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[Copertina]
TOMMASINA GUIDI
RICONCILIAZIONE
MILANO
PAOLO CARRARA
EDITORE
[Retro]
DELLA MEDESIMA AUTRICE
_Ho una casa mia!_ Vol. in-16 L. 2 --
_La mia casa! I miei figli!_ Vol. in-16 » 2 --
_L'Età della moglie._ Vol. in-16 » 2 --
_Seconde nozze._ Vol. in-16 » 2 --
_La contessa Ilario._ Vol. in-16 » 2 --
_Nonna Paola._ Vol. in-16 » 2 --
_Il Curato di Pradalburgo._ Vol in-16. » 2 --
_28 Luglio!_ Vol. in-16 » 2 --
_Memorie di una zia.--Un'amicizia di educandato._
Vol. in-16 » 2 --
_Amore di donna.--Amore di madre._ Vol. in-16 » 2 --
_Vano amore._ Vol. in-16 » 1 25
_Ginevra Bianchi._ Vol. in-16 » 1 25
_Una nidiata di rondini._ Vol. in-16 » 1 25
La Casa Editrice PAOLO CARRARA spedisce contro vaglia.
[Frontespizio]
TOMMASINA GUIDI
RICONCILIAZIONE
NOVELLA
PREMIATA CASA EDITRICE
DI LIBRI Dl EDUCAZIONE E D'ISTRUZIONE
di PAOLO CARRARA
MILANO
[Verso]
Proprietà Letteraria
MILANO, 1897--TIP. PAGNONI
Via Solferino, 7.
RICONCILIAZIONE
Dalla finestra del primo piano d'una casa pulitissima in Via ***
discosta dal centro, nella città di Bologna, aveva fatto capolino la
leggiadra testa di una giovinetta le cui treccie bionde, quasi
snodate, si arruffavano in mezzo ai dentelli d'un pizzettino da un
soldo al braccio cucito alla scollatura dell'abito.
Quella testina dopo essersi volta a destra verso il crocicchio della
strada, ove finito il portico si vedevano transitare i passanti, si
ritirava poi riaffacciandosi ancora nell'inquadrato della finestra e
con una mossa affrettata, timida, si voltava in su...
Alla finestra del secondo piano un'altra testa giovane e bruna,
pettinata all'ultima moda, compariva e scompariva del pari; e due
occhi furbi, neri, un tantino maligni guardavano in giù...--Guardarono
tante volte che finalmente s'incrociarono con quelli timidi
dell'inquilina di sotto, che gettossi subito indietro arrossendo e
mormorando:--la perfida! vuol farsi vedere.--
Non era la prima volta che in quell'ora medesima aveva luogo la
guerriciuola di sguardi, di attesa, di spionaggio; l'inquilina del
piano nobile aspettando il suo promesso sposo si era persuasa che la
signorina del piano secondo di cui non era stata mai intrinseca amica,
tentava d'intromettersi nelle sue faccende d'amore e, o accadesse ciò
per indiscreta curiosità, per genio di farla arrabbiare, o per
intenzione malvagia di attirare l'attenzione del fidanzato, ad ogni
modo sì triste gioco l'urtava andandole a svegliare nell'anima un
sordo tumulto di bile, un principio di gelosia tormentosa. È la
malattia, che più o meno acuta, travaglia sempre la donna, quando,
come Paolina Grim*** visse in un ambiente di privazione assoluta di
tuttociò che riguarda il mondo, che, con un naturale vivo, poetizzò
nella solitudine, e non ebbe altra educazione che quella datale da un
padre eccellente, ma ignaro del cuor femminile, di cui solo una madre
sa temprar le impressioni.
Paolina Grim***, che non aveva sciupato il fiore de' suoi affetti in
amorucci sconclusionati, amava il suo fidanzato con quella specie di
paura, d'ambascia, di febbre che fa drizzare i capelli all'avaro
prostrato dinanzi al suo tesoro.
L'amante arrivava invariabilmente all'ora consueta, guardava la
finestra di Paolina, sorrideva, salutava senza neppure avvedersi che
al disopra un'altra testa di donna offriva la beltà de' suoi contorni;
entrava, faceva in due salti la scala e si sentiva felice
dell'affettuosa stretta di mano della sua dolce innamorata. Paolina
Grim*** vicina a lui obliava tosto l'incidente della finestra, ma vi
tornava a pensare il domani nell'ora tragica dell'aspettazione.
Il giorno in cui la vediamo con le sue treccie bionde arruffate nei
dentelli del pizzo, disperata all'ultimo eccesso, pareva infatti che
l'audace vicina non si limitasse alla provocazione di furtiva
comparsa, ma intendesse di farsi assolutamente vedere, portandosi
molto avanti sul davanzale, ed agitando un grande ventaglio che doveva
richiamare lo sguardo più indifferente del mondo.
Il ventaglio diventò lo spauracchio di Paolina Grim***.--Certo
l'avvocato Zaeli avrebbe guardato lassù, si sarebbe levato civilmente
il cappello a Cecilia Rigotti che conosceva per averla incontrata una
o due volte in casa Grim***, e il cuore di Paolina presentiva un
immenso dolore per quel saluto che, innocentissimo in sè, avrebbe però
lusingata la vanità di quella insopportabile Cecilia Rigotti.
Il ventaglio sventolava all'aperto sopra la testina bionda entro cui
ruggiva un vulcano e a tormento maggiore un ridere franco, argentino,
chiassoso, andava a riempire l'orecchio di Paolina che si sentiva
disposta a piangere forte.
Quando l'avvocato Zaeli, bel giovane, serio, tranquillo, di ventisei o
ventisette anni, sbucò dal portico e guardò in alto, Paolina ebbe la
tentazione di serrare la finestra per non vedere il saluto che andrebbe a
volare lassù, ma non potè compiere la risoluzione.--Immobile stette a
guardare e vide il bel sorriso dell'avvocato Zaeli, vide il cenno
famigliare che giungeva a lei, poi vide lo sguardo sollevarsi d'un metro,
la mano portarsi al cappello, e... buona notte! il saluto era andato al
ventaglio. Paolina Grim*** si lasciò andare su la seggiola.
--Dirò a Zaeli che Cecilia Rigotti mi toglie la pace, mormorò
indignata. Donne simili non ne conobbi mai! e se nella mia vita avrò
ad incontrarne, io lo sento... io morrò di gelosia. Zaeli è onesto...
dubito forse di lui?... no! mi rivolta l'impertinenza di Cecilia, è
lei che odio...
Aspettava intanto di veder aprir l'uscio e cercava di comporre il
volto alla quiete.
--Zaeli che fa? dovrebbe esser qui!
Si alzò da sedere.
