Come spiegare questo improvviso cambiamento di una politica che durava
da tanti anni? Per quale motivo i Cristiani vedevano finire ad un
tratto l’ultima delle grandi persecuzioni? In che misura le convinzioni
personali degli imperatori sia stata cagione di questo mutamento, non
ci è possibile dire; più facile ci riesce determinare l’influenza che
potè avere sulla decisione lo stato interno dell’Impero. Era evidente
che fra i cinque Augusti, l’accordo non poteva durare a lungo, ora che
tra di loro non c’era più un’autorità preponderante; e che presto o
tardi scoppierebbe una nuova guerra civile. Ma Massenzio e Massimiano
Daja erano favorevoli all’antico culto pagano e contrari ai cristiani;
anzi Massimino Daja cercava di dare al paganesimo un’organizzazione
più forte. È dunque verosimile che gli altri Augusti abbiano pensato di
procurarsi, con quel decreto, l’appoggio dell’elemento cristiano, così
potente, per gli eventi dell’avvenire. In altre parole, i cristiani
approfittavano dell’indebolimento dell’Impero, nato da questa nuova
crisi del potere supremo.
Il decreto del 311 è dunque uno dei segni che annuncia, dopo tanti
altri una nuova guerra civile. Parve infatti che scoppiasse subito
dopo la proclamazione dell’editto, alla morte di Galerio. Licinio e
Massimino si prepararono subito a disputarsi la successione con l’armi,
ma si accordarono poco dopo, dividendosi l’Oriente. Massimino prese
l’Asia Minore, la Siria, l’Egitto; Licinio, il resto delle provincie
orientali, dal Bosforo all’Adriatico. La guerra doveva scoppiare poco
dopo, non in Oriente, ma in Europa. Da almeno due anni Costantino,
che si era già fatto notare in guerre fortunate contro i Franchi
e gli Alemanni, sorvegliava attentamente gli affari d’Italia, dove
Massenzio apprestava degli eserciti, destinati, si diceva, a strappare
la Gallia a Costantino e l’Illiria a Licinio; e intanto si avvicinava
a Massimino, che continuava a perseguitare vigorosamente i Cristiani
in Siria, in Egitto e nelle altre provincie. Costantino a sua volta
si riavvicinò a Licinio, al quale diede in moglie la sorella Costanza,
preparò un esercito, si creò in Italia delle segrete intelligenze, per
non ripetere l’errore di Severo e di Galerio, entrando nella penisola
come in paese nemico. Quando gli parve di essere pronto, al principio
del 312, passò le Alpi con circa 50.000 uomini, che per metà erano
legionari scelti e temprati; ruppe facilmente le prime resistenze,
s’impadronì della valle del Po e marciò contro la metropoli. Massenzio
non s’era mosso da Roma, confidando nella posizione forte della città,
nei suoi molti eserciti, e in tutti gli ostacoli che avevano fatto
fallire le spedizioni di Severo e di Galerio. Ma Costantino aveva
preparata meglio la sua spedizione, e s’appoggiava a una parte della
popolazione: i cristiani. Non lo trattenevano perciò quelle difficoltà
e quelle resistenze, che avevano già fermato Severo e Galerio. Quando
Massenzio seppe che Costantino si avvicinava a Roma, a capo di un
forte esercito, e che le popolazioni stanche del suo governo avevano
favorito l’invasione, comprese che non poteva restar chiuso nelle mura
aureliane e uscì dalla città per affrontare il nemico in campo aperto.
La battaglia avvenne a _Saxa_ o a _Castra Rubra_, vicino all’attuale
ponte Milvio, e finì con la disfatta di Massenzio. Massenzio stesso
perì nel fiume con grossa parte dell’esercito (25 ottobre del 312). Il
giorno dopo il vincitore entrava in Roma, dove il Senato, lusingato da
un discorso che quasi prometteva la restaurazione delle sue antiche
prerogative, gli conferì il titolo di primo Augusto e gli decretò un
arco trionfale, che si può ancor oggi ammirare. I Romani lo adornarono
con le spoglie dell’arco di Trajano.