nell'ambizione di raccomandarvi alla memoria, al cuore di una donna,
vi togliete dal portafoglio una somma della quale dovevate disporre a
profitto della famiglia. Potete negare che da mesi ci auguriamo la
possibilità di acquistare un astuccio di posate d'argento?... era il
mio sogno! potete negare che donando alla Rigotti quattrocento lire
costringete me alla privazione d'un oggetto decoroso?
--È vero! avevo perfettamente dimenticato le posate d'argento, disse
Zaeli, passandosi la mano sulla fronte. Per altro, tu stessa, Paolina,
non dovevi pensarvi quando, con le dugento lire che ti regalai mi
dicesti di farti un abito!...
Il fino rimprovero, avvolto nelle pieghe dell'osservazione, inacerbì
davvantaggio lo spirito di Paolina.
--La donna pensa ai vestiti, disse con alterezza, e le spese
domestiche toccano d'obbligo all'uomo quando questi non voglia, con
mira galante, sciupare il superfluo de' suoi guadagni.
--Oh! oh! chi ti udisse parlare in tal guisa mi riputerebbe un
libertino! disse l'avvocato guardando la moglie con l'occhio
semichiuso,--Ma infin de' conti non si mette a brandelli la
riputazione di un uomo senza prima scrutarla. Vediamo!... chi è
l'avvocato Zaeli? che cosa ha fatto?...
--L'avvocato Zaeli era un marito perfetto... Ora non lo è più. Ha
fatto un'imprudenza. Non ama più sua moglie!...--e la voce di Paolina
tremava sempre di più.
--Davvero?
--No.
--Io della signora Rigotti mi curai come.... di niente.
--Ma le offriste con tutto ciò una somma!
L'avvocato Zaeli non rispose.
--La Rigotti fin da quando eravamo promessi sposi, cospirava contro di
me! usciva dall'uscio della sua casa per incontrar te sul
pianerottolo, e col pretesto del micino...
--Ancora il povero gatto! mormorò Zaeli dolente.
--Tentava ogni via d'impressionarti, ed io...
--La Rigotti, interruppe l'avvocato sollevando le spalle, è venuta in
casa nostra per suggerimento di tuo padre; io l'ho trattata come
l'educazione insegna di trattare gli ospiti; è andata via...
felicissima notte.
--È andata via sola con te! proruppe Paolina nel bollore della collera
che le sfigurava il viso bellissimo. Tu sei salito in casa sua, le hai
fatto il dono ignobile... ignobile, ignobile! gridò tre volte con
quanta furia di sprezzo poteva radunarsi in quella parola.
--Non è affatto ignobile la donazione che ha per obbiettivo la carità!
fece l'avvocato, riparando con la mano uno sbadiglio.
--Se la Rigotti fosse vecchia, brutta, savia, tu le avresti fatta così
splendida carità? no! è galanteria la tua, è entusiasmo!... io sono
tradita!... concluse rovesciandosi indietro, cadendo su la poltrona e
scoppiando in lagrime.
L'avvocato non si mosse ancora; guardava il soffitto e tendeva
l'orecchio alla voce di Tonino Grim*** che parea contrastar con la
cuoca.
Fra i singhiozzi, Paolina esclamava:
--Se io avessi una madre!...
Alla santa invocazione fatta da Paolina, suo marito corrugò le
sopracciglia.
--Se io avessi una madre... cercherei rifugio nelle sue braccia,
ora.... ch'io ben comprendo, come non vi sia amor vero oltre l'amor
materno....
L'avvocato si alzò; bisognava pur finirla quella scena di pianto e di
ripicchio mordace. Si alzò dalla scranna con una certa vivacità di
movimento che arrestò subito la parola sul labbro di Paolina.
Si alzò pallido. Fece un giro nella camera pestando le carte giacenti,
urtando il cassetto, e andò a porsi infine dinanzi a sua moglie:
--Signora! vi faccio noto che se voi amaste di inebbriarvi nell'acre
voluttà dei litigi, io che non divido l'inclinazione malsana, vi
consiglio di vincere voi stessa perchè la donna esagerata... la donna
attaccabrighe... la donna audace... la donna impertinente ed ingiusta
è un essere sommamente spregevole ai miei occhi...
