Guido di Reana entrò senza nemmeno farsi annunziare. Anche questa era
una cosa che le rincresceva.
--Buona sera, Teresa.
Non c'era nessuno di là?--ella disse tendendogli mollemente la mano e
restando seduta.
--C'era una delle donne che m'ha aperto--rispose il sottotenente,
mentre prendeva quella mano nella sua e la sollevava fino alle
labbra.--Ma conosco la strada...
--Lo so... A ogni modo, quel capitar così come un fulmine...
Egli avvicinò uno sgabello e le si pose accanto umile,
carezzevole.--Oh mammina, non mi far quel cipiglio.
La Teresa arrossì fino nel bianco degli occhi.--Non dir mammina. Sai
bene che non voglio.
--Non vuoi... adesso.
--Appunto... Dovresti capirlo.
Nei primi giorni, quand'egli le raccontava le sue pene ch'egli credeva
e ch'ella aveva credute così acerbe e profonde, Guido, commosso
dall'attenzione con cui la Teresa stava a sentirlo, commosso dalle
parole affettuose ond'ella s'ingegnava di consolarlo, le aveva
detto:--Oh come mi fa bene la sua compagnia! Come mi par di essere
vicino alla mia mamma! Lasci che la chiami mammina.
Ella, scrollando amabilmente le spalle, aveva risposto:--Che
fanciullaggini!
Ma nello steso tempo gli aveva permesso di darle quel nomignolo che le
pareva conciliare la simpatia ch'ella provava pel figliuolo della sua
amica col rispetto ch'egli doveva portarle.
Ahimè, un giorno la mammina aveva asciugato con una lieve carezza una
lacrimetta che tremolava sul ciglio del sottotenente, ed egli le aveva
afferrata e coperta di baci la mano; poi tenendola forte con un
braccio le aveva, con labbra avide, temerarie, sfiorato i capelli, le
guancie, la bocca invano riluttante, aveva destato in lei, sorpresa,
smarrita, i palpiti del cuore e le febbri del sangue, e prima ch'ella
potesse risentirsi l'aveva stretta in un amplesso violento.
--Via di qua, infame... via...--ella gli aveva intimato subito dopo
con voce soffocata, levandosi in piedi bianca come una morta e
accennando all'uscio.
E mentr'egli confuso, vergognoso, balbettava qualche scusa e
raccoglieva goffamente il berretto cadutogli per terra, ella si
abbandonava sul divano nascondendo il viso tra le palme e rompendo in
singhiozzi.
Allora l'ufficiale le si era precipitato ai piedi, le aveva posato la
testa sulle ginocchia, e s'era messo a piangere come un fanciullo e a
implorare perdono.
Ella tentennava il capo senza rispondere, ma era manifesto che il suo
furore di poc'anzi era sbollito per incanto... Perdonare!... Che aveva
ella da perdonare a lui, povero ragazzo, che aveva ceduto agl'impeti
della sua età? A sè stessa, se fosse stato possibile, ell'avrebbe
dovuto perdonare. Era lei la colpevole. Se veramente non avesse
voluto? Se avesse serbato fin da principio un altro contegno? Se, da
sciocca, non avesse scherzato col fuoco?
Lento lento Guido alzò verso di lei i suoi belli occhi molli di
lacrime, e rinfrancato alquanto le dichiarò con accento appassionato
il suo amore. Tanto, tanto l'amava. Dal primo momento che l'aveva
vista l'aveva amata. Sua madre gliel'aveva descritta ancor giovine e
bella, ma egli non s'era mai immaginato di trovarla così bella, così
giovine, così seducente. Che cosa erano al paragone tutte l'altre
signore ch'egli aveva conosciute? E la sua voce? Quella voce ch'era
una musica, che gli era discesa subito al cuore, che aveva fatto
vibrar le corde più riposte della sua anima, che era stata per lui
come la rivelazione d'un mondo sconosciuto, di una vita nuova?
