LXXVIII.

Fra il punto in cui ci troviamo, e quello in cui risaluteremo Agnese

nella casipola di Pavia, v'ha di mezzo un intervallo non insignificante

di giorni felici. Questo spazio rassomiglia ad una strada comoda e

piana, alberata sui fianchi, rallegrata da frescure e da delizie, ma

così dritta e simmetrica che, quando si è ad un capo, è impossibile

il non vederla fino in fondo. È cosa strana invero che la felicità

riprodotta col linguaggio dell'arte perda la vivezza de' suoi colori,

e riesca sempre sbiadita e monotona nella sua realtà. Gli è perciò,

che il pittore non chiede inspirazioni al cielo in pien meriggio, o

all'albero carico di fiori e dì frutta, o al volto eternamente composto

al sorriso: ma ritrae più volontieri un mesto tramonto, un'aria

nubilosa, od una lacrima, che fa velo a due grand'occhi neri. — Il

dolore è, o pare, cosa più eletta che la gioja.

Il tratto di storia, che ci sta davanti, è appunto una di quelle epoche

di completo ben essere, che meglio vuolsi raccomandare alla fantasia

dei lettori, che non tentare di riprodurre colle parole. — L'uomo nulla

meglio sa imaginare che la felicità, quantunque non siavi cosa di cui

egli faccia più scarsa prova.

Quel giorno, e quei giorni, passarono pei nostri amanti in un'intimità

pura ed ingenua; quale si conviene a due creature che, dopo aver con

eroica fermezza serbato un secreto di vita o di morte, vengono ad

un tratto prosciolte dal voto, e fatte libere di svelarsi gli arcani

affetti. — Entrambi ritornavano addietro colla memoria per rifare passo

passo la strada che li aveva guidati al compimento dei loro desiderj.

Non vi fu nulla che tacessero; perchè non eravi cosa di cui dovevano

arrossire. Correva la loro esistenza come un fiume ingrossato dalla

piena; ma le onde di esso, benchè copiose e frementi, non erano meno

limpide che la fonte da cui scaturivano. Ciascuno ebbe una lunga storia

a raccontare; ciascuno ne ebbe una ad udire. Era essa per entrambi

una successione di speranze e di disinganni, di buoni e di tristi

presentimenti: era una lotta continua tra la mente ed il cuore, in cui

la prima esciva sempre vincitrice, portando lacrime e schianto nel suo

stesso trionfo.

Agnese, l'ingenua e pura fanciulla, non fu meno schietta; perocchè dal

canto suo credeva di avere smesso le armi, solo quando erano divenute

inutili. — Narrò ella, come nascesse il suo amore da una severa pietà,

diritto e dovere d'ogni anima gentile. Già in lei ardeva la fiamma di

una passione indomabile, che ancora sognava d'essere libera e padrona

di sè. Narrò quale fu la sua emozione all'accorgersi di avere ricevuto

il battesimo della maturità, accogliendo nel suo cuore il più nobile

e gagliardo affetto. Ma quell'emozione era dessa gioja o dolore? Lo

chiese mille volte a sè stessa, e il cuore non le seppe rispondere.

L'ebrezza dell'amore era combattuta dal dubio di non essere amata; e

quando pure lo fosse, altri dubj nascevano in lei dal pensiero, che un

uomo potente cede, per solito, alle consentite affezioni il superfluo

della sua esistenza affaticata da continui trionfi. Nulla tacque la

schietta donzella: nè i contrassegni di una preferenza privilegiata,

cui ella dava il nome d'ossequio, ed era amore; nè le sollecite cure

a lui prodigate, che ella chiamava pietà, ed era di bel nuovo amore.

— Svelò come le ardite sue manifestazioni fossero spesso scontate

col rimprovero e col fuggevole pentimento; e come le timide reticenze

erano alla loro volta aspreggiate dall'accusa di pusillanimità. Ahi

quante volte, avvicinandosi a lui colla speranza di trovare conforto,

indietreggiò desolata, leggendo nei suoi sguardi una peritanza fatale

ad un cuore già divenuto geloso! Non di rado, sentendosi forte ed

apparecchiata, erasi decisa d'affrontare il pericolo di combatterlo,

di superarlo; ma poi, non appena ella metteva in gioco le sue armi,

cedeva, più affranta e più schiava di prima, all'insuperabile fatalità.

Una stessa parola, un atto istesso di che jeri esultava, era oggi

la sua tortura: desiderava di parlare e di svelare il cuor suo, e

temeva ad un tempo d'essere udita e compresa. — Chi non provò amore,

non conosce queste dure battaglie. Un affetto, nato e cresciuto sotto

il durevole influsso di circostanze propizie, avrà le sue gioje; ma,

com'esso giunge troppo presto all'apogeo della sua esistenza, riescirà

insipido e passaggero, al pari d'ogni frutto precoce.