Paolina sentì corrersi un brivido nella persona.
L'avvocato continuò:
--Signora! che voi siate diffidente è una disgrazia; ma che cerchiate
ogni via per inabissarvi nel fitto di questo difetto, di questo
dolore, è una specie di malignità di cui non vi supponeva capace. O
avete stima di me, o sono addirittura un mostro ai vostri occhi... e
giacchè mi avvedo ch'egli è appunto in tale concetto che mi tenete, ho
bisogno di protestare e vi dico--non ho fatto niente di male,
signora!--mi credete? mi credete, signora?--proseguì Zaeli alzando
leggermente la voce,--mi credete, senza ch'io discenda a resoconti
umilianti? abbiate la bontà di rispondere.
Paolina vedeva tutto fiamma attraverso le sue ciglia abbassate; un
sudore freddo, pungente le intirizziva le mani abbandonate su le ampie
pieghe dell'abito. Che cosa rispondere? la dominava un improvviso
senso di soggezione a cui si era sottratta nel fervore della
battaglia. Il rimorso d'aver trasceso si faceva strada nel cuore
troppo violentemente dato in balia a una collera ingiuriosa. Dire a
suo marito--vi credo--era facile cosa; ma dirlo con sicurezza di fede,
quello era difficile. E per rispondere--non vi credo--le mancava il
coraggio.
L'indugio disgustò l'avvocato.
--Capisco, disse ritraendosi di un passo, cangiando tono di voce.
Donne d'intelligenza eletta, d'animo sinceramente devoto, ve ne sono
poche al mondo. Io mi credevo di possederne una; ma non è vero.
Paolina si scosse.
--Perchè mi oltraggiate?
--Non è un oltraggio, è una verità dura e amara. Non è d'altronde
colpa vostra, se ad un tratto mi comparite imperfetta; la colpa è mia
che in un sogno d'amore m'era piaciuto vestirvi di meriti che non
possedete.
--Ma... Zaeli! mormorò essa atterrita.
--L'illusione è stata bella come tutte le illusioni di amore. Ora a
che disputare?... tu hai detto bene, continuò sorridendo ironicamente,
camminando su e giù per la camera; tutto è finito! Sì, tutto è finito!
Ci abitueremo alla vita dell'indifferenza!... nessuna fiducia, un
contegno da estranei, il dispetto e poi la noia, e poi... La voce di
Tonino urlò disotto alla finestra:
--Il pranzo è pronto, signori.
--Sì, tanto meglio; andiamo a pranzare. Ciò che v'ha di meraviglioso
nella vita dell'uomo è l'ordine incessante col quale si ripartono le
ore in qualsiasi condizione si trovi l'anima sua. Si pranza, si
lavora, si dorme dopo aver pianto, dopo aver desiderato d'esser
sotterra, dopo d'aver creduto di non riposare mai più! tanto meglio!
andiamo a pranzare.
Offerse la mano a sua moglie con uno strano sorriso sul labbro; non
era più l'avvocato Zaeli. Paolina lo guardava attenta. Nel suo cuore
si sprigionava una voce che saliva, saliva alla gola, nè potè
trattenerla.
--Stranieri l'uno all'altro, noi?... gridò con affanno. Noi? ma
piuttosto morire!
L'avvocato balzò alla finestra.
--Attendi un momento, Tonino; termino di scrivere una lettera.
Ritornò vicino a sua moglie; non sorrideva più, ma un'ineffabile
espressione di soddisfazione lo rendeva un'altra volta l'avvocato
Zaeli. Paolina gli stendeva le braccia; ed esso presa con ambe le mani
quella testa bionda, vi posò sopra le labbra.
--Sarebbe un grande peccato calpestare questo unico fiore della vita,
rompere questo divino incanto dell'anima che si chiama amore. Che Dio
ci perdoni, Paolina! è un orrore andar rasente a un abisso e non aver
paura di cadere. Basta! basta! mai più. Guardami. Tu?... tu mancar di
fede in me?... impossibile.
