Fra il punto in cui ci troviamo, e quello in cui risaluteremo Agnese
nella casipola di Pavia, v'ha di mezzo un intervallo non insignificante
di giorni felici. Questo spazio rassomiglia ad una strada comoda e
piana, alberata sui fianchi, rallegrata da frescure e da delizie, ma
così dritta e simmetrica che, quando si è ad un capo, è impossibile
il non vederla fino in fondo. È cosa strana invero che la felicità
riprodotta col linguaggio dell'arte perda la vivezza de' suoi colori,
e riesca sempre sbiadita e monotona nella sua realtà. Gli è perciò,
che il pittore non chiede inspirazioni al cielo in pien meriggio, o
all'albero carico di fiori e dì frutta, o al volto eternamente composto
al sorriso: ma ritrae più volontieri un mesto tramonto, un'aria
nubilosa, od una lacrima, che fa velo a due grand'occhi neri. — Il
dolore è, o pare, cosa più eletta che la gioja.
Il tratto di storia, che ci sta davanti, è appunto una di quelle epoche
di completo ben essere, che meglio vuolsi raccomandare alla fantasia
dei lettori, che non tentare di riprodurre colle parole. — L'uomo nulla
meglio sa imaginare che la felicità, quantunque non siavi cosa di cui
egli faccia più scarsa prova.
Quel giorno, e quei giorni, passarono pei nostri amanti in un'intimità
pura ed ingenua; quale si conviene a due creature che, dopo aver con
eroica fermezza serbato un secreto di vita o di morte, vengono ad
un tratto prosciolte dal voto, e fatte libere di svelarsi gli arcani
affetti. — Entrambi ritornavano addietro colla memoria per rifare passo
passo la strada che li aveva guidati al compimento dei loro desiderj.
Non vi fu nulla che tacessero; perchè non eravi cosa di cui dovevano
arrossire. Correva la loro esistenza come un fiume ingrossato dalla
piena; ma le onde di esso, benchè copiose e frementi, non erano meno
limpide che la fonte da cui scaturivano. Ciascuno ebbe una lunga storia
a raccontare; ciascuno ne ebbe una ad udire. Era essa per entrambi
una successione di speranze e di disinganni, di buoni e di tristi
presentimenti: era una lotta continua tra la mente ed il cuore, in cui
la prima esciva sempre vincitrice, portando lacrime e schianto nel suo
stesso trionfo.
Agnese, l'ingenua e pura fanciulla, non fu meno schietta; perocchè dal
canto suo credeva di avere smesso le armi, solo quando erano divenute
inutili. — Narrò ella, come nascesse il suo amore da una severa pietà,
diritto e dovere d'ogni anima gentile. Già in lei ardeva la fiamma di
una passione indomabile, che ancora sognava d'essere libera e padrona
di sè. Narrò quale fu la sua emozione all'accorgersi di avere ricevuto
il battesimo della maturità, accogliendo nel suo cuore il più nobile
e gagliardo affetto. Ma quell'emozione era dessa gioja o dolore? Lo
chiese mille volte a sè stessa, e il cuore non le seppe rispondere.
L'ebrezza dell'amore era combattuta dal dubio di non essere amata; e
quando pure lo fosse, altri dubj nascevano in lei dal pensiero, che un
uomo potente cede, per solito, alle consentite affezioni il superfluo
della sua esistenza affaticata da continui trionfi. Nulla tacque la
schietta donzella: nè i contrassegni di una preferenza privilegiata,
cui ella dava il nome d'ossequio, ed era amore; nè le sollecite cure
a lui prodigate, che ella chiamava pietà, ed era di bel nuovo amore.
— Svelò come le ardite sue manifestazioni fossero spesso scontate
col rimprovero e col fuggevole pentimento; e come le timide reticenze
erano alla loro volta aspreggiate dall'accusa di pusillanimità. Ahi
quante volte, avvicinandosi a lui colla speranza di trovare conforto,
indietreggiò desolata, leggendo nei suoi sguardi una peritanza fatale
ad un cuore già divenuto geloso! Non di rado, sentendosi forte ed
apparecchiata, erasi decisa d'affrontare il pericolo di combatterlo,
di superarlo; ma poi, non appena ella metteva in gioco le sue armi,
cedeva, più affranta e più schiava di prima, all'insuperabile fatalità.
Una stessa parola, un atto istesso di che jeri esultava, era oggi
la sua tortura: desiderava di parlare e di svelare il cuor suo, e
temeva ad un tempo d'essere udita e compresa. — Chi non provò amore,
non conosce queste dure battaglie. Un affetto, nato e cresciuto sotto
il durevole influsso di circostanze propizie, avrà le sue gioje; ma,
com'esso giunge troppo presto all'apogeo della sua esistenza, riescirà
insipido e passaggero, al pari d'ogni frutto precoce.
