Passato il deserto, entrò in un bosco, poi valicò una costiera;
percorse nuovi campi, ed altre boscaglie, saltò ruscelli e gore, finchè
giunse alla località designatagli, da cui vide sorgere la torre guelfa
di Genzone. Di là alla riva del fiume vi erano pochi passi. Egli non
vedeva ancora l'acque dell'Olona, mascherate dalla sponda alta ed
ingombra di piante, ma ne sentiva il fremito; poichè in quel tratto,
a cagione della insuperabile arginatura, essa defluiva più violenta e
spumosa. Dietro gli argini e nei naturali avvallamenti del suolo si
vedevano ad ogni tratto acque morte e pozzanghere, abbandonate dal
rigurgito dei ruscelli, che non avevano libero deflusso.
Il sentiero, su cui camminava il conte, si rendeva ancora più tortuoso
ed ineguale. Mano mano che esso s'avvicinava all'Olona, crescevano
gl'ingombri, e si facevano più fitti i rovi e gli sterpi; finchè,
varcato l'argine maestro, scendevasi per una china insensibile alla
riva del fiume. Ivi le acque ingrossate salivano ad occupare la sponda
declive e l'argine, ingolfandosi in ogni seno e rodendo la viuzza e la
riva.
Questa doveva essere la meta del nostro viandante; e qui difatti egli
stava per voltare indietro e rifare la strada, rinunciando a Genzone
ed alle cortesie del batelliere. — Ma non v'ha chi giunga in capo ad
una via e, al momento di retrocedere, non si arresti un istante per
fissare lo scopo, qualunque esso sia, del suo cammino. — Così fece
anche il conte. Cessato il rumore dei passi intese meglio quello delle
acque correnti; e, volgendo l'occhio intorno a sè, contemplò con animo
conturbato la natura selvaggia del bosco, che aveva percorso. Gli
parve allora che la scena, su cui prima il suo occhio aveva vagato
con indifferenza, assumesse un aspetto sinistro; che quel sentiero
diventasse più angusto; ch'entro il bosco l'aria fosse scarsa e
pesante. Anche le forze non erano più valide e complete. La sosta,
rendendogli gradita una momentanea inerzia, gli faceva provare un primo
sintomo di stanchezza. Per fino il frastuono della corrente gli recava,
o sembrava recargli, all'orecchio qual cosa di nuovo e d'infausto.
Egli non era però tal uomo da cedere alla stanchezza. Avrebbe riso
d'ogni tentazione superstiziosa: avrebbe arrossito di un atto di
paura. — Ma, mentre era pronto a respingere ogni codarda esitanza,
non voleva o non poteva chiuder l'animo ad un presentimento mesto
e indefinito. Il fastidio della solitudine lo spingeva ad escire
dal bosco; un sentimento d'opposta natura ve lo tratteneva, come se
dovesse attendervi una decisione, una sentenza, la fine di un dubio.
— Ritto sui due piedi, con una mano sul petto e l'altra appoggiata al
pomo della spada, levando la testa fuor del cappuccio arrovesciato,
percorse con rapido sguardo gli oggetti circostanti. — Nulla vide di
nuovo o di strano: allora condannò sè stesso a scontare la pena della
sua colpevole apprensione, arrestandosi quant'era d'uopo per indagare
quale ne fosse stata la causa. A quell'esame ogni malaugurio svanì:
tutto rientrò nel corso ordinario delle apparenze di niun conto:
tutto, fuorchè una cosa. Allo strepito delle acque s'accoppiava, senza
confondersi con esso, un suono più lieve e più strano. Tese l'orecchio,
ed arrestò il respiro per ascoltar meglio; quel suono simigliava ad un
lamento. Gli intervalli di silenzio che separavano l'uno dall'altro
s'andavano allargando; il lagno si faceva più sommesso, più fievole;
quasi che il punto da cui partiva s'allontanasse, o come se languissero
le forze di chi l'emetteva.
