Signore. Sei stato giusto come Egli prescrive? o non hai amato troppo
_una_ delle sue creature? Non ti sei insuperbito, non hai
tripudiato specchiandoti in _lei_ con una compiacenza che doveva
offendere Dio? Sei tu stato abbastanza puro? Hai sempre ascoltata la
sua voce, o non piuttosto la voce del tuo egoismo e della tua
vanità?... Ma se io solo, se io solo sono il colpevole, perchè
lanciare i tuoi fulmini, o Signore, su quelle due poverette?
Quando l'eccesso del dolore lo portava a tale inchiesta; era preso
quasi subito dall'orrore della bestemmia pronunciata. Come? Egli osava
ora di giudicare Dio? A quale abbiettezza era dunque giunto?...
Atterrito, si gettava al suolo e, colla bocca sulla dura terra,
mormorava:
--Perdonatemi o mio Dio! Io non so, io non chiedo perchè mi avete
percosso; questo so che Voi lo voleste. La piccola mente dell'uomo
cerca invano le cause e la ristretta aspirazione dei cuori freddi
troppo si appaga del biasimo e della lode. La spiegazione è la scienza
dell'uomo, il mistero è la Vostra, o Signore. Lo accetto e mi prostro.
Non più vi chiederò _perchè_. Ogni ricerca è una profanazione.
Già da secoli diceste che le colpe degli uni ricadranno sugli altri.
Ma la misura, ma il modo, ma il quando sono il segreto del vostro
potere... ....................................
Questo atto di umiliazione lo calmava. Svanita fin l'ultima particella
dell'Io, fin quella che si riferisce in forma d'amore alle altre
creature, l'asceta si elevava al di sopra del dolore umano, e,
penetrato della dolcezza dell'ideale incorporeo, mormorava nell'estasi
di una dedizione suprema, curvo sulla croce:
--Colpitemi ancora, ancora, mio Dio, e fate che il mio cuore arda
d'amore per Voi, poichè, non nell'appagamento sta la perfezione, bensì
in un crescendo di ardore.