--Mi farete la carità di informarvi se qualcuno ne vide traccia? Io

sono vecchio, ed anche non posso abbandonare quest'unica che m'è

rimasta. È ben vero che comanda il Signore: "lascia tutte le pecorelle

per seguire la pecorella smarrita". Ma quelle erano _tutte_ e questa è

una: e se l'abbandonassi, non sarebbe ella stessa smarrita?

* * *

La via era lunga troppo e malagevole perchè il prete e la fanciulla

potessero rifarla nello stesso giorno. I pastori li ospitarono fino al

domani, e la donna divise con Maria il suo letto, nell'alcova dipinta,

tenendosi accanto la piccola culla.

Era buona la pastora. Ella ebbe per Maria delle tenerezze di madre. Le

faceva compassione a saperla così fuori del mondo. Mentre si svestiva

in silenzio, nel breve cerchio di luce della lampadina, la guardava

dolcemente.

Quanto candore sulla sua fronte! Che ineffabile armonia celestiale

negli occhi e sulle labbra! Oh! la buona e bella sposa ch'ella sarebbe

stata per suo cognato!

E perchè no?

Maria si avvicinò alla culla sempre con quell'aria religiosa di

rispetto al mistero, di affettuosità contenuta.

--Veramente, la più bella tra le cose vive è un bambino.

--Lo credi?--e la pastora sorrise, parte di orgoglio materno, parte di

maliziosa intuizione femminile.

--Poichè ti piacciono i bambini, ti voglio dare una immagine dove sta

dipinto il bambino Gesù. Senza mancare di riverenza al nostro

Salvatore, guarda, non ti pare che assomigli tutto al bambino mio?

Maria contemplò l'immagine con molto raccoglimento, e ringraziando

soggiunse:

--La metterò accanto a quello specchietto che regalasti a mia sorella.

--Uno specchietto? A tua sorella?

La pastora sbarrò gli occhi, e Maria ripetè:

--Sì, una bella cosa lucida dove si vede il volto, e che Maria chiamava

specchio. Glielo donasti tu quest'estate, quando salivi a pascolare

l'armento.

--Ma io non sono mai salita a pascolare l'armento, e non ho mai veduta

tua sorella, e non le diedi nessuno specchio.

Un fenomeno strano si svolgeva in Maria, come se una vampa di fuoco le

toccasse il volto, per cui si avvide di diventare così rossa e con

quel colore strano ch'ella aveva osservato molte volte sulle guancie

di Mària; mentre il cuore sembrava arrestare i suoi battiti sotto

l'impressione di uno sgomento infinito.

La pastora, ingannandosi sul significato di quel rossore, si affrettò

a dire:

--Se desideri uno specchio, è presto fatto. Fra pochi giorni ritorna

mio cognato, che è stato a lavorare nelle mine. Egli ne avrà uno

certamente, e te lo porterà.

--Le mine!--esclamò Maria, sentendo crescere l'ignoto

sbigottimento.--Conosci tu le mine?

--Io no.

--E non ne parlasti a mia sorella?

--Se ti dico che non l'ho veduta mai!

Maria non aggiunse altro.

Tremava tutta, e vedeva un gran buio; un buio che non era nella

stanza, ma in tutto il mondo, e soprattutto dentro di lei; un buio

assoluto e pauroso, dove sembrava si agitassero delle minaccie ascose

e risuonassero lontano lontano, sottoterra, dei gridi strani che

sembravano risa ed avevano un suono di pianto.

* * *

Triste assai fu il ritorno.

Le pioggie di novembre avevano spazzato fin l'ultima foglia; gli

alberi rizzavano i loro tronchi e gli irti rami nella desolata nudità

dello spazio.

Man mano che salivano, le vette mostravansi coperte di neve, e per la

prima volta Maria trovò che la neve era malinconica.

--Hai freddo, mia povera figlia? Coraggio; quando saremo nella nostra

capanna, ti accenderò un bel fuoco di betulle e di ginestre.

Un pensiero molestava Maria. Dove _ella era_ sentivasi il freddo?

Il prete andava innanzi quasi per incoraggiarla e mostrarle meglio la

strada, che parve ad entrambi assai lunga.

Quando Maria incominciò a riconoscere i luoghi famigliari, e la vetta

che stava dietro alla loro baita, fu invasa da una subitanea speranza.