Guidato da quella debolissima scorta, ormai non più sensibile di un
sospiro, ritornò verso il fiume, vincendo con raddoppiata gagliardía
gli ostacoli che gli ingombravano il cammino. — Toccata la riva,
scese quanto era possibile sul pendio di essa, e raccolse i sensi
per ascoltar meglio; non si udiva che lo strepito dell'Olona. Non
contento di ciò, abbrancando i rami di un albero, si prostese inanzi,
lanciandosi a corpo perduto sul ciglio della riva: non udì nulla.
Si ritrasse di nuovo, e fece ala colla mano all'uno e all'altro
orecchio, per rubare all'aria i suoi secreti: ancora nulla. Si sdrajò
finalmente, e pose l'orecchio sul terreno, sperando che il suolo gli
recasse qualche vibrazione sonora: sempre nulla. Allora rialzandosi,
disse tra sè. — “Stolto, chi soffre sono io.„ — Ma non appena ebbe
compita la frase, vide al lato opposto del guado un oggetto candido,
leggiero, fluttuante, scosso dalla corrente e trattenuto dalle radici
di un albero. Benchè gli fosse vicino, non potè rilevarne le forme,
perchè intercettate dallo spessore della macchia. Pur vide tanto da
mettere da parte il dubio che fosse arredo, od involto, o schiuma
d'acqua condotta giù per la corrente. Con quanta ansietà egli movesse
a quella volta, non è facile il dirlo. — Convulso, tremante, scuotendo
lungi da sè ogni impaccio, aprendosi colla spada la via in mezzo ad
una rete di frondi, si trascinò alla riva del guado. Là comprese di
che si trattava, e benedisse Iddio che gli aveva mandata una buona
inspirazione, ed il suo cuore che non l'aveva respinta. Quell'oggetto
fradicio e bruttato di fanghiglia era la gonna di una femina. La tinta
di quel lino aveva perduto l'originaria purezza, ma il bruno terso
di una ricca capigliatura disciolta ne rilevava in alcuna parte il
candore. L'infelice era stesa boccone sur alcune tavole mal connesse,
che si tuffavano nell'acqua, o salivano a galla, sospinte dall'urto
della corrente che tentava trascinarle seco, o trattenute dalle
radici che glielo impedivano. Le vesti, benchè lacere, conservavano
l'impronta di una certa quale eleganza; i capelli le nascondevano il
volto, il seno e gli omeri, ma ne lasciavano indovinare la gioventù
e la bellezza. Più rassicurante caparra di sì preziose doti erano i
contorni di tutto il corpo, che, sotto le pieghe della veste inzuppata,
si disegnavano puri e squisiti come quelli d'una statua antica, ed a
cui l'abbandono fortuito della posa aggiungeva quella compostezza, che
comanda il rispetto. Il braccio manco era ripiegato sotto la testa, e
fuor dall'onda dei capelli esciva una mano alla quale nè il contatto
di tante sozzure, nè il lungo oltraggio, avevano tolto o scemato il
naturale candore. Il dorso di essa, leggermente screziato da vene
turchine, era pallido e trasparente come la cera; le dita snelle ed
affusate si facevano alquanto livide all'estremità. Solo il pugno
conservava ancora un avanzo di vita, per stringere alcun che di ignoto.
Tutto ciò vide il conte in un sol colpo d'occhio; e comprese, o per dir
meglio indovinò, la sorte dell'infelice. Ma quando chiese a sè stesso:
“Chi sarà mai quella donna?...„ senti trafiggersi il cuore da un
coltello, come se fosse certo che la sventura era toccata alla più cara
persona, ch'egli aveva al mondo. — Ogni conforto della ragione, ogni
artificio della mente, che in altro istante e in divers'uomo avrebbero
trovato più di un argomento per condannare una temeraria certezza, o
per eludere un dubio fondato, non ebbero alcun potere sur lui. Pure il
dolore, già divenuto estremo e disperato, non lo rese inerte. Mosse, o
meglio volò al soccorso. Si sciolse da quell'ingombro, superò il guado,
raggiunse l'altra riva, senza sapere, nè allora nè poi, come arrivasse
a tanto.