--Impossibile! ripetè Paolina, che, senza sapere in qual modo,
dimenticava in quel punto i suoi tormenti di gelosia.
--Io sospettarti maligna, volgare? impossibile.
--È ciò che dico io, impossibile! esclamò Paolina con lo sguardo
scintillante.
Le loro mani si strinsero; il sorriso del labbro si spezzò in un bacio
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Gran bella cosa è l'amore. È la tavola che nei mar della vita non
naufraga mai; tocca sempre la sponda per quanti flutti l'abbiano
sbattuta. È la stella che trova infallibilmente fra i meandri delle
nubi la striscia, il posticino da ricomparir nel sereno.
L'avvocato Zaeli, nella sua serietà d'uomo, aveva in quel momento
trasfusa la letizia tenera, carezzevole del giovanetto. Guardava gli
occhi di Paolina, che gli parean tanto più belli nel raggio sereno che
aveva seguito lo squallore della tempesta; ne lisciava i capelli a
metà disciolti, la teneva stretta con un braccio accanto a sè,
ascoltando estatico le dolci parole d'affetto che essa gli susurrava
all'orecchio.
Ma la voce di Tonino Grim*** continuava di sotto:
--Signori a pranzo--e dopo una pausa--signori è servito--signori
faremo della minestra una colla stupenda per mettere su le impannate!
Zaeli prese il braccio di Paolina sotto il suo braccio.
--Bisogna essere giusti, disse con allegria; tuo fratello ha diritto
di desinare, e noi abbiamo obbligo di dargli ascolto. Andiamo,
Paolina... discorreremo dopo il pranzo.
Ma poi, arrestandosi d'un tratto, quasi pauroso di non trovare mai più
un istante così bello d'amore, ispirato da un irresistibile desiderio
di metter fine con un brillante episodio alla scena che erasi svolta
sopra un fondo così burrascoso, lasciò il braccio della moglie, andò
alla finestra di nuovo.
--La lettera è da suggellare, disse in fretta. Se tu non vuoi
aspettarci, mangia Tonino, e finiscila.
Irradiata la fronte più che dalla luce del cielo, dalla limpida,
schiettissima luce della felicità, si rivolse a sua moglie, fece un
passo, si trasse dal petto il portafoglio.
--Tu pensi che io ne levi le quattrocento lire che hai invano cercato
e le metta nelle tue mani? di', Paolina, non pensi tu a questo?--e
apriva il portafoglio.
Paolina estatica, confusa, fece un gesto che significava:--ah fosse
vero!--
--Oppure tu pensi che ad immensa sorpresa ti presenti la ricevuta
dell'argentiere, che potrebbe da un momento all'altro mandare le
posate di argento!...
--Ah! esclamò Paolina con gioia, allungando la mano.
--Nè l'una, nè l'altra cosa ti faccio vedere, Non sono le quattrocento
lire cui tu sospettavi in mano alla Rigotti... non è la ricevuta
dell'orefice... è... è...
Tentennava, pallido di commozione. La sua bella fisonomia aveva il
fulgore che irraggia dalla coscienza soddisfatta. Nella sua destra
teneva un foglio piegato.
--È... che cosa? fece Paolina impallidendo al magnifico pallore di suo
marito.
--È il patrimonio dei nostri figliuoli! è una polizza di assicurazione
sulla vita... sono ventimila lire che io regalo alla mia famiglia nel
giorno della mia morte.
Paolina gettò un grido, gettandosi spaventata fra le braccia di suo
marito.
--Bambina! hai paura che io muoia? disse il giovane dopo un breve
silenzio rotto dal pianto sommesso di Paolina e dai baci ch'esso
poneva su la fronte di lei. Rincorati, anima mia, ti svelerò il
recondito bene che si racchiude in questo foglio di carta.
*
* *
Seduto sopra un rialzo che dominava la bella campagna e la città
rosseggiante di luce, l'avvocato Zaeli tenendo chiuse in una mano le
due mani di Paolina, le dava spiegazione del contratto rappresentato
nella polizza che le aveva fatto vedere, leggendo un libricino dalla
copertina azzurra, che teneva nella destra.
