LV.

Tutto era in ordine: bisognava partire. Le due donne discesero per

una scala secreta, avendo cura di non far rumore; giacchè la dolorosa

partenza era nota soltanto alle persone strettamente necessarie a

mandarla ad effetto. I lettighieri attendevano coperti e incappucciati

da grosse carpite per difendersi dalla pioggia. Un ciuffetto di paglia

proteggeva la testa dei muli, ed una falda di ciperoidi il tetto della

lettiga. L'interno di questa riboccava di fardelletti, di balle, di

involti a varia forma e misura; tanto che pareva non capirvi più nulla.

Pure, Agnesina trovò modo di collocarvisi alla meglio. L'altra stette

nè seduta nè in piedi, ma non accusò disagio; chè, più del fastidio

di sentirsi affogare fra tante robe, provava il rodimento per quelle

lasciate addietro.

Quando la lettiga esci dal castello, l'uragano, ben lungi dall'essere

sedato, parve ripigliare con maggior forza. Le tenebre, scarsamente

diradate sul passo dai lampioni dei lettighieri, erano a quando a

quando bruscamente rimosse dal subitaneo splendore dei lampi. Un rumore

vario, prolungato, composto di molti suoni, sembrava un'artistica

trovata per tradurre in un armonia lamentevole le convulsioni della

natura. Sul muto e monotono scrosciar della pioggia degradavano, in

una scala di toni varii e mestamente modulati, i fischii del vento, ora

alti ed assordanti, ora cupi e prolungati, secondo che i buffi radevano

il piano, o s'imprigionavano nelle fratte, o erravano in mezzo agli

alti fusti delle selve. Serviva di ripieno allo spaventevole concento

lo scoppiar dei tuoni, quando subitanei e fragorosi, quando lungamente

trascinati come un urlo lontano ripetuto più volte dall'eco.

Ciò che l'occhio non giungeva ad iscorgere, veniva dimostrato in modo

più evidente dagli stessi disagi del cammino. La strada percorsa

dai nostri fuggiaschi erasi a rigor di parola cangiata in un letto

di torrente. Al passo ineguale ed interrotto dei muli, al suono

delle pedate che sguazzavano nella mota, all'improviso arrestarsi,

quasi che venisse meno la lena delle bestie, ai sussulti che dai

bruschi movimenti di queste si propagavano alla lettiga, era facile

l'indovinare in quale stato fosse ridotta. Ad ogni tratto era

prudente il far alto, per scandagliare il terreno, e scegliere il

sentiero meno pericoloso: altra volta l'arrestarsi era necessità,

per lasciare pigliar fiato ai muli. A rimetterli poscia in cammino la

voce consueta dei lettighieri era vana; ci volevano minacce, grida e

flagellature. Spesso i lettighieri erano costretti a salire in groppa,

onde attraversare un rigagnolo; e alcuna volta il fondo della lettiga

pescò tanto nella fanghiglia, che i piedi delle viaggiatrici ne furono

imbrattati.

Agnesina non era impaurita, ma commossa: un brivido le correva per

le membra, e le faceva battere i denti. Canziana, meno sensibile ai

disagi, era in vece in preda ad un deciso terrore. Solo le avanzava

quanta lena bastasse per recitare delle orazioni, e per smuovere alla

meglio gli oggetti sul fondo della lettiga, onde sottrarli al contatto

del pattume.

Il tragitto durò il doppio del tempo preveduto. Per buona sorte, i

conduttori e le bestie non smarrirono la via, e, quando fu necessario

abbandonarla e deviare sui campi per evitare qualche difficoltà,

seppero rimettervisi tosto.

Presso la meta, la strada era attraversata da quel ramo dell'Olona che,

come si è detto, formava del podere di Farinello un'isoletta. Un ponte

di legno, costrutto come poteva e sapeva fare il nostro mugnajo, apriva

le comunicazioni tra il mulino e la strada di Campomorto.

Quella costruzione, la più semplice e meschina che mai si fosse veduta

in simil genere, consisteva in una grama impalcatura gittata a cavallo

del rivo e sostenuta nel mezzo da un rozzo congegno di spranghe e

pontoni. — Questo povero lavoro del nostro povero artefice aveva però

il carattere delle cose di gran lusso. Farinello mutava più spesso

di ponte che non di scarpe o cappuccio; ad ogni piena del fiume,

cavalletti, spranghe e pontoni calavano nella corrente; ed era grazia

s'ei giungeva a ripescare il materiale travolto qualche miglio lontano.