In quelle ingenue confidenze tutta l'anima d'Agnese sgorgava schietta
e faconda dalle sue labra, senza quelle lusinghe sfrenate che cangiano
l'amore in delirio. La sua virtù, come il velo trasparente in cui
s'avvolge la mistica bellezza degli eletti, teneva in rispetto gli
sguardi. Sarebbe stato più pericoloso per lei il mostrarsi meno sicura
di sè, e più agguerrita; giacchè le armi diventano una provocazione
quando sono scarse ed inopportune. — Per le anime generose, l'inscienza
del male è un'egida invulnerabile contro la quale si spezzano le più
ardite volontà, i più baldi propositi. — E infatti Agnesina, resasi a
discrezione del suo signore, ebbe in lui l'amante che brama e, ad un
tempo, il fratello che difende.
Per un pezzo, quel soggiorno fu pei nostri innamorati un paradiso di
continue delizie, una palestra di nobili virtù, un tempio di amor casto
ed illibato. — Vegliate, o angeli, sull'innocente: fatele schermo ai
pericoli colle candide vostre ali, affinchè quel fiore non sbucci anzi
tempo sotto i torridi raggi della passione. L'eroismo di un momento non
è caparra di queta e perseverante virtù. — Vegliate, vegliate.
Fra tanta gioia però non erano infrequenti i sospiri; e non ultima
cagione di essi era per Agnese la lontananza dalla sua buona
governante. Più e più volte ella ne aveva chiesto conto; instava
con amorosa sollecitudine perchè venisse prontamente richiamata; la
attendeva ogni dì, ogni ora; sentiva d'avere troppe e grandi cose
a dirle; e, in mezzo a tanta festa, aspettava pur da lei qualche
conforto. Ad ogni improviso rumore si levava, come per moverle
incontro; e al riconoscere l'inganno ritornava al suo posto, non osiam
dire mesta, ma per un momento alquanto men lieta.
Il conte aveva la più deliberata intenzione d'aderire alle preghiere
d'Agnese; ma l'incarico voleva essere affidato a persona di fiducia
ch'ei non potè trovare sì presto. L'invio di costui e l'arrivo di
Canziana dovevano essere un mistero, come lo era la presenza di Agnese.
Ond'è, che la donzella per molti giorni non potè essere sodisfatta;
e che, pur sussistendo la felicità dei primi istanti, i sospiri
divennero più frequenti, ed il suo occhio si coperse di qualche lacrima
passaggera.
La donna è spesso fatta scherno del mondo perchè pronta al pianto ed al
riso. — Ma è legge forse che il riso ed il pianto sieno invariabilmente
l'espressione della gioia e del dolore? V'hanno, è vero, lacrime
di tristezza, molli ed infeconde come la pioggia d'inverno; lacrime
d'ira, improvise e fatali come la gragnuola. Queste e quelle però sono
d'ordinario generate da una costituzione morbosa; e quando sembrano
sgorgare dall'anima, gli è che questa subisce l'influenza della materia
inferma. Ma v'hanno altresì le lacrime del pentimento, ben più belle
e soavi che le prime. — Oh benedetta la donna che, avendo errato,
sa piangere! — Quel lavacro depura il suo animo, come il corso di un
ruscello deterge le pietruzze dell'alveo, dianzi nascoste nel limo. —
Che diremo infine delle lacrime d'amore? Un cuore vuoto d'affetto forse
le chiamerà insipide. Ma chiedete a chi amò s'egli ebbe mai in altro
modo dalla sua donna una più eloquente protesta d'affetto? Quel pianto
non è nè gioia nè duolo; è amore tradotto nel più fedele ed efficace
suo linguaggio. — Esso rivela che nel cuore di lei si agita un ultimo
dubio; che la volontà, non ancor doma del tutto, fa un ultimo sforzo.
Ma, non temete, l'estrema lotta non farà che dare maggior rilievo al
vostro trionfo. — Il labro è impotente a tradurre il soverchio affetto;
il pianto è il complemento della parola. — Non rammentate alla donna le
sue promesse; rammentate le lacrime ch'ella versò, cedendo la fronte al
vostro primo bacio. A quella memoria si ritempreranno gli affetti omai
stanchi ed assueti; voi sentirete il cuore di lei, muto poco prima,
rispondere al vostro con un battere fervido e giovanile.