Quando, un'ora dopo, alla luce bianca e melanconica dell'alba,
Vincenzo si svegliò e gli sorrise, Vicenzino era ancora pallido ed
abbattuto, ma non piangeva più, ed il suo volto era calmo. Vincenzo si
guardò intorno trasognato, ingoiò avidamente il brodo ed il vino che
Vicenzino gli porgeva; poi, a poco a poco, il suo sorriso si dissipò e
l'espressione del suo volto si fece ansiosa. Gli tornava la memoria, e
con essa tornavano tutti i dolori della vita. Mise un gran sospiro,
gli si empirono gli occhi di lagrime, e sussurrò:
--Perchè non m'hai lasciato morire?
Era la parola dolorosa che Vicenzino s'era immaginata di udire, ed
alla quale s'era preparato a rispondere col sacrificio di tutto il suo
avvenire. Ma s'era preparato con coraggio, e la sua risoluzione era
ferma. Gli rispose con la voce un po' commossa, ma semplicemente, e
sforzandosi di sorridere:
--Perchè hai prese le cose troppo tragicamente, amico. Se non ti
sentivi proprio di farti prete, perchè non dirlo? Sai pure che a tutto
c'è rimedio, fuorchè alla morte.
--Non a tutto. Ricordati l'uggiosa circostanza del benefizio che mio
padre perderebbe. E con che potrebbe vivere, alla sua età? Sai ch'io
non sono in grado di guadagnar nulla per ora, e chissà fin quando; tu
stesso dovrai andare soldato fra poco, e non potrai aiutarlo....
--Ma se tu lasci il beneficio, sono io che lo eredito. Ed allora non
andrò più soldato, e tuo padre vivrà quasi come vive ora....
--Ma tu neppure vuoi esser prete! esclamò Vincenzo. Tu me l'hai
detto....
--Non avrei voluto altre volte, riprese Vicenzino, chinando il volto
sulle mani dell'amico per nascondere la sua agitazione, e parlandogli
sommesso all'orecchio. Ma, dacchè ho provato ad uscire dal paese, a
vedere un po' di mondo, ho compreso che il movimento, il tumulto, le
passioni violente, non sono fatti per me....
Il cuore gli batteva da schiantargli il petto, aveva la gola arsa e le
labbra tremanti. Posò la bocca sulla mano di Vincenzo, e la baciò
devotamente per prender coraggio e per non alzare il capo.
Vincenzo, nella sua estrema debolezza, era come abbagliato da quella
rivelazione, e, senza poter cercare di vederci più chiaro, disse
pensosamente carezzando il capo dell'amico:
--E vorresti farti prete?
--Sì, sussurrò dolcemente Vicenzino colla voce affannata e rotta dalle
pulsazioni violente del cuore. Prenderò il tuo posto al Seminario. Sai
che so il latino; che ho studiato un po' di tutto; è la mia vocazione
lo studio.... Fra un anno, potrò prendere gli Ordini maggiori....
Sentì che un singhiozzo gli soffocava le parole in gola e non disse
altro. Vincenzo fece uno sforzo per mettersi a sedere sui letto. Poi
sollevò con tutte e due le mani il capo di Vicenzino, e guardandolo in
faccia gli disse:
--Ma non pensi che hai vent'anni, e che la vita è lunga? Che sarai
morto a tutte le gioie? Che non avrai mai una famiglia?
Vicenzino impaurito da quello sguardo, aveva fatto uno sforzo violento
sopra sè stesso, ed era riescito a dominare la sua commozione. Potè
rispondere col suo sorriso dolce, che, da adolescente, lo faceva
paragonare ad un arcangelo:
--Non siete voi altri la mia famiglia? Cercherò di essere non
collocato lontano da voi; e voi mi amerete un poco....
--Io ti adoro, noi ti adoreremo tutti, insistè Vincenzo. Ma non basta
per un uomo giovane....
Prima che dicesse di più, Vicenzino s'affrettò a rispondere a quel
pensiero, che temeva di sentirgli esprimere, e che gli straziava il
cuore:
--Io non ho amori. Poi si alzò, ed andò ad affacciarsi alla finestra,
perchè la voce gli si strozzava in gola, e le lagrime gli velavano gli
occhi.