Tale disastro s'era verificato anche questa volta; i lettighieri,

o meglio le bestie, se ne avvidero in tempo, e s'arrestarono sulla

riva. — Dopo aver tentato invano di farsi udir dal mugnajo, assordato

dal rumore dell'uragano e dalla cataratta della gora, i conduttori

dovettero staccare un mulo; ed uno di essi, attraversato sulla groppa

il ruscello, corse alla porta del mulino a cercare soccorso.

Farinello era troppo povero per chiedere due volte “chi è„ a chiunque

picchiasse alla sua porta. La miseria era il suo scudo contro ogni mal

volere di briganti o di ladri; la mansuetudine del suo carattere lo

faceva star d'amore e d'accordo con tutto il genere umano. Egli, che

avrebbe aperto ad uno sconosciuto ancorchè gli chiedesse ciò ch'ei non

possedeva, qualcosa non doveva fare se il chiedente era la figlia del

suo benefattore, e la cosa richiesta stava in sua mano?

L'avvicinarsi del lettighiere alla porta del casolare era stato

annunciato dal piccolo cane, sentinella avanzata dell'isola; ma, in

quella notte burrascosa, la povera bestia, costretta a vegliare dal

canile, non aveva mai concesso un minuto di riposo alle sue fauci; il

perchè, quei suoi latrati, anche quando non erano lo sfogo d'un vano

malumore, furono accolti presso a poco come una bella e buona verità

detta da un ciarliero. Fu la mugnaja che distinse i passi d'un uomo,

ed invitò il marito a stare in attenzione. Questi udì, comprese, balzò

dal letto, e pose il capo fuori di un finestruolo per vedere o almanco

per ascoltar meglio che fosse. Non lasciò tempo al lettighiero di

compire la relazione, che già era corso al giaciglio di un suo garzone,

per risvegliarlo e condurlo seco all'opera. — Intanto, conoscendo

all'ingrosso di che era questione, rifrugava nella mente come potrebbe

più presto e meglio trarre in salvo i fuggiaschi. Abbandonò il pensiero

di far passare la lettiga e le viaggiatrici dal luogo ov'era il ponte,

dubitando che le sue ruine ingombrassero il guado, e che il guado dopo

quel diluvio si fosse cangiato in un gorgo. Corse quindi alla parte

più nascosta dell'isola, dove in un piccolo stagno cinto di palafitte

era custodito un burchiello, lo staccò e, manovrando colla maestría di

un pilota locatiere, lo guidò alla riva ov'era atteso dai viaggiatori.

Traghettò prima le due donne, poi ad uno ad uno i muli col conduttore;

infine la lettiga con quanto era in essa rinchiuso.

Condotte a tetto le due ospiti, chiamò la sua compagna, e le disse:

“Ve li consegno a voi, Nena, questi buoni signori: mandate quel

disutilaccio del garzone a prender una bracciata di legna per accendere

un buon fuoco: io intanto scenderò a legare il burchiello, onde non

vada giù per la gora, o sulla riva d'altri; chè in questi frangenti il

tutto è di tutti.„ — E se ne andava.

Sembrava che il cielo si fosse mosso a compassione delle nostre

fuggitive, perchè, durante il loro tragitto nell'isola, la pioggia

erasi alquanto calmata. Farinello, a conferma de' suoi sospetti, udì da

un lettighiero che madonna Agnese non partiva da Campomorto, ma che era

costretta a fuggirne, per scampare alle ribalderie di un potente. V'era

più di quanto abbisognava per renderlo zelante, discreto, operosissimo.

Non chiese altro; fece ingoiare alla sua donna quante inchieste

curiose ella sentivasi il prurito di fare su questo proposito; e

s'adoprò a tutt'uomo per aumentare il credito della sua riputazione:

lieto di rendere un po' di bene, a chi ne aveva fatto tanto a lui, ed

inorgoglito non poco dal vedere che anche la sua catapecchia valesse in

certe occasioni quanto e meglio che un castello agguerrito.

Il Conte di Virtù vol. 1/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 74 / 111 题