Se _ella_ fosse tornata?... Una zolla di terra bagnata,

tracciando una macchia bruna sotto ad un pino, le fece battere

rapidamente il cuore. Le era parsa la figura di sua sorella che stesse

ad aspettarla.

Ma nessuno aspettava. Il sentiero era deserto, dominato dal silenzio

delle grandi altezze.

Sulla porta della baita, la ciotola piena d'acqua ed il pane giacevano

allo stesso posto.

Entrarono con un senso di terrore, sentendo che tutta la loro vita era

cambiata, che il passato non sarebbe tornato mai più, mai più.

Accesero il fuoco di betulle e di ginestre, ma la fiamma non era

allegra; essa strideva sinistramente.

Il prete pensava a dire qualche cosa; Maria pensava lo stesso e

nessuno apriva bocca. Stavano dall'una parte del fuoco e dall'altra,

_lasciando un posto_ nel mezzo.

Così calò la notte senza che se ne avvedessero. Le tenebre copersero

la piccola finestra; il fuoco morì a poco a poco...

Maria, agghiacciata fin nel midollo delle ossa, cercò a tentoni il suo

lettuccio, e brancicando nel buio urtò qualche cosa che cadde a terra

e si infranse con uno stridore secco.

Il suolo della stanzetta si coperse di piccoli frammenti lucidi...

Ponendovi sopra il piede, Maria si ferì.

Dal suo letto dolorando e rigando il lenzuolo con qualche gocciolina

di sangue, ella gemeva.

--Signore, mio Dio, fate che io capisca.

* * *

Un uccellino si era abbattuto davanti alla capanna. Maria lo aveva

raccolto e lo riscaldava nel suo grembo. Il buon padre intanto leggeva

uno dei più commoventi fra i salmi:

"L'anima mia vien meno dietro alla tua salute; io spero nella tua

parola.

"Gli occhi miei vengono meno dietro alla tua parola, dicendo: Quando

mi consolerai tu?" .................................................

....................................................................

Il fratello del pastore battè all'uscio.

I due solitari lo accolsero con un grido. Oh! la grande, la commovente

apparizione! Egli era coperto di brina, il suo cappello era rappreso

per il gelo, e i chiodi delle sue scarpe lasciavano dietro tante

piccole traccie bagnate.

Il prete sapeva che cosa vuoi dire salire la montagna d'inverno!

--Dio ti benedica, figlio mio! Qualunque novella tu porti, ti sia reso

il merito della tua carità.

Ristette il giovane, timoroso, sulla soglia. Alla meta del suo

viaggio, gli mancavano le forze, le gambe gli si piegavano sotto e la

lingua gli si appiccicava al palato. Fu Maria che lo mosse. Colla sua

dolce voce e colla ingenua schiettezza gli domandò subito:

--Vedesti mia sorella?

Ancora egli non potè parlare; ma, colpito dal soavissimo accento, si

avanzò, e standosene muto, la sua faccia si coperse di sì intensa

mestizia e tenne sì risolutamente fissi gli sguardi al suolo, che un

brivido corse nei due cuori.

--Morta?--esclamò il prete.

Il giovine tacque ancora.

Un sentimento improvviso lo paralizzava, che non era il gelo, non era

la fatica, non il dolore della notizia che recava. Furtivamente

sollevava la pupilla a quella purissima che gli stava davanti; e un

sacro timore lo prendeva, quasi lo scrupolo di un sacrilegio.

--Morta?--ripetè il prete angosciosamente.

Ella se ne stava in piedi, colle mani giunte ed abbandonate lungo la

persona, nell'attitudine di un supremo candore e di un'ansia estrema.

Le pupille del giovane tornarono a chinarsi. Con un movimento ruvido e

casto, si tolse allo sguardo di lei e, piegandosi rapidamente verso il

prete, mormorò:

--Perduta!

* * *

Altre parole pronunciò poi il giovane montanaro; induzioni, commenti,

sospetti, e il fatto che Mària era stata veduta più volte intorno

all'accampamento dei minatori, e la coincidenza precisa della sua

scomparsa col ritorno di costoro ai propri paesi.

Ma di tutte queste spiegazioni Maria poco intendeva. Una parola sola

l'aveva colpita, la prima: _Perduta_?

Colla sua straordinaria lucidità per tutto quanto riguardava il mondo

dell'anima, capì che perduta voleva dire per sempre--più che morta.

Ella non avrebbe potuto nè raggiungerla, nè rivederla. Perduta nel

tempo, nello spazio, nella eternità... Perduta! perduta!