La Teresa cercava di chiudergli la bocca.--No, non dica cose
assurde... Dica che s'è lasciato trascinare dai sensi... Non parli
d'amore... Vada via.... Amore fra lei e me? Non sa quanti anni ho?
--Non sono degno, questo è vero, non sono degno ch'ella mi
ami--replicava l'ufficialetto con esaltazione crescente--ma ella non
può impedirmi di amarla, non ha il diritto di mettere in dubbio il mio
amore... Non so infingermi, glielo giuro... Domandi a tutti quelli che
mi conoscono, domandi a mia madre.
Questo suggerimento di rivolgersi per informazioni alla mamma in
un'occasione simile parve così grottesco alla Teresa che l'ombra d'un
sorriso le passò sulle labbra. Egli se ne accorse.--Vedo bene che mi
perdona--soggiunse, riafferrandole le mani.--Angelo, angelo, angelo!
--Basta, basta--ella riprese tentando di svincolarsi.--Si levi in
piedi... E se vuole che le perdoni, vada via... e non torni più.
--Ah no... non m'infligga questa condanna--gridò il sottotenente
rimanendo in ginocchio.--Qualunque altra più grave, non questa...
--Insomma, che cosa pretende?--replicò la Teresa che, suo malgrado,
si sentiva sempre più debole, sempre più disposta all'indulgenza.
--Qualunque altra--ripetè di Reana senza rispondere alla
interrogazione.--M'imponga di andare a casa e di tirarmi un colpo di
revolver...
--Zitto! È pazzo?--interruppe spaventata la povera donna.
--Oh... lo farò... anche s'ella non me l'ordina...
--Di Reana! Che spropositi dice?
--Lo farò s'ella mi chiude la porta in faccia... s'ella non mi lascia
il tempo di riabilitarmi ai suoi occhi... In fine, dopo aver toccato
l'apice della felicità, che cosa ci può esser di meglio che morire?...
Ma pensi, ma giudichi lei... Potrei vivere con l'idea ch'ella mi ha
messo alla porta come un brutale che ha sorpreso la sua buona fede e
che non aveva nemmeno la scusa di amarla?
--Via, di Reana... Gliel'ho detto che le perdono... Crederò ch'ella mi
ami... È assurdo, ma lo crederò...
--_Deve_ crederlo--insistè l'ufficiale.--Amare è poco... l'adoro... Oh
non tiri in ballo la sua età... La sua fede di nascita dev'essere
sbagliata... Per me ella non ha neanche trent'anni... Si guardi nello
specchio.
Con uno sforzo supremo la Teresa si alzò dal divano respingendo
senz'asprezza il sottotenente che si decise ad alzarsi egli pure.--Non
voglio sentir più queste bestialità--ella disse.--Vada!...
--Per prepararmi a tornare, o per tirarmi un colpo di revolver?
--Ma zitto, disgraziato!--intimò la Valdengo dando col piede un
piccolo colpo sul pavimento.--Non pensa alla sua mamma?
Indi con un'intonazione mesta e grave ella soggiunse:--Torni pure
domani... La persuaderò che ha torto ad amarmi.
La fisionomia di Guido di Reana s'illuminò come per un'irradiazione
interiore.--Angelo! Angelo!... Sarò io invece che persuaderò lei.
Ella portò il dito alle labbra nell'atto di chi invoca silenzio, e
avvicinatasi alla parete premè il bottone del campanello elettrico.
Il sottotenente s'inchinò ed uscì.
La Teresa Valdengo stette un momento immobile in mezzo al salotto
domandando a sè stessa se aveva sognato. Macchinalmente ella
s'affacciò allo specchio, e stentò a riconoscere la donna di cui ella
vedeva l'immagine dinanzi a sè. Era pallida, scomposta; mostrava,
checchè sostenesse Guido di Reana, i suoi trentott'anni. Come mai
egli, che ne aveva ventidue, come mai aveva potuto innamorarsi di lei?