In quelle ingenue confidenze tutta l'anima d'Agnese sgorgava schietta

e faconda dalle sue labra, senza quelle lusinghe sfrenate che cangiano

l'amore in delirio. La sua virtù, come il velo trasparente in cui

s'avvolge la mistica bellezza degli eletti, teneva in rispetto gli

sguardi. Sarebbe stato più pericoloso per lei il mostrarsi meno sicura

di sè, e più agguerrita; giacchè le armi diventano una provocazione

quando sono scarse ed inopportune. — Per le anime generose, l'inscienza

del male è un'egida invulnerabile contro la quale si spezzano le più

ardite volontà, i più baldi propositi. — E infatti Agnesina, resasi a

discrezione del suo signore, ebbe in lui l'amante che brama e, ad un

tempo, il fratello che difende.

Per un pezzo, quel soggiorno fu pei nostri innamorati un paradiso di

continue delizie, una palestra di nobili virtù, un tempio di amor casto

ed illibato. — Vegliate, o angeli, sull'innocente: fatele schermo ai

pericoli colle candide vostre ali, affinchè quel fiore non sbucci anzi

tempo sotto i torridi raggi della passione. L'eroismo di un momento non

è caparra di queta e perseverante virtù. — Vegliate, vegliate.

Fra tanta gioia però non erano infrequenti i sospiri; e non ultima

cagione di essi era per Agnese la lontananza dalla sua buona

governante. Più e più volte ella ne aveva chiesto conto; instava

con amorosa sollecitudine perchè venisse prontamente richiamata; la

attendeva ogni dì, ogni ora; sentiva d'avere troppe e grandi cose

a dirle; e, in mezzo a tanta festa, aspettava pur da lei qualche

conforto. Ad ogni improviso rumore si levava, come per moverle

incontro; e al riconoscere l'inganno ritornava al suo posto, non osiam

dire mesta, ma per un momento alquanto men lieta.

Il conte aveva la più deliberata intenzione d'aderire alle preghiere

d'Agnese; ma l'incarico voleva essere affidato a persona di fiducia

ch'ei non potè trovare sì presto. L'invio di costui e l'arrivo di

Canziana dovevano essere un mistero, come lo era la presenza di Agnese.

Ond'è, che la donzella per molti giorni non potè essere sodisfatta;

e che, pur sussistendo la felicità dei primi istanti, i sospiri

divennero più frequenti, ed il suo occhio si coperse di qualche lacrima

passaggera.

La donna è spesso fatta scherno del mondo perchè pronta al pianto ed al

riso. — Ma è legge forse che il riso ed il pianto sieno invariabilmente

l'espressione della gioia e del dolore? V'hanno, è vero, lacrime

di tristezza, molli ed infeconde come la pioggia d'inverno; lacrime

d'ira, improvise e fatali come la gragnuola. Queste e quelle però sono

d'ordinario generate da una costituzione morbosa; e quando sembrano

sgorgare dall'anima, gli è che questa subisce l'influenza della materia

inferma. Ma v'hanno altresì le lacrime del pentimento, ben più belle

e soavi che le prime. — Oh benedetta la donna che, avendo errato,

sa piangere! — Quel lavacro depura il suo animo, come il corso di un

ruscello deterge le pietruzze dell'alveo, dianzi nascoste nel limo. —

Che diremo infine delle lacrime d'amore? Un cuore vuoto d'affetto forse

le chiamerà insipide. Ma chiedete a chi amò s'egli ebbe mai in altro

modo dalla sua donna una più eloquente protesta d'affetto? Quel pianto

non è nè gioia nè duolo; è amore tradotto nel più fedele ed efficace

suo linguaggio. — Esso rivela che nel cuore di lei si agita un ultimo

dubio; che la volontà, non ancor doma del tutto, fa un ultimo sforzo.

Ma, non temete, l'estrema lotta non farà che dare maggior rilievo al

vostro trionfo. — Il labro è impotente a tradurre il soverchio affetto;

il pianto è il complemento della parola. — Non rammentate alla donna le

sue promesse; rammentate le lacrime ch'ella versò, cedendo la fronte al

vostro primo bacio. A quella memoria si ritempreranno gli affetti omai

stanchi ed assueti; voi sentirete il cuore di lei, muto poco prima,

rispondere al vostro con un battere fervido e giovanile.

Il Conte di Virtù vol. 1/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 100 / 111 题