Indarno il buon padre, vedendola così impressionata, tentò di calmarla

con parole di speranza e di perdono; egli la trovò, con sua sorpresa,

quasi insensibile. Un grande velo si era squarciato, una ferita

impudica le aveva rivelato brutalmente ciò di cui non sospettava

nemmeno l'esistenza: il male. Or la sua fierezza rivoltata si

rifiutava a qualsiasi consolazione.

Quando il montanaro, prima di partire, volle salutarla, ella chinò il

capo ardente di vergogna. Non era dessa una cosa sola con sua sorella?

Chi avrebbe ora potuto guardarla senz'onta?

--Addio!--disse finalmente, coprendosi gli occhi con ambedue le mani; e

sentì, sentì distintamente che una parte di lei era già morta.

Conobbe in un punto la felicità e il dolore. Il mistero cadendo le

aveva rivelato che fino allora era vissuta felice nell'ignoranza e che

non potrebbe esserlo più.

Un pensiero, che sarebbe stato empio in tutt'altro cuore che il suo,

le si faceva strada a poco a poco in mezzo al dolore. Gesù non aveva

dunque salvato il mondo; la sua passione divina non era bastata; il

mondo soffriva ancora, poichè ancora esisteva la colpa!

E, dalle vette serene della sua innocenza, questo mondo trascinantesi

nel peccato originale, questo mostro già ucciso e che nuotava sopra il

sangue di un Dio, la riempiva di un mortale ribrezzo.

Avrebbe voluto nascondersi, sottrarsi a quell'idea di colpa, e non

poteva.

Sola, nella sua cameretta, era presa da subitanei rossori, come

_lei_, come _lei!_ La sua gemella era macchiata ed ella si

sentiva coperta di macchie. Lo splendore della sua visione celeste si

era oscurato, tutto era tenebre adesso.

* * *

Una ricostruzione lenta, ma precisa, si andava formando nel suo

cervello. Rammentava ogni cosa con una chiarezza da veggente:

l'infanzia selvaggia di Mària, i suoi impeti, i suoi slanci, i suoi

desideri acuti e compressi, fino a quel giorno fatale in cui le

montagne avevano ripercosso lo scoppio della mina--e poi il cambiamento

d'umore, le profonde malinconie, i rapidi ed eccessivi scoppi di

ilarità.

Tutte le cose che _lei_ sapeva!... E quella risposta franca:--Me

le disse la moglie del pastore!

Il cuore di Maria si stringeva a questo punto orribilmente. Non

conosceva la parola menzogna, ma il fatto sorgeva così inesorabile

nella sua memoria e così nudo! Impossibile interpretarlo in altro

modo. Ella non poteva dire: "Mia sorella ha mentito", chè ancora

sarebbe stata una scoperta preparata dalla conoscenza del peccato e

dall'abitudine di vederlo comune fra gli uomini. No. Ella non sapeva

nulla, ella credeva, e improvvisamente non può credere più. Alla luce

erano successe le tenebre senza insegnamento, senza preparazione,

precipitata dal cielo nell'abisso.

E la striscia vergognosa della menzogna si allungava, si dilatava.

Quello specchio! quei fiori rari còlti ai piedi dei ghiacciai e subito

scomparsi! Quei ritorni affannati, sotto il sole, sotto la pioggia,

senza dir mai di dove venisse! E i baci! i baci di cui la tempestava

alla notte, serrandosela dormente sul cuore!

A tale ricordo, il rossore scompariva dalle sue guancie, vinto da un

sentimento più potente ancora, più intimo, più oscuro, che sembrava

gelarle il sangue nelle vene e schiaffeggiarla con uno di quegli

insulti che, invece di arrossare il volto, lo fanno diventare pallido.

Dignità, fierezza, onore, pudore, fede ed affetto tutto sanguinava in

un colpo solo. E chi l'aveva ferita, così era l'altra metà di sè

stessa, la sorella, la gemella sua!

Ora, tutte le parole belle: luce, amore, cielo, non le intendeva più.

Cosa volevano dire?......... .........................

--Figlia mia, la notte non oscura il giorno, il peccato non annienta

l'amore, Dio è sempre al di sopra di ogni cosa. Il sangue di Gesù fu

versato per indicare la via a chi vuole salvarsi, ma lo spirito del

male continua a tentare i figliuoli dell'uomo; l'inganno è teso sul

mondo.