--Per esempio, Paolina, tu che mi parli di morte e credi
superstiziosamente che la si inviti a venire con un contratto di
assicurazione su la vita, ascolta queste righe che, meglio di quanto
ti posso dire io stesso, ti persuaderanno: «.... Non è senza interesse
notare che chi entra nel consorzio degli assicurati della Reale
Compagnia è ben lungi dall'aver fatto un patto con una morte
prematura. Tutt'altro! è entrato anzi per questo fatto in società con
una classe di persone che dietro dati sicuri hanno una mortalità
inferiore a quella generale dimostrata dalle statistiche.» Imperocchè,
Paolina, continuò l'avvocato posando il libretto sulle ginocchia,
sappi bene che la Reale Compagnia non fa contratti con gente ammalata!
e colui che appartiene alla società è in conseguenza più che sicuro
dell'ottimo stato della propria salute, avendo in questa polizza un
certificato di buonissima costituzione. Ne sei persuasa, Paolina?
--Giacchè tu lo dici, sì! ma ti amo tanto!
--Cara Paolina! e temi d'un triste augurio? Oh! no, no. Dividi con me
la fiducia, o meglio la convinzione che io ho fatta un'azione più che
commendevole, onesta; più che fruttuosa, splendida.
--Ma senti, Zaeli! tu vivendo com'io voglio e vorrà anche Iddio fino
alla tarda vecchiaia, non potrai fare, in via di risparmio, il bene
dei tuoi figliuoli? quelle ventimila lire che loro assicuri mediante
un pagamento annuo, non puoi ammassarle nel tuo cassetto?...
--Chi può saperlo! l'impegno di pagare la quota è garanzia, e
salvaguardia di ciò che appartener deve ai figliuoli, mentre la libertà
di spendere, la tentazione di speculare può disfare in un soffio la
somma che con le migliori intenzioni volevate serbare per la famiglia.
Vedi tuo padre, Paolina! egli ha precisamente commesso l'errore di
trascurare la buona idea di fare un contratto di previdenza nei tempi
del suo abbondante guadagno. Quante volte me ne ha parlato! l'indolenza
è stata la sua nemica. I guadagni, o meglio i risparmi sfumarono, e ora
il dabben uomo desidera invano la compiacenza di lasciare a' suoi figli
un capitale. E del resto, mia dolce, mia vera amica, continuò con
accento di tenerezza profonda, v'ha sul capo di noi tutti una spada
sospesa ad un filo... oh, non ispaventarti! la spada c'è, ma il filo non
si tronca per ora, giacchè Dio non permetterà che tu pianga, nè la Reale
Compagnia di assicurazioni bramerà pagare la somma appena fatto il
contratto!--sorrise e continuò dolcemente,--egli è però certo, anima
mia, che la morte può sorprendere un galantuomo da un momento all'altro,
anche allora che vicino a una donna diletta sogna una eternità di
consolazione; anche allora che in mezzo a una turba di piccoli angioli
che lo fanno arrabbiare, sorride agli anni remoti! non vi è da
illudersi. Tu, così pia, intelligente e informata al vero spirito della
religione, sai meglio d'ogni altra che, alla sventura, sempre possibile,
è giusto contrapporre non solo la rassegnazione, ma i mezzi altresì per
renderla meno acuta e grande. Or dunque chi ama, chi pensa, chi ragiona
seriamente, dice a sè stesso:--se io muoio di morte prematura, vi è la
religione appunto che verrà ad offrire conforti alla mia povera
famigliuola; ma... e l'interesse! si deve pensare anche a questo,
Paolina! e quando alla famigliuola rimanga una prospettiva di materiale
benessere, non sembrerà più leggiera la lapide che va a posarsi sul
trapassato, non sarà meno squallida l'orma che stampò la disgrazia in
quella casa?... Comprendi ora, mia cara Paolina, l'utilità somma di un
contratto di previdenza?
