egli dovette
ubbidire. Del resto, la Teresa aveva ragione; anch'egli aveva qualche
coserella da sbrigare. S'avviò quindi dalla parte opposta con l'idea
di traversar la Piazza e salire un momento al suo alloggio. All'angolo
del Palazzo ducale si pentì. Perchè la Teresa aveva voluto rimaner
sola?... Con un impeto irriflessivo ritornò sui suoi passi, corse fino
al ponte. Senonchè, sul punto di mettere il piede sul primo scalino,
ebbe vergogna di sè... Come? Quella donna aveva immolato a lui la sua
riputazione, la sua dignità, la sua pace, ed egli, egli che partiva
domani, egli che l'avrebbe dimenticata (poichè adesso sentiva che
l'avrebbe dimenticata), osava insozzarla de' suoi sospetti, osava
spiarla?... Oh, miserabile!
Rifece in fretta il cammino, andò effettivamente a casa sua, ove
Gaetano, il fido marinaio, aveva finito allora di rimettere in ordine
le stanze. La roba dell'ufficiale era stata portata a bordo sin dalla
mattina; le stoviglie, il cristallame, le posate che avevano servito
alla colazione erano state riconsegnate alla padrona con cui di Reana
aveva liquidato anticipatamente i suoi conti. Tuttavia la padrona, la
signora Felicita, che abitava al secondo piano, scese col lume per
prendere le chiavi e dare un altro saluto al suo inquilino.
--Buon viaggio, signor tenente... E se torna a Venezia si ricordi di
questa casa...
--Grazie... Non dubiti.
Nel richiuder per l'ultima volta la porta di strada, Guido di Reana si
stupì di non provar un'emozione più forte. E lungo la via che pure per
l'ultima volta lo conduceva dalla Teresa Valdengo, egli non poteva a
meno di chiedere a sè stesso se fosse veramente quello di poco fa.
Aveva i sensi tranquilli, lo spirito calmo; non avvertiva i segni
precursori di nessuna tempesta all'idea della separazione imminente.
Alla Teresa pensava con benevolenza affettuosa, con gratitudine anche;
ma nulla più. Non lo turbava il rimorso; perchè doveva averne? Aveva
forse sedotto una fanciulla inesperta? E di fronte al dolore ch'egli
recava oggi a quella donna partendo non le aveva forse dato qualche
dolcezza? Non l'aveva inebbriata di voluttà? Non aveva fatto rifiorire
per poco la sua gioventù?... E poi, ell'era tanta ragionevole. Non
s'era mai illusa sulla durata della loro relazione, nemmeno quando
s'illudeva lui... Che differenza dall'_altra_! L'altra era una mala
femmina, non paragonabile a questa; ma che affar serio era stato per
lui lo staccarsene! Quante minacce, quante preghiere, quante lacrime!
È vero che poi s'era quetata.... a forza di danaro; ma Guido di Reana
rammentava i gran brutti momenti passati sotto l'incubo di uno
sproposito, di una disgrazia... Ed egli stesso doveva convenire che
l'addio supremo gli era costato molto più di quello che non fosse per
costargli l'addio di questa sera.