II.

Guido di Reana entrò senza nemmeno farsi annunziare. Anche questa era

una cosa che le rincresceva.

--Buona sera, Teresa.

Non c'era nessuno di là?--ella disse tendendogli mollemente la mano e

restando seduta.

--C'era una delle donne che m'ha aperto--rispose il sottotenente,

mentre prendeva quella mano nella sua e la sollevava fino alle

labbra.--Ma conosco la strada...

--Lo so... A ogni modo, quel capitar così come un fulmine...

Egli avvicinò uno sgabello e le si pose accanto umile,

carezzevole.--Oh mammina, non mi far quel cipiglio.

La Teresa arrossì fino nel bianco degli occhi.--Non dir mammina. Sai

bene che non voglio.

--Non vuoi... adesso.

--Appunto... Dovresti capirlo.

Nei primi giorni, quand'egli le raccontava le sue pene ch'egli credeva

e ch'ella aveva credute così acerbe e profonde, Guido, commosso

dall'attenzione con cui la Teresa stava a sentirlo, commosso dalle

parole affettuose ond'ella s'ingegnava di consolarlo, le aveva

detto:--Oh come mi fa bene la sua compagnia! Come mi par di essere

vicino alla mia mamma! Lasci che la chiami mammina.

Ella, scrollando amabilmente le spalle, aveva risposto:--Che

fanciullaggini!

Ma nello steso tempo gli aveva permesso di darle quel nomignolo che le

pareva conciliare la simpatia ch'ella provava pel figliuolo della sua

amica col rispetto ch'egli doveva portarle.

Ahimè, un giorno la mammina aveva asciugato con una lieve carezza una

lacrimetta che tremolava sul ciglio del sottotenente, ed egli le aveva

afferrata e coperta di baci la mano; poi tenendola forte con un

braccio le aveva, con labbra avide, temerarie, sfiorato i capelli, le

guancie, la bocca invano riluttante, aveva destato in lei, sorpresa,

smarrita, i palpiti del cuore e le febbri del sangue, e prima ch'ella

potesse risentirsi l'aveva stretta in un amplesso violento.

--Via di qua, infame... via...--ella gli aveva intimato subito dopo

con voce soffocata, levandosi in piedi bianca come una morta e

accennando all'uscio.

E mentr'egli confuso, vergognoso, balbettava qualche scusa e

raccoglieva goffamente il berretto cadutogli per terra, ella si

abbandonava sul divano nascondendo il viso tra le palme e rompendo in

singhiozzi.

Allora l'ufficiale le si era precipitato ai piedi, le aveva posato la

testa sulle ginocchia, e s'era messo a piangere come un fanciullo e a

implorare perdono.

Ella tentennava il capo senza rispondere, ma era manifesto che il suo

furore di poc'anzi era sbollito per incanto... Perdonare!... Che aveva

ella da perdonare a lui, povero ragazzo, che aveva ceduto agl'impeti

della sua età? A sè stessa, se fosse stato possibile, ell'avrebbe

dovuto perdonare. Era lei la colpevole. Se veramente non avesse

voluto? Se avesse serbato fin da principio un altro contegno? Se, da

sciocca, non avesse scherzato col fuoco?

Lento lento Guido alzò verso di lei i suoi belli occhi molli di

lacrime, e rinfrancato alquanto le dichiarò con accento appassionato

il suo amore. Tanto, tanto l'amava. Dal primo momento che l'aveva

vista l'aveva amata. Sua madre gliel'aveva descritta ancor giovine e

bella, ma egli non s'era mai immaginato di trovarla così bella, così

giovine, così seducente. Che cosa erano al paragone tutte l'altre

signore ch'egli aveva conosciute? E la sua voce? Quella voce ch'era

una musica, che gli era discesa subito al cuore, che aveva fatto

vibrar le corde più riposte della sua anima, che era stata per lui

come la rivelazione d'un mondo sconosciuto, di una vita nuova?