--Sì, rispose Paolina, piegando la testa su la spalla di suo marito.
--Sei allegra?
--No.
--Ma perchè?
--Oh Zaeli! perchè mi rimorde il pensiero d'aver dubitato di te!
d'averti offeso.
--Tutto è dimenticato, cara Paolina. Io sono così felice e ti amo
tanto da non permettere che un'ombra sola di mestizia ti rimanga
nell'anima. Dimmi che cosa posso fare per te?
--Amarmi sempre.
--È poco.
--Perdonare le mie debolezze.
--Di queste non ve ne saranno più.
--Mi reputi perfettamente guarita? chiese essa guardandolo con un
misto di timidezza infantile e d'infantile graziosa malizia.
--Diamine, ne ho ferma fede, rispose l'avvocato affettuoso e grave.
Perchè, bada, Paolina! non avrò sempre una polizza d'assicurazione per
metterti su la via della ragione. La gelosia è un dolore grande, una
croce terribile per la donna più che per l'uomo, e te ne dico subito
il perchè. La donna, sensibile di cuore, ardente di fantasia, si trova
assediata da un concorso di reali pericoli che giustificano di
frequente i suoi timori. V'ha nella libertà dell'uomo ogni mezzo
acconcio a favorirne l'incostanza, quindi la gelosia non è un
sentimento irragionevole nella donna, ma piuttosto un'imposizione che
le viene inflitta dalla società ingiusta con lei, indulgente con
l'uomo. Ma poi, ascoltami bene, Paolina, vi è questo di buono: appunto
perchè la donna ha spesso dei motivi non immaginari di gelosia, se
avviene come nel caso tuo che abbia preso abbaglio e giunga a
convincersi profondamente dell'onestà del marito, guarisce tosto dalla
terribile malattia. Sarà stato a guisa d'un lampo che l'ha un momento
acciecata, ma che le lascia dopo l'istantaneo tenebrore una limpida,
sconfinata potenza di misurare il sereno de' cieli. Non è così
dell'uomo. L'uomo è geloso il più delle volte per puro vizio di
egoismo, per istintivo dispregio; è geloso in forza d'ambizione, di
despotismo senza risentirne un danno intimo, una consumazione di
febbre che è malattia, dolore supremo! è geloso anche senza un
perchè... e non guarisce mai in conseguenza, perchè non è mai stato
ammalato. Consolati dunque, Paolina, che, di noi due, il geloso eri
tu. Tu sei risanata, lo so, lo vedo, lo possiamo insieme giurare...
--Sì! gridò Paolina, gettandogli le braccia al collo.
--Che se il geloso, per somma disgrazia, fossi stato io, oh povero
angelo! la donna onesta non possiede abbastanza virtù per disperdere
il sospetto ingiurioso di suo marito. Restituita che tu mi avessi la
pace una volta, saremmo probabilmente tornati da capo!... Io con una
sola parola ti ho fatta sicura.
--Adagio, adagio, disse Paolina con adorabile grazia. Le parole sono
parole, e a me volevan dei fatti. E, preso in mano il libricino
azzurro della Reale Assicurazione, lo sollevò festosamente nell'aria.
L'avvocato Zaeli afferrò sorridendo il libro, e, quasi fosse una sacra
reliquia, se lo portò alla fronte, alle labbra, al cuore.
Senza essere santo, era certamente il pegno benedetto d'una eterna
riconciliazione.
FINE.