E poichè il solitario le ebbe dette queste parole, Maria, senza

collera, senza violenza, spinta da una logica inesorabile, rispose con

accento straziato:

--Padre, quando mi rivelasti il bene, dovevi insegnarmi che esiste il

male. Anche tu mi hai ingannata.

* * *

Maria non parlava quasi più, non piangeva. Dalla soglia della sua

cameretta appariva tutte le mattine soave come un'ombra, avendo di una

bianca ombra tutte le sfumature e la calma misteriosa.

Accudiva alle leggiere faccende domestiche e sedeva poi accanto al

buon padre, sì che apparentemente sembrava che nulla fosse mutato in

lei; ma l'angelico e quasi costante sorriso era scomparso dalle sue

labbra.

A fuggitivi rossori succedeva sulle sue guancie una pallidezza

dolorosa; l'occhio si spegneva a poco a poco languidamente, a guisa di

una stella quando sorge il chiarore del giorno.

Trasaliva ad ogni rumore e si guardava attorno spaurita, quasi temesse

delle nuove rivelazioni; e nello stesso tempo niente la interessava

più.

La neve si addensava davanti alla piccola finestra; righe di corvi la

attraversavano, e qualche uccellino smarrito veniva ancora a picchiare

contro i vetri, ed ella non vi poneva mente. Tutte le scene della

natura, che la penetravano un tempo di sì dolce entusiasmo, le

sfilavano davanti lasciandola indifferente.

Il buon padre le disse:

--Tornerà la primavera, e con essa i fiori, le farfalle e la gioia

della mia diletta.

Ella scosse la testa melanconicamente. Non era tutto un inganno? I

fiori appassivano, morivano le farfalle, la gioia si cambiava in

cordoglio. C'era un veleno nei raggi del sole, l'erba imputridiva, e

le acque le più cristalline, scorrendo sulla terra, si facevano

torbide e dense. Niente era puro al mondo.

Quest'intimo pensiero, fisso come un chiodo, tagliente come una lama,

fondo, solitario, la attaccava nelle sorgenti stesse della vita.

Ammalata di offesa al pudore, un pudico silenzio era il velo nel quale

si ravvolgeva tutta; ma alla notte il lettuccio era inondato di

lagrime, e, quando fuori da ogni oggetto che le rammentasse la vita

materiale, ella si abbandonava, puro spirito, al dolore, Dio solo

conosceva il suo segreto.

* * *

Un mattino Maria non apparve.

Il buon padre la trovò sveglia nel letto, e si avvide che faceva uno

sforzo per sorridergli, per tranquillarlo.

--Sono stanca, ho freddo, niente altro.

Non aveva infatti nè febbre, nè malore apparente. Aggradì una tazza di

latte, e volle che il padre le facesse come al solito la lettura dei

libri santi, che ascoltò compunta e grave.

Avendo trovato fra le pagine un fiore essiccato, egli lo prese

delicatamente, e porgendolo alla fanciulla con un sorriso disse:

--Vedi come è misericordiosa la natura e provvida. A mezzo il verno,

cinti di neve, noi possiamo ancora contemplare un fiore. Esso è

palliduccio, e come il ritratto di una persona cara; ce ne offre

l'immagine e ci dice: la rivedrai.

Maria non rispose. Prese il fiorellino distrattamente, ma, agitandolo

sulle coltri, non si accorgeva di sciuparlo. A un tratto, aperta la

mano, mormorò, lasciando cadere i frantumi:

--È polvere!

La profondità de' suoi occhi in quel momento colpì l'asceta. Una

striscia color di viola li cingeva intorno, prolungando l'ombra delle

ciglia, e dietro la pupilla, quasi nel mistero di un tabernacolo

velato, vacillava una fiamma moribonda.

--Anima cara, questo che or cade in polvere dalle tue mani non è che la

promessa di ciò che verrà. Lo sai pure che ad ogni anno spuntano i

fiori novelli, perchè Dio vuole che abbiamo sempre la nostra porzione

di gioia.

Ancora non rispose direttamente. Seguì cogli occhi--con quei dolci

occhi cinti di viola--la piccola traccia bruna che il fiore

polverizzato aveva deposto sulle coltri, e come parlando a sè stessa

disse:

--È una macchia!

Acuta, penetrante, scendeva nei visceri di lui la desolazione: i suoi

lombi si agghiacciavano e, atterrito, il cuore sospendeva nel suo

petto i battiti.