--Ma è la serva che non ha udito il campanello... vado io. No, no, è
qui... ebbene? che fa Zaeli?...
In verità nessuno compariva. Aspettò mezzo minuto e poi si precipitò
all'uscio, traversò due stanze, aperse la porta di casa.
Povera Paolina! L'avvocato Zaeli col cappello in mano in atto cortese
parlava colla signorina Rigotti, che appoggiata al parapetto della
scala, quattro o cinque gradini più alto, salutò con molta
disinvoltura l'amica, continuando il discorso:--Il suo micino scappava
tutti i giorni dalla finestra del corridoio per andarsene a
passeggiare a pian terreno; essa ne soffriva perchè un micino bianco
bianco, senza un pelo nero, era raro, nè volerlo smarrire; ringraziava
il signor avvocato che col bastone leggiero leggiero, lo aveva
ricondotto all'ovile...
Difatti, un tesoro di gattino trottava verso la sua padrona, e
l'avvocato con la punta del bastoncino lo toccava carezzevolmente alla
coda perchè risalisse più lesto.
Paolina Grim***, smorta da far pietà, abbracciò con occhio smarrito
quella scena domestica che si tingeva ai suoi occhi di artificio e di
pericolo sommo.
L'avvocato si appressò tosto all'uscio di casa Grim*** lontano le
mille miglia dall'idea di aver commesso una mancanza; e solo cinque
minuti dopo essersi seduto a fianco della sua innamorata, avvertì in
lei un'ombra di malinconia che le velava lo splendido occhio azzurro.
--Che c'è Paolina?
--Nulla.
--Come nulla? sei triste, hai le mani fredde... guardami. Dov'è tuo
fratello?
--Tonino è di là.
--Il babbo sta bene?
--Benissimo.
--Tu?...
--Benissimo.
--Hai qualche cosa da raccontarmi?
--Non saprei, Zaeli, non saprei... ah ti prego, non guardarmi così!
quando ti dico di non aver nulla!
--Bimba, bimba! fece l'avvocato, considerandola e minacciandola col
dito. Non farmi misteri, veh! sai ch'io vivo in te, e se non ti vedo
quieta, m'inquieto anch'io...
Paolina sorrideva, si coloriva in viso, risuscitava sotto la dolce e
benevola influenza dell'amore sincero. Confessare le sue pene di
gelosia non lo poteva senza sentirsi vergogna; negare d'aver sofferto
un attacco di bile, un insulto di malinconia le pareva ingratitudine e
offesa verso il cuore che s'interessava di lei, e d'altronde sentiva
necessità di concedersi uno sfogo, di vendicarsi in qualche guisa
contro Cecilia Rigotti.
--Vuoi saperlo? disse risoluta. Ho dell'ira.
--Dell'ira, Paolina? caspita, e non mi dici con chi?
--Con tutti coloro che situati molto in basso pretendono di
sopravvanzare la gente civile a furia di chiassate; che poco o niente
educati si danno dell'importanza; che pieni di debiti sfoderano gale
come grandi signori, che... che...
--Oh questa è una requisitoria bella e buona contro gli spostati.
--Non posso soffrire! continuò Paolina. Io sono cresciuta lavorando,
vestendo con una modestia che... non faccio per lagnarmi, ma il babbo
non ha dato saggio di larghezza a mio riguardo! non ebbi un
divertimento... e colei...--guardò il soffitto--colei suona tutto il
dì, sciupa in casa abiti di valore, girovaga qua e là nei teatri,
nelle feste!--parlo di Cecilia Rigotti; concluse grave, un po'
ansante, ma col cuore più sollevato.
E guardò in viso l'avvocato per iscoprirvi l'impressione prodotta dal
nome della vicina.
--Ti dànno noia queste cose? ma io non le osservo, o tutt'al più le
deploro; disse l'avvocato, intento a puntare un fiore fra le treccie
di Paolina. Deve importare a te che la signora Rigotti, faccia, vada,
sciupi e dia luogo a commenti! lascia fare i commenti a chi ha
dell'ozio d'avanzo.
--Ma... è vero. Egli è che l'ho tanto vicina.
--Fa conto di non averla.
--Ma per forza la vedo.
--Non occupartene.
--Sua madre è buonissima! mi fa compassione.
--Quella è povera gente!... Non ti straccia mica i capelli il gambo
del fiore?
--No. Figurati che suo padre si trova in una condizione difficile.
--Peggio per lui.
--E la figliuola mostra di non accorgersene...
--Peggio per lei.
--È d'una vanità insopportabile! si crede bella mentre non lo è... ti
pare, Zaeli, che sia bella la Cecilia Rigotti?...
--Neanche per sogno!
Nello slancio di felicità fu per miracolo, se Paolina non commise uno
scandalo; il cuore le aveva nientemeno suggerito di buttare le braccia
al collo del suo fidanzato.
*
* *
Si era udita una detonazione d'un'arma da fuoco.
Il dottor Grim***, seduto a tavola co' suoi due figliuoli, scattò in
piedi, si affacciò alla finestra con Paolina e Tonino ai lati.
Che cosa era stato?
La finestra della sala da pranzo si apriva nell'interno sopra un vasto
quadrato di terreno dissodato, disegnato a scacchi, entro ognuno dei
quali fiorivano pianticelle odorose.
Vi si girava intorno per viottolini ombreggiati da filari di vite in
rigoglio che del giardino facevano piuttosto un boschetto.
In fondo, una muraglia dipinta a fiammanti colori formava prospettiva
al cancello, che aperto in tutte le ore del giorno, dava accesso agli
inquilini della casa, vaghi di oziare in giardino.
Che cosa era stato?
Una donna, la moglie del signor Rigotti abitante il secondo piano,
attraversò correndo le aiuole, si diresse dove un gruppo di fichi
gettava ombra ai piedi del muro e fece tosto intendere un grido.
Il signor Grim*** si ritrasse dalla finestra, spinse indietro
dolcemente i figliuoli e chiuse l'invetriata.
--Che cosa è stato? domandarono i ragazzi.
--Una disgrazia.
E fattosi largo, il dottor Grim*** uscì dalla stanza, scese in
giardino, fu in un attimo laggiù ove aveva veduto dirigersi la moglie
del vicino... Il caso era irreparabile.--Il Rigotti agente di cambio,
uomo sulla cinquantina, miserabilmente si era suicidato.
Accanto a lui giaceva un foglio dissuggellato che il dottor Grim***
raccolse e lesse:
«Muoio più volentieri oggi che domani per non essere testimone della
decadenza rapidissima della mia fortuna. Bacio mia moglie e mia
figlia...»
Il dottor Grim*** nella sua qualità di medico esaminò la ferita e
diede qualche ordine ai curiosi affollati intorno; commise alla cura
di un'altra inquilina la vedova e la figliuola stupefatte d'orrore e
rifece lentamente il cammino dall'orto al suo appartamento.
--Un altro suicidio! ma sì; uno, due, tre in quattro giorni. Ma sì! il
bollettino delle notizie lugubri che ogni fido raccoglitore schiera
premurosamente agli occhi del mondo ingrossa, ingrossa!... Il numero
dei ribaldi produrrà quest'anno una cifra enorme, rivoltante!... ho
detto ribaldi perchè io giudico un ribaldo colui che volontariamente
si accomiata dall'umano consorzio. Chi ama la famiglia ed ha in sè un
tantino di stima non scappa di fronte al nemico che è il sacrifizio,
il dolore e la lotta!... io la penso così. Ma in quest'ultimo scorcio
di secolo pare che l'umanità insofferente di triboli vacilli sotto la
benda dell'incubo, e faccia sopra di sè quello che il sarto fa con le
forbici sopra il panno.--Taglia;--tagliate, miserabili, tagliate!
continuò il dottor Grim*** parlando ad alta voce, andando ad assidersi
in un angolo del salotto, asciugandosi la fronte bagnata di sudore.
I suoi due figliuoli, Paolina e Tonino, spauriti e tremanti gli si
raccoglievano intorno.
--Ora si dirà che il Rigotti è diventato pazzo, ma non mi persuadono
che sia stata pazzia!... è stato il timore dell'indigenza che ha
pervertito il buon senso del disgraziato: è stata una stanchezza di
lavoro, una egoistica voglia di spegnere per sempre i pensieri che non
ridono tutti in color rosa. Lo ha lasciato scritto!... Oggi si
giudicano pazzi i ribaldi che ammazzano o si ammazzano! è la scusa a
cui si appigliano i difensori dell'assassino e del suicida: non
vedete, non vedete? il tribunale assolve gente da far paura, e la
pubblica opinione recita orazioni funebri, fa accompagnamenti, incide
lapidi e onora di apoteosi l'uccisor di se stesso, mentre in verità
sarebbe atto meritevole e pio nascondere sotto un velo di silenzioso
compianto l'azione immorale. Siete del mio avviso, figliuoli?
Il giovanetto asserì, ma la fanciulla era troppo commossa per poter
rispondere.
--Ecco, continuò il dottor Grim*** sventolando il fazzoletto dinanzi
al volto che conservava un'espressione di tristezza profonda e di una
stizza un po' comica: ecco che il signor Rigotti se n'è andato!
felicissima notte. E chi resta?... e quella povera vedova che fu una
martire anche da maritata? e quella figliuola abbandonata nello
squallore, dopo esser vissuta nell'abbondanza e nella allegria?...
ragioniamo. Il Rigotti ha lasciato scritto di paventare
l'insufficienza dei mezzi e oggi che lui se n'è andato per questo
motivo, chi, domando io, riparerà alle urgenze del mantenimento
mancato ad un tratto in grazia sua alle due povere donne? v'ha cuore,
v'ha coscienza, v'ha logica nel suicida? Io dico di no. La cortesia e
la pietà vorrebbe poi dirli pazzi, ma pazzia non ve n'è; è viltà,
signori miei. Sapete quando è che la pazzia trascina l'uomo al massimo
del delitti? Quando una incurabile malattia ha finito di cancrenargli
il sangue; allora, nella lotta sfruttata da lunghi spasimi si cancella
nell'anima la dignità di se stessa e soccombe alla suprema tentazione.
Ma colui che vi lascia una letterina scritta con mano ferma, che fa
colazione, beve il vermut, scende in giardino e si dà un colpo
mortale, quello non è mica un pazzo, Tonino, è un ribaldo, è un
poltrone che fa pompa del suo coraggio come faresti tu, per esempio,
quando fai un salto dall'alto.
--Avete ragione, babbo; rispondeva Tonino, un bel ragazzo di sedici
anni, dalla fisonomia intelligente, briosa e dolce ad un tempo. Il
Rigotti si è portato male... ma possibile che non abbia lasciato un
po' di risparmio!
--Risparmio?... Ma Rigotti faceva dei debiti!
--E la Cecilia dunque? sospirò la figliuola.
--Non avrà niente di dote?...
--Dote? ma dove sono i beni che la possono costituire? avrà le
galanterie di moda che le portava a casa suo padre dì e sera; avrà una
farraggine di nullità costate un tesoro e prive di valore appena sono
uscite dal magazzino. Ecco la sua dote; un'istruzione superficiale,
dei capricci in testa, il pianoforte, e basta.
--Dovrà lavorare da qui innanzi.
--Se vorrà campare!
--Sua madre è vecchia!
--Povera donna! così garbata e infelice. Mi ha detto tante volte:--Ah!
dottor Grim***! se si avesse a morire di crepacuore, io sarei
morta.--Perchè, signora Rigotti?--Perchè vedo molto sciupare e poco
raccogliere.
--Almeno il signor Rigotti si fosse assicurato sulla vita! sentenziò
gravemente Tonino, che aveva udito parlare in confuso di questo mezzo
profittevole alle famiglie.
--Proprio adesso! esclamò il dottore con un gesto di negazione.
--Chi sa, babbo, non potrebbe darsi che avesse fatto questo di buono?
--Non lo credo; disse il dabben uomo fattosi più malinconico, sorgendo
in piedi e aggiustandosi il collaretto dell'abito come era uso di fare
nelle occasioni veramente importanti.
--Di' piuttosto, babbo, che il genere della sua morte disimpegnerà da
ogni suo obbligo la Compagnia di assicurazione.
--Niente affatto! rispose con leggiera stizza il galantuomo, dandosi a
passeggiare. Niente affatto, e giacchè parmi che ella desideri di
saperlo, le dirò, signor Tonino (perchè io lo so, perchè io l'ho
studiata), che la Reale Compagnia italiana di assicurazioni generali
su la vita, la cui sede è a Milano, mantiene la validità del contratto
in quanto alle polizze aventi tre anni o più di data nel caso di morte
per duello, o appunto di suicidio. Ma so bene ancora che il povero
Rigotti aveva tanto in mente di assicurarsi sulla vita, come io ho in
mente d'andare al Perù. Ah! figli miei!... proruppe il vecchio dottore
con amarezza--se gli uomini, cominciando da me, avessero senno da
profittare del bene offerto loro dal provvido genio del secolo, non si
vedrebbe sperperare il quattrino senza por mente all'avvenire. Siamo
spensierati, siamo indolenti, ci rammentiamo le utili istituzioni solo
allora che un caso brutto ci capita sotto gli occhi... Povero Rigotti,
via! non perdiamoci tanto in commenti, facciamo di meglio,
soccorriamo.