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DI
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da Tofani. Un volume in-8. » 9,-- 11,--
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Ricordi» di Massimo d'Azeglio, per
cura di C. Paoli. Un volume in-16. » 2,50 3,50
=Lettere a sua moglie L. Blondel=,
riordinate per cura di Giulio
Carcano. 2.^a edizione. Un vol. in-16 » 2,50 3,50
=Lettere al fratello Roberto=, con
cenni bibliografici di Roberto d'Azeglio,
per cura di G. Bruno. Un volume
in-16. » 2,50 3,50
=Lettere inedite= al genero Matteo
Ricci. Un volume... » 1,25 2,15
=I miei ricordi= (terzo periodo). » 1,25 2,15
=Ritratti d'uomini illustri=. Un volume
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BIBLIOTECA DELLE FAMIGLIE
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EUGENIO CHECCHI
NOSTALGIE MARINE
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Un volume in-8, L. 2,50.--Legato L. 3,50
Parlando di un altro libro di Eugenio Checchi (Le Memorie di un
Garibaldino) il Manzoni ebbe a dire: «Se ogni anno uscissero in Italia
dieci o dodici di questi libri, in pochi anni la questione della
lingua sarebbe finalmente messa a dormire,» e lo raccomandava ai
maestri ed alle famiglie come utile e sana lettura.
Le Nostalgie Marine, il nuovo libro di Eugenio Checchi, scritto con la
medesima disinvoltura di forma e di stile, è un altro prezioso
contributo al patrimonio di quella lingua nazionale, che pareva al
Manzoni altrettanto necessaria quanto l'unità della patria. Il Checchi
riunisce, nelle trecento pagine circa di questa opera affatto inedita,
le note di viaggi, di gite, d'impressioni, di avventure attraverso
paesi disparatissimi. Descrive con ricchezza di particolari, e con un
interesse sempre crescente, un viaggio ad Alessandria, a Giaffa, a
Gerusalemme; poi tornando in Italia si raccoglie nella vaga
contemplazione della Roma delle acque, la immortale Venezia:
dall'Adriatico si volge alle spiagge tirrene e rievoca le memorie del
litorale pisano e della riviera ligure; finchè, obbedendo ad una
specie di nostalgia manzoniana, fa una rapida corsa nei luoghi abitati
dai Promessi Sposi.
Nei quattordici capitoli l'autore interrompe ogni tanto il racconto
con osservazioni argute, con divagazioni gioconde, ispirate alla sana
filosofia del buon senso; ed è riuscito così a scrivere un libro, che
giovanetti e uomini adulti potranno leggere con eguale diletto.
DEL MEDESIMO AUTORE:
RACCONTI, NOVELLE E DIALOGHI
Un volume in-16 con incisioni, L. 1,25 Leg. L. 2,15
MEMORIE DI UN GARIBALDINO
_con prefazione del Professor G. RIZZI._
Un volume in-16, L. 1,50 Leg. L. 2,50.
È raccomandato per le scuole come testo di buona lingua italiana
L'ITALIA DAL 1815 AD OGGI
Narrazioni storiche per i giovinetti.
_Terza Edizione riveduta e ampliata, e adorna d'incisioni._
Un volume in-16, L. 1,60 Legato L. 2,60.
Milano · La Casa Editrice PAOLO CARRARA spedisce contro vaglia.
NOTA DEL TRASCRITTORE:
ILLUSTRAZIONI FUORI TESTO DEL VOLUME:
.... riaffacciandosi nell'inquadrato della finestra....
(Pag. 6).
.... e fece tosto intendere un grido.
(Pag. 16).
.... in compagnia della moglie che lo accompagnava fino...
(Pag. 35).
.... e scelse l'abito bianco....
(Pag. 58)
.... basta, dunque... buona notte, Paolina.
(Pag. 84).
.... scassinò finalmente la serratura....
(Pag. 110).
--Bambina! hai paura che io muoia!...
(Pag. 134).
Sono stati corretti i seguenti refusi:
sotto un velo di silenzioso compianto l'azione immortale.
e andò tosto o chiudersi in camera;
in testa una specie di desiderio di ripgliar moglie.
ma è un fremito del disiganno
marito il cui contegno si conservava naturalislissimo,
dividere i suoi sentimenti caritetevoli
e mi parli di segreti, di dolori, di conbattimenti!!!
dal disgraziato Rigotti; nè vera caso che Tonino Grim***
pesante la mano del dottor Ghim***, che rideva
ha parlato! l'indolenza è stata la sua nemica. guadagni,
che vicino a una donna diletta sogna uno eternità di consolazione;
--Mi reputi perfettamenta guarita? chiese essa
non è un sentimeno irragionevole nella donna