--Anima santa--gemette, prostrandosi a terra, sfiorando colle labbra la

bianca rimboccatura del lenzuolo--rialzati e spera. I fiori novelli che

tu coglierai saranno la prova che il Signore perdona. È perciò solo

che si rinnova la terra.

Un lieve riaccendersi della face, un leggiero passaggio di rose sulla

fronte, un tremito nelle membra soavi e nelle mani tese, imploranti

verso il buon padre; uno scontro ineffabile delle due anime, dei due

pensieri, e poi:

--Io non rivedrò i fiori novelli!

...................................................................

...................................................................

* * *

Come muiono le rose? Esse non hanno piaghe, non soffrono di male

apparente; illanguidiscono, chinano il capo, cadono... Così moriva

Maria.

--Padre........................................

Era il tramonto, le ombre invadevano la cameretta, ed ella non aveva

voluto che si accendesse il lume. Davanti alla piccola finestra la

neve scendeva lenta.

--Padre, recitami le litania della Vergine.

Egli incominciò.

Nella luce crespulare, con quell'uomo inginocchiato per terra, con

quella fanciulla che moriva, la bellissima fra le preghiere acquistava

un fascino soprannaturale.

Ad ogni versetto Maria rispondeva col semplice movimento delle labbra,

calma ed assorta in una visione interna. Come al prete mancava la voce

per lo strazio, ella gli pose la mano sulla spalla, quasi a

confortarlo, ed egli continuò. Giunto alle parole _Virgo

fidelis_, un singhiozzo gli spezzò la voce...

Oh! era ben lei la vergine fedele, la vergine martire del proprio

ideale, l'ermellino che non sopravvive alla macchia! _Virgo

fidelis_ ripetè due o tre volte nell'esaltamento del proprio

dolore; nè altro aggiunse, ed ella non lo richiese.

L'ombra diventava sempre più nera. Egli fece un movimento per

accendere il lume, ma la mano posata sulla sua spalla lo trattenne, e,

mentre cercava di distinguere al buio il dolce viso, Maria disse:

--Quanta luce! ...................................

Egli comprese. Nessuna preghiera usciva più dalle sue labbra, ma il

suo cuore medesimo si scioglieva, si innalzava come un vapore di

lagrime, come un incenso di dolore, accompagnando l'agonia luminosa.

E successe allora il più grandioso miracolo dell'armonia delle anime.

Egli penetrò nel pensiero della sua diletta così intimamente da

sentirsi uno spirito solo, da partecipare alla stessa visione

ultrasensibile. Scese su di lui la stessa calma, lo stesso distacco

assoluto dalle cose, lo stesso assorbimento nell'al di là.

Una frescura riposante sembrava circondarli; raggi tenui e splendenti

uscivano dalle tenebre, per cui potevano fissarsi in volto, e pareva

ad entrambi che si stesse preparando una grande dolcezza, il

conseguimento di un bene lungamente desiderato. Erano ali d'angelo il

fruscio invisibile che deliziava le loro orecchie, che passava sulle

loro fronti, quasi per cacciarne fin l'ultimo ricordo della terra?...

I corpi non pesavano più; immaterializzati, sembravano volare nel

nimbo della luce, che cresceva, cresceva fino a riempire tutta la

cameretta di raggi. .......................................

Improvvisamente Maria fece l'atto di alzarsi... tese le braccia... Il

volto le sfavillava.

--Maria! Maria!

Udì, lo guardò, mormorò:

--Vedo Dio.

* * *

Tre giorni giacque il bel cadavere, sparse le chiome intorno

all'origliere, le mani congiunte sul seno.

Per tre giorni egli non mangiò e non dormì, assorto nella continuità

della visione. Ghirlande di gigli e di viole circondavano il letto,

profumavano l'aria. Egli scorgeva schiere di serafini che si davano il

cambio nel soave incarico di vegliare la diletta; ed ella diventava

sempre più risplendente; le palpebre chiuse si aprivano a sguardi

rapidi e profondi come di chi è immerso nell'estasi; le errava sulle

labbra un divino sorriso.

La dolcezza del delirio era tale che l'asceta non si muoveva nemmeno,

paralizzato nella intensità della sensazione mistica.

......................................................................

--Chi siete? che volete da me?