La Teresa cercava di chiudergli la bocca.--No, non dica cose

assurde... Dica che s'è lasciato trascinare dai sensi... Non parli

d'amore... Vada via.... Amore fra lei e me? Non sa quanti anni ho?

--Non sono degno, questo è vero, non sono degno ch'ella mi

ami--replicava l'ufficialetto con esaltazione crescente--ma ella non

può impedirmi di amarla, non ha il diritto di mettere in dubbio il mio

amore... Non so infingermi, glielo giuro... Domandi a tutti quelli che

mi conoscono, domandi a mia madre.

Questo suggerimento di rivolgersi per informazioni alla mamma in

un'occasione simile parve così grottesco alla Teresa che l'ombra d'un

sorriso le passò sulle labbra. Egli se ne accorse.--Vedo bene che mi

perdona--soggiunse, riafferrandole le mani.--Angelo, angelo, angelo!

--Basta, basta--ella riprese tentando di svincolarsi.--Si levi in

piedi... E se vuole che le perdoni, vada via... e non torni più.

--Ah no... non m'infligga questa condanna--gridò il sottotenente

rimanendo in ginocchio.--Qualunque altra più grave, non questa...

--Insomma, che cosa pretende?--replicò la Teresa che, suo malgrado,

si sentiva sempre più debole, sempre più disposta all'indulgenza.

--Qualunque altra--ripetè di Reana senza rispondere alla

interrogazione.--M'imponga di andare a casa e di tirarmi un colpo di

revolver...

--Zitto! È pazzo?--interruppe spaventata la povera donna.

--Oh... lo farò... anche s'ella non me l'ordina...

--Di Reana! Che spropositi dice?

--Lo farò s'ella mi chiude la porta in faccia... s'ella non mi lascia

il tempo di riabilitarmi ai suoi occhi... In fine, dopo aver toccato

l'apice della felicità, che cosa ci può esser di meglio che morire?...

Ma pensi, ma giudichi lei... Potrei vivere con l'idea ch'ella mi ha

messo alla porta come un brutale che ha sorpreso la sua buona fede e

che non aveva nemmeno la scusa di amarla?

--Via, di Reana... Gliel'ho detto che le perdono... Crederò ch'ella mi

ami... È assurdo, ma lo crederò...

--_Deve_ crederlo--insistè l'ufficiale.--Amare è poco... l'adoro... Oh

non tiri in ballo la sua età... La sua fede di nascita dev'essere

sbagliata... Per me ella non ha neanche trent'anni... Si guardi nello

specchio.

Con uno sforzo supremo la Teresa si alzò dal divano respingendo

senz'asprezza il sottotenente che si decise ad alzarsi egli pure.--Non

voglio sentir più queste bestialità--ella disse.--Vada!...

--Per prepararmi a tornare, o per tirarmi un colpo di revolver?

--Ma zitto, disgraziato!--intimò la Valdengo dando col piede un

piccolo colpo sul pavimento.--Non pensa alla sua mamma?

Indi con un'intonazione mesta e grave ella soggiunse:--Torni pure

domani... La persuaderò che ha torto ad amarmi.

La fisionomia di Guido di Reana s'illuminò come per un'irradiazione

interiore.--Angelo! Angelo!... Sarò io invece che persuaderò lei.

Ella portò il dito alle labbra nell'atto di chi invoca silenzio, e

avvicinatasi alla parete premè il bottone del campanello elettrico.

Il sottotenente s'inchinò ed uscì.

La Teresa Valdengo stette un momento immobile in mezzo al salotto

domandando a sè stessa se aveva sognato. Macchinalmente ella

s'affacciò allo specchio, e stentò a riconoscere la donna di cui ella

vedeva l'immagine dinanzi a sè. Era pallida, scomposta; mostrava,

checchè sostenesse Guido di Reana, i suoi trentott'anni. Come mai

egli, che ne aveva ventidue, come mai aveva potuto innamorarsi di lei?

Il fallo d'una donna onesta · 第 12 / 48 题