E andò all'uscio, scansò il crocchio di gente raccolto lungo la scala,
salì al secondo piano seguito da Tonino, e si pose vicino alle due
donne, che piangevano l'una fra le braccia dell'altra.
Il dottor Grim*** era un uomo avanzato in età, che all'esercizio della
sua professione aveva consacrato la vita dalla prima giovinezza.
Campagnuolo di origine, aveva fatti gli studi a Bologna e, acquistata
una buona riputazione, s'era ammogliato e manteneva la famiglia con
decoro e agiatezza.
Fu allora che l'ottimo uomo vagheggiò nella sua mente un'idea
commendevole e generosa, quella cioè di assicurare con un Contratto di
previdenza una eredità ai suoi figliuoli, e riuscire così a dar loro
una prova postuma di amore.
La sua professione gli accordava lauti guadagni, e fintanto che da un
lato fiorivan le rendite e dall'altro erano tenui le uscite, la
splendida idea s'andò maturando con quella facile persuasione che fa
dire all'uomo--sono sicuro di far la tal cosa, se non oggi, certamente
domani.--E i giorni passavano, i figli crescevano, e l'ottima idea del
contratto di previdenza rimaneva nel sogno delle aspirazioni, mentre
il denaro chiuso in una cassetta trovava molto bene la via di
uscirne:--Farò domani, farò doman l'altro;--è la fede dell'ignorante
in materia di tempo.
Lo colse la disgrazia di rimaner vedovo. Fu un crollo d'affetti e di
interessi.
Per tributare all'estinta un omaggio fastoso, cui se non par lecito
chiamar riprovevole è giusto chiamare incauto, il dottor Grim***
esaurì nelle funeralie, nel tumulo, nelle larghe elemosine, nel
trasloco di casa, i risparmi già decimati, nè fuvvi caso di
riammassarne mai più, perchè chi non effettua subito un disegno
lodevole, incontra nella lentezza del domani cento ostacoli che paiono
messi apposta per isbarrare la via.
Ecco il perchè su la fronte del degno dottore si distendeva una nube
di malinconia tutte le volte che un incidente lo conduceva a pensare a
ciò che era da farsi e che fatto non s'era.
Nel cuore e nella coscienza gli restò fissa una spina, un rimorso che
s'inacerbiva di frequente e a cui dava il nome di un dolore
retrospettivo.
Vedovo da molti anni si vide costretto d'immischiare alla grave,
faticosa missione del medico l'altra non meno difficile di governare
la casa; quel cómpito femminile parve superiore alle sue forze di uomo
e ne fu oppresso, atterrito al punto che per un istante carezzò
un'altra idea, quella di riprendere moglie.
Ma non ne ebbe il coraggio per un sentimento di devozione verso
l'estinta, per un'angustia di tenerezza verso i figliuoli tuttavia
bambini, e accettò rassegnato il solenne incarico dell'economia
domestica, l'ardua impresa d'essere, come la provvidenza, in tutti i
luoghi.
Paolina, fattasi donna prima del tempo, diventò valente massaia,
sollevando misericordiosamente dalle spalle dell'eccellente dottor
Grim*** la pesantissima croce del governo domestico, addossandosi,
troppo presto per lei, la monotonia della vita. Faccende di casa,
conti con la serva, un ragazzo da tutelare e un padre adorabile, ma
che molto avanti negli anni, non si ricordava più delle distrazioni
necessarie alla giovane età, e perchè vedeva la figliuola docile e
quieta, ne aveva abbastanza; che non andava a spiarne il fondo
dell'anima, nè domandava a se stesso se la donna a diciasette o
diciotto anni è veramente capace, senza il genio del sacrifizio, di
vivere d'aria di refettorio e di giardino come la sua!
Il dottor Grim*** sapeva che la casa è il tempio della donna e sapeva
la verità; ma ignorava poi che rincarando la dose di un bene qualunque
si va in pericolo di incontrare la sazietà che è il punto fosco di
tutte le cose belle e buone.
L'avvocato Zaeli, solo al mondo, dacchè suo padre, amico del dottor
Grim***, ebbe cessato di vivere, apprezzò la giovinetta pura come il
fiore sbucciato nell'ombra, e la scelse a compagna della sua vita. Fu
una grande consolazione per l'ottimo dottor Grim***! eppure nel
giocondo palpito del suo cuore paterno suonò una campana dolente:--Ah!
se al nascer della bambina avessi sottoscritto un'assicurazione a
termine fisso, ecco che all'età del matrimonio potrebbe essa
riscuotere una somma che io chiamerei provvidenziale.--
Gli sponsali erano fissati nella primavera e la primavera era già
comparsa col suo diadema di verde e di azzurro, ma assai più bella che
nei prati e nel cielo, sorrideva festosa nell'anima dei due
innamorati.
Il brutto fatto accaduto in quei giorni, aveva sparso una tinta di
tetraggine in casa Grim***, tanto prossima all'abitazione delle due
disgraziate signore Rigotti; ma siccome al dott. Grim*** non garbavano
a lungo le cose meste, dispose per il giorno primo di giugno le nozze;
e Tonino spiccò un salto. Oppresso da mane a sera dalla memoria di
quel colpo, di quel grido, di quel cadavere disteso all'ombra del
fico, Tonino aveva bisogno di allontanare le cattive immagini dal
pensiero, e a tal uopo giovavano mirabilmente le nozze di sua sorella,
che a guisa di un iride venivano a rallegrare il domestico focolare.
Tonino dunque spiccò un salto quando suo padre leggermente commosso,
comicamente grave, stabilì che nel primo giorno di giugno Paolina
sarebbe la signora Zaeli. Padre e figlio si baciarono teneramente.
Tonino aveva giurato di comporre un sonetto nella occasione del
matrimonio, e andò tosto a chiudersi in camera; ma... non si nasce
mica un Petrarca! pensò; e modificando l'idea si decise per l'Ode.
Poi... caspita! non si nasce mica facilmente un Parini, un Giusti o un
Leopardi! son genii quelli. Un Tonino Grim*** non aveva già pronte le
ali, e a mente fredda, ripensandoci su, trovava molto più adatto per
lui uno Stornello. Avrebbe fatto uno stornello spirante odore di
primavera, irraggiato da uno stuolo di auguri, di carezze, di gemme,
di fiori.--Fior di rosa--cominciava:
Fiore di rosa
Che sbucci all'alba perchè...
Perchè Paolina si sposa!
--No. Fior di speranza... no. Non voglio fiori allegorici, voglio
fiori veri, conosciuti, fiori di giardino. Fiore d'arancio... e poi?
Fior di verbena; benissimo:
Fior di verbena che...
A cavalcioni di una seggiola si batteva la fronte e pestava i
piedi.--Verbena mi piace perchè fa rima con serena, che è la fronte di
Paolina... E poi, Dio buono! e poi?...
Le Muse assolutamente non presiedevano ai futuri destini del figliuolo
dell'ottimo dottor Grim***.
*
* *
Un casinetto fuori appena della città, nascosto nel verde, fatto
apposta per rinchiudere due persone felici, fu preso in affitto
dall'avvocato Zaeli.
La larghezza della strada lo separava dai giardini pubblici, quel
vasto campo a cui le piante giovanissime non hanno ombra da dare, ma
che promettono da qui a dieci anni tutte le bellezze della botanica,
meno il profumo dei fiori che sembran banditi per sempre.
L'antica Montagnola di Bologna, co' suoi vecchi, grandiosi e
bellissimi platani, con le sue gloriose memorie di guerra, è
abbandonata alle serve e ai dilettanti di velocipede, che la
traversano in tutti i sensi. V'ha però un momento dell'anno in cui la
gente vi corre a frotta, e quegli sfondi solitari si animano
all'obliato sorriso delle donne che non isdegnano anch'esse di riporre
il piede nel vecchio passeggio cangiato in Ippodromo.
Il nuovo giardino pubblico battezzato nel dolce nome della nostra
Regina, sale dalle mura della città in una ondulazione insensibile
fino alle falde delle colline.
Dal casinetto modesto dell'avvocato Zaeli, passata appena la strada,
si entrava nel viale di cinta del giardino Margherita e per quella via
si giungeva in città senza lungaggini di risvolte e polvere
incresciosa di strada provinciale.
Tutte le mattine l'avvocato, fra le nove e le dieci, usciva di casa in
compagnia della moglie che lo accompagnava fino al cancellino, si
stringevano la mano e l'una tornava all'abitazione, l'altro camminava
lesto lesto sul viale pulito, bianco, secco, costeggiava il piccolo
lago, giungeva alla barriera di Porta Santo Stefano e salito in _tram_
andava nel centro della città ove aveva due camere ad uso di studio.
Il dottor Grim*** non istava giorno senza andare a prender notizie
della figliuola e spassionarsi nel tempo stesso col genero del
supplizio ricadutogli sulle spalle in forma di governo domestico.
Uscita Paolina di casa, era naturale, inevitabile che ricominciasse
per il dottor Grim*** la _via crucis_ delle casalinghe bisogne. Serva,
lavandaia, carbonaia, cucitrice, stiratrice, erano tutti insieme i
tormenti che lo flagellavano.
Nè v'era mezzo di liberarsene. Le poche ore che gli rimanevano libere
doveva consacrarle alla casa, eccetto che non avesse trovato più
comodo d'andar in rovina, lasciando fare alla serva il piacer suo.
Erano lamenti digressioni eterne, proteste di non andare più avanti,
che l'avvocato Zaeli ascoltava cortese, compiangendo, commiserando, ma
incapace di potere aiutare.
--Caro dottore, lei sapeva bene che maritando Paolina...
--Già, lo sapevo benissimo, nè intendo di far rimprovero a voi che me
l'avete rapita. Doveva accadere presto o tardi, lo so! ma permettete
di grazia ch'io vi dica tutto quello che soffro. Ho io a chi
rivolgermi? nessuno. Un ragazzo che va giù per le scale trenta volte
il giorno; che sciupa, che pretende, che va per le corte--non ho più
camicie--mi ci voglion le calze--i calzoni son rotti. Io? figuratevi!
ho licenziato due serve in quindici giorni, e badate che a trovar
serva non è mica facile. Vecchia?... non garba a Tonino. Giovane?...
non garba a me. Capirete, avvocato, ho bisogno di quiete, io. E quando
sono al letto dell'ammalato, se mi capita in testa un pensieraccio
cattivo, che cosa faccio? Chi mi garantisce di aver limpida mente,
sicura la mano? Ne convenite?...
--Ne convengo; rispondeva l'avvocato con quella sua ammirabile
espressione di gentilezza e di calma che faceva di lui un uomo
simpatico e rispettabile.
--Ciò mi consola, ma non è abbastanza per il caso mio; vorrei
assistenza e consiglio, caro Zaeli!
--Ma...
--Ma, per esempio, vorrei che mi diceste, faccia così, faccia colà.
Capite che con la mia professione non posso in coscienza ridurmi a
contar le calze che vanno in bucato. Mi direte--le lasci contare alla
serva.--Oibò! la serva ne conta nove quando sono dieci e ne intasca un
paio, che mi par di vederla. Così in tutto il resto. Non vi è onestà
nelle serve che ci regala in maggior numero la Romagna, uh!... la
Romagna!... Si ha pure da desinare, potenze celesti! Fate la cosa
tale, quanto costa? costa tanto. Troppo; lasciatela al bottegaio, in
nome di Dio!... E ieri, sappiate bene, ieri, al colmo dell'impazienza
e dell'ira, dissi: fate quel che volete. Non l'avessi detto, avvocato!
In gingilli, in tartufi, in uova, in latte, in un diavolo che la
porti, la megera spese un tesoro. Or bene, avvocato, s'ha d'andar
avanti così?
E sul largo panciotto bianco, inamidato, incrociò solennemente le
braccia.
--Fino a tanto, caro dottore, che ella avrà dato moglie a Tonino!...
Il dottore, punto dallo scherzo, rovesciò indietro la testa ridendo
con istizza.
--Bravo, bravo! almeno siete un abile confortatore. Tonino ha sedici
anni, nè mi mancherebbe che questa di vedermelo in casa ammogliato a
diciotto. Cospetto! per allevare una nidiata di topicini, per spendere
tre volte il doppio d'adesso... ah, scusate, Zaeli, non avete risorse
che mi vadano a genio.
L'avvocato sorrise e, chinando un po' gli occhi con fina ed onesta
intenzione di celia, disse fingendo imbarazzo:
--Prenda moglie lei, dottore!
Poi levò gli occhi meravigliato di non udire uno scoppio.
Niente affatto! il dottor Grim*** guardava il pavimento, giocolava con
la catena dell'orologio e batteva leggermente la punta dello stivale
contro il bastone che si teneva fra le ginocchia.
--Come, pensò Zaeli; non monta in furia a questo consiglio? e cominciò
a prender diletto alla conversazione.
--Una brava donna da casa farebbe scomparire in un punto le sue
angustie, caro dottore! vi ha ella pensato?
--Eh via, siete in vena di scherzare, Zaeli.
--No davvero; quale difficoltà?
--Rifiutai di riprender moglie in età ancor buona e vorreste poi che
in vecchiaia mi girasse la testa!
--Al contrario. La risoluzione sarebbe conseguenza di un sodo
ragionamento.
--Certo che... dodici anni or sono non erano logiche le seconde nozze,
mentre adesso...
Guardò fiso il genero e temè forse d'indovinare attraverso il mite
sorriso del labbro il prurito d'una gaiezza repressa.
--No, non se ne parli--esclamo inquieto.--Abbenchè, udite,
avvocato--riprese avvicinando la seggiola,--abbenchè, vi dica in
confidenza che di questa vita a cui son condannato ne abbia persino
schifo, pure è obbligo mio di allontanare ogni possibile idea di
matrimonio. Il mondo riderebbe di me; ne riderebbero i figliuoli, voi
ne ridereste!... ed io non voglio esser canzonato, perbacco! mi terrò
la mia croce, anderò diritto su la strada spinosa e mi associerò a
un'agenzia per trovar serva ogni quindici giorni.
--Non si disperi, caro dottore! perchè vorrebbe ella rinunziare a un
miglioramento di condizione nella strana ipotesi che noi ne rideremmo?
E se non ridessimo affatto?...
Il dottor Grim*** crollò la testa in atto di dubbio.
--E se io approvassi invece?.. continuò Zaeli con serietà.
--Parlate da senno, avvocato?...
--Non c'è motivo ch'io mi prenda la libertà di scherzare, quando vedo
che lei non tratta la cosa in ischerzo.
Il dottor Grim*** si sentì rassicurato dall'espressione dell'avvocato
Zaeli, buono di sostenere una celia innocente, incapace di farsi
giuoco di un sentimento che acquistava il carattere della sofferenza.
--Allora sappiate che in verità mi è passato in testa una specie di
desiderio di ripigliar moglie. Amor della casa, necessità di quiete,
vista d'economia da un lato, dall'altro che cosa volete? pietà d'una
donna infelice.
--Anche la pietà d'un infelice entra nella determinazione?
--Sì, avvocato, sì. È un complesso di circostanze che mi fa giudicar
conveniente il partito che sto per prendere; e giacchè sono in via di
confidenza non voglio fermarmi a metà. La moglie ch'io prenderò...
badate! posto anzitutto che voi mi assicuriate ch'io non sia
deriso!...
--Prendo impegno di assicurarla, dottore, che nessuno penserà a
censurarla qualora... mille perdoni! qualora la scelta sia fatta con
riflessione.
--Oh in quanto a questo nulla vi sarà da rimproverarmi, disse il
dottore con leggiero sussiego, sorridendo con paterna dolcezza.
Intanto ho dato alla Rigotti un sacchetto di calze da rimendare...
--La Rigotti! esclamò l'avvocato.
--Sì, la madre veh! la povera donna abbandonata nell'indigenza che
vive oggi vendendo il superfluo e che domani sarà costretta a vendere
il necessario. Mi son detto:--ecco una donna che ha avuto poca fortuna
nel mondo: un marito scialacquone, una figlia capricciosella e
volubile, una casa che le si è disfatta sotto ai piedi! Bene! io me la
prendo a compagna, a governante, a massaia; le depongo in grembo il
figlio, la serva, me stesso e respirerò con l'aiuto di Dio!
Battè il bastone in terra girando il pollice e l'indice della mano
sinistra fra il collaretto dell'abito e la cravatta.
--A quando le nozze? domandò Zaeli cortesemente.
--Spirato appena l'anno del lutto. Siamo in settembre eh!... non sarà
piacevole l'inverno che ha da passare.
--E la figliuola della signora Rigotti?
--È risoluta di farsi suora.
--Senza vocazione!
--Verrà.
--Senza dote!... che vi vuole un poco di dote anche sposandosi a Dio.
--Si sta raccogliendo da delle anime pie qualche obolo ch'io poi fra
me e me destino tanto al convento quanto al marito che potrebbe sbucar
fuori da un momento all'altro. Immaginatevi una donna rovinata! usa
com'era al divertimento, a star sulle gale, a tutto quel ben di Dio
che le procurava suo padre, ora è rovinata! Ispira pietà, e non tocca
lavoro, non esce, si è prefissa di farsi suora per due motivi, io
suppongo: il primo, perchè non sbuca fuori un marito, il secondo,
perchè le parrà meno fastidioso recitare delle orazioni che
procacciarsi da vivere con la fatica delle sue mani. Frutto di
educazione, caro mio! ah, quel Rigotti deve avere avuto un curioso da
fare con Domeneddio che gli avrà domandato conto di questo e questo...
Del resto la Cecilia fa compassione.
Si alzò, stese la mano al genero in atto di accomiatarsi.
--Vi saluto, Zaeli, e vi prego di comunicare a Paolina le mie
intenzioni ch'io spero non abbiano a disturbarla e a inasprirla...
vorrei vedere!
--Paolina gradirà di vederlo sollevato, caro dottore.
--Lo credo, lo credo; è una creatura adorabile la nostra Paolina. A
rivederci, avvocato... oh!--tornò indietro.--Un'altra idea,
filantropica questa, umanitaria, gentile come volete! siete in
campagna, avete un appartamento più vasto di quanto vi abbisogna e non
prendereste un mesetto con voi la Cecilia Rigotti?... è amica di
Paolina, non vi darà soggezione e farete un'opera buona tanto è
sconsolata, magra, avvilita la povera ragazza. Ditelo a vostra moglie,
per bacco! certe idee non dovrebbero essere suggerite.
--È vero! disse compiacentemente Zaeli.
--Sta bene godersi la vita in una solitudine di tenerezza e di gioia,
ma l'eccesso guasta le cose più belle. Paolina non invita nessuno, non
si lascia vedere, è diventata egoista a quanto mi pare. Voi non
dovreste coltivarne la selvatichezza fosse pure come è, figlia
d'amore.
Zaeli sorrideva e assentiva.
--La compagnia è a guisa di un condimento che rende migliori le cose
ottime... no? io dico di sì e d'altronde quando vi è la prospettiva di
un'opera buona, non si guarda troppo a sè stessi. Vi saluto.
*
* *
Paolina Zaeli non istette a discutere se suo padre faceva o no ottima
cosa prendendo in moglie la vedova Rigotti, cui tutti avevano in
istima e simpatia per l'intemerata condotta e la bontà proverbiale;
ciò che la impensierì seriamente fu la preghiera trasmessale dal
marito a nome del padre, di prendere in campagna Cecilia Rigotti.
--Prendere con noi la Cecilia? aveva esclamato Paolina arrossendo
vivamente. E tu che cosa hai risposto?
--Nulla.
--Dimmi il tuo parere.
--Mi rimetto a te. Tuo padre dipinge la giovane in uno stato
deplorevole, ci rimprovera di non aver pensato con spontanea cortesia
di offrirle ospitalità onde si ristabilisca meglio in salute prima di
farsi suora.
--Ma lo credi tu che si faccia suora?
--Non saprei dirti, Paolina; la conosco appena.
--In quanto a me non lo credo.
L'avvocato trovava inutile proseguire un discorso il cui tenore pareva
non soddisfare sua moglie; si mise quindi a passeggiare nel prato
aspirando tranquillamente il sigaro.
--Senti, Zaeli!...
Paolina lo aveva raggiunto e gli si appoggiava alla spalla.
--Se mio padre si è messo in mente d'imparentarsi con la Rigotti,
terrà come un'offesa se rifiutiamo Cecilia.
--Può darsi.
--Ma... mi secca!
--Non la prendiamo.
--Mio padre ne avrà dispiacere.
--Disponi tu, Paolina; sai che non c'entro.
--Come! voglio sentire la tua opinione.
--Ah! fece il marito ridendo. L'opinione di un avvocato, si paga.
Sentenzio?
--Aspetta! Prima di manifestare la tua opinione, lascia ch'io ti dica
il perchè la visita di Cecilia mi fa prevedere cose poco gradevoli. Un
ospite qualunque è un testimonio importuno per noi che viviamo così
bene soli; Cecilia poi è più d'ogni altro capace di mettermi
sottosopra. Lo sai!... amiche provammo di esserlo, ma non ci
riuscimmo, tanto è la differenza che passa fra noi due di educazione,
di abitudini, di simpatie... non mi so spiegare, ma sento che non le
voglio bene.
--E domandi la mia opinione? diamine, vorresti che io ti raccomandassi
una persona che ti è antipatica; ma questo è impossibile. Non pensare
a tuo padre, sei libera di rifiutare una proposta che ti dispiace. E
sopratutto non essere così triste, Paolina, per carità!...
--Egli è, Zaeli, che mi sento in un imbarazzo grande, fece Paolina in
realtà combattuta da opposti sentimenti. Ho del cuore anch'io, e se
rifletto alla situazione della Rigotti, Dio mio! comprendo il dovere
di aiutarla e son per dire:--conducetela qui per un paio di
settimane,--ma capisci? temo di compromettere la mia pace.
--Che diavolo può essere codesta signora Cecilia! esclamò l'avvocato;
hai paura che ci venga a mangiare?
--Oh sì, giusto! rispose Paolina, chinando la testa su la spalla di
suo marito. Tu prendi occasione di scherzare sopra un argomento che mi
dà angustia. Era meglio non parlarmene affatto, e per compiacere mio
padre condurla tosto... e finirla.
--Ebbene, la conduco domani; disse Zaeli fingendosi risoluto.
Paolina non fece motto, ma spezzò con ira il gambo d'un garofano che
teneva in mano.
Non si parlò più di Cecilia, ma il giorno dopo quando l'avvocato
pronto per andare in città, pareva in attesa di una parola, di un
ordine, sua moglie ad occhi bassi, visibilmente agitata non si
risolveva a salutarlo.
--A rivederci, Paolina,
--Zaeli!
--Hai comandi per la città?
--Nessuno.
--A rivederci dunque.
--Zaeli!
--Ebbene?
Essa si sollevò sulla punta dei piedi, accostando la bocca
all'orecchio dell'avvocato.
--Non accompagnare nessuno, mormorò piano.
--Neppure il servitorello che ho accaparrato per tenere pulito il
giardino?
--Non far le viste di non comprendermi.
--Neppure Tonino?...
--Ma tu sei insopportabile!
--Ho capito, ho capito, non andare in collera, Paolina. Oh guai!...
addio.
La baciò, giunse al cancelletto dei giardini pubblici, e si rivolse a
guardarla. Paolina aveva agli occhi il fazzoletto.
--Bambina, disse fra sè l'avvocato usando forza a se stesso per
resistere alla tentazione di ritornare su i suoi passi. Conosco il tuo
cuore meglio del mio e indovino perchè rifiuti in casa Cecilia
Rigotti! è una piccola malattia del tuo cuore che minaccia di
diventare grande!... Anima mia! mormorò volgendosi rapido e mandando
col pensiero un altro bacio a Paolina, non mi conosci ancora e tutte
le donne ti impauriscono! ma guarirai.
Molto malcontenta di sè, la signora Zaeli risalì nella sua camera e vi
si chiuse abbassando le cortine, risoluta di non fare la sua toeletta
e di piangere tutto il giorno.
Sentiva l'avvilimento di non essere stata capace di vincere un
sentimento cattivo, di dare una prova di ragionevolezza al marito, una
prova di cortesia al padre che non chiedeva poi un atto magnanimo nè
un sacrifizio da mettere in pericolo l'armonia della famiglia.
V'ha nulla di più semplice e naturale d'un invito fatto a persona
sofferente, ridotta in condizione meschina?
Cecilia Rigotti, colpita da una fiera disgrazia, non doveva affatto
ricordare l'ardita, orgogliosa, insopportabile fanciulla di pochi mesi
prima. La mano dell'avversità aveva in un punto oltraggiati quei
vivaci fiori di cui faceva pompa la sua vita; era scesa una nube
sull'artificiale splendore di quella stella che per risplendere aveva
d'uopo delle gioie del mondo.
Le nature medesime piene di audacia e di difetti piegano presto alla
tempesta; e quell'occhio provocante che non più lontano di ieri vi
dava noia, vi irritava colla baldanza soverchia, oggi, bagnato delle
sue prime lagrime, cerca le vie del cuore e riesce a trovare pietà.
Quale è l'antipatia, sia pur grande e giustificata, che sappia
mantenersi nella sua piena crudezza verso la persona che soggiace ad
un tratto a terribili patimenti? l'odio stesso vien meno allo
spettacolo di un nemico che piange, e Paolina Zaeli non avrebbe saputo
cancellare dall'animo una lieve ruggine, una impressione sgradita, per
compiere tranquilla e compiacente un'opera buona verso una povera
giovane i cui torti non avevano infine un carattere grave per lei!
A tutti questi pensieri Paolina rispondeva--non è giusto che io mi
tenga all'ostinazione del _no_, è cosa indegna di un animo gentile e
se ne faranno le meraviglie!... mio padre, tenace come è nelle sue
idee, verrà a stordirmi con cento ragionamenti; mio marito, così
finamente educato, si sentirà urtato dalla mia volgare durezza e
forse... nella curiosità di conoscerne la causa, potrebbe di dubbio in
dubbio fermarsi a quello della gelosia... No, no! arrossirei, morirei
di vergogna dinanzi allo sguardo di mio marito, che non sarebbe più
dolce per me. No, questo tarlo dell'anima che è il mio travaglio, il
mio dolore, il mio inferno, stia pur sempre nascosto!... vi vuol del
coraggio... saprò dominare me stessa, saprò trionfare d'una sciocca
apprensione, perchè... è una sciocca apprensione; sì, decisamente,
sono frivolezze da mettere da un lato.
Sorse in piedi, andò ad aprire una imposta, parendole che un raggio di
sole dovesse aiutarla a vincere la battaglia.
--Come? continuò gestendo, animandosi, interrogando la sua bella
persona riflessa dal grande specchio posto su la parete. Sarebbe
strano ch'io ricusassi di compiere un atto di carità in grazia di una
impressione già svanita!... ch'io volessi stoltamente dare pascolo ad
una mia brutta tendenza, mentre appunto mi si porge la occasione di
vincerla, di liberarmene affatto! Sono risoluta. Ecco quel che
faccio.... Scrivo due parole a Zaeli, le mando tosto per l'ortolano,
dico così...
Prese carta, penna e scrisse in fretta in fretta, un tantino esaltata,
un tantino tremante: «Ho cangiato di parere. Mi è venuta in mente una
massima di Mantegazza cui adoro: _se volete vincere una antipatia fate
una gentilezza a chi vi è antipatico_. Va in persona a casa della
signora Rigotti, prega la Cecilia di venire in campagna. Le farà del
bene alla salute, povera ragazza!... Se può venire oggi stesso, sarà
cosa gradita per me... Sono allegra e felice. Ti aspetto prima del
solito.»
Prima di chiudere, lesse, stette un momento titubante, poi aggiunse in
un angolo: «Se non trovi il tempo d'andare tu stesso a casa dalle
Rigotti, manda una riga a mio padre e pregalo di condurre la Cecilia.»
Si sentì sollevata dopo aver messa la poscritta, chiuse, suggellò e
mandò la lettera. La risoluzione era stata bellissima, n'era
soddisfatta, ma le costava una grande fatica.
Paolina combatteva le prime scaramuccie della vita; quelle piccole
guerricciuole che sembrano atroci all'anima della novizza, e che, in
progresso di tempo, quando l'anima è un mare fluttuante e irto di
scogli, appaiono nei ricordi lontani a guisa di punteggiature quasi
invisibili.
Passò le ore affaccendata e distratta; andò dalla sua camera al
giardino, dal giardino in cucina almeno cinquanta volte, dimenticando
sempre qua e là un oggetto, dando e ritirando ordini che si
contraddicevano. Affrettava col desiderio le ore, e rifuggiva a lampi
dal pensiero di veder comparire la signorina Rigotti; voleva sentirsi
tranquilla e si convinceva di essere unicamente esaltata. Si propose
di essere più bella del solito e indossò un abito color di rosa; dopo
mezz'ora riflette come la gajezza della tinta potesse spiacere
all'ospite che aveva il bruno grave, e si spogliò, e scelse l'abito
bianco, ma si trovò orribilmente pallida in mezzo alle nivee pieghe
inamidate. Malcontenta di sè, si lasciò trascinare a piccinerie da
donna comune; studiò dinanzi allo specchio il gesto, il sorriso, il
contegno a cui doveva attenersi e concluse nell'intimo del cuore,
essere molto ardua impresa il voler essere generosi per solo progetto.
Vestita definitivamente di un vestito grigio a nastrini azzurri, si
trovò avvenente, eppure fra la sua immagine ed il cristallo
lusinghiero, s'inframmetteva come una insidia, la bruna testa di
Cecilia Rigotti, su la quale neppure un velo di profonda mestizia
pareva sufficiente a coprire l'audacia e l'impertinenza.
Si approssimava intanto l'ora dell'arrivo di suo marito. Sarebbe
venuta anche Cecilia? e con chi? In ogni modo vi voleva della calma,
della dignità, della temperanza di espressione perchè ove suo marito e
la Rigotti avessero potuto scoprire solo da lungi il senso
d'inquietudine che la travagliava, la mortificazione a cui sarebbesi
esposta, darebbe l'ultima tinta di disperazione al quadro della
gelosia.
Le cinque ore erano arrivate, ma non l'avvocato Zaeli; era in ritardo;
la signorina doveva averlo fatto aspettare... ecco il bel conto in cui
era stato tenuto il proscritto del suo biglietto. Fremeva!
Alle cinque e pochi minuti, Paolina stando a guardare dalla finestra
socchiusa, vide spuntare dal largo viale dei giardini pubblici suo
marito, Tonino Grim*** e la signorina Rigotti, la cui testa rimaneva
nascosta dall'ombrellino di seta nera. Paolina congiunse le mani con
immensa consolazione. Erano in tre! Zaeli era un gentiluomo nel più
ampio significato della parola.
Come le parve dorato il sole; come le sembrò puro quel cielo di
settembre, guardato con occhio riconoscente attraverso il prisma della
felicità.
Si ritrasse, si accinse a discendere tendendo l'orecchio. In meno di
tre minuti, i nuovi arrivati entravano nella loggia del casinetto.
Da un uscio di fianco, si presentò Paolina, leggermente colorita in
viso; andò incontro a Cecilia, che non aveva più veduta dacchè si era
sposata, e con vera gentilezza mista a condoglianza, le strinse la
mano e la baciò su la guancia.
Quanto era cambiata e con quale umiltà corrispose alla benevola
accoglienza, ringraziando ad occhi bassi, dichiarandosi immeritevole
dell'invito. In pochi mesi, con la freschezza della salute, s'era
involata dalla sua persona la vivace espressione di orgoglio e di
leggerezza che la caratterizzava, ma siccome è l'anima che s'incarica
della fisonomia nelle sue sfumature più delicate, così, considerando
attentamente il viso pallido e serio della Rigotti, vi si scorgeva
quella tinta di amara stanchezza che non è dolore, ma tetra collera,
che non è avanzo di lagrime schiette, ma è un fremito del disinganno
che andò a disperdere i sogni di superbe speranze.
Paolina, lieta come una bimba che sia riuscita a recitar bene il suo
compito, momentaneamente pacificata con sè, con l'ospite, col marito
il cui contegno si conservava naturalissimo, disimpegnò le funzioni di
padrona di casa con un garbo ammirabile, e finito il pranzo, reso gajo
dalla conversazione di Tonino Grim***, prese sotto il braccio la mano
di Cecilia Rigotti e l'invitò a far seco una passeggiata ai piedi
della collina, che nella quiete solenne s'incoronava degli ultimi
splendori del sole.--
*
* *
--Sei veramente risoluta di farti suora? chiese Paolina in aria di
curiosità, guardando il serio profilo di Cecilia Rigotti.