Aveva tentato di rizzarsi in piedi, ma per l'estrema debolezza

vacillava, e sarebbe caduto se il forte braccio del montanaro non lo

avesse prontamente sorretto.

Era il fratello del pastore, colui, che venuto un giorno a dare la

triste novella, ritornava, col cuore diviso fra la pietà e la

speranza.

--Padre, permettete che anch'io vi chiami così, poichè la volontà di

Dio mi manda in un simil giorno; ben altro era lo scopo della mia

venuta!

L'accento, il gesto, erano quelli di un dolore vivamente sentito. Pure

egli era il giovane, egli era il forte, a lui toccava di agire.

Confortò l'asceta, facendogli trangugiare qualche goccia di un liquore

che aveva con sè, e poi, uscito fuori, tornò con un carico di

semprevivi, di rami di pino e di abete. In silenzio si pose a

intrecciarli, ne compose una barella, ne adunò alla testa i rami più

frondosi, le più morbide foglie, e, quando ebbe finito, disse

semplicemente:--Andiamo?

L'asceta si mosse come nel seguito di una visione.

Presero delicatamente il corpo della fanciulla e lo posero sulle

frondi verdi. La piccola porta della baita fu spalancata in pieno; i

due uomini uscirono col sacro fardello.

L'uno seguendo l'altro, presero il sentiero della montagna e si

fermarono al picco solitario, dove la croce piantata per Mària

sembrava aspettare Maria.

Nevicava sempre. Un velo bianco ravvolgeva la terra, un velo bianco

scendeva dal cielo.

--Padre, pregate, intanto che io preparo la fossa.

E la neve calava sul prete inginocchiato, sul montanaro che zappava,

sulla vergine immota...

Calava soffice, vaporosa, più morbida delle più morbide stoffe, più

candida del più candido giglio.

La barella se ne ricoperse; scomparivano sott'essa le esili forme...

la testa, il busto... Restavano i piccoli piedi ritti, ma a poco a

poco scomparvero anch'essi.

--Padre, io credo che una santa è nata oggi al mondo.

La barella discese nella fossa fresca, tutta ravvolta nella neve, e,

mentre i due uomini se ne stavano davanti a testa scoperta, la neve

calava, calava, calava..........................................

................................................................

SOLO!

"O Tu, che immoto in te stesso dài vita all'universo, Tu che

gl'immensi spazi in te racchiudi e de' luoghi e dei tempi, Tu che ho

presente e non veggo, che ammiro e non discerno, che amo e non

comprendo, che invisibile adoro, increato, infinito, immenso, eterno,

ecco che a Te mi volgo, o benefattore, o padre, o Dio."

............................................

Quindici anni si erano aggiunti alla sua vita; ed erano scomparsi,

essi, le loro illusioni e le loro dolcezze, lasciandolo nuovamente

solo e più vicino alla meta...

Prostrato davanti alla croce che egli ora non avrebbe abbandonata mai

più, si batteva il petto, e sospirando gemeva:--Anima mia confessati!

Poteva egli sentirsi innocente e tranquillo davanti a quella croce che

gli parlava di due morti? Che cosa aveva fatto per difendere e per

proteggere le creature a lui affidate? Sempre la voce turbata di Mària

chiedentegli la benedizione lo perseguitava come un rimorso; e più

ancora la soavissima, la divina voce di Maria, quando gli aveva detto:

_Tu pure mi hai ingannata._

Ma che cosa egli aveva fatto? Aveva creduto di poter compiere da solo

quello a cui non riuscirono milioni di martiri e di eroi, quello che

Dio non permette ancora. Aveva creduto di allontanare ogni male dalle

sue pecorelle tenendole lontane dal mondo, quasi Egli non fosse laggiù

come Difensore e dappertutto come Punitore! Le parole di Sant'Agostino

gli tornavano singhiozzanti sulle labbra:

"Egli conduce in giro sopra l'ali dei venti le pioggie e le gragnuole,

Egli prescrive il cammino alle nubi, Egli la strada al fulmine

sonante. Il suo soffio immortale arresta i fiumi con catene di

ghiaccio, e sparge sovra il piano qual cenere le brine. Dalla sua voce

udì il mare intimarsi: _fin qui verrai_; e da secoli sono

numerati i fiori che ha da produrre il prato." Ed io stolto che

tentai, che volli? Fui orgoglioso e Dio mi punisce. Egli mi atterra e

mi grida: Misero verme, soffri!

Nel sogno · 第